Aida Ribero ha scritto, insegnato, ideato e curato mostre ed è stata parte attiva del Coordinamento Giornaliste del Piemonte, della Casa delle Donne di Torino e quindi del Gruppo di studio del Concorso letterario nazionale Lingua madre. Soprattutto, ha contribuito a fondare il Coordinamento contro la Violenza sulle donne e il Telefono Rosa di Torino, il Centro Studi e Documentazione pensiero femminile di cui è stata Presidente e anima ispiratrice di fini e metodi.
Parole e azioni, dunque, con una grande valenza politica, perché come affermava: «la politica non è solo nei tempi e nei modi istituzionalmente approvati e socialmente visibili; anzi è così che vengono esclusi i modi che sono propri delle donne». E invece tali modi sono stati percorsi e rivendicati da Aida Ribero – fino alla sua morte, avvenuta nel 2017 – con vivace intelligenza, lucidità di pensiero, lungimiranza e incredibile modernità.
Ecco che il suo impegno è stato onorato anche grazie all’intitolazione di una via a suo nome a Torino.
La cerimonia si è svolta venerdì 30 giugno a Torino, alla presenza delle rappresentanze istituzionali della Città e della famiglia. Insieme alla via a lei dedicata, nel Programma integrato Pronda-Marche, anche quelle di Teresa Mattei, Lidia Menapace ed Ernestina Prola – figure femminili che si sono distinte per la difesa di diritti civili e libertà costituzionali, delle donne e dei minori in particolare.

«È la città stessa ad aver portato avanti questi nomi: donne che con grandi e piccoli atti hanno contribuito a migliorare l’intera società e la condizione delle altre donne». Con queste parole la Presidente della Circoscrizione 3 Francesca Troise ha avviato l’evento istituzionale, davanti al gonfalone della Città di Torino e al labaro della Croce rossa italiana. «Dobbiamo molto a queste quattro donne, i cui nomi ci sproneranno per continuare a lavorare, per favorire le pari opportunità e per lottare contro le disuguaglianze e le discriminazioni. Ci ricorderanno che si può fare la differenza anche solo vivendo con la coscienza di essere tutte legate le une alle altre».
Ed è frutto di una collaborazione femminile anche la stessa mozione approvata all’unanimità dalla Commissione toponomastica del Comune di Torino nel luglio del 2021.
Nello specifico il percorso per Aida Ribero è stato avviato nel 2017 dal Concorso Lingua madre, impegno cui aderirono in seguito anche la Società italiana delle letterate, GiULiA Giornaliste e Toponomastica femminile offrendo il loro sostegno. Elisabetta Malagoli, già coordinatrice all’urbanistica della circoscrizione 3, aveva poi preso in carico e presentato la mozione.
La scelta di queste quattro vie è stata voluta anche dalla Presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo e dalla maggior parte delle/dei consiglieri. Come ha ricordato durante la cerimonia Pierino Crema, in rappresentanza del Consiglio comunale, la Città di Torino crede nell’importanza di restituire visibilità alle donne, anche rispetto ai nomi degli spazi pubblici: «Nella nostra città le intitolazioni di strade e piazze a donne sono solo 65 su 2.235, eppure non mancano le donne che le meritano, essendo rilevanti in qualsiasi campo, politico, sociale, culturale e istituzionale». Queste, quindi, solo quattro testimonianze del potenziale femminile.
Nino Boeti, presidente Anpi provinciale di Torino, ha presentato le biografie e i valori di giustizia sociale, antifascismo e pace di Teresa Mattei e Lidia Menapace. Anna Joannas, consigliera del Comune di Exilles, ha invece riportato l’esempio di emancipazione di Ernestina Prola.
La parola infine a Daniela Finocchi, non solo in qualità di ideatrice e responsabile del Concorso, ma anche su preciso volere e incarico delle famiglie Ribero e Chiodi: «Aida aveva una qualità unica: promuoveva le donne. Aveva un fiuto speciale per trovare il talento di ciascuna e creare contesti in cui quel talento potesse scaturire dall’opacità dell’inconsapevolezza o dal buio del silenzio».
La grande eredità di Aida Ribero è per questo una condivisione di saperi, in un affidamento tipicamente femminile, anche e soprattutto alle giovani donne. Scrisse infatti: «Stiamo al mondo non per imporre una verità, ma per approfondire una consapevolezza». Che questa via sia un altro dei tanti strumenti grazie ai quali Aida Ribero ha contribuito e continua a contribuire – con le sue parole sempre attuali – alla diffusione del pensiero della differenza.
Pinuccia Corrias, saggista e parte del Gruppo di studio Clm, ne ha identificato i tratti indistinguibili: «La grinta di sempre, la curiosità acuta per le cose del mondo, la prontezza intellettuale di cogliere i segni del cambiamento e la volontà fattiva di inserirsi nel corso della storia, apportandovi idee e azioni che lo modificassero a favore delle donne».

Spiace che il nuovo regolamento comunale preveda nelle targhe il nome puntato, cosa che rende impossibile capire che si tratta di una donna, soprattutto se – come del caso di Aida Ribero – le qualifiche descrittive “giornalista e saggista” valgono per entrambi i sessi. È stata immediatamente rilevata la criticità della scelta alle autorità competenti che hanno assicurato di riconsiderare e modificare il regolamento e, di conseguenza, le targhe.
Report di Elena Pineschi, che ringraziamo.
In copertina: la targa.
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Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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