Scrivimi sempre

«Signorina cara, sopporti tutto finché ha la libertà!» scrive nel 1944 la quattordicenne veneziana Tina Bassani alla sua insegnante di pianoforte. È prigioniera a Fossoli, con i genitori e il fratello Franco. La sua vita trascorre in un tempo sospeso, in una dimensione che le è estranea e che la sta portando verso un futuro ignoto e inimmaginabile. Il passato le ha regalato anni sereni in famiglia, a scuola, in Conservatorio. Ammessa al “Benedetto Marcello” di Venezia a soli otto anni, dopo le leggi razziste del 1938 viene espulsa in quanto ebrea. Morirà ad Auschwitz insieme ai genitori e al fratello.
Entriamo nella vita di Tina attraverso le parole di Gemma Moldi, autrice del libro Scrivimi sempre, Firenze, Giuntina, 2022.
Il tuo lavoro di ricerca ha avuto inizio dalla volontà di ricordare docenti e allieve/i di religione ebraica epurati dal Conservatorio di Venezia.  Come sei arrivata a Tina e alla narrazione della sua vita?
Tutto ha avuto inizio nell’archivio storico del Conservatorio. Cercavo un esempio di persecuzione razziale nel quale i miei alunni e alunne, di una scuola media a indirizzo musicale, potessero facilmente identificarsi.  Il nome di Tina Bassani suscitò subito la mia attenzione perché una nota nel registro degli iscritti segnalava che era stata ammessa con un anno di anticipo alla classe di pianoforte “in vista delle sue speciali attitudini musicali”. L’anno dopo le fu impedito di continuare a studiare in quanto ebrea. Con lei furono in molti a dover lasciare il Conservatorio perché la componente ebraica non era trascurabile. Tra i docenti ebrei ci furono Giuseppe Sacerdoti, che morì suicida, e Fanny Finzi e Bianca Coen che invece riuscirono a salvarsi. In tutto furono allontanate trentacinque persone.
Tra tutti, tuttavia, il nome di Tina spiccava perché si trattava dell’alunna più giovane del Conservatorio e il desiderio di darle un volto e una voce mi hanno spinta a proseguire la mia ricerca anche dopo la fine dell’anno scolastico. Di archivio in archivio sono venuta a conoscenza del fatto che un fratello di Tina, Renzo, era sopravvissuto. Ho incontrato suo figlio che ha messo a mia disposizione l’archivio di famiglia ed è lì che ho potuto leggere le lettere che Tina, il fratello Franco e mamma Nives inviavano agli amici da Fossoli. A quel punto, raccogliere tutto in un libro è stato un passo dovuto alla loro storia.

Quando, in una classe di scuola media, si inizia a lavorare a progetti per la Giornata della Memoria, l’aspetto che colpisce immediatamente le/gli adolescenti è la perdita della quotidianità, la mancanza improvvisa delle abitudini che scandiscono le giornate. Nelle lettere di Tina, struggenti, affettuose e sincere, è sempre presente questo suo attaccarsi con il ricordo agli affetti ed alle cose della sua vita precedente, ma i toni e le parole non sono mai rancorose o disperate, direi quasi che questo suo rammarico viene espresso con amara ironia…

È vero. A parte qualche momento, verso la fine della sua permanenza a Fossoli, quando la partenza di due convogli e l’arrivo delle ispezioni tedesche avevano ristretto i margini per la speranza, Tina continua a scrivere parole di incoraggiamento per sé e per l’amata insegnante di pianoforte. Si chiamava Vanna Lucchesi e purtroppo non sono riuscita a trovare informazioni su di lei. Chissà che attraverso questa intervista non si riesca a raggiungere qualcuno che ne ha conservato memoria…
E comunque è vero quello che dici a proposito della perdita della propria quotidianità. È un elemento importante e Tina nelle lettere dà indicazioni a chi verrà a trovarla su gonne e scarpe, libri e fotografie da portarle da casa. È anche questo un modo per ricreare in campo di concentramento una parvenza di normalità. La lettera è il legame forte con l’esterno, aiuta a mantenere un collegamento con tutto ciò che concorre a mantenere in vita la propria identità».

Il tuo lavoro di insegnante di lettere, l’aver trascorso anni e anni ad ascoltare racconti di vita, richieste di attenzioni, desideri e fragilità di adolescenti, ti ha sicuramente aiutata a interpretare i reali contenuti delle lettere della ragazzina, a carpirne i messaggi tra le righe.

Certamente la ragazzina quattordicenne che scrive da Fossoli ha molto in comune con le nostre adolescenti: le tensioni amorose, la relazione non sempre facile con i genitori, le crisi di sconforto…
In Tina, tuttavia, ho potuto leggere anche una capacità di autoanalisi, una lucidità nella descrizione del suo stato di detenzione che la fanno sembrare più matura, più consapevole. Del resto, è proprio agli interlocutori adulti che affida le sue riflessioni più profonde mentre il tono con le amiche si mantiene quasi sempre scherzoso.
Mi piacerebbe che questo libro fosse letto da suoi coetanei, perché può avviare non solo una riflessione sulle radici del razzismo, ma anche sulle conseguenze che vanno a toccare l’intimità di una giovane donna.

La vicenda della famiglia Bassani è emblematica. Una vicenda di persone qualsiasi che, da un giorno all’altro, si vedono costrette a nascondersi, denunciate dai vicini delatori, obbligate a fuggire per sopravvivere, tradite dai passeur, incarcerate e portate verso la morte.

Sì, tu le definisci persone qualsiasie in effetti la comunità ebraica era parte integrante della società veneziana tra le due guerre e di quella società aveva tutte le caratteristiche. C’erano famiglie israelite ricche e famiglie povere, residenti a San Marco o a Cannaregio. C’era chi frequentava assiduamente la sinagoga e chi lo faceva solo in occasione di qualche ricorrenza particolare. Chi era orientato a destra e chi aveva idee socialiste. Il legame con il mondo musicale era molto diffuso e profondo, basti pensare che proprio alcuni ebrei sono tra i fondatori della società da cui trarrà origine il Conservatorio o che la Fenice stessa deve molto alle loro cospicue donazioni. La ricerca mi ha dato modo di capire una volta di più quanto applicare “etichette” a un gruppo di persone riconducibile a una religione o a un luogo di provenienza sia un’operazione riduttiva e potenzialmente pericolosa. Certo, la comunità ebraica si riconosceva nel suo complesso in alcuni luoghi di culto e in una storia fatta di persecuzioni e diaspore, ma tutto ciò non impediva, anzi forse alimentava, il desiderio di farsi accettare dalla città.

Come si potrebbe concludere?
Con l’augurio e la speranza che la storia di Tina, la sua figura di giovane donna amante della musica e della vita, non vada perduta grazie alla sensibilità di chi può raccontarla ai ragazzi e alle ragazze e a chiunque desideri raccogliere il testimone della memoria.

Gemma Moldi
Scrivimi sempre. La vita di Tina Bassani
Casa Editrice Giuntina, Firenze, 2022
pp. 144

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Articolo di Alessandra Prato

Laureata in Lettere con tesi in Storia della Musica, da sempre si occupa di spettacolo e letteratura. Organizza laboratori di lettura, teatro e comunicazione, operando in numerosi istituti scolastici e associazioni del territorio impegnate a diffondere e consolidare l’operato di artiste, poete e scrittrici. Dal 2014 è voce recitante solista nelle fiabe musicali prodotte da AGIMUS, Conservatorio di Venezia e Liceo musicale.

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