Naziha Mestaoui. Unire natura e tecnologia attraverso l’arte

«Sta a noi essere protagoniste del cambiamento. La terra non ha bisogno di noi. Non siamo in grado di distruggere la terra, quello che stiamo distruggendo siamo noi stesse/i».

Naziha Mestaoui era un’artista e architetta tunisino-belga, nata a Bruxelles nel 1975. La sua filosofia e convinzione era che il digitale e l’arte, la natura e la tecnologia non sono in antitesi, ma sta a noi fondere creativamente e attivamente entrambe per supportare una trasformazione sociale. Naziha ha studiato sia al Graz Institute of Technology in Austria che a La Cambre in Belgio, tra il 1996 e il 1999. Durante questo periodo, ha co-fondato un collettivo artistico chiamato LAB(au), volto a studiare ed esplorare l’impatto delle tecnologie avanzate sull’arte. Successivamente, si è trasferita a Parigi per collaborare con l’artista Yacine Ait Kaci, sotto il nome di Electronic Shadows. Il duo ha sperimentato e brevettato la tecnica del video in tempo reale e la tecnologia di mappatura 3D nell’arte digitale. La sua formazione in architettura è andata di pari passo con un profondo interesse per la fisica quantistica, che ha usato per comprendere l’equilibrio tra il visibile e l’invisibile nel mondo, plasmando la sua visione dell’umanità e del suo rapporto con la natura. Le sue opere sono state esposte in mostre in tutto il mondo, tra cui il MOMA di New York, il MOCA di Shanghai, il Centre Georges Pompidou di Parigi, tra gli altri.

Convinta dell’importanza di andare oltre la realtà materiale delle cose, ha deciso di andare in Amazzonia per studiare culture che percepiscono ogni cosa vivente come un essere spirituale, che possiede le proprie energie e modelli: «Dobbiamo trovare un modo per tornare a un approccio più collettivo nel trattare con la nostra realtà, con la terra e con la natura». Così si esprime Naziha sulla prima ispirazione che l’ha portata al suo lavoro in Amazzonia: «Ho trovato un libro in cui veniva stabilita la connessione tra la fisica quantistica e il Campo Akashico, con un concetto indù che ha circa 5.000 anni e che descrive il vuoto come una biblioteca in cui tutte le informazioni sono archiviate oltre il tempo e lo spazio. La fisica quantistica in realtà descrive i vuoti in un modo simile: con questa connessione, ho iniziato a rendermi conto che le società più ancestrali sulla terra vivevano in una realtà che era probabilmente più compatibile con il modo in cui la fisica quantistica definisce la realtà. Ed è questo che mi ha portato in Amazzonia».

Ha formato, quindi, legami con comunità come gli Huni Kuin che vivono in Brasile e Perù. Il viaggio l’ha profondamente influenzata e ha spinto ulteriormente la sua determinazione a sensibilizzare sulla distruzione ambientale. Il concetto di “fygital” deriva da quei tempi ispiratori: l’installazione di arte digitale può essere utilizzata per avviare atti di trasformazione sociale. Il concetto ha preso forma con la premiata installazione One Heart, One Tree, che celebra la ricca diversità della Terra di animali, piante e altri organismi rappresentati dall’Albero della Vita, l’immensa rete di relazioni che collega tutti gli esseri viventi,che risultano quindi tutti imparentati. Ognuna/o di noi può partecipare! Nell’applicazione, con il proprio ritratto e il proprio battito cardiaco viene rappresentato l’Homo sapiens all’interno dell’Albero della Vita, e viene connesso con un’altra specie, in base alla frequenza cardiaca. Dopo quella prima esperienza, l’invito è a raccogliere sfide per ridurre il proprio impatto sulla biodiversità, in modo divertente, facile e gratificante. L’applicazione dà anche accesso a un esploratore interattivo, che consente di esplorare le connessioni evolutive tra più di due milioni di specie. Durante le proiezioni live l’applicazione dà anche la possibilità di interagire con l’opera d’arte e far proiettare il proprio ritratto su edifici e monumenti, diventandone davvero parte. La melodia della musica elegante nella proiezione One Tree, One Planet, è tale da risultare antica di miliardi di anni, e risuona dentro ognuno/a di noi, perché è fatta in base alla sequenza del DNA che condividiamo con ogni organismo vivente sulla Terra. L’applicazione, quindi, rileva il battito cardiaco e su questa base crea e proietta un albero, che cresce al ritmo del polso di quella persona unica. Milioni di persone in tutto il mondo hanno conosciuto l’installazione durante il Summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2015 a Parigi. La sua installazione mozzafiato ha proiettato alberi digitali sulla Torre Eiffel e altri importanti monumenti. Ogni albero digitale corrisponde a un albero reale, piantato in uno dei programmi di riforestazione delle Nazioni Unite in Europa, America Latina, Africa o Asia. Finora sono stati piantati 55.000 alberi, con la partecipazione di persone provenienti da 135 paesi. Il costo di ogni albero è stato coperto dalle donazioni dei partecipanti (circa 11 dollari USA). Dopo Parigi, Naziha tornò a trascorrere del tempo con gli indigeni, che iniziò a visitare ogni anno. Prima della sua morte, stava discutendo con l’ambiente delle Nazioni Unite e altri partner la possibilità di creare un’installazione equivalente a One Heart One Tree per l’ambiente marino, per supportare il ripristino dell’oceano nel mondo reale.

Naziha è morta nell’aprile 2020 per una malattia rara. Quando penso a lei, mi coglie un misto di tristezza e speranza. Tristezza perché ci ha lasciati da poco all’età di 44 anni; e speranza perché rappresenta lo spirito di un futuro più giusto, sostenibile ed equilibrato, che siamo chiamati a costruire insieme, come comunità in relazione e simbiosi con la natura. Mi piace immaginarla seduta per terra in cerchio con la tribù amazzonica Huni Kuni, ascoltando attentamente e catturando tutti i suoni provenienti dal corpo dello sciamano e dai tamburi. Un attimo dopo, immagino la sua mente brillante mentre disegna l’installazione One Heart, One Tree.

Naziha ha saputo intrecciare il suo talento artistico con la sua conoscenza dell’architettura e della tecnologia perpetrando un obiettivo ambientale. Non ha semplicemente definito la situazione attuale una “crisi ambientale”; è stata in grado di aggirare la burocrazia e sviluppare un progetto mondiale che ha avuto un impatto sull’ambiente e sulla vita di tante persone, attraverso un’arte tecnologica o una tecnologia artistica, con il messaggio di legare le persone.

È riuscita a portare al pubblico l’essenza profonda e la rilevanza della crisi ambientale e dare la possibilità di agire nel modo più semplice per il comune cittadino. Naziha continua a ispirare artisti disposti a portare avanti i suoi progetti e le sue idee.

Biografia scritta da Isabella De Judicibus.

Qui le traduzioni in francese, inglese e spagnolo.

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi e vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane fino al settembre 2020.

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