Premio Nobel per l’Economia «per la sua analisi della governance in economia e in particolare per i suoi studi sulla gestione dei beni comuni e per aver dimostrato come i beni comuni possano essere gestiti efficacemente dalle associazioni di utenti»

Elinor Claire Awan Ostrom, detta Lin, è la prima donna a vincere il Premio Nobel per l’Economia nel 2009, insieme a Oliver Williamson. L’assegnazione del Nobel alla studiosa rappresenta una grande novità, perché riguarda un’economista di formazione non matematica, ma politologica, che ha portato il tema dei beni comuni e della cooperazione dalla periferia alla prima linea dell’attenzione scientifica. Un Nobel non convenzionale, interpretato da molti studiosi e studiose come una reazione ai «fallimenti del mercato» messi in luce dalla crisi finanziaria del 2008.
Elinor Awan nasce a Los Angeles il 7 agosto del 1933 da genitori che presto si separeranno e cresce con la madre durante la Grande Depressione. Da giovane è un’ottima nuotatrice e istruttrice di nuoto. Alla Beverly Hills High School, che frequenta perché si trova nel suo Distretto e in cui indossa provocatoriamente abiti di seconda mano, scopre l’importanza del debate, impara a individuare i diversi punti di vista e ad argomentare il proprio pensiero. Benché provenga da una famiglia di umili origini, che le insegna l’amore per la natura e per le piante, si impone contro la volontà della madre per frequentare il college e lavora per mantenersi agli studi, in modo da laurearsi velocemente e senza debiti. Si laurea in Scienze Politiche all’Università della California (Ucla) e, dopo una breve esperienza nel mondo lavorativo, in cui constata i pregiudizi esistenti nei confronti delle donne, relegate a ruoli puramente esecutivi, è ammessa, non senza difficoltà, a seguire, insieme a sole altre tre studenti, un corso di Economia destinato prevalentemente agli uomini.

Seguendo una ricerca sull’industria dell’acqua, guidata, tra gli altri, dal professor Vincent Ostrom, comincia ad appassionarsi al tema dei beni comuni e delle risorse condivise e, dopo il divorzio da un uomo sposato in gioventù, decide di seguire il docente, divenuto nel frattempo suo marito, presso l’Università dell’Indiana, più disponibile ad ammettere corsi di Economia non ortodossi. Elinor Awan, che sceglierà di essere chiamata con il cognome del marito a cui sarà legata da un sodalizio affettivo durato tutta la vita, diventa docente di Scienze Politiche e co-direttrice del Workshop in Teoria politica e analisi politica all’Università dell’Indiana, a Bloomington.

La denominazione Workshop è condivisa col marito perché esprime l’idea della scienza come una forma di artigianato, che attrae studiose/i provenienti da diverse discipline (ecologia, economia, antropologia, idrologia, climatologia, sociologia, scienze informatiche, matematica e geografia) da tutto il mondo, in un confronto e in un processo di apprendimento continui su temi condivisi. Durante il suo discorso alla premiazione per il Nobel Ostrom non nasconde le sue forti perplessità per il sapere frammentato e la stretta gerarchia presenti nelle università americane, propendendo per un approccio pluri ed interdisciplinare alla scienza e per la sperimentazione sul campo delle diverse teorie e politiche.
Fonda e dirige il Center for the Study of Institutional Diversity all’Università statale dell’Arizona, a Tempe. Dal 1996 al 1997 è Presidente dell’American Political Science Association. Dirige il Programma di Supporto alla Ricerca sull’organizzazione collaborativa dell’Agricoltura sostenibile e delle Risorse Naturali. Elinor Ostrom si spegne il 12 giugno del 2012, lavorando intensamente fino all’estremo giorno di vita, data in cui viene pubblicato il suo ultimo articolo, Green from the Grassroots. Due settimane dopo la sua morte, Vincent Ostrom la raggiunge, confermando il forte legame di «amore e contestazione» (dalla dedica al libro Governare i beni comuni) che li ha uniti per tutta la loro esistenza.
Le opere di Elinor Ostrom rientrano nel ramo dell’Economia pubblica e in particolare nella Teoria delle scelte pubbliche, di cui the Institutional analysis and development framework (Iad), teoria elaborata da lei e dal marito, rappresentano un ramo separato e importante. Ostrom studia, nei suoi lavori, l’interazione dei popoli e degli ecosistemi per molti anni, mostrando che l’uso di risorse esauribili da parte di gruppi di persone, come le comunità, le cooperative, i trust e i sindacati, possono rispondere a criteri economici di razionalità e prevenire lo sfruttamento delle risorse senza che sia necessario l’intervento del Governo. La studiosa è conosciuta soprattutto per avere rivisitato e contestato la cosiddetta «tragedia dei beni comuni», una teoria elaborata dal biologo Garrett Hardin nel 1968 e condivisa unanimemente dagli/lle economisti/e, che hanno sempre ritenuto che le risorse naturali usate collettivamente sarebbero state sovrasfruttate e distrutte nel lungo periodo. Di qui l’invito a statalizzare o a privatizzare i beni collettivi, rendendo in tal modo irrilevanti le persone interessate a co-organizzarne l’utilizzo. Al contrario per Ostrom non tutto nella realtà sociale dell’economia è inquadrabile o nello Stato o nel mercato ma soprattutto non tutto nel mercato è competizione, spesso è cooperazione; ama sostenere nei suoi scritti che «non esiste nessuna panacea», ma ogni caso è a sé, in parte per la complessità dei problemi da affrontare, in parte per la diversità degli attori coinvolti; privilegia un approccio policentrico, fondato sul coinvolgimento delle popolazioni interessate, sullo studio delle loro culture e abitudini e sulla conoscenza approfondita del singolo caso da affrontare. Ha dunque un approccio eccentrico all’economia e mischia la teoria dei giochi, la geografia, la sperimentazione psicologica in laboratorio e gli studi sul campo. La «legge di Ostrom» può così essere sintetizzata: «una organizzazione delle risorse che funziona in pratica può funzionare in teoria». La governance da lei studiata riguarda appunto la «Terra di Mezzo tra mercato e piano, un continente grande e inesplorato, ricco di situazioni intermedie» (Rullani), di cui Stato e mercato non rappresentano che gli estremi e che prevede una serie infinita di combinazioni, definita dall’economista californiana in un suo libro Institutional Diversity. Gli studi di Ostrom, in India, Indonesia, Messico, Filippine, Polonia, Spagna, Svizzera, Uganda, California, Zimbabwe, Kenya, Giappone, Nepal, Nigeria, Australia, Bolivia, dimostrano come pascoli, foreste, aree di pesca, zone di irrigazione, bacini petroliferi, se utilizzati dai loro fruitori in modo collegato, apprendendo dai propri errori, con tempi e regole condivise, sono sia economicamente che ecologicamente sostenibili. Viene così approfondita la diversità delle Istituzioni, intendendo con questo termine «quei complessi di norme formali (statutarie e contrattuali) e informali, di comportamenti interpersonali e di meccanismi di sorveglianza e di sanzione (e dei loro agenti) senza le quali, certamente, le proprietà collettive non esisterebbero più». Stila otto princìpi guida a cui attenersi per un conveniente utilizzo delle risorse naturali collettive. In uno dei suoi ultimi libri la studiosa sostiene che anche la conoscenza sociale, nata da un lungo processo di competizione e di cooperazione sviluppatosi nel corso dei millenni della storia umana, costituisce un bene comune che è necessario tutelare e preservare.
Nei Workshop e nelle ricerche Elinor e Vincent Ostrom aiutano economicamente molte e molti studenti, ricercatori, ricercatrici e personaggi della politica. Ostrom ha ricevuto la laurea honoris causa in Scienza e Tecnologia dall’Università della Norvegia nel 2008 e numerosi riconoscimenti tra cui un premio dall’Accademia nazionale delle Scienze nel 2004 e uno dall’Associazione americana di Scienze politiche nel 2005; è stata riconosciuta tra le 100 persone più influenti al mondo dal Time nel 2012 e tra i 25 Visionari che stanno cambiando il mondo nel 2010 dall’Utne Reader Magazine. Nel novembre 2020 l’Università di Bloomington le ha dedicato una statua, realizzata dal suo alunno Michael McAuley, posta fuori dalla costruzione che ospita il Dipartimento di Scienze politiche. Come per altri premi ricevuti, Ostrom ha donato la somma ricevuta con il Nobel al Workshop che ha contribuito a fondare e che riteneva fosse la sua famiglia allargata.


Tra i suoi libri ricordiamo Governare i beni collettivi, edito da Marsilio nel 2006, e La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica, edito da Bruno Mondadori nel 2009, oltre a numerosi altri testi e pubblicazioni in inglese.
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la maiuscola. Docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
