Editoriale. Le storie delle donne

Carissime lettrici e carissimi lettori,
c’era una volta una giovane donna che amava la libertà. È capitato che quella giovane donna per un anno intero sia stata lontana dall’Italia. Era in carcere. In un’altra terra e con accuse gravi. Questo è accaduto l’11 febbraio 2023, praticamente un anno fa. Di lei non si è saputo niente, o quasi. Come se non ci fosse stata, come se non le fosse accaduto nulla, lontana da casa, in un carcere, che lei ha descritto, in una lettera alla famiglia, tremendo, pieno di topi, di insetti, dove era e, forse è, maltrattata, certamente non l’unica.
Oggi, dopo così tanto tempo, dopo un anno di quasi silenzio, all’improvviso sono arrivate le telecamere in un tribunale e tutte e tutti abbiamo visto una realtà che, però, già c’era stata. Abbiamo visto manette, ma anche catene: una ragazza incatenata e trascinata al guinzaglio, con una colpa ancora non provata. Un trattamento brutto, orrendo, contro il rispetto, contro l’umanità.
Ilaria Salis è la protagonista di questa terribile storia. Ha trentanove anni, e in Italia, a Monza, città dove è nata, fa la maestra elementare. Convinta delle sue idee, Ilaria, a febbraio di un anno fa, era partita, con altri amici e amiche, per Budapest, nell’Ungheria di Orbán, per partecipare a una contromanifestazione con il fine di contestare quello che, dagli anni ’90, si organizza, senza nessun impedimento, per “ricordare” il Giorno dell’onore. Una brutta manifestazione che riunisce a Budapest annualmente, a febbraio, i nostalgici di Hitler che festeggiano, così, la lunga resistenza all’assedio dell’Armata rossa.
Durante la manifestazione dell’anno scorso alcuni neonazisti vengono picchiati: le ferite risultano lievi (la prognosi è di 5 e 8 giorni!) e non fanno neppure denuncia. Il volto di chi li manganella non si mostra.
Ilaria Salis viene arrestata e accusata di un grave reato, rischiando una pena fino a 16 anni, insieme a un altro italiano, Gabriele Marchesi. Gli ungheresi la accusano di “lesioni pluriaggravate” una condanna ben più pesante rispetto a quanto prevederebbe il codice italiano, per lesioni, appunto, “guarite in 5 e in 8 giorni”. Il carcere per Ilaria è duro. Solo ora si sa che le autorità italiane hanno fatto fatica a portarle un cambio di vestiti e biancheria. Le mancano persino gli assorbenti. L’ambasciata italiana comunica, seppure in maniera sporadica, con la famiglia Salis, ma oggi il governo italiano dice di non averne mai saputo nulla. Questo sorprende ancora di più. Ci si stupisce poi tanto che un ministro della Repubblica dica di non poter commentare con la giustificazione, a chi gli chiede un’opinione sulle immagini venute dal processo, di non aver visto nulla!

Un mondo davvero “alla rovescia”, ha osservato il sindaco di Firenze Nardella, riguardo anche a certe posizioni politiche su Ilaria Salis. E ha aggiunto, in un’intervista, che, se un giorno Salis fosse costretta a non poter più insegnare (come una parte politica vuole n.d.r.), sarebbe davvero grave, «visto che un Generale dell’esercito italiano rimane al suo posto dopo aver scritto, seppure da privato cittadino, un libro non costantemente in linea con la legge, perché ciò che fa l’uomo privato è separato da quello pubblico/lavorativo». Ma queste sono opinioni (per noi condivisibilissime).
Noi sappiamo solo che il Governo nostrano non può ignorare che una sua cittadina venga degradata in quel modo in un’aula di tribunale. C’è chi ha parlato di casi simili in Italia. Ma a parte la crudeltà, voluta, dell’evidenziare le manette messe a Enzo Tortora, in quel triste giorno di giugno di quaranta anni fa, al momento dell’arresto, che rimarrà sempre come una vergogna per il nostro Paese, abbiamo visto altri arresti, di colpevoli di ben altri crimini, “accompagnati” nelle camionette della polizia che li arrestava e persino protetti dall’ira popolare. Questo è successo per la cattura di tanti mafiosi.
C’è stato anche chi ha ricordato l’ingiustizia perpetrata a un uomo, Beniamino Zuccheddu, risultato poi innocente, condannato a 33 anni di carcere: metà della sua vita. O chi sottolinea la condizione pessima, di sovraffollamento delle carceri, su cui dobbiamo ritornare, dall’inizio dell’anno (dunque un mese appena) per cui, seppure non solo per questa causa, si sono suicidate già 13 persone. Sono degli elementi gravi, dei quali i media devono interessarsi con forza. Ma come fare a sminuire, con questi esempi, la situazione della giovane donna in attesa di giudizio, maltrattata in un carcere straniero? Non si può far finta di niente. E si spera nella possibilità degli arresti domiciliari in Italia.

Le storie al femminile sono troppo spesso amare, come disparità di genere. Così può capitare che, durante una manifestazione importante, nella giornata inaugurale di Pesaro Capitale della Cultura 2024, cui partecipa anche il Presidente della Repubblica Mattarella, l’Orchestra femminile Olimpia, schierata sul palcoscenico della Vitrifrigo Arena di Pesaro, sia colpita da più di una battuta sessista dal presentatore, Paolo Bonolis, che si mostra volgarmente eccitato da questa notevole presenza femminile e non estraneo a questo tipo di linguaggio. La loro direttrice (e fondatrice) Francesca Perrotta è lì per fare musica, e Bonolis invece di chiamarla direttrice (o direttora, se si preferisce) le chiede con becera ironia se è “signora” o “signorina”! Ma il presentatore “va fuori spartito” e notando in fondo all’orchestra una percussionista, esterna, senza battere ciglio: «Complimenti a quella signorina lì in fondo, molto sexy»: è il trionfo del più volgare maschilismo. 

Altra storia, anche questa amara, sempre riguardante un pessimo maschilismo: «Le ragazze non si iscrivono in massa a ingegneria mineraria per una legge naturale che le spinge a preferire l’ostetricia». A dirlo Simone Pillon, anche lui conosciutissimo per le sue idee antifemministe. Lo fa in risposta a una giornalista (è accaduto il 27 gennaio) perché ancora irato con l’Università di Bari che, per incentivare le studentesse a iscriversi alle facoltà scientifiche, nel 2022 aveva ridotto loro le tasse.
Quando la giornalista gli ha chiesto se non avesse cambiato idea, Pillon ha risposto: «È naturale e confermato dalle statistiche che i maschi siano più portati per le discipline tecniche, tipo ingegneria mineraria, mentre le femmine abbiano una maggiore propensione per le materie legate all’accudimento, come l’ostetricia». Un vero campione della disparità di genere. Insomma per lui ci sono professioni e mestieri votati e più adatti o alle femmine o ai maschi da presunte leggi naturali. Non sa Pillon la storia di tante donne che hanno studiato e hanno praticato le professioni di avvocata, di ingegnera da oltre cento anni? Ma forse per l’ex senatore sono mere eccezioni?! O anche lui, come il succitato ministro, prima o poi dovrà ammettere la sua ignoranza.
Altra bruttura degli ultimi giorni l’osservazione fatta dal ministro ormai noto per le sue imbarazzanti uscite: giornalisti e giornaliste tacciate come borghesi cresciute a champagne e non accorte del letame intorno. Lo sguardo, bieco, verso la stampa mostrato ultimamente mette davvero pensiero sulla libertà del paese tutto!
Lontano da un qualsiasi appoggio a questa stramba e offensiva osservazione dobbiamo notare, purtroppo, un punto negativo da parte di alcuni organi di informazione. Un titolo del Tg1 della Rai unisce la situazione pensionistica degli anziani/e e un eventuale aumento delle pensioni alle date delle elezioni europee (una mossa propagandistica?): «È propaganda fatta nella forma più becera, sulla pelle degli anziani — è stato detto — con un richiamo ironico a certa tv da televendite alla Wanna Marchi» (Elly Schlein).
Poi la vergognosa pubblicazione su alcuni media del volto della mamma che sta lasciando davanti al Pronto Soccorso il proprio figlio. Le riprese venivano dalle telecamere di strada, ad Aprilia, dove è accaduto l’”abbandono”, ma dovevano essere usate solo esclusivamente dagli inquirenti. Qui non c’entra la libertà, ma è solo accanito gossip fuori legge.

Volevo leggere con voi una poesia di una donna. Mi è venuta incontro Sylvia Plath, la poeta americana, nata a Boston nel 1932 e morta suicida in un triste appartamento della periferia inglese mel 1963, ad appena 31 anni. Di lei, femminista estrema e visionaria, Teresa Campi in un articolo scrisse: «Fu quasi per caso che lessi le prime righe di una sua poesia I Tulipani, in una raccolta antologica di poesie contemporanee. Mi colpì subito la lucidità con cui questa giovane donna esprimeva il dramma della esistenza come chi è consapevole della propria follia e la vive fino in fondo, opponendola ad un mondo di falso moralismo e salute mentale. La Plath diceva di guardare la realtà come attraverso le lenti deformanti di una campana di vetro. Era proprio questa campana di vetro, calcata violentemente sulla sua testa, dentro cui si sentiva soffocare, ma anche difesa dall’urto fisico con il mondo, il simbolo di un malessere più generale, rintracciabile sotto la leggera pellicola di un mondo tutto volto al positivo e al benessere sociale. Questa esperienza di negatività assoluta trovò in lei una particolare sintesi espressiva: prese sé stessa come campo di indagine inoltrandosi in un vissuto di sconforto, di desiderio di passività assoluta, di staticità emotiva come chi definitivamente depone le armi e trova nella morte una inevitabile parentela. Continuando a leggere, sentivo che questo mondo aveva a che fare con un’area inespressa della mia realtà, mi coinvolgeva: in realtà mi faceva anche paura».

I Tulipani

I Tulipani sono troppo eccitabili, è inverno qui.
Guarda come tutto è bianco, calmo,
sopraffatto di neve.
Mi apro alla quiete, giacendo
da sola calma.
Come la luce giace su queste bianche
mura, questo letto, queste mani.
Non sono nessuno, non ho niente
a che fare con le esplosioni.
Ho consegnato il mio nome
e vestiti alle infermiere.
La mia storia all’anestesista,
il mio corpo ai chirurghi.

Buona lettura a tutte e a tutti.

Sono tante le storie femminili raccontate in questo primo numero di febbraio. Cominciamo con le donne che si sono distinte in campo musicale: Isabella Leonarda, la compositrice presentata da Calendaria 2024 e Gertrude ‘Ma’ Rainey. La madre del blues, la “Signora dall’ugola d’oro”, che incantava ed elettrizzava il pubblico con la sua maestosa vocalità.
Dalla musica alla matematica il passo è breve, tenuto conto del legame indissolubile, scoperto fin dall’antichità, che le unisce: Karen Keskulla Uhlenbck. Una eccellente e accattivante matematica, una vera e propria mentore degli studi in questa disciplina,è la prima vincitrice, nel 2019, del prestigioso Premio Abel. I rapporti con la matematica e le altre scienze o arti non finiscono qui. Da quando quella neoclassica si è affermata come “La” economia, numeri, grafici e statistiche sono entrati a pieno titolo in questa scienza. Per “Credito alle donne” incontreremo Claudia Goldin, l’economista detective, vincitrice del Premio Nobel nel 2023.
Passando dalla triste scienza al teatro l’autrice del Ritratto di una grande attrice risorgimentale, oggi dimenticata: Carlotta Marchionni riuscirà a dare finalmente un po’ di luce a questa interessante figura d’artista. Anche Il gennaio di Toponomastica femminile, in occasione della ricognizione degli eventi della nostra associazione in diverse parti d’Italia ci farà incontrare una donna coraggiosa e poco conosciuta: Manuela León, indigena e rivoluzionaria ecuadoregna. Dall’Ecuador ci spostiamo in Salvador, dove incontreremo Julita, la bambina che conservava i colori nella propria memoria, un’altra storia indimenticabile da una parte di mondo che stiamo imparando a conoscere. Approfondiamo poi un incontro molto stimolante che si è svolto a Roma, con Protagoniste eccellenti, la relazione che ne riferisce gli interventi sul linguaggio di genere, l’empowerment femminile, l’importanza dell’odonomastica e l’impegno per la pace.

Torniamo al laboratorio “Flash-back”. Questa volta è la nostra collaboratrice Laura Coci, esperta di fantascienza al femminile, a raccontarsi in Chierichette.

La serie “Altraverso” ci porta a Eleusi, un mistero europeo con Marita Skandali: un bel tuffo nel passato dell’adolescenza per chi ha avuto il piacere di studiare il greco antico e la sorpresa per tutte e tutti di scoprire il significato della parola “eleusi.

Tutt’altro sguardo e tutt’altra logica, maschile e militare, con cui però è indispensabile confrontarsi, troviamo in Economia di guerra nell’area dell’Asia Pacifico. Parte seconda.
La recensione di questa settimana, sul libro Lettera di una madre afrodiscendente alla scuola italiana, ci regala un punto di vista con cui allargare il nostro sguardo nell’articolo, denso e profondo, Una scuola decoloniale e antirazzista è possibile. Ancora del mondo scolastico e del bello che vi si trova si scrive, per la Sezione “Juvenilia”, in Voci dalle scuole, presentando due lavori che hanno partecipato al nostro X Concorso “Sulle vie della parità” ottenendo un primo premio ex aequo.
Chiudiamo con una nota gustosa e salutare, per la nostra serie “La cucina vegana”: Chili di zucca, un’alternativa dolce e creativa al Chili di carne.
SM

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Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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