Wave è un acronimo, che sta per “Women against violence in Europe”, ovvero “Donne contro la violenza in Europa”. È anche, in se stessa, una bella parola inglese che significa “onda” e suggerisce l’idea di un movimento collettivo, armonioso al suo interno ma anche capace di esercitare una forza travolgente – l’acqua con il suo ritmo incessante scandisce il tempo, ma sa anche modellare la pietra. È una rete che riunisce oltre 170 Ong europee femminili, che lavorano per la prevenzione e la protezione di donne e bambine/i dalla violenza. Si propone di creare competenze fra le attiviste, promuovere miglioramenti nella legislazione dei singoli Paesi e dell’Ue, ricercare e pubblicare dati, per contribuire alla consapevolezza sulla violenza di genere.
Wave è attiva su tre livelli:
- Intende sviluppare consapevolezza e capacità attraverso corsi di formazione, scambi di apprendimento reciproco, webinar, visite di studio, conferenze e progetti di partenariato, per consentire alle attiviste di sostenere donne e bambine/i vittime di violenza. Momenti di incontro importanti sono le riunioni annuali del comitato consultivo, le riunioni bimestrali del consiglio, la conferenza annuale, che consentono l’acquisizione di nuove attiviste e la costruzione di forti alleanze con altre organizzazioni europee nel campo della Vawg (violenza contro donne e ragazze), per favorire lo scambio di conoscenze specifiche e sviluppare attività appropriate.
- Si adopera a sostenere e organizzare campagne per una migliore legislazione e una concreta attuazione della legislazione esistente per contrastare la violenza contro le donne, nonché per ottenere finanziamenti adeguati. Wave agisce sui responsabili politici, attraverso la Piattaforma per i diritti delle vittime, il Consiglio d’Europa, il Grevio (Gruppo Ue di esperte sulla violenza contro le donne e la violenza domestica), l’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), il Comitato Femm (Comitato per i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere) e la Task Force sulla parità di genere della Commissione europea. Il team Wave è impegnato in circa 50 iniziative di sostegno ogni anno.
- Le attiviste di Wave promuovono campagne per sostenere i diritti delle donne e per contrastare la reazione negativa in corso, avviata da molti attori politici di destra in Europa.
Attraverso lo sviluppo di un’efficace strategia organizzativa annuale il coordinamento di Wave definisce le priorità degli argomenti di ciascuna campagna. Il 2022 è stato l’anno pilota per una riprogettazione basata sugli apprendimenti e sulle esperienze Step Up! Campaign, una campagna quinquennale di sensibilizzazione a livello europeo che si era conclusa nel 2021.
I risultati delle ricerche sono resi pubblici attraverso documenti quali il Country Report, il database Find Help, manuali di formazione, campagne online, documenti di sintesi e media digitali.
Al centro delle attività di ricerca è il Wave country report biennale, l’unico rapporto che raccoglie dati sullo stato dei servizi specialistici per le donne in 46 paesi europei e fornisce una visione completa dell’attuazione (o della mancanza) di norme giuridiche della Convenzione di Istanbul. Il database Wave find help è l’unico registro a livello europeo, con oltre 1.550 voci verificate di servizi specifici per le donne. È accessibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, a chiunque cerchi contatti o supporto.
Le attività di divulgazione hanno lo scopo di aumentare la consapevolezza sulla violenza maschile contro le donne, informare sullo stato dei servizi a loro sostegno e sui loro diritti in Europa. Wave condivide informazioni sulla violenza maschile su quattro canali social, raggiungendo circa 15.000 persone. La sua rivista online pubblica storie e articoli scritti dalle attiviste e da altre partner. Risponde a circa 200 richieste annuali di informazioni da parte di vari professionisti sul tema della violenza maschile e sui relativi servizi di supporto. Infine, le Ambasciatrici della Gioventù Wave sensibilizzano sulla violenza contro le donne nei loro Paesi, contribuendo a diffondere il cambiamento.
Wave identifica diverse forme di violenza.
La violenza contro le donne e le ragazze (Vawg) è una forma di violenza pervasiva. A livello globale, si stima che 736 milioni di donne abbiano subito violenza fisica e/o sessuale da parte del partner, violenza sessuale da parte di persone diverse dal partner o entrambe nel corso della loro vita. Nell’Ue, 1 donna su 10 ha subito una qualche forma di violenza sessuale dall’età di 15 anni, e 1 donna su 20 è stata violentata.
Esiste, inoltre, una violenza nascosta più difficile da identificare e percepire, il cui danno non è per questo meno reale: la violenza istituzionale, esercitata da istituzioni che possono utilizzare il loro potere per rafforzare ulteriormente l’oppressione: ad esempio, un funzionario pubblico può commettere un’azione discriminatoria, umiliante o pregiudizievole; oppure ritardare, ostacolare, impedire l’esercizio dei diritti. Si tratta di una forma di violenza vissuta attraverso la relazione delle persone con le istituzioni pubbliche e/o con il personale in servizio presso tali istituzioni. In generale, ma non solo, le vittime di questa violenza istituzionale sono donne inferiorizzate, in una situazione di esclusione sociale o appartenenti a gruppi considerati “inferiori” dal sistema.
Sebbene siano stati compiuti progressi in diversi settori e la condizione delle donne in Europa sia migliorata negli ultimi decenni, questi progressi non possono essere dati per scontati, poiché alcuni dei diritti ottenuti stanno scomparendo più velocemente di quanto siano stati acquisiti e una vita libera dalla violenza non è ancora assicurata a tutte le donne d’Europa. Inoltre, l’ascesa di alcune democrazie illiberali, le cui istituzioni nascondono pratiche non democratiche, e la conseguente repressione dei diritti di cittadine/i, ha avuto un impatto diretto sul pieno ed equo godimento dei diritti da parte delle donne.
In questo contesto, la conferenza Wave di quest’anno, intitolata appunto La violenza istituzionale e il suo impatto sui diritti umani delle donne in Europa, si è concentrata sull’impatto pervasivo della violenza istituzionale su donne e ragazze, sulle diverse forme in cui si manifesta e sul ruolo chiave che i servizi specializzati per le donne hanno nel denunciare e contrastare questo tipo di violenza. Attraverso un’osservazione multidisciplinare la conferenza ha evidenziato il legame tra violenza istituzionale e responsabilità dello Stato, sottolineando come il contesto politico e la posizione ideologica di una società/regime rendano questa forma di oppressione e abuso di potere una conseguenza inevitabile del mantenimento dello status quo.
Per quanto concerne la pratica istituzionale le diverse istituzioni, dai processi ai comportamenti e agli atteggiamenti, rafforzano e/o creano ostacoli che limitano l’accesso delle donne ai loro diritti.
Il convegno si è svolto in due giornate, il 16 e il 17 ottobre, ospitato da Aspasia, un’organizzazione spagnola contro la violenza alle donne.
La prima giornata si è svolta in modalità plenaria: gli interventi sono stati introdotti dai saluti dell’avvocata italiana Marcella Pirrone della rete D.i.Re., attuale Presidente di Wave, cui è seguita Amalia Rodriguez Martinez, la giovane sottosegretaria alle Pari opportunità del governo spagnolo, che ha dato il benvenuto alle associate, evidenziando in un appassionato intervento come sia necessario mantenere sempre viva l’attenzione sui diritti delle donne, senza darne per scontata l’acquisizione.
Altre relatrici hanno sottolineato l’importanza di evitare una seconda vittimizzazione durante l’iter giuridico dei processi per violenza, ricordato le difficoltà incontrate durante la recente pandemia, elogiato il coraggio delle attiviste che operano in Paesi in guerra, espresso la soddisfazione di tutto il movimento per i risultati delle recenti elezioni polacche; infine, hanno ribadito l’importanza di lavorare sempre in maniera solidale.
Si sono poi alternate studiose di diverse nazionalità: in collegamento dal Messico è intervenuta María Marcela Lagarde, la famosa antropologa femminista, accademica e politica, che ha coniato il termine femminicidio per definire gli assassini di donne a Ciudad Juarez; Lagarde ha ribadito la necessità di un’azione continua per contrastare ogni tipo di violenza contro le donne. Reem Alsalem, responsabile Onu, ha fornito dati sulla violenza contro le donne in Europa, sia riguardo alle cause che alle conseguenze; Biljana Brankovic, membra di Grevio (Gruppo Ue di controllo sulla violenza contro le donne) è intervenuta in particolare sulla violenza domestica.
I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con il collegamento da Buenos Aires di Susana Chiarotti e una panoramica sulle discriminazioni nelle istituzioni nei diversi paesi del Sud America.
È stata inoltre affrontata la grave situazione delle donne migranti e della loro invisibilità nella legislazione dei vari stati.
Il gruppo statunitense Women advocates for human rights (Avvocate per i diritti delle donne) ha celebrato il proprio 40°, illustrando principi e attività dell’associazione e organizzando diversi laboratori su questi stessi principi.
Durante il secondo giorno le partecipanti si sono suddivise in diversi seminari gestiti dalle associazioni. Ho assistito all’intervento del gruppo D.i.Re di Padova, che ha sottolineato come la legislazione sulla migrazione in Italia sia una questione sostanzialmente politica e quindi soggetta a interpretazioni variabili. L’associazione organizza punti d’ascolto agli sbarchi di Lampedusa e Crotone, che permettono alle donne appena arrivate di usufruire di un primo aiuto in una condizione di estrema fragilità. Ugualmente, un loro ufficio accoglie chi arriva via terra a Trieste dalla rotta balcanica. In questo modo, affermano le operatrici, le donne non sono accolte da uomini in uniforme, ma da altre donne, in uno spazio “protetto” proprio da questa presenza amichevole.
Ho infine assistito all’esperienza delle attiviste turche e ungheresi, che hanno raccontato le loro esperienze nei centri di aiuto, che in entrambi i Paesi collaborano con le istituzioni locali per organizzare il sostegno alle donne che subiscono violenza in famiglia, sia alloggiandole in case-rifugio sia supportandole durante l’iter legale. Ciò è possibile grazie alla buona sintonia con queste istituzioni locali, e allo scarso controllo esercitato dal governo centrale.
Questi incontri fra donne sono importantissimi, non solo per condividere esperienze che migliorano la collaborazione a livello internazionale ma anche per rinforzare i legami fra i diversi gruppi che agiscono per la difesa dei diritti delle donne e, non ultimo, per stabilire nuovi rapporti fra le attiviste, facilitati dalla cena comune e dalla serata di musica e balli che hanno chiuso i lavori. Dalla Spagna all’Italia, dalla Turchia all’Ungheria fino alla Scozia, dall’Armenia all’Austria alla Scandinavia, l’impegno di tutte opera verso il superamento della violenza contro le donne e l’infanzia, con l’obiettivo di un benessere il più possibile condiviso.
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Articolo di Rossella Perugi

Laureata in lingue a Genova, dottora in studi umanistici a Turku (FI), sono stata docente di inglese in Italia e di italiano in Iran, Finlandia, Egitto, dove ho curato mostre e attività culturali. Ora insegno italiano alle persone migranti, collaboro con diverse riviste in Italia e all’estero e faccio parte di Dariah-Women Writers in History. Mi piace viaggiare, leggere, scrivere, camminare, ballare, coltivare amicizie e piante.
