Indice di uguaglianza di genere. Parte seconda

Torniamo a occuparci dell’Indice di uguaglianza di genere attraverso l’analisi dei dati.

La media dei punteggi ottenuti dallo studio dei Paesi dell’Unione europea va a formare il valore dell’Indice che quest’anno, per la prima volta, supera di poco i 70 punti con un incremento di 1,6 punti rispetto al 2022.

Oltre che del miglior punteggio in assoluto, si tratta anche del miglior avanzamento ottenuto nell’arco di un solo anno dal 2013, anno di istituzione dell’Indice. Dal 2010 il punteggio è cresciuto di 7,1 punti in totale, con l’ambito del potere che registra il miglior progresso di 17,2 punti.

Diminuiscono le divergenze di punteggio tra i Paesi. Quelli che ottengono un punteggio più basso, rispetto alla media europea, registrano comunque un miglioramento costante e progressivo dei valori generali; perciò, la distanza dai valori dei Paesi con indici paritari migliori si accorcia sempre più e le disparità interne tra uomini e donne vanno a ridursi.

I Paesi che registrano un valore dell’Indice di parità inferiore a quello dell’Unione europea sono Bulgaria, Cipro, Grecia, Croazia, Lituania, Malta, Portogallo e Italia. Anche Estonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia. Romania, Slovacchia e Lettonia registrano un valore significativamente inferiore a quello dell’Unione europea: in questi Paesi i progressi si realizzano ancora troppo lentamente e gli interventi attuati si rivelano inefficaci. I Paesi che invece registrano un valore dell’Indice superiore a quello dell’Unione europea sono Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Svezia e Slovenia, nonostante i progressi ottenuti nell’ultimo anno siano più limitati rispetto a quelli dei Paesi con indici inferiori. I Paesi con i valori in assoluto migliori nella parità di genere sono Austria, Germania, Spagna, Francia e Lussemburgo.

Ogni anno è attenzionato un tema specifico su cui vengono indirizzate le ricerche circa le azioni attuate e da intraprendere per redigere e promuovere gli indici di parità. Per l’Indice del 2023 si è scelto il tema degli accordi per la transizione ecologica individuati dalla Comunità europea, nominati Green Deal.

Green Deal europeo

In particolare, sono stati analizzati i diversi effetti nei comportamenti e nelle scelte, declinati in base al genere e al gruppo di appartenenza, che il cambiamento climatico induce nelle persone. In generale, le ricerche economiche e sociali effettuate hanno permesso di individuare come costante il fatto che una crisi, di qualsiasi tipo, per le donne implica difficoltà più gravi e regressione dei diritti e dei risultati di parità ottenuti fino a quel momento. Perciò è importante comprendere come e quanto le scelte politiche e sociali, in questo caso europee, attuate in risposta alla crisi climatica potrebbero inficiare o promuovere il percorso per la realizzazione della parità di genere.

Quanto ti preoccupa il cambiamento climatico?

Dalle indagini su questo tema è emerso che le donne tendono, con maggiore frequenza e probabilità rispetto agli uomini, a compiere scelte utili a preservare l’ambiente:

  • evitano l’acquisto e l’utilizzo di prodotti animali, di plastica, monouso, contenenti sostanze inquinanti;
  • prediligono prodotti di seconda mano anziché nuovi;
  • si spostano a piedi o utilizzano il trasporto pubblico.

Nonostante questo merito, le donne presiedono in percentuali ancora troppo basse nei processi decisionali e ricoprono ruoli marginali nei settori energia e trasporto.

Quanto senti di essere responsabile della riduzione del cambiamento climatico?

Altro aspetto su cui si è focalizzata l’attenzione, già dal 2022, riguarda il lavoro non retribuito svolto dai due sessi. Tuttora persistono notevoli differenze nelle modalità e nella quantità di erogazione del lavoro di cura, nonostante sia emersa una minore disponibilità delle donne nel concederlo che conduce a un impercettibile, anche se persistente, cambiamento di rotta. Le azioni legislative e le politiche in favore della partecipazione femminile nel mondo del lavoro hanno permesso di incrementare la presenza delle donne nei ruoli apicali dei consigli di amministrazione delle aziende, mentre resta ancora molto da fare per promuovere una maggiore rappresentanza negli organi di Stato e politici dove si avverte la loro assenza.

Nell’indice di quest’anno, gli aspetti che registrano maggiori progressi in termini di parità sono il tempo e il lavoro, pur evidenziando che il mercato del lavoro sembra sia ancora fermo a una situazione comparabile a quella di dieci anni fa. La carenza di donne nelle professioni Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) ostacola la parità e favorisce una segregazione di genere nelle opportunità di carriera.

L’ambito del potere è quello che registra maggiore ineguaglianza di genere: nonostante la media generale riporti un miglioramento di 1,9 punti, persistono grandi differenze tra i valori degli Stati membri, tanto che in ben otto di questi si evidenzia una vera e propria regressione in merito. L’ambito del tempo torna a far parte dell’Indice dopo sei anni caratterizzati dall’assenza di nuovi dati. Sulla base delle analisi delle differenze di genere riferite al tempo speso per il lavoro non salariato di cura, le attività sociali e individuali, dal 2020 si è registrato un miglioramento di 3,6 punti.

L’ambito più vicino al pieno ottenimento della parità di genere è quello della salute con 88,5 punti, nonostante sia anche l’unico dominio a perdere 0,2 punti dal valore dello scorso anno e a registrare meno progressi dal 2010. Segue l’ambito del denaro con 82,6 punti. Anche questo aspetto, nonostante il buon punteggio, in realtà registra una piccola regressione di 0,4 punti riconducibile sia alla crisi generata dalla pandemia da Covid 19 sia alle conseguenze della stagnazione economica causata dalla disparità di genere. Non troviamo un valore assegnato per l’ambito della violenza a causa della mancanza di dati sufficienti a comparare i valori tra i diversi Stati e a definire in modo esaustivo quali e quanti tipi di violenza analizzare. Ci sono però i dati riguardanti i femminicidi: nel 2021, nei 17 Paesi europei analizzati, sono stati commessi da partner, familiari o parenti 720 femminicidi.

L’Unione europea ha aderito alla Convenzione di Istanbul, trattato internazionale stipulato per prevenire e contrastare la violenza sulle donne e la violenza domestica, solo da giugno 2023. Anche se tutti gli Stati hanno firmato l’accordo, persistono resistenze riguardo la sua rettifica in alcuni Paesi quali Bulgaria, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania, Ungheria e Slovacchia.

Per inserire anche l’ambito della violenza con dati certi e comparativi, l’Eige intende condurre l’analisi in otto Paesi in collaborazione con l’Agenzia per i diritti fondamentali (Fra). In questo modo si prevede di incrociare i risultati ottenuti con quelli Eurostat dei restanti Paesi. L’obiettivo è riuscire a pubblicare, a partire dall’Indice del 2024, i risultati raccolti.

Indici per donna italiana

Concludiamo riferendo che, sulla pagina del sito, è possibile delineare le opportunità di vita che si prospettano in base al nostro genere, al Paese di nascita e alle statistiche ottenute nell’Indice di parità di genere attraverso la partecipazione all’Index Game. Si tratta di un gioco a cui si può partecipare inserendo i dati richiesti: qui sopra un esempio.

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Articolo di Michela Di Caro

Originaria di Matera, vivo a Firenze da 15 anni. Studente, femminista, docente di sostegno di Scuola Secondaria di II grado, fisioterapista libera professionista e mamma di tre piccole donne.

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