Rapporto annuale sul consumo di cosmetici

Nell’ultimo anno mi sono sottoposta a sedute di rimozione dei peli superflui, su alcune zone del corpo, tramite laser. Ho perso il conto dei trattamenti effettuati ma, approssimando il calcolo, posso considerarne almeno dieci al costo di 144 € l’uno per un totale di spesa di 1440 euro. Nonostante il dispendio affrontato, il risultato ottenuto è che i peli non sono ancora completamente scomparsi: ciò vuol dire che dovrei sottopormi a ulteriori sedute di epilazione al prezzo prima citato.
Metto subito in chiaro che il tema di questo articolo non riguarda i miei peli superflui ma alcune considerazioni su quanto costa essere donna. Quando dico essere donna intendo l’identificarsi in tutto quello che esteticamente definisce una donna al giorno d’oggi e, quando dico quanto costa, mi riferisco proprio alle spese correlate all’esercizio della femminilità.

Se analizziamo le relazioni sentimentali, quasi tutte condividiamo e sottolineiamo l’importanza di ripartire equamente le spese quotidiane con l’altra persona. Di contro, in caso di relazione etero, quasi nessun uomo si fa carico dell’effettiva ripartizione delle stesse in proporzione al guadagno e all’ammontare delle spese sostenute, dall’uno e dall’altra, per essere piacenti. Per essere eque, nel vero senso della parola, bisognerebbe tenere la contabilità anche di queste e considerarle nel conteggio generale.
Mi capita spesso di riflettere sul fatto che, ad esempio, se dovessi andare a cena, o fare qualsiasi cosa che preveda un costo, con un uomo interessato a instaurare un qualsiasi tipo di relazione con me, ci terrei moltissimo a pagare tutte le mie spese per dimostrare di essere indipendente e di aver superato le usanze patriarcali. Eppure, non posso fare a meno di constatare che, in conclusione, la persona che spenderebbe più soldi tra i due sarei io a causa della maggiorazione subita dai costi sostenuti per i preparativi all’evento. Generalizzando, pur guadagnando meno rispetto a un mio coetaneo uomo con titoli di studio e professioni analoghe alle mie, vengo spinta a spendere tempo e denaro per apparire come la società vuole che appaia e come io stessa mi sono convinta debba apparire.

Chi di noi avrebbe il coraggio di presentarsi a un primo appuntamento struccata o non depilata? Non io. E questo può valere anche per una qualsiasi apparizione pubblica come affrontare un colloquio, andare al lavoro o a un incontro con parenti e amici e così via.
Verrebbe facile obiettare che nessuno ci obbliga a sottoporci ad alcuna cura estetica e che la nostra adesione al canone del tempo avviene in modo spontaneo. È altrettanto scontato pensare che ci si possa ribellare a determinati usi e costumi, rifiutare di spendere anche solo un euro, mostrare i nostri corpi così come sono senza apportare alcuna modifica socialmente auspicabile, semplicemente rivendicando la nostra unicità. La verità è che siamo fortemente condizionate: è ampiamente dimostrato che un aspetto piacente è fondamentale nell’ottenere maggiori possibilità di carriera, retribuzione, approvazione sociale, eccetera. Queste motivazioni indicano che sarebbe persino economicamente controproducente rinunciare a tutte le azioni atte ad apparire belle.

Nella maggior parte dei casi, le donne di successo che ci vengono presentate hanno la bellezza come caratteristica comune, di conseguenza il messaggio inequivocabile che introiettiamo è che tra tutte le virtù desiderabili la bellezza è certamente la più importante. Se aggiungiamo che i canoni estetici variano continuamente nel tempo e che non esisterà mai un punto di arrivo che possa mettere fine alle spese e alle torture cui ci sottoponiamo per adeguarci alle caratteristiche richieste di volta in volta, comprendiamo quanto sia altamente improbabile un ribaltamento della situazione senza una totale rivoluzione del costume che coinvolga la popolazione e l’economia nel suo insieme e non solo le singole ‘ribelli’.

Poiché ci siamo ampiamente già occupate di analizzare tipologie di canoni e modelli da tenere a mente per aspirare ad essere perfette, ho voluto comprendere meglio a quanto ammonta il bilancio del settore cosmetico nel nostro Paese. Per fare ciò ho consultato il Rapporto annuale di analisi del settore e dei consumi cosmetici in Italia nel 2022.
Grazie a questo documento è possibile avere un quadro dettagliato circa i volumi di denaro del comparto, le statistiche e le variazioni dei consumi, gli usi e costumi della clientela. Nella parte introduttiva e nel capitolo di analisi degli scenari dell’industria si legge: «I valori riportati nel Rapporto annuale aiutano a fotografare uno scenario che per il 2022 si conferma più che positivo, anche grazie al modesto incremento dei prezzi:
• la produzione, in crescita di 12,4 punti percentuali, tocca i 13,3 miliardi di euro;
• l’export, che rappresenta il 44% della produzione, cresce di quasi 18,5 punti percentuali, con un valore che supera i 5,8 miliardi di euro, confermando importanti livelli di competitività;
• la bilancia commerciale, sempre sensibilmente in crescita, tocca i 3,3 miliardi di euro;
• il mercato interno, anch’esso in forte recupero con un +8,5% registra un valore prossimo agli 11,5 miliardi di euro.

L’industria cosmetica nazionale registra, a fine 2022, una crescita di 12,4 punti percentuali del fatturato globale, che passa dagli 11,8 miliardi di euro del 2021 ai 13,3 miliardi di euro nel 2022. Su questo andamento incidono positivamente le esportazioni che crescono del 18,5% con un valore di poco superiore ai 5,8 miliardi di euro, nel confronto col valore dell’anno precedente che si approssimava ai 4,9 miliardi di euro. Il dato relativo alle esportazioni è ancora più significativo in considerazione del fatto che, per la prima volta, il primo Paese di destinazione dell’offerta italiana sono gli Stati Uniti, mercato caratterizzato da una domanda in repentina evoluzione.
Ad arricchire lo scenario di riferimento contribuisce la valutazione del valore condiviso dal sistema della cosmetica, cioè la ricchezza generata dalla filiera, che nel 2022 ha superato i 25 miliardi di euro, che equivale all’1,31 del PIL italiano.

Considerando la filiera cosmetica allargata, dalle materie prime, ai macchinari di produzione e imballaggio, fino alla distribuzione finale, il valore del fatturato raggiunge i 36 miliardi di euro.
Per spiegare l’evoluzione positiva del comparto occorre richiamare le importanti dinamiche del mercato e delle tipologie di consumo che hanno registrato livelli superiori al 2019, col valore degli acquisti che nel 2022 supera gli 11,5 miliardi di euro, in crescita dell’8,5% rispetto al 2021 e del 5,9% rispetto al 2019.
Le numeriche positive, alla luce della capacità di reazione del settore, si ripeteranno anche nel 2023 col fatturato in crescita di 8 punti percentuali, 14,3 miliardi di euro, e i consumi ancora dinamici, +6,3% per 12,2 miliardi di euro di acquisti».

Per avere un quadro riassuntivo riguardo tutte le cifre prima elencate, è possibile consultare: I numeri della cosmetica 2023.
Si parla di cifre astronomiche che rendono chiaro perché sia fondamentale, più per il mercato e il sistema capitalistico che per noi esseri umani, l’aspetto estetico femminile. Nel capitolo riguardante l’evoluzione e i mutamenti delle tendenze «emergono nuove dinamiche legate ad un avvicinamento generazionale e un graduale sdoganamento della cosmesi nel mondo maschile. Mentre, fino agli scorsi decenni, le diversità generazionali e di genere erano molto più marcate, oggi notiamo un progressivo interscambio. Infatti, ci sono ormai prodotti cosmetici condivisi fra madre e figlia, moglie e marito, ma anche nuove beauty routine di acquisto legate ad esperienze condivise con forti influenze fra mamma-figlia, moglie-marito, sorella-fratello, nella scelta dei canali e dei prodotti da acquistare». Nonostante queste conclusioni, a conferma di quanto sospettato in apertura dell’articolo sulla ripartizione della spesa cosmetica a seconda del genere di riferimento, nel Rapporto annuale troviamo un’immagine eloquente sullo stato attuale delle percentuali di consumo riferite a donne e uomini.

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Articolo di Michela Di Caro

Originaria di Matera, vivo a Firenze da 15 anni. Studente, femminista, docente di sostegno di Scuola Secondaria di II grado, fisioterapista libera professionista e mamma di tre piccole donne.

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