Rocket Girls. Storie di ragazze che hanno alzato la voce

Rocket Girls: storie di ragazze che hanno alzato la voce è un grande progetto ideato, curato e condotto da Laura Gramuglia: speaker, dj, autrice, storyteller e operatrice culturale. Tutto inizia dall’interesse di Laura per la musica e la parità di genere. Nel 2019 pubblica il libro dall’omonimo titolo, edito da Fabbri Editori con le illustrazioni di Sara Paglia, contenente vite, vicende, sconfitte e successi di 50 donne che hanno fondato ed edificato la storia della musica rock al femminile. A seguito del grande successo del volume hanno preso vita tutte le iniziative che Gramuglia conduce, in modo determinato, per l’affermazione e la diffusione delle competenze femminili nel mondo della musica, e non solo, tuttora dominato dagli uomini.

Nel corso della storia, le donne hanno partecipato da sempre in maniera attiva alla produzione e diffusione musicale, nonostante ciò, sono state tenute in secondo piano mentre la scena veniva occupata dagli uomini che si presentavano come unici detentori del settore. In particolare, nel rock abbiamo avuto cantanti e compositrici che hanno ottenuto di entrare a far parte della storia del genere col ruolo di protagoniste solo a partire dagli anni Settanta del XX secolo.

Laura Gramuglia

Grazie al mestiere di conduttrice radiofonica, Laura ha pensato di diffondere a un pubblico ancora più vasto la storia delle Rocket Girls. È nato, quindi, l’omonimo programma, da lei condotto e andato in onda in pieno periodo Covid da febbraio a dicembre 2021, tramite la web radio di Bologna Neu Radio-Nuova Emittente Urbana. Terminate le restrizioni dovute alla pandemia, il progetto si è ampliato e ha coinvolto sempre più persone e associazioni durante gli incontri e le iniziative, svolte anche in presenza, in vari luoghi della città, della regione e del territorio nazionale. È stato realizzato un podcast, disponibile su diverse piattaforme e siti internet, costituito dalle prime 21 registrazioni del programma radiofonico e da otto ulteriori registrazioni avvenute da gennaio a maggio di quest’anno in seguito al grande interesse riscontrato nel pubblico. Il podcast si presenta come «una narrazione per conoscere da vicino artiste appassionate e indipendenti, osservatrici acute e affamate di novità. Per raccontare battaglie pubbliche e private, tra curiosità, spunti e ispirazioni per la vita di ogni ragazza, di ieri e di oggi. Un percorso che incoraggia a spingersi oltre le etichette e a considerare la musica composta, raccontata e prodotta dalle donne non un genere a sé, ma una narrazione ricca e sfaccettata quanto quella maschile. Il programma è proposto da Spostamenti Associazione Culturale, ideato e curato da Laura Gramuglia con il sostegno dell’Ufficio Pari Opportunità, tutela delle differenze, contrasto alla violenza di genere del Comune di Bologna, in collaborazione con Bologna Città della Musica Unesco, Trame Libreria Bookshop, Work Wide Women, Neu Radio e in diretta e streaming dal Mambo-Museo d’Arte Moderna di Bologna. Il progetto si realizza nell’ambito del Patto per la Lettura di Bologna».

Rocket Girls è diventato anche uno spettacolo teatrale, che ha coinvolto artiste affermate della scena musicale italiana come Cristina Donà, e un laboratorio didattico in cui sono raccontate «vite straordinarie attraverso una narrazione ricca di parole e di canzoni».
Tra i brani e le artiste presenti nel libro e portate in scena ci sono rock star indiscusse e famosissime come Patti Smith, Nina Simone, Tina Turner, Sinéad O’Connor, Tori Amos, Madonna, Grace Jones, Cyndi Lauper, Courtney Love, Debbie Harry, Janis Joplin, Bjork, Tracy Chapman, Carly Simon, Diana Ross, Aretha Franklin e anche giornaliste, produttrici discografiche e cantautrici meno note da scoprire (o riscoprire) come Vivien Goldman, Laurie Anderson, Fiona Appple, M. I. A., Wanda Jackson, Grace Slick, Marianne Faithful, Joni Mitchell.
Inoltre, grazie a Rocket Girls, trovano un palco dove esprimersi e farsi conoscere tutte le comunità e le iniziative che si occupano di incrementare la presenza femminile nel mondo della discografia e della musica. Tra queste, le più importanti sono shesaid.so, attiva a livello mondiale in 18 Paesi tra cui l’Italia dal 2018 con la pagina Facebook, ed equaly che, nata nel 2021, si occupa di promuovere la parità di genere nelle professioni legate alla carriera e all’industria musicale attraverso un supporto strutturato. In tale contesto, il rock non viene più concepito unicamente come genere musicale ma come attitudine che caratterizza le personalità di tutte le professioniste determinate a trovare e occupare uno spazio proprio nel settore. Queste piattaforme costituiscono un luogo, vero o virtuale, in cui le donne della musica intendono fondare una rete di collaborazioni tra le moltissime figure professionali che vi orbitano per continuare a percorrere insieme la strada, sempre in salita, che conduce alla vetta del successo.

Ascoltare la voce di tante protagoniste, accomunate dalla forte volontà di far parte di questo mondo e di riuscire a dominarlo, può abbattere gli stereotipi che ancora condizionano le donne nella scelta e nella condotta professionale. I tempi sono certamente cambiati rispetto agli esordi ma non così tanto da poter affermare di essere arrivate a una situazione di parità. Laura scrive in un suo recente articolo: «L’industria musicale, e non solo, non ha mai fatto sconti alle sue artiste […] quale è stato il prezzo che molte musiciste hanno pagato per essersi sottratte alla vita domestica negli anni Cinquanta e Sessanta e oggi, siamo così sicure di esserci allontanate da questo stereotipo? Siamo così certe che l’industria sia pronta a supportare le artiste che confessano fragilità, irrequietezza o disturbi mentali? In ogni campo e in ogni epoca la strada è stata e continua a essere accidentata per ragazze che non si riconoscono in certi schemi, divise tra scelte di vita affatto scontate, percorsi sghembi e ingegno». (qui l’articolo completo)

Nonostante i progressi e le conquiste ottenute, i dati riguardanti la presenza delle donne all’interno dell’industria musicale sono scoraggianti. In Italia si parla di numeri irrisori: le autrici sono meno del 10% e le produttrici meno del 5%. Pur allargando l’indagine a livello mondiale, la situazione non sembra migliore: l’occupazione e la visibilità delle donne all’interno del settore restano relegate ai pochi e soliti ruoli quasi senza alcuna possibilità di svincolarsi da determinate carriere standardizzate e fondate su stereotipi legati al genere femminile.

Le vite e le esperienze di questa grandissima comunità di donne della musica, raccontate e rese note da Rocket Girls, ci permettono di conoscerne la piccola, grande rivoluzione ancora necessaria e in essere.
Ultimo riconoscimento conferito al progetto Rocket Girls è stata la targa Mei – Musicletter.it come miglior podcast di musica. Secondo Laura Gramuglia: «È la legittimazione di un lavoro di squadra, la celebrazione di relazioni tra donne che non si sono mai perse d’animo né di vista». La premiazione si terrà sabato 7 ottobre presso la sala consiliare del Comune di Faenza nell’ambito dell’ottavo Forum del Giornalismo Musicale del Mei – Meeting Etichette Indipendenti.

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Articolo di Michela Di Caro

Originaria di Matera, vivo a Firenze da 15 anni. Studente, femminista, docente di sostegno di Scuola Secondaria di II grado, fisioterapista libera professionista e mamma di tre piccole donne.

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