Cesina Bermudes: una vita per le donne

«Quando un parto era difficile e lungo, non voleva lasciare il fianco della donna; a volte, dormiva sul pavimento accanto a lei o in un letto di fortuna. Quando ci curava, ci ‘prestava’ qualche pillola per poter iniziare immediatamente. Tutto ciò che rimaneva le veniva poi restituito, così che potesse passarlo alle più povere tra noi». Così viene ricordata Cesina Borges Adam Bermudes da una delle sue pazienti: una donna intraprendente, con una personalità veramente innovativa per il suo tempo. Medica, ricercatrice, attivista politica e femminista, introduce in Portogallo il metodo del parto indolore. Vive in un momento storico particolare, quel XX secolo segnato da due guerre mondiali e dalla dittatura di Salazar: nulla, però, la induce ad abbandonare la sua lotta per la libertà e per una migliore qualità della vita delle donne.

Cesina Bermudes nasce a Lisbona il 20 maggio 1908, quando il Portogallo è ancora una monarchia. La famiglia, comprendente anche un’altra figlia, Clara, appartiene alla borghesia benestante ed esprimerà tutto il suo appoggio per la fondazione della repubblica nel 1910. La madre Cândida è molto colta e insegna il francese. Il padre, Félix Bermudes, è saggista, scrittore teatrale, democratico e sostenitore dell’uguaglianza tra i sessi. Cesina esprime un’enorme ammirazione nei suoi confronti, presentandolo come un combattente femminista che non accetta l’invisibilità e la discriminazione delle donne.

Cesina Bermudes con la sorella

Da bambina inizia il suo percorso di studi prendendo lezioni private a casa, usanza molto comune tra le famiglie borghesi. Frequenta poi il Liceu Camões e all’ultimo anno è l’unica ragazza in una classe di quindici studenti. In diverse interviste, racconta di aver deciso di lavorare nel campo della medicina già all’età di 11 anni, quando uno zio materno le ha spiegato cosa vuol dire essere medico del villaggio e fare visite alle persone povere senza chiedere nulla in cambio. Affascinata da quei  racconti, sceglierà di seguire proprio questa strada.

Cesina cresce in una società che esclude le donne dalla vita pubblica senza rendersene conto: infatti, può sempre contare sull’appoggio del padre, che fin dalla più tenera età ha contribuito ad avvicinarla al mondo dello sport, permettendole di distinguersi come pattinatrice, ginnasta e ciclista. Partecipa a gare di ciclismo e automobilismo e vince il primo Tour di Lisbona in bicicletta nel 1923. Inoltre, è una delle prime donne a ottenere la patente di guida in Portogallo. A 18 anni entra nella Società teosofica, di cui diventerà Segretaria generale. Si sente attratta dall’idea reincarnazione, perché secondo lei «Una sola vita non basta». Abbraccia anche un’alimentazione vegetariana. Si laurea a 24 anni e lavora come assistente presso la Facoltà di medicina di Lisbona. Nel periodo successivo completa i percorsi di specializzazione in Chirurgia e Ostetricia; nel 1947 consegue il dottorato di ricerca con un punteggio di 19/20: è la prima donna in Portogallo a ottenere un Ph.D in medicina.

Nonostante il suo brillante percorso di studi, non le è permesso di insegnare alla Facoltà di medicina di Lisbona a causa delle sue idee, chiaramente democratiche. Il regime repubblicano era molto instabile e, con un colpo di Stato militare nel 1926, António de Oliveira Salazar è riuscito a insediarsi al potere. Cesina vive dunque con dolore gli anni dell’Estado Novo, regime dittatoriale che inizia nel 1933 e che vede l’arresto, la tortura, l’uccisione di centinaia di oppositori.

Negli anni Quaranta sviluppa un’intensa attività politica per opporsi esplicitamente a Salazar. Nel 1945 firma le liste del Mud (Movimento di unità democratica), nato allo scopo di riorganizzare l’opposizione in vista delle successive elezioni: il movimento raggiunge in breve tempo una grande adesione popolare soprattutto tra intellettuali e professionisti liberali, diventando una minaccia per il regime. Cesina guida anche il Comitato elettorale femminile di Lisbona e sostiene la candidatura alla presidenza del generale Norton de Matos, ma a causa delle forti pressioni il generale è costretto a ritirarsi.

L’attivismo politico e l’appartenenza al Comitato centrale del movimento nazionale democratico femminile porteranno Cesina a essere arrestata il 14 ottobre 1949 dal Pide, la polizia politica. Dopo tre mesi di prigionia, viene rilasciata il 14 gennaio 1950.

In quell’anno contribuisce all’istituzione del Comitato nazionale per la difesa della pace insieme a Maria Isabel Aboim Inglês, Maria Lamas e Virgínia Moura, importanti figure femminili portoghesi con cui condivide l’interesse per l’attivismo e l’orientamento politico antiregime. Nonostante le minacce e le discriminazioni subite, l’atteggiamento coraggioso di Cesina contro la dittatura e il suo appoggio ai settori democratici della società hanno incontrato il sostegno incondizionato del padre, che si è distinto per il suo carattere fermo e il suo senso di giustizia sociale: ecco perché la figlia si è sempre sentita così vicina a lui.

Nel 1954 Cesina va a Parigi per approfondire gli studi di ostetricia e apprende dal dottor Lamaze le conoscenze sulle tecniche del parto indolore. Questo metodo, introdotto negli anni Venti in Urss, prevede la riduzione del dolore mediante l’uso di farmaci anestetici e oppiacei somministrati per via epidurale. Al suo ritorno introduce questa tecnica in Portogallo, ma le sue idee si scontrano con la visione cattolica secondo cui una donna, per essere una buona madre, deve necessariamente soffrire. «Alla donna disse: i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli» (Gen. 3, 16). Cesina considera questa credenza una sciocchezza. La condanna cattolica del parto indolore sarà revocata nel 1956, grazie all’intervento di papa Pio XII.

Il regime intanto impedisce a Cesina di lavorare nel settore pubblico, ma i suoi ideali sono molto più forti di qualunque imposizione. Aiuta più di tremila fra bambini e bambine a nascere nel reparto maternità di Cascais e nella clinica Bensaúde, associazione inaugurata nel 1928 con lo scopo di fornire assistenza e cure alle donne in forma anonima. È facile capire perché sia felice di lavorare in questa struttura: il reparto accoglie anche donne incinte perseguitate dal regime dittatoriale, tutelate proprio dal fatto che, a differenza di quanto avviene negli ospedali pubblici, non è richiesto loro alcun documento d’identità.

Come medica e cittadina, Cesina si distingue nella lotta per migliorare la qualità della vita femminile, ideale che ha espresso anche tramite il suo impegno in politica. Molte donne le sono riconoscenti per aver alleviato la loro sofferenza durante il parto e le comuniste la ricordano come un’amica sempre pronta ad aiutare le persone in difficoltà.

Assai rispettata tra i suoi colleghi, Cesina scrive diversi testi a carattere scientifico diffusi attraverso riviste mediche, come Bases Científicas do Parto sem Dor (1955) e Notas Soltas sobre o Parto sem Dor (1957).

Dopo la “rivoluzione dei garofani” del 25 aprile 1974 che pone fine alla dittatura di Salazar, il Portogallo riconosce il merito e la tenacia di Cesina nella lotta per la libertà: nel 1989 il Presidente Mário Soares le consegna la Medaglia dell’Ordine della Libertà e le dedica una strada nella capitale.

Riceve molti altri premi e onorificenze: nell’assegnarle tutti questi riconoscimenti si sottolineano l’importanza del suo ideale antifascista e l’attenzione alla dignità delle donne, che hanno reso ancora attuale la sua lotta per una maggiore tutela della maternità. Una lotta che, in epoca repubblicana, richiede la partecipazione e la solidarietà di tutte le cittadine.

Cesina si spegne a Lisbona il 9 dicembre 2001, all’età di 93 anni. Ha sempre vissuto con il padre e non si è mai sposata, anche se alcune fonti affermano che sia stata sposata un solo giorno.

Graça Mexia, che ha lavorato per più di trent’anni con lei, la ricorda così:

«La sua lunga e straordinaria vita è stata dedicata a cancellare l’incubo del tradizionale parto giudaico-cristiano della donna sofferente e passiva; ha considerato la preparazione e il nuovo metodo di parto una vittoria delle donne su sé stesse, la vittoria della conoscenza sull’ignoranza, dell’educazione sull’oscurantismo».

Cesina Bermudes è stata una grande donna che non ha mai permesso che le violenze e le ingiustizie del mondo la mettessero a tacere e facessero vacillare i suoi ardenti ideali. Virtuosa e altruista, si è prodigata per il prossimo e per ogni forma di libertà.

***

Articolo di Sara Morelato

Nasce a Verona nel 2000 e attualmente frequenta il corso di Comunicazione, Innovazione, Multimedialità all’Università degli Studi di Pavia. Amante della pallavolo, dei libri, degli animali e della musica rock, spera un giorno di diventare giornalista per dare voce a chi non ce l’ha ed esprimersi sulle tematiche che più le stanno a cuore.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...