Povere creature! Un inno al femminismo?

Una palette di colori impeccabile, scenografie costruite a regola d’arte, inquadrature e riprese studiate nei minimi dettagli, tant’è che sembra di assistere all’allestimento di una galleria d’arte. Le interpretazioni dell’attrice e degli attori principali: Emma Stone, William Dafoe e Mark Ruffalo, sono a dir poco magistrali e la colonna sonora diventa una protagonista indiscussa della pellicola, per non parlare dei costumi, eccezionali! Il film racchiude in breve un gruppo di talenti d’élite che è riuscito a creare un gioiellino da un punto di vista estetico, una vera gioia per gli occhi.
Povere Creature! (2023) diretto da Yorgos Lanthimos, regista già riconosciuto dall’Academy Award con La favorita (2018), che vede sempre la collaborazione con la splendida Emma Stone, è un film che narra di un peculiare viaggio dell’eroina in una maniera che sta al confine tra il bizzarro e il delirante. Da un punto di vista estetico la pellicola è pura perfezione, ci viene mostrata un’immagine alienante ma comunque estremamente elegante di una realtà che pone le radici nella nostra. La realtà del film, che è appunto riflesso della nostra di realtà, possiede però un’atmosfera decisamente più dark e gotica, quasi alla Tim Burton.

Emma Stone in “Povere creature

Emma Stone interpreta Bella Baxter, la protagonista di questa originalissima storia, che all’inizio ci viene presentata come “il mostro” della narrazione, ma non ci vuole molto tempo per comprendere che non è lei la vera creatura crudele della pellicola. La palette di colori della prima parte del film è in bianco e nero, chiara metafora della situazione di Bella Baxter nella casa del dott. Godwin “God” Baxter, interpretato da William Dafoe, che ricorda più una prigionia che altro. È solo nella seconda parte della pellicola che i colori tornano sullo schermo, ovvero quando Bella inizia il suo viaggio in giro per il mondo, affiancata da Duncan Wedderburn, interpretato da Mark Ruffalo, la cui unica intenzione è quella di approfittarsi di lei in quanto vista come disadattata e manipolabile. Nella prima inquadratura del film di Lanthimos vediamo Bella Baxter, arresasi alla vita, che decide di mettere fine alle sue sofferenze a noi ancora sconosciute, buttandosi da un ponte.
Il suo tentato suicidio viene sventato dallo scienziato Godwin “God” Baxter, che la rianima dandole una seconda possibilità. Solo in seguito viene a sapere che questa seconda opportunità è stata resa possibile da un trapianto di cervello ad opera del dottore, organo che apparteneva al figlio che aveva in grembo la giovane donna, la cui esistenza verrà nascosta per gran parte del film, in quanto Bella non ricorda nulla della sua vita prima del trapianto. Dal momento dell’intervento Bella inizia un periodo di crescita e maturazione, in quanto posseditrice di una mente di un neonato; vediamo le gesta, la curiosità e un linguaggio di una bambina nel corpo di un’adulta.
Il suo viaggio personale alla ricerca di sé stessa non inizia però quando Bella mette piede fuori casa e comincia ad esplorare, bensì tra le mura domestiche, quando scopre le proprie pulsioni sessuali, le diverse emozioni e le sue mille sfaccettature. Ma ciò non le basta, quindi una volta ottenuto il consenso dallo scienziato che vede come un padre, la giovane donna fa le valigie e parte per un viaggio intorno al mondo.
Il film è una chiara rilettura del mito di Frankenstein di Mary Shelley. In questo caso però è il dottore, Godwin Baxter, ad essere ricoperto da cicatrici sul volto che lo rendono simile al mostro della storia originale. Bella Baxter non possiede invece le caratteristiche in grado di renderla il “mostro” della storia. Più che mostro è una creatura alla scoperta della realtà in cui si trova, il processo di apprendimento è graduale e parte dunque da una fase molto infantile in cui fatica anche solo parlare, per approdare poi a una piena coscienza di sé e della propria libertà.
Quella di Lanthimos è una regia ricca di idee, con un sapiente uso dei colori, una scenografia barocca e una sceneggiatura ricca di ironia e sarcasmo.
La libera sessualità, l’autoerotismo e la prostituzione sono i temi attraverso cui Bella esplora la propria libertà.
Povere creature! Cerca di porsi come un inno al femminismo ma con il procedere delle sequenze la sua essenza inizia a dilatarsi e perdere forma. Il coraggio di Bella, la sua cieca audacia e la sua voglia di imparare sono da ammirare ma anche tali caratteristiche si disperdono a lungo andare. Nella sua realtà grottesca anch’essa governata da uomini, la sua mancanza di paura nel dire sempre ciò che pensa ed il suo personalissimo concetto di libertà sono entusiasmanti, ma non bisognerebbe nemmeno dirlo in realtà… che la prostituzione o la libera sessualità non rendono una donna libera. Bella decide di prostituirsi per una sua personalissima scelta, ma colui che ne beneficia realmente è il cliente, che è sempre un uomo nella pellicola. Non è la prima volta che un regista uomo usa il sesso come unica tematica per emancipare un suo personaggio femminile ed è abbastanza triste come cosa. Si arriva a sentire l’amaro in bocca specialmente quando Bella trovandosi ad Alessandria scopre il concetto di povertà e disparità sociali; il potenziale che questa breve scena possiede è immenso ma non viene per nulla sfruttato, perché si finisce per ricadere nei soliti vizi del regista.
La prima parte è un vero e proprio inno al femminismo, ma la seconda diventa piano piano monotona e tematicamente superficiale, forzatamente spinta quasi volesse scioccare a tutti i costi, scadendo in qualcosa di completamente a parte rispetto all’inizio. Ci viene narrata la storia di alcune “povere creature” che però sono fiere delle loro deformità, che siano fisiche e facili da notare o nascoste all’occhio umano e complesse da scovare, perché derivanti dalla vita vissuta e dal dolore passato.

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Articolo di Clara Tessaro

Guidata dalla sua passione per la scrittura e il cinema, sta conseguendo la laurea triennale al Dams: Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo presso l’università degli Studi Roma Tre.

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