Con coraggio e volontà, non abbassiamo la guardia!

In un articolo precedente ho raccontato l’importanza dell’ottenimento del suffragio femminile, nel 1946, prima per le elezioni amministrative e poi per il referendum del 2 giugno, per riconoscere pari diritti civili alle donne. Da allora in poi le tappe dell’emancipazione femminile in Italia sono state moltissime. È bene ricordare le più importanti, proprio ricalcando l’importanza della frase di Miriam Mafai che è lo slogan di questa rivista: “Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai”. I diritti si possono anche perdere, come dimostrano tanti avvenimenti di questi mesi in Italia ma anche nel resto del mondo. Le conquiste non sono “per sempre”.

1946: Le donne italiane votano per la prima volta.

1956: la Corte di Cassazione stabilisce che al marito non spetta, nei confronti della moglie e dei figli, lo jus corrigendi (art. 571 c.p.), ossia il potere educativo e correttivo del pater familias che comprendeva anche la violenza fisica.

1958: La legge n. 75, nota come legge Merlin, impone la chiusura delle case di tolleranza e introduce i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione.

1963: La legge n. 7 abolisce la norma che permette il licenziamento in caso di matrimonio. Vengono dichiarate nulle le cosiddette “clausole di nubilato” nei contratti di lavoro, che molte donne erano costrette a firmare.

1963: Con la legge  n. 66 le donne vengono ammesse a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, inclusa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie senza alcuna limitazione.                                                                                                            

1970: Con la legge n. 898 viene introdotto il divorzio. La legge resiste anche al referendum abrogativo del 1974.

1975: La riforma del diritto di famiglia attuata dalla legge n. 151 riconosce la piena parità tra i coniugi e il diritto delle donne di usare il proprio cognome: nasce la famiglia paritaria.

1978: Viene approvata la legge n. 194 che legalizza l’interruzione volontaria di gravidanza. Anche questa legge ha resistito al tentativo di abrogazione richiesto con il referendum del 1981.

1981: Con la legge n. 442 vengono abrogati il delitto d’onore e il matrimonio riparatore.

1996: Grazie alla legge n. 66 la violenza sessuale non è più considerata reato contro la morale ma reato contro la persona.

Mi piace pensare a queste leggi attraverso le donne della mia famiglia: mia nonna che raccontava con orgoglio il suo primo voto, mia madre felice di poter firmare la mia pagella nella casella “Firma del padre o della madre” invece di “Firma del padre o di chi ne fa le veci”, il mio primo voto nel 1981 per confermare al referendum la legge 194, la mia soddisfazione che mia figlia, nata nel 1995, sarebbe cresciuta in un Paese più civile perché lo stupro è considerato un delitto contro la donna che lo subisce.
Ma non bisogna abbassare la guardia, dicevamo, perché in questo nuovo millennio, oltre a qualche lieve passo avanti come la legge sulle Unioni civili, sono cominciati i passi indietro, cominciando con la legge 44 del 2004 contro la procreazione assistita; da qualche anno sono continui gli attacchi alla 194, nonostante la legge sul femminicidio (blanda) si susseguono sentenze che colpevolizzano le donne quasi a ripristinare l’idea del delitto d’onore, e poi c’è il Ddl Pillon e tutti i messaggi di backlash che sono arrivati con il convegno di Verona di marzo. Le ultime elezioni ci spingono anche a riflettere su come non sia stata sufficiente la legge sulla doppia preferenza per aumentare il numero delle elette. I cambiamenti devono essere innanzitutto culturali, anche se le leggi per accompagnarli sono indispensabili specie adesso che i cambiamenti sono tali da riportarci indietro.
Il nostro vivere quotidiano è attraversato dai cambiamenti sociali e culturali in atto da tempo e non si può ignorare che tali cambiamenti avvengano. Finché qualsiasi relazione affettiva non sarà riconosciuta dal diritto, non avremo una società di eguali davanti alla legge.” scrive Palma Gasperi in Sguardi differenti (Matilda editrice). 

La legge che abolisce delitto d’onore e matrimonio riparatore, ad esempio, non ci sarebbe stata senza l’atto di coraggio e determinazione di Franca Viola, nel 1966, 15 anni prima, e senza il cambiamento culturale che provocò. Allo stesso modo se è vero che è stata importante la legge per riconoscere pari diritti, ad esempio, per lo svolgimento di ogni tipo di lavoro e l’ottenimento di qualsiasi carica, è altrettanto vero che la legge non è sufficiente.

Non dobbiamo abbassare la guardia, ripeto. Prendiamo esempio dalle donne che nel dopoguerra si impegnarono per il cambiamento, tra leggi non a loro favore e un fortissimo impianto patriarcale della società. Mi piace pensare a mia nonna Agnese, nata nel 1905, che, dopo la guerra, insegnante elementare, vedova con tre bambini piccoli, abbandonò l’ambiente protettivo ma chiuso del suo paesino sui monti del Subappennino Dauno per trasferirsi in una città, Foggia, distrutta dai bombardamenti, dove avrebbe collaborato con il suo lavoro alla ricostruzione e potuto vivere una vita forse più difficile ma più libera, dando maggiori opportunità alle figlie e al figlio. Con grande gioia e orgoglio raccontava di aver votato Repubblica nonostante il parere sfavorevole del fratello maggiore che avrebbe voluto esercitare sui suoi figli e su di lei, vedova, un ruolo di guida e controllo e tutta la sua vita è stata un esempio di grande tenacia, libertà, indipendenza. Coraggio e volontà era il suo motto, da lei inciso nella pietra.

Articolo di Donatella Caione

donatella_fotoprofiloEditrice, ama dare visibilità alle bambine, educare alle emozioni e all’identità; far conoscere la storia delle donne del passato e/o di culture diverse; contrastare gli stereotipi di genere e abituare all’uso del linguaggio sessuato. Svolge laboratori di educazione alla lettura nelle scuole, librerie, biblioteche. Si occupa inoltre di tematiche legate alla salute delle donne e alla prevenzione della violenza di genere.

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