Il maggio di Toponomastica femminile

«L’alba si è fatta
profumo di rose.
Rosa di maggio,
abbarbicata sul muro vetusto;
affresco di vita
corroso dagli scherni del tempo.
Tappeto di petali bianchi
sul selciato di dolci primavere.
Fra gli agrumi imbiancati dai fiori,
mano nella mano di mio padre,
stretta, stretta,
al richiamo del cuore di mamma,
ansioso, protettivo.
Diventeranno frutti copiosi,
allieteranno tavole imbandite
tra gli amici dell’allegria,
svaniti nei rivoli
del più salubre inganno.
In fondo, oltre la siepe,
scorgere i ceppi temprati dagli anni;
offrono ancora nuova vegetazione,
nuove foglie, tenere e indifese,
al soffio di vento».

Così scrive Alda Merini, nei sui versi Rosa di maggio. Merini fu una poeta fragile ed enorme, troppo grande, col cuore troppo pieno per farsi bastare questo mondo. L’hanno amata solo dopo la sua morte. Capìta, forse, non lo è stata mai.

Il quinto mese di quest’anno toponomastico si apre il giorno 6 a Misterbianco, in provincia di Catania, dove si è svolto l’evento Donne. Scrittrici e Protagoniste. Vi è stata, in particolare, la presentazione del libro Donne fuori dal comune, a cura di Antonio Carlo Vitti, dedicato alla scrittrice e regista Nella Condorelli.
Proseguendo, domenica 7 maggio, al teatro Metastasio di Prato, per il progetto Immagini di Città/Laboratorio artistico sulla toponomastica e i segni urbani della città di Prato, Paola Malacarne ha incontrato i cittadini e le cittadine facendo un intervento dal titolo La presenza femminile nei toponimi.
Venerdì 12 maggio ha invece avuto luogo il terzo salotto culturale del gruppo di Licata di Toponomastica femminile. Il reading, incentrato sulla poesia, ha avuto la presenza della poeta Caterina Russo. Si è parlato di libertà espressiva, del coraggio di raccontarsi attraverso un linguaggio simbolico ed evocativo, del rapporto donna – poesia.

Il 15 maggio, in occasione della consegna della Costituzione da parte del sindaco di San Casciano ai maggiorenni e alle maggiorenni, Paola Malacarne ha presentato la mostra Le madri della Repubblica. L’evento è stato aperto da due classi della scuola Secondaria di Primo grado “Ippolito Nievo” dell’I.C. Il Principe, con il flash-mob “Ritratti parlanti”, in cui gli studenti e le studenti, dopo aver approfondito la storia e l’operato delle 21 donne elette, ne hanno tracciato il profilo, inquadrandolo dentro “una cornice” rappresentativa. Cinque ritratti pittorici sono poi stati esposti, integrando la mostra, nel museo Giuliano Ghelli.
Il 19 maggio, presso Il Salone del libro di Torino, la vicepresidente Danila Baldo ha parlato dell’associazione Tf presso lo spazio della Regione Marche, durante la presentazione del libro Parole-male-dette, a cura di Reti Culturali.
Sempre al Salone del Libro, nella giornata di sabato 20 maggio, ha avuto luogo la presentazione del libro di Ester Rizzo 30 giorni e 100 lire.

Il giorno 20 maggio a Lodi, presso il teatrino Giannetta Musitelli di via Gorini 19, si è tenuta la presentazione del libro I treni della felicità a Correggio. Storie di solidarietà e accoglienza. Introduzione di Danila Baldo e intervista all’autrice Cecilia Anceschi a cura di Alice Vergnaghi.
Domenica 21 maggio si è svolta ad Avola la diciottesima edizione di Bicincittà, la pedalata per le vie cittadine che, partita via Francesca Morvillo e arrivata a piazza Maria Grazia Cutoli, ha toccato i luoghi del tessuto urbano con un’intitolazione femminile.
Martedì 23 maggio, in occasione della giornata che ricorda la strage di Capaci, in cui morirono gli uomini della scorta di Giovanni Falcone e il giudice stesso con la moglie, la magistrata Francesca Morvillo, ha avuto luogo a Vizzolo Predabissi, comune amico di Calendaria 2023 in provincia di Milano, una delle innumerevoli repliche dello spettacolo Ribelli contro la mafia, con introduzione della sindaca, socia di Toponomastica femminile, Luisa Salvatori.

La giornata di giovedì 25 maggio si è distinta per due iniziative, entrambe a Pontedera. Nella prima, la professora Fiorenza Taricone ha presentato la mostra di Tf Le Nobel per la Pace, esposta nell’atrio del Palazzo Comunale. Inoltre, per il progetto Donne in pista, gli studenti e le studenti dell’ITIS Marconi, IPSIA Pacinotti e del Liceo XXV Aprile hanno proposto alla Commissione Toponomastica del Comune le candidature dei nomi di donne significative a cui intitolare le sette piste ciclabili. È intervenuta per noi Paola Malacarne.
Sempre il 25 maggio si è tenuta a Camerino la premiazione del concorso didattico Sulle vie della parità nelle Marche, organizzato dall’Osservatorio di Genere, parte regionale del concorso nazionale Sulle vie della parità promosso da Toponomastica femminile, con cui l’OdG collabora da anni. Per Tf ha partecipato a distanza la vicepresidente Danila Baldo.
Domenica 28 maggio, nell’ambito di èStoria, il Festival internazionale della storia giunto alla diciannovesima edizione, quest’anno con il tema “Donne”, ha partecipato a Gorizia per la prima volta anche Toponomastica femminile, con gli interventi della Referente per il Friuli Venezia Giulia, Bruna Proclemer, e la presidente Tf Maria Pia Ercolini.

Ultimo evento di questo mese, proprio il 31 maggio, è il workshop dal titolo Luoghi che sussurrano, organizzato a Campus di Fisciano, in provincia di Salerno, durante il quale storia e toponomastica si sono incontrate nel racconto dei luoghi e della memoria. Per noi di Tf ha presenziato Fosca Pizzaroni.
Il maggio di Toponomastica femminile si chiude qui.

Quest’anno, e proprio in questo mese, ricorre il decennale della morte di Franca Rame. Rame fu attrice, autrice, scrittrice, politica. Ma, soprattutto, Rame fu donna per le donne. Ed è per questo che ha fatto dono a tutte noi di uno dei momenti più terrificanti, intimi, tragici che fu costretta a vivere. Una confidenza narrata per spezzare proprio una narrazione; per far sì che si perdesse finalmente la vergogna della vittima e si carnificasse, invece, la colpa dei carnefici:
«C’è una radio che suona… ma solo dopo un po’ la sento. Solo dopo un po’ mi rendo conto che c’è qualcuno che canta. Sì, è una radio. Musica leggera: cielo stelle cuore amore… amore…
Ho un ginocchio, uno solo, piantato nella schiena… come se chi mi sta dietro tenesse l’altro appoggiato per terra… con le mani tiene le mie, fortemente, girandomele all’incontrario. La sinistra in particolare. Non so perché, mi ritrovo a pensare che forse è mancino. Io… io non sto capendo niente di quello che mi sta capitando.
Ho lo sgomento addosso di chi sta per perdere il cervello, la voce… la parola. Dio che confusione. Come sono salita su questo camioncino? Ci sono venuta io da sola? Muovendo i piedi uno dietro l’altro, dietro la loro spinta o mi hanno caricata loro, sollevandomi di peso? Non lo so. Non lo so.
È il cuore, che mi sbatte così forte contro le costole, a impedirmi di ragionare… e il male alla mano sinistra, che sta diventando davvero insopportabile. Ma perché me la storcono tanto? Io non tento nessun movimento. Io sono come congelata.
Ora, quello che mi tiene da dietro non tiene più il suo ginocchio contro la mia schiena… s’è seduto comodo… mi tiene tra le sue gambe… divaricate come ho visto fare anni fa, ai bambini quando toglievano loro le tonsille. È l’unica immagine che mi viene in mente.
Ma perché la radio? Forse, forse perché non grido. Non c’è molta luce, neanche molto spazio, è per questo che mi tengono semidistesa. Oltre a quello che mi tiene da dietro, ce ne sono altri tre. Li sento calmi, sicurissimi. Che fanno? Si accendono una sigaretta.
Fumano adesso? Perché mi tengono così e fumano? Ho paura, sta per capitare qualcosa, lo sento. Respiro a fondo… due, tre volte. Ma non riesco a snebbiarmi. Ho soltanto paura. Uno, uno si muove, si ferma qua in piedi davanti a me, l’altro si accuccia alla mia sinistra, l’altro a destra, sono vicinissimi. Ho paura, sta per capitare qualcosa, lo sento. Aspirano profondamente le sigarette. Vedo il rosso delle sigarette vicino alla mia faccia.
Quello che mi tiene da dietro non ha aumentato la stretta, soltanto teso tutti i muscoli… li sento intorno al mio corpo come a essere più pronto… a bloccarmi. Il primo che si è mosso, si inginocchia tra le mie gambe divaricandomele, è un movimento preciso che pare concordato con quello che mi tiene da dietro, infatti subito i suoi piedi si mettono sopra ai miei, a bloccarmi.
Io ho su i pantaloni. Perché mi aprono le gambe con su i pantaloni? Sono a disagio, peggio che se fossi nuda! Da questa sensazione mi distrae qualcosa che non riesco a capire subito, un tepore tenue poi sempre più forte, fino a diventare insopportabile, sul seno sinistro. Una punta di bruciore. Le sigarette… le sigarette, ecco perché si erano messi a fumare. Io non so cosa debba fare una persona in queste condizioni, io non riesco a fare niente, mi sento come proiettata fuori, affacciata a una finestra, costretta a guardare qualcosa di orribile. Una sigaretta dietro l’altra sotto il golf, fino alla pelle, insopportabile. Il puzzo della lana bruciata deve disturbare: con una lametta mi tagliano il golf da cima a fondo, mi tagliano il reggiseno, mi tagliano… anche la pelle in superficie. Nella perizia medica misureranno ventun centimetri.
Quello che è inginocchiato tra le gambe, ora mi prende i seni a piene mani, le sento gelide sopra le bruciature… Quello che mi tiene da dietro si sta eccitando, sento che si struscia contro la mia schiena. Ora tutti si danno da fare per spogliarmi una gamba sola… una scarpa… sola. Ora uno mi entra dentro. Mi viene da vomitare. Calma, devo stare calma. Mi attacco ai rumori della città, alle parole delle canzoni. Devo stare calma. “Muoviti, puttana. Devi farmi godere”.
Non conosco più nessuna parola, non capisco nessuna lingua. Sono di pietra.
“Muoviti puttana, devi fammi godere”. Ora è il turno del secondo… Una sigaretta dietro l’altra: “Muoviti puttana, devi farmi godere”. La lametta che è servita per tagliarmi il golf mi passa sulla faccia una, più volte, non sento se mi taglia o se non mi taglia. “Muoviti, puttana. Devi farmi godere”. È il turno del terzo. Il sangue dalle guance mi cola alle orecchie. “Muoviti puttana, devi farmi godere”. È terribile sentirsi godere nella pancia… Delle bestie.
Sto morendo, riesco a dire. Ci credono, non ci credono.
Facciamola scendere. Sì, no. Vola un ceffone tra di loro e poi mi spengono una sigaretta, qui, sul collo. Ecco, io lì, credo di essere finalmente svenuta. Sento che mi stanno rivestendo. Mi riveste quello che mi teneva da dietro come se io fossi un bambino piccolo. Non sa come metterla con i lembi del mio golf tagliato, me lo infila nei pantaloni e si lamenta, si lamenta perché è l’unico che non abbia fatto l’amore… pardon… è l’unico, che non si sia aperto i pantaloni, mi mettono la giacca, mi spaccano gli occhiali e il camioncino si ferma per il tempo di farmi scendere e… e se ne va.
Mi chiudo la giacca sui seni scoperti. Dove sono? Al parco. Mi sento male… mi sento male proprio nel senso che mi sento svenire… e non soltanto per il dolore fisico in tutto il corpo, ma per la rabbia, per l’umiliazione, per lo schifo… per le mille sputate che mi son presa nel cervello… per… quello che mi sento uscire. Mi appoggio a un albero… mi fanno male anche i capelli… certo me li tiravano per tenermi ferma la testa. Mi passo una mano sulla faccia… è sporca di sangue.
Alzo il bavero della giacca e vado. Cammino… cammino non so per quanto tempo. Non so dove sbattere, a casa no, a casa no. Poi… senza neanche accorgermene, mi trovo all’improvviso davanti al Palazzo della Questura. Sto appoggiata al muro della casa di fronte, non so per quanto tempo sto a guardarmi quell’ingresso. Le persone che vanno, che vengono, i poliziotti in divisa, penso a quello che dovrei affrontare se entrassi ora… penso alle domande, penso ai mezzi sorrisi, penso e ci ripenso, poi mi decido… Vado a casa, vado a casa. Li denuncerò domani».

Al prossimo mese.

***

Articolo di Sara Balzerano

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Laureata in Filologia Moderna, è giornalista pubblicista e ha collaborato, con articoli, racconti e recensioni, a diverse pagine web. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la musica di Einaudi, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è avere, sempre, la forza di continuare a chiedere Shomèr ma mi llailah (“sentinella, quanto [resta] della notte”)? Perché crede nei dubbi più che nelle certezze; perché domandare significa — in fondo — non fermarsi mai. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

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