Il 29 gennaio si è tenuta presso l’Università di Tor Vergata l’inaugurazione della targa dedicata alla sociologa Elena Gianini Belotti, autrice del famoso saggio Dalla parte delle bambine, nonché una delle più importanti intellettuali italiane, situata presso il Centro antiviolenza. A presenziare c’erano anche alcune/i discendenti della professoressa Belotti, tra cui Barbara, socia e collaboratrice di Toponomastica femminile.
La scelta di istituire un Centro antiviolenza (Cav) all’interno dell’università può essere vista come curiosa e anacronistica, ma non è così, come è stato ben spiegato nella successiva conferenza Centro antiviolenza “Elena Gianini Belotti”: ruolo strategico e impatto nel contesto universitario di Tor Vergata; avere un luogo di ascolto in cui poter trovare un rifugio presso un’istituzione della cultura ― come un polo universitario ― manda un messaggio forte alla comunità, soprattutto in una zona complessa come quella del Municipio VI, comprendente alcuni dei quartieri più critici della capitale. Ha introdotto i lavori il Magnifico Rettore di Tor Vergata Nathan Levialdi Ghiron; erano inoltre presenti Barbara Martini, delegata alle Pari Opportunità e Inclusione; Virginia Tancredi, presidente del Cug (Comitato Unico di Garanzia); Civita di Russo, vicecapa di Gabinetto vicaria della Regione Lazio; Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donna; Raffaella Passoni, responsabile del Cav; Giorgio Ciardi, commissario straordinario di Disco Lazio; e infine Nicola Franco, presidente del VI Municipio.
Il primo a prendere la parola è il rettore Ghiron. Il disagio sociale ed economico, afferma, è un problema ormai diffuso e una iniziativa come l’apertura di un Cav all’interno di una università è un’azione fondamentale per contrastarlo, agendo come fonte di conforto e ascolto; in tal modo si innesta nel tessuto sociale quella attività di sensibilizzazione e sviluppo della consapevolezza che consentirà nel lungo periodo di superare la matrice culturale di atteggiamenti distorti e pregiudizi. È stata la Regione Lazio a proporre il progetto dell’apertura del Cav, iniziativa che Tor Vergata ha accolto con entusiasmo. L’essere all’interno di una facoltà universitaria aiuta a superare riluttanze e timidezze per quella specifica tipologia di persone che non si recherebbe in altri posti come le caserme. Le/gli studenti si rivolgono regolarmente al Cav anche solo per ottenere informazioni o aumentare la loro presa di coscienza, segno che il problema è sentito e che il Cav è da loro considerato un luogo sicuro dove potersi esprimere liberamente. Il centro è attivo da poco più di un anno e ha potuto svolgere la sua attività grazie al sostegno di figure professionali fornite dalla Regione, il cui contributo è spesso fondamentale per il successo di queste iniziative.

Prende poi la parola Barbara Martini. L’università è un ecosistema composto da diverse figure professionali e da società di servizi, da quella di pulizie a quella della ristorazione. L’occupazione in tali settori è in maggioranza femminile, ricorda, e usufruire di un Cav all’interno del luogo di lavoro rappresenta una grossa differenza dall’averlo semplicemente sul proprio territorio. I risultati di Tor Vergata sono stati ottimi: oltre ad avere una donna come direttrice generale, ci sono molteplici progetti per diffondere la cultura di genere e della parità per il personale tecnico-amministrativo e bibliotecario, dove saranno inserite anche le operatrici del centro antiviolenza, così che a tutti i livelli si possa imparare ad apprezzare la parità di genere e a riconoscere prontamente quella cultura della violenza che si esprime non solo con le percosse, ma pure con atteggiamenti più subdoli come la vessazione economica e i ricatti morali, che servono a minare la libertà. Questi percorsi sono rivolti anche al corpo studentesco, aiutando gli uomini ad essere più in sintonia con le loro emozioni, e le donne a riconoscere tutte le forme di violenza. Tor Vergata è stata la prima università a creare un bilancio ad hoc in questo campo; adesivi col numero 1522 sono stati infatti diffusi in tutto il campus. È presente inoltre un comitato unico di garanzia che predispone piani propositivi per l’uguaglianza di genere. L’obiettivo è di diffondere la cultura a tutto tondo, e il contesto universitario concepito come ecosistema è un modo molto efficace per raggiungere questi obiettivi.

Interviene quindi Virginia Tancredi. L’importanza di avere un Cav in un luogo di formazione è un elemento di enorme aiuto per l’educazione. Si ha la sensazione che i maltrattamenti si stiano moltiplicando, soprattutto all’interno delle famiglie e in particolare quando c’è una barriera culturale che scoraggia le donne dallo studiare, figurarsi denunciare; una barriera che solo la cultura può abbattere. Una necessità molto sentita anche dal corpo studentesco: poco tempo fa i/le tirocinanti della facoltà di medicina, che quotidianamente vedono situazioni drammatiche all’interno del Pronto soccorso, hanno chiesto al Cav di fare proprio delle lezioni sulla violenza di genere. Prima del centro era lo sportello di ascolto del Cug a raccogliere questo genere di segnalazioni, trovandosi spesso impreparato ad affrontarle. Oggi la rete nazionale dei Cug sta preparando delle nuove linee guida per affrontare il fenomeno della violenza sulle donne.
Prende poi la parola la dottoressa Civita Di Russo, che porta i saluti istituzionali del Presidente della Regione Francesco Rocca, che non ha potuto presenziare a causa di altri impegni. La Regione Lazio, terza in Italia per numero di femminicidi, rinnova il suo impegno in aiuto alle donne con un investimento di 1 milione di euro, che si va ad aggiungere ai 2 milioni degli anni scorsi. L’obiettivo è far sentire la presenza delle istituzioni regionali alle donne, far loro capire che non sono sole e che si può cambiare rotta. I Cav sono uno strumento importante ma quello che è fondamentale è modificare la mentalità: viviamo in una società dove gli effetti del sistema patriarcale sono ancora molto sentiti – si pensi alla fatica per far passare alcuni reati da contro la morale a contro la persona, come lo stupro e l’omicidio d’onore. Questi temi sono ben attuali ed è compito di ognuno e ognuna di noi, al di là delle istituzioni, sforzarsi per abbattere pregiudizi che ancora ci portano a usare due pesi e due misure nei confronti di uomini e donne. I Cav danno una speranza e la Regione vuole continuare a supportarli per stare accanto alle donne.
È ora la volta di Elisa Ercoli. Far funzionare un Cav richiede una molteplicità di attori che devono gestire assieme un processo complesso, che inizia con i finanziamenti e finisce con l’aiuto concreto alle vittime. I risultati, per quanto visibili, raccontano una situazione drammatica. I Cav dentro le università sono una strategia: la convenzione Oil 190, che l’Italia ha ratificato nel 2021, rende chiaro che la violenza e le molestie non sono solo un problema all’interno delle famiglie, ma anche fuori di casa, nel luogo di lavoro; è qui che l’azione dei Cav e dei progetti è di maggiore efficacia. I casi di femminicidio dell’estate del 2023, afferma, rendono più che mai imperativo riconoscere la violenza maschile sulle donne come violazione dei diritti umani e pretendere un cambiamento culturale.
Prende poi la parola la dottoressa Fassoni, responsabile del Centro antiviolenza “Elena Gianini Belotti”. I dati raccolti nell’anno di attività sono preoccupanti. Il Municipio VI è un luogo complesso in cui operare, vasto e densamente popolato, carente di spazi comuni e di collegamenti col centro città, con elevati numeri di disoccupazione e di abbandono scolastico, che di frequente è stato oggetto della cronaca nazionale. I numeri relativi alla violenza sulle donne sono tra i più alti di Roma: il Cav apre nel febbraio del 2023 e offre servizi che aiutano le donne ad allontanarsi dalla loro tragica situazione a partire da quando si rivolgono ai centri al supporto psicologico, passando per aiuti legali specializzati in violenza di genere anche in contesti culturali differenti da quello italiano e l’orientamento al lavoro per il raggiungimento dell’indipendenza economica. Dal 1° febbraio 2023 al 2 gennaio 2024 il centro ha accolto 122 donne, di cui 87 esterne all’ateneo e 35 provenienti dal contesto accademico, di quest’ultime il 46% ha conosciuto il Cav attraverso la pubblicizzazione sui social e nel volantinaggio, fatto sia in italiano che in inglese; il 17% si è rivolto al Cav su pressione della cerchia familiare e amicale, con un incremento netto a seguito dell’uccisione di Giulia Cecchettin. Le esterne all’ateneo hanno conosciuto il Cav grazie al numero nazionale 1522, gestito da Differenza donna dal giugno del 2020, o su suggerimento delle/gli addetti al Pronto soccorso e delle forze dell’ordine. Delle studenti che si sono rivolte al Cav, 23 sono italiane e 12 straniere, soprattutto iraniane. La fascia di età è giovane, si tratta infatti di donne tra i 19 e i 40 anni; le giovanissime, grazie alla sensibilizzazione mediatica, riconoscono prima i segni della violenza e chiedono aiuto appena possono, al contrario del passato. È stato rilevato inoltre che i giovani uomini tendono ad essere fisicamente violenti molto precocemente nella relazione rispetto a prima, e sono soprattutto conoscenti della vittima, specie nei casi di stupro. La forma di violenza più diffusa è il maltrattamento, nel 13% dei casi si è rivelata anche violenza sessuale. Il lavoro di rete è stato fondamentale: il Cav da solo può fare poco, deve dunque lavorare in sinergia con le altre entità del territorio come gli ospedali, i consultori, le caserme e i luoghi istituzionali; l’università e i suoi servizi si sono subito resi disponibili ad aiutare, così come le/i rappresentanti delle associazioni studentesche e i collettivi femministi. Si è notata una grande attenzione da parte del corpo studentesco, specie dopo l’omicidio di Giulia Cecchettin: sono stati loro i primi e le prime a chiedere al Cav dei seminari e delle conferenze di approfondimento. Le donne che si rivolgono al Cav sono accompagnate in ogni passo, un aiuto reso più facile ora che l’emergenza Covid è terminata. Belotti, di cui il centro di Tor Vergata porta il nome, fu una grande protagonista del femminismo italiano, tra le prime a rilevare il sessismo all’interno dei metodi educativi e il modo in cui i condizionamenti sociali influivano sulla vita delle donne fin dalla più tenera età. Il Cav all’interno di un contesto accademico è un’arma importante per combattere pregiudizi e violenza, una lotta che avviene su più di un fronte e in cui l’esperienza dei Cav si rivela preziosa proprio in luoghi come le università, che sono i primi dove si deve diffondere una cultura dell’uguaglianza. Ciò permetterà agli studenti e alle studenti di oggi di portare nelle loro future professioni una reale consapevolezza di parità di genere.
Sull’importanza della rete si esprime anche Disco Lazio, rappresentata da Giorgio Ciardi. I dati su questi temi denotano un aumento dei reati di violenza psicologica e fisica nei confronti delle donne, non soltanto in zone difficili come il Municipio VI: il problema, che attraversa i quartieri e le attività sociali, è principalmente di carattere culturale. Gli sportelli e i presìdi sul territorio possono essere punti di riferimento già da prima che la violenza diventi cruenta, possono essere utili ai soggetti più fragili per far loro percepire un rafforzamento della loro personalità e per permettere loro di contrastare le vessazioni. La violenza di genere ha tante sfaccettature, e i Cav sono avamposti di legalità e di valori culturali, poiché devono saper diffondere un approccio diverso nei confronti della persona. Le normative sono a volte stringenti, ma non si deve arrivare alla repressione: il ragionamento deve partire a monte, dall’educazione, tenendo conto di una multiculturalità che si è sviluppata negli ultimi anni, culture che hanno una reazione diversa nei confronti della violenza sulle donne. Disco Lazio ha in programma di aprire altri Cav nelle altre università della Capitale, e Ciardi è convinto che lo sforzo di tutti porterà a un cambiamento significativo.

Prende infine la parola Nicola Franco. Il Municipio VI è un territorio molto vulnerabile, come si è detto, con importanti criticità socio-economiche, e l’unico che, a causa di una serie di problemi burocratici e finanziari, non ha un proprio Cav – il supporto di Cav indipendenti è quindi fondamentale. Non è un mistero che il contesto di questa zona sia particolarmente difficile: il Municipio VI è il più giovane anagraficamente della capitale, ma numeri e statistiche rivelano una situazione preoccupante come il più alto tasso di abbandono scolastico. L’università, con il suo Cav, dimostra ancora una volta l’aiuto che sta dando alla popolazione locale. Nel 2023 si sono registrate 103 denunce da parte di donne vittime di violenza, un aumento rispetto alle 42 del 2022. Anche qui viene sottolineata l’importanza della rete, sebbene risulti difficile istallarne in un Municipio con numerose comunità straniere, le più numerose di Roma: bisogna arrivare a giovani che abbandonano la scuola e non dispongono di luoghi di aggregazione, e a gruppi multietnici tendenzialmente chiusi in sé stessi. Per poter arrivare a tutte e a tutti si sono prese varie iniziative, come i tavoli interreligiosi ― il Municipio VI è l’unico che li fa regolarmente ― o la creazione di programmi radio nelle lingue di queste comunità, in cui vengono diffusi anche messaggi che invitano a rivolgersi ai Cav in caso di necessità. È importante entrare in queste realtà sociali per poterne intercettare le criticità. L’università è un’eccellenza che può e deve aiutare una zona difficile: il Municipio si impegna ad aprire più sportelli di ascolto e dimostra tanta voglia di fare.
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Articolo di Maria Chiara Pulcini

Ha vissuto la maggior parte dei suoi primi anni fuori dall’Italia, entrando in contatto con culture diverse. Consegue la laurea triennale in Scienze storiche del territorio e della cooperazione internazionale e la laurea magistrale in Storia e società, presso l’Università degli Studi Roma Tre. Si è specializzata in Relazioni internazionali e studi di genere. Attualmente frequenta il Master in Comunicazione storica.
