Voci dalle scuole

In questa presentazione dei lavori migliori e premiati nella X edizione del Concorso Sulle vie della parità (si possono leggere qui tutti quelli illustrati finora nella rubrica Percorsi), accorpiamo due progetti diversi tra loro per tematiche e provenienza, ma accomunati dall’aver avuto un primo premio ex aequo. Si tratta dell’Istituto tecnico statale “Francesco Viganò” di Merate, in provincia di Lecco, e dell’Iis “Leon Battista Alberti” di Cagliari

Il titolo del lavoro della classe 5D Rim di Merate è Ascolta la mia voce ed ha partecipato per la Sezione C3 – Percorsi di vita, di lavoro, di memoria – Ambito 2: Canone letterario femminile.  
Leggendo la dettagliata relazione inviata dalla docente referente prof. a Wiolen Orio – con i luoghi e le fasi dell’attività, la descrizione del lavoro, gli obiettivi raggiunti, la proposta di intitolazione e le azioni successive previste – scopriamo che il progetto nasce da un interesse coltivato all’interno di un’esperienza didattica ed educativa elaborata e sviluppata in classe. La ricerca, partita all’interno della poesia del Novecento, è scaturita dalla constatazione di un’assenza oggettiva e materiale, nei manuali scolastici, di autrici femminili: infatti il libro di testo adottato, di letteratura italiana, di recente edizione (2019), su un totale di 33 autori, presenta e analizza 31 scrittori uomini e solo 2 donne. 
L’amara riflessione fatta in classe è approdata alla consapevolezza di una enorme e ingiustificata assenza di autrici non dalla realtà letteraria, bensì dalla letteratura comunicata e studiata nelle scuole italiane, che tuttalpiù presenta le donne come narrate e non narranti. È stato poi rilevato come l’accesso e l’affermazione femminile in un genere alto e codificato come quello della lirica sia stato difficile, in particolar modo in Italia. Tramite un esame della presenza di voci femminili in alcune antologie del Novecento, sono emersi utili elementi di riflessione per capire, discutere e analizzare in classe i fenomeni che contribuiscono a creare l’attuale contesto culturale. Gli studenti e le studenti hanno sottolineato come tanti atteggiamenti stereotipati, discriminatori, violenti, presenti in tutti i livelli della nostra società, siano strettamente legati agli aspetti culturali più profondi che vengono veicolati all’interno delle nostre scuole, sin dalla primissima infanzia. Tali stereotipi contribuiscono alla formazione e alla sedimentazione di un determinato pensiero che tende a considerare ancora oggi le donne in modo discriminante, e di come tali pregiudizi si ripercuotano poi nel modo di pensare e di agire della nostra società. 
La classe ha, quindi, voluto ricercare come alcune delle maggiori poete italiane si siano fatte carico di indagare la condizione femminile, e se ne abbiano (e come) espresso la diversità. Il progetto è dunque entrato a pieno titolo all’interno del programma scolastico di letteratura italiana, stimolando dapprima spunti di riflessione, che sono poi maturati in un proponimento più ampio, volto alla conoscenza di alcune poete del Novecento. I singoli gruppi hanno quindi elaborato un approfondimento multimediale per analizzare le esperienze delle autrici scelte: Antonia Pozzi, Amelia Rosselli, Alda Merini, Jolanda Insana, Patrizia Cavalli, Patrizia Valduga.  

Gli argomenti sono stati sviluppati come guida di presentazione e studio degli aspetti più importanti di ogni singola poeta, con l’intento di voler colmare materialmente il vuoto che il testo scolastico ha in merito.  
È emersa, poi, in fase finale, un’esigenza, un monito da parte di studenti attenti e attente, sulla necessità impellente che l’equità di “spazi” in generale, e nello specifico, anche letterari, possa e debba porre le basi di un urgente e necessario superamento del pressoché totale e silente dominio di autori maschili nella letteratura scolastica in generale. 
L’obiettivo non si è, quindi, focalizzato soltanto sulla intitolazione di un luogo pubblico, ma si è indirizzato anche alla richiesta di un concreto cambiamento, una ripercussione pratica nei libri di testo scolastici, che spesso presentano solo nei titoli maggiori presenze femminili mentre poi in realtà non si concretizzano. È stato dunque deciso, come ultimo atto concreto dell’esperienza, di inviare una richiesta formale all’editore, in merito al volume in adozione alla classe, per richiedere un impegno fattuale e non solo nei titoli, di un radicale cambiamento che preveda la presenza di poete e scrittrici all’interno di questo e di altri volumi scolastici.  
La constatazione amara e finale di tutte e tutti gli studenti della classe ha esteso il campo di riflessione all’ambito sociale, politico e istituzionale: sono stati riprodotti nei secoli, e si ripropongono tutt’oggi, gli stessi meccanismi stereotipati di genere che sono attualmente presenti e consolidati in tutti i livelli della società, delle istituzioni, del lavoro e dei mezzi di comunicazione. 
Questa la motivazione del premio: «Il lavoro mostra un’ottima capacità di allieve e allievi di ideare, pianificare e organizzare testi e contenuti inediti in modo coerente con i criteri stabiliti nel bando. Saper Ascoltare la voce a volte straziante delle donne. L’ampia ricerca via via selezionata delle poete che superano il silenzio per raccontarsi da protagoniste, l’esposizione chiara e organica delle loro biografie, con l’uso puntuale di un linguaggio rispettoso della differenza di genere, testimoniano la partecipazione intensa sia del gruppo classe che della docente nel condurre con professionalità, rigore intellettuale, empatia e successo tutto l’iter del progetto-ricerca e anche nella stesura argomentata, appassionata e approfondita della proposta avanzata a un editore. Un lavoro da diffondere: esso ci svela, con delicatezza e rispetto, l’anima profonda dell’universo donna». 

L’Iis Alberti di Cagliari ha svolto un lavoro ricco e completo su Donne e assistenza sociosanitaria a Cagliari e hinterland, partecipando a lla Sezione C3 – Ambito 3 – Giornalismo d’inchiesta. La classe IV AL a indirizzo linguistico (con il supporto e il contributo di due studenti volontarie della V AL per le attività di documentazione storica) è stata guidata dalla docente di Storia e Filosofia Silvia Conti come referente. Il progetto è stato accolto favorevolmente dal CdC e cinque docenti hanno supportato nella realizzazione dell’inchiesta e con attività di approfondimento tematico: Silvia Gentili d’Inglese, Maria Cristina Melis di Spagnolo, Antonio Deplano di Storia dell’arte e Daniele Desogus di Scienze motorie. 
Dalla scheda-docente inviata, apprendiamo che l’attività si è svolta nell’ambito del più ampio Pcto d’Istituto Incontri “Sulle vie della parità”, inserito nel Ptof e nella programmazione di Educazione civica dei CdC aderenti. Il gruppo docenti ha mirato a rafforzare la sensibilità per la toponomastica femminile e a creare le basi perché la classe riuscisse a orientarsi nel giornalismo d’inchiesta e nei temi del gender gap, dell’approccio biografico e dell’apporto femminile nella storia dell’assistenza sociale e sanitaria. 
L’idea guida è nata da una criticità all’avvio dei lavori: prima di valorizzare una donna c’era da scoprire una donna da valorizzare. Da qui l’inchiesta: capire se l’incapacità di nominare anche una sola donna da parte della classe fosse indice di una lacuna nella memoria storica della comunità locale. È presto emersa anche la scarsa conoscenza dei consultori familiari, citati nelle conversazioni iniziali dai e dalle docenti quale frutto dell’impegno di tante donne mobilitatesi per la loro apertura.  
Come conciliare, in un’unica inchiesta, le due tematiche: valorizzazione dell’operato di una donna del passato e approfondimento del rapporto attuale della cittadinanza con i consultori? Nel gruppo docenti si è presto fatta strada l’idea di favorire, attraverso il concorso di Toponomastica femminile, il contatto dei e delle giovani con i servizi socio-sanitari di base. 
Nell’indagine la classe ha seguito più vie: questionario anonimo per l’intera scuola, interviste in famiglia e con il personale dei consultori. I lavori di gruppo, svolti nelle ore di ed. civica e a distanza, con ruoli e compiti assegnati per autocandidatura, si sono incentrati su: elaborazione dei quesiti, analisi dei dati raccolti, gestione delle pratiche (istanza di intitolazione, autorizzazioni per questionario scolastico e interviste) e produzione dei materiali per la diffusione dei risultati dell’inchiesta su più media: podcast, newsletter e video sono i risultati finali: 
Podcast Episodio 1
Podcast Episodio 2
Video Donne e assistenza sociosanitaria

La richiesta dell’intitolazione di un luogo a Paola Satta e la scelta di quello più idoneo per restituirla alla memoria della città sono stati scelti per votazione tra le proposte emerse al termine dei sopralluoghi e degli approfondimenti biografici. Paola Satta (1877-1973) è stata scelta come simbolo, sotto vari profili, dell’impegno femminile nella cura: da un lato è simbolo del percorso delle donne per inserirsi nei ruoli della sanità prima riservati agli uomini, in quanto prima laureata sarda e a più riprese, anche se per breve tempo, assistente universitaria in diversi istituti della Facoltà di Medicina di Cagliari; dall’altro è stata figura rilevante, a livello locale, per la sua azione pioneristica nella creazione di gruppi femminili di assistenza sociale, sanitaria e per la promozione dei diritti delle donne. 
Per supportare la classe nel lavoro, si sono tenuti incontri con figure esperte. La referente sarda di Tf, Agnese Onnis, ha discusso con tutte le classi del rapporto tra memoria, identità e toponomastica e del ruolo di scuola e associazionismo nella riduzione del gender gap. Una giornalista, Simona De Francisci, condirettrice del Tg dell’emittente locale Videolina, e una dirigente sanitaria, Silvana Tilocca, direttrice del Dip. di prevenzione della Azienda sanitaria di Cagliari, hanno coinvolto la IV AL nella simulazione del lavoro di redazione per il giornalismo di inchiesta e nell’attività quotidiana di chi, a Cagliari, si occupa di assistenza sanitaria, e di cura, a tutte le persone, e in particolare a migranti, senzatetto, vittime della prostituzione.  
L’ultimo incontro ha visto ospiti due alunne di quinta, che hanno condiviso i risultati dei loro studi storici, presentando un approfondimento sulla figura di Paola Satta e un excursus sulle battaglie femminili nel ’900, con attenzione a quelle che, negli anni ’70, hanno accompagnato la nascita dei consultori. 

Questo il giudizio della giuria per il primo premio ex aequo ricevuto dall’istituto Alberti di Cagliari: « Il lavoro mostra la capacità di allieve e allievi di ideare, pianificare e organizzare i contenuti della ricerca empirica, utilizzata nel giornalismo d’inchiesta, e di saper interpretare non solo i risultati del sondaggio, ma di saper usare, mediante un approccio biografico, l’apporto femminile nella storia dell’assistenza sanitaria, per intercettare esigenze di memoria storica e riscoprire il valore della cura e dell’inclusione all’interno della comunità di appartenenza. La relazione docente risulta eccellente: molto bene articolata ed esaustiva del percorso didattico – culturale e normativo seguito e delle puntuali richieste di intitolazioni. Da apprezzare l’accuratezza dei rapporti istituzionali e dell’estensione territoriale. Si evidenzia competenza e professionalità. Pertanto, il lavoro prodotto, rispecchiante una situazione formativa, in cui allieve e allievi adottano comportamenti autonomi e consequenziali di cittadinanza attiva, valido per originalità, rispetto delle consegne, linguaggio della differenza di genere e ricchezza di documentazione, è dalla Commissione valutato eccellente». 

In copertina: particolare dal libro di Amelia Rosselli La libellula

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia e scienze umane, e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.

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