Carissimi lettori e carissime lettrici,
Forse il caldo è finito (nelle case ancora no, con i muri impregnati dal bruciore di Caronte e Nerone!). Ma non sono finite le bestialità. Non è il modo giusto per vivere questo mondo. Non può essere così. Eppure, ci vengono addosso, come se stessero mimando l’annuncio di un caldissimo (questa volta in senso metaforico) prossimo autunno. Troppi e troppe di noi sono arrabbiate/i per il costo della spesa che aumenta, anche per la scomparsa, di fatto, dei piccoli negozi, quelli di una volta, a conduzione familiare, dove ci si incontrava. Siamo arrabbiati e arrabbiate per gli stipendi (quando fortunatamente ci sono) che, invece, rimangono gli stessi. Il lavoro, spesso a prezzi stracciati, che non c’è e penalizza i e le giovani fermando loro la vita, i desideri da realizzare. Siamo stanche e stanchi di tutto questo e, personalmente, di essere costrette a scrivere un editoriale militante, che denuncia fatti a danno della collettività (seppure rivolti a una sola persona). Non perché non si faccia politica sempre: questo è scontato.
E invece dobbiamo, come si dice in gergo giornalistico: rimanere sul pezzo. Ri-parlare di quelle oscenità che dobbiamo subire, provenienti dalla politica e da chi è intorno ad essa (altro che conflitto di interessi!). Tra le ultime, le osservazioni/commento che riguardano i fatti di Palermo su cui, lo abbiamo ormai capito, tanti/e hanno sentito il…diritto (!) di intervenire. Anche a casaccio, permettetemelo! Altro che libertà di parola!
Ultimo, o primo, vista l’importanza del suo ruolo come compagno di vita della premier, Andrea Giambruno, di professione giornalista su una rete televisiva privata, e nella vita familiare compagno di Giorgia Meloni e padre della loro figlia. Giambruno in trasmissione ha commentato riguardo alla giovane stuprata da un manipolo di sette ragazzi a Palermo nel luglio scorso, che una ragazza non deve bere, che se beve rischia lo stupro! Cosa si evince da ciò? Mi sembra semplice: prima di tutto una ragazza non deve bere. Ma cosa non deve bere? Giambruno chiaramente aveva in mente gli alcolici, ma dovrebbe intuire che, per esempio, la cosiddetta droga dello stupro può essere data alla vittima in vari modi, anche in una limonata, come è successo venti anni fa a una signora, oggi sessantenne, che per rimediare alla calura estiva era entrata in un bar (l’ha raccontato alle cronache dei quotidiani in questi giorni) e poi il nulla dovuto alla droga. Il giornalista dovrebbe, da adulto (possiamo dire anche come padre e marito?) capire chi è la vittima e chi sono i carnefici. In caso di stupro, che non è più un delitto contro la morale, ma contro la persona, questo è importante. La ragazza subisce così una serie di vittimizzazioni secondarie gravissime a cui la politica, il governo, parenti o non parenti, deve dar conto. Il Governo non è un fatto, o patto, di famiglia. Il Governo è del popolo italiano che, come dicono, lo ha eletto nelle elezioni attraverso il voto. Le donne non se la cercano: è necessario il consenso esplicito per qualsiasi rapporto, sesso in primo posto.
Questa difesa, perché di difesa si tratta, del maschio alfa (eh sì) a cui tutto è concesso e al quale si dà il permesso anche di bere alcolici (tanto non rischia nulla!) ci racconta una brutta storia sul concetto di parità di genere. Quello che ha detto Giambruno è conseguenza di ciò che è stato esplicitato al Governo (gravissimo) da ben due ministri: Giuseppe Valditara che siede al ministero dell’Istruzione e del Merito (di cosa? Non finiremo di ripeterlo) e Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno.
Il primo, Giuseppe Valditara, alla luce dei fatti di Palermo e di quelli ugualmente gravi di Caivano, in cui è implicata anche la mano della camorra, ha proposto l’educazione di genere in classe. Ma non si è fermato qui e nel dettaglio ha specificato di voler portare le vittime, vale a dire le ragazze stuprate, a testimoniare davanti a intere classi di tutte le età, spesso vicinissime alla loro, la sofferenza provata. Orribile e crudele. Altro non si può commentare.
Anche Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, guarda alla scuola come polo di ri-educazione dei ragazzi e delle ragazze, ma per togliere responsabilità al suo ministero: «fatti che riguardano sicuramente i temi della sicurezza e della prevenzione, ma sono anche di carattere culturale…Non è colpa delle istituzioni e tanto men che meno di questo governo», afferma, e così palesemente rimuove qualsiasi responsabilità. La marcia andata a vuoto per le vittime di Caivano, vicino Napoli, è un altro brutto episodio che purtroppo coinvolge anche la potenza della camorra su quel territorio.
Come si dice, altro giro altro ministero, altra …meraviglia (qui è il caso di dirlo). Ecco quello che riguarda il Ministero del Turismo oggi sotto i riflettori della Corte dei conti, che non vede chiaro sulla campagna (scomparsa subito dopo la nascita e ora magicamente ricomparsa) chiamata appunto: Open To Meraviglia. C’è voluto almeno mezzo milione di euro (e non i 130 mila euro detti in un primo momento) per questa campagna pubblicitaria praticamente scomparsa nel nulla. Oggi la magistratura contabile indaga. Alla base di un cotale sperpero di danaro pubblico non c’è stata neppure una gara ma, come è stato scritto, «solo una ridda di micro-affidamenti» La Procura regionale del Lazio ha appena deciso di aprire un fascicolo «per capire come mai la Venere digitale, che avrebbe dovuto rilanciare il turismo nel Belpaese, sia scomparsa dai social per oltre due mesi e in piena stagione turistica: dal 27 giugno, per poi ricomparire dopo la notizia dell’indagine. I magistrati contabili — è ancora scritto su un quotidiano — chiederanno chiarimenti al dicastero guidato dalla meloniana Daniela Santanché e potrebbero delegare gli accertamenti alla Polizia postale». Non sono cose di poca portata, proprio ai bordi di un autunno che si preannuncia, come abbiamo detto, molto caldo, metaforicamente più dell’estate che ci stiamo lasciando alle spalle.
Intanto proprio alla Regione Lazio dà le dimissioni, dopo vari tentennamenti, il responsabile della comunicazione Marcello De Angelis che, in piena estate rovente, convintissimo, aveva scritto su un social l’innocenza riguardo alla strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti) dei già condannati in giudizio terroristi neri: Mambro, Fioravanti e Sabatini. Ma dalle dimissioni si intuisce soprattutto la volontà (!) di pentimento come autore di una canzone con marcato accento antisemitico.
Riguarda ancora De Angelis la macchia dell’assunzione nel suo staff in Regione, di un parente, il cognato Edoardo Di Rocco. Insomma, continuano i fatti di famiglia…come se fossimo in una monarchia ereditaria, in contemporanea…tra sorelle, cognati, compagni di vita.
Poi c’è ancora da dire. Il solito (!?) squallore del quotidiano? No, non ci si può rassegnare al fatto che in una palestra di Torino nel bagno dei maschi esista un orinatoio a forma di bocca di donna, con tanto di rossetto sulle labbra! Non è solo di cattivo gusto, osceno, è degradante per il concetto di rispetto che le donne devono esigere! Non si può tollerare. E che dire di un vicesindaco leghista che si presenta in pubblico con una maglietta rosso vivo (i colori pure contano) con su scritta un’altra oscenità: «Se non puoi sedurla, puoi sedarla». Inammissibile.
Neppure si può tollerare che il direttore del Gazzettino di Lucca, Aldo Grandi, avvezzo purtroppo a questo tipo di argomentazioni, auguri «la morte entro un anno» a un lettore che protestava contro la presentazione del libro (da noi contestatissimo) del generale Vannacci, prevista, con la presenza dell’autore, a fine settembre insieme al direttore poco educato.
Del libro del generale Roberto Vannacci non vorrei parlare, ma mi sono piaciute immensamente alcune parti di una Lettera aperta del giornalista Luca Sommi che vi condivido: «lei parla naturalmente — dice Sommi rivolgendosi al generale — e questi sono i motivi di discussione di questi giorni del fatto di essere contrario alla società anticulturale, alla società diversa, alla società che deve relegare le minoranze, a quello che loro sono, secondo lei, ossia minoranza. Non obbliga noi cittadini a fare qualcosa ma obbliga la stessa Repubblica, che è figlia di quella Costituzione…Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. La Costituzione ci dice che siamo tutti uguali e dobbiamo partire tutti dallo stesso punto al cospetto di questa carta scritta in modo divino, come ha potuto sentire, quasi in forma di poesia, partiamo tutti dallo stesso punto. I figli della Repubblica sono tutti uguali, indipendentemente dal sesso, dalla razza, dagli orientamenti sessuali, politici, culturali e sociali. La Costituzione, laica, fonda appunto uno Stato laico. Risulta ovvio, scrive lei — continua Luca Sommi — che da sempre le società di cultura si sono formate attorno a valori comuni e condivisi. Non è così. Le società migliori si sono formate proprio per i motivi contrari, perché c’è stata la contaminazione di valori non condivisi di culture diverse. L’Italia, che qualcuno definiva una mera espressione geografica, è proprio un paese che è nato dal multiculturalismo, è stato un paese che è stato attraversato da tutti i tipi di cultura da quella mediorientale, da quella nordica, da quelli africana, da quella mediterranea. Il nostro paese è frutto proprio della simbiosi che è scaturita tra il confronto tra culture totalmente diverse. Tutto ciò che noi mangiamo, tutto ciò che noi pensiamo, i più grandi pensatori italiani sono frutto di questo tipo di cultura. Ecco, i padri fondatori della Chiesa cristiana non sono appartenenti al nostro continente. Gesù era un ebreo di Nazareth, Sant’Agostino era algerino, San Tommaso addirittura era della Galilea, tra Israele e la Cisgiordania, San Tommaso era siriano. Ammesso e non concesso che esistesse una cultura primigenia dell’Italia è stata contaminata dalle culture. I poveri e ricchi hanno cercato di convivere con dignità sociale, ma ancora non ci riescono perché i poveri vengono messi ai margini della società. Non siamo in una democrazia ancora matura perché la democrazia matura è quella che pensa di aiutare i più deboli. L’azione ultima, la prima istanza della politica è quella di aiutare quelle persone che non ce la fanno a vivere e proprio in virtù delle differenze che lei fa. La differenza di orientamento sessuale, di etnia. La nostra Costituzione annulla queste differenze… La storia dell’umanità l’hanno fatta le minoranze. Il Rinascimento era fatto da un gruppetto di persone, così pure la Rivoluzione francese. Sono le élite, questa parola tanto vituperata oggi, ad aver fatto le rivoluzioni, non sono i popoli, ed è un nucleo ristretto di persone che fa sì che la nostra vita cambi attraverso la rivoluzione in meglio. Questo nucleo piccolo di persone che riesce a contagiare il popolo e a far sì che le rivoluzioni trovino compimento».
Dopo tutto questo la voglia di poesia, della consolazione, come la chiamava Piera Degli Esposti, la sentiamo come un’esigenza.
Ma cominciamo da Liliana Cavani, una donna grande del cinema, che amava molto Piera e l’ha detto in più occasioni. Cavani è tra le donne, con splendidi film diretti, che hanno avuto il coraggio di fare un mestiere cosiddetto da uomo. Una professione ancora occupata da tanti maschi, povera di figure femminili, non solo in Italia. Cavani ha ricevuto, durante l’ottantesima mostra del cinema di Venezia, il riconoscimento del Leone alla carriera. Questo ci rende orgogliose anche come donne perché è il primo arrivato ad una regista. Che sia da stimolo e augurio che le donne possano sempre di più aprirsi alla diversità, a tutti gli aspetti del mondo che non è diviso per abilità nel genere.
La poesia è dedicata a settembre, mese appena iniziato, quello ricordato da Francesco Guccini come il mese del ripensamento. Ho considerato di rileggere con voi una poesia dei tempi di scuola: I Pastori di Gabriele D’Annunzio. Ci dona tutta la freschezza di un anno che per me è cominciato sempre da qui, dal nono mese, come una nascita, appunto.
I Pastori
Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?
(Alcyone, 1904)
Buona lettura a tutte e a tutti. Anche se per adesso, solo un pensiero, ma ci sembra doveroso, ricordare i cinque morti sul lavoro, travolti sulle rotaie a Brandizzo, da un treno che non sapeva di ucciderli. Queste le chiamano morti bianche.
«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza». Con queste parole, che sono il motto del gruppo Telegram Purple Square, costituito per conservare la memoria della scrittrice Murgia, si conclude l’articolo Le parole di Michela. Un esempio da seguire, che apre la rassegna del primo numero di settembre della nostra rivista, con un invito a continuare nel solco segnato dalla vita e dalle opere di quella che è, a parere di chi scrive, una delle più grandi intellettuali politiche italiane. Dell’istruzione come strumento di promozione umana, ottenuta con caparbietà, sono state pioniere anche le due protagoniste di Calendaria 2023 che presentiamo oggi: Herta Müller. Nobel per la letteratura ed Elinor Ostrom, Nobel per l’Economia, prima donna a riceverlo, dopo 40 anni dalla sua istituzione, condividendolo con un uomo.
Continuano le nostre serie. Per Credito alle donne incontriamo Giulia Farnese abile donna d’affari, in un racconto che ne mette in luce le grandi capacità in un campo normalmente riservato agli uomini, ma anche la grande generosità verso le donne più sfortunate. Per Storie di Resistenze leggeremo un’approfondita descrizione dei diversi tipi della Resistenza italiana, di quella femminile e di quella senz’armi, poco raccontata a scuola, che «costituisce un pezzo importantissimo della nostra storia, del nostro essere comunità, e va valorizzata e studiata in quanto fondativa di ciò che siamo state/i in grado di fare e di essere: persone solidali, capaci di accogliere e aiutare chi scappava dalla guerra, dalla distruzione, dalla morte».
A differenza di altri generi, le donne sono ampiamente rappresentate nell’horror videoludico, sia come protagoniste che come antagoniste. Ce lo dimostra, con ricchezza di informazioni, L’intrinseca femminilità dell’horror. I videogiochi. Ma le sorprese non finiscono qui. In Giro d’Europa nel segno della matematica scopriamo che esiste un rapporto tra arte e matematica eche «la convergenza tra questi due mondi è sempre stata in qualche modo presente, sin dall’antichità», mentre l’autrice dell’articolo La tipografia. Un’espressione creativa tra leggibilità, tradizione e identità ci guida in un mondo quasi sconosciuto in cui incontreremo, tra gli altri/e, una scrittrice e tipografa, Beatrice Warde, che per parlare della trasparenza della tipografia suggerisce un paragone con il vino.
Di Dacia Maraini si ricorda sempre il padre, Fosco, grande alpinista e antropologo, ma L’anticonformismo di Topazia Alliata ci farà conoscere sua madre che fu pittrice, gallerista, arrampicatrice, sciatrice e prima donna in Sicilia a prendere la patente di guida, una donna animata da una grande curiosità per l’arte
Le recensioni della prima settimana del «mese dei ripensamenti, sugli anni e sull’età» (Guccini, La canzone dei dodici mesi) sono tre, tutte molto interessanti: Scuola negata. Il caso del liceo “E. Q. Visconti”, sul libro di Romana Bogliaccino; Timur Vermes e lo spettacolo della disumanità sul romanzo visionario e simil distopico Gli affamati e i sazi di Timur Vermes e A Palazzo Pitti gli abiti senza tempo di Germana Marucelli sulla mostra Germana Marucelli (1905-1983). Una visionaria alle origini del Made in Italy, che si potrà vedere a Firenze fino al 24 settembre 2023.
Allarghiamo lo sguardo sulla guerra alle porte dell’Unione Europea con Russia o non Russia. Il numero di luglio di Limes, in cui apprenderemo delle tante milizie mercenarie che vi sono impiegate, del fallimento e dell’aggiramento delle sanzioni alla Russia, dell’attualità del pensiero di John Maynard Keynes e di tanto altro di cui è raro sentir parlare nei nostri telegiornali.
Chiudiamo, come sempre, con un’altra puntata della nostra serie La cucina vegana. Pasta con crema di zucchine, menta e limone, un piatto freschissimo, gustoso, dissetante e ricco di vitamine, in una stagione in cui le zucchine, di tutte le varietà, sono buonissime.
SM
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Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

Questo governaccio nazifascista (compresa la gente che gravita intorno ad esso come questo giambruno) mi fa ogni giorno più schifo, speriamo che lo facciano al più presto cadere come hanno fatto con B nel 2011.
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Lo desideriamo in tanti e tante. ma ho anche tanto timore che non succederà. che dire speriamo
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Ma che brava Giusi. Compie oggi un viaggio attraverso la realtà di una settimana difficile. Leggo e approvo. Mi soffermo sulla regista Cavani. Tanto si è scritto su di lei all’assegnazione del premio a Venezia. Brava, intelligente, moderna. Ma Giusi ha colto nel segno: ha fatto uno dei mestieri cosiddetti da uomini. E l’ha fatto meravigliosamente bene. Le donne che fanno un mestiere da uomini e si affermano. Lo scriverei su una bandiera.
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di nuovo a ringraziarti Luciano per il tempo che dedichi alla lettura dell’editoriale e della rivista. Sì Cavani è da stimare. Le donne devono avere tanto coraggio in più
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