Racconti brevissimi di Daniela Piegai. Un’aliena di meno

Il decimo dei racconti che Daniela Piegai dona a Vitamine vaganti, scritto nel luglio 2023.

Il sole riversa torrenti di luce gialla sul mio corpo: luce ovunque, e mi si rifrange addosso mentre mi guardo morire.
Il mio sangue è chiaro e sgorga lentamente, goccia dopo goccia, inarrestabile: si gonfia piano sulla ferita fino a diventare una tonda perla translucida. Poi la perla si allunga, si assottiglia in cima e si stacca, rotolando fino a terra.
Basterebbe che qualcuno si accorgesse di me, fasciasse le mie ferite, per impedire che la vita scivoli via insieme al sangue, ma agli esseri che abitano questo pianeta non interessa la mia vita. Calpestano con indifferenza il mondo, senza accorgersi delle molteplici esistenze che contiene, o adoperandosi per ucciderle.
Un brivido di vento mi scuote un poco: alzo la testa sperando assurdamente che il movimento attiri lo sguardo di qualcuno, emetto ferormoni di disperazione finché l’aria intorno ne sembra satura, ma il mondo sembra vuoto a quest’ora. Solo il calore dolce del sole mi avvolge, come una tenera consolazione.
E poi improvviso un moscone, una scintilla ronzante nera e verde, rompe questa incantata quiete. Sono insetti attirati dalla morte, e mi confermano che la fine è vicina.
Poi è la volta delle formiche: una lunga fila paziente si snoda in avvicinamento, tastando l’aria con le antenne, assaggiando il mio grido d’aiuto. E le cicale si svegliano e suonano per me.
Il sangue ha formato una piccola pozza umida ai miei piedi. La terra dove è caduto sembra ammorbidita di pioggia. Ed ecco che spunta la testa di un lombrico, attirato dall’odore del sangue e dei ferormoni. Il mondo che sembrava vuoto si sta popolando di tutti gli spazzini deputati a mangiare i morti, perché non restino a lungo solo morti, ma comincino il loro cieco percorso per la prossima forma di vita. Sarò masticata e inghiottita dall’universo, per essere poi risputata senza memoria.
I miei organi periferici si contraggono dal dolore, ma più straziante è il rimpianto che mi percorre: ho già nostalgia del sole, della luce, della vita…
— Mamma, mamma! La rosa ha il gambo rotto e si è seccata!

In copertina: opera di Daniela Piegai (particolare).

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Articolo di Laura Coci

Fino a metà della vita è stata filologa e studiosa del romanzo del Seicento veneziano. Negli anni della lunga guerra balcanica, ha promosso azioni di sostegno alla società civile e di accoglienza di rifugiati e minori. Dopo aver insegnato letteratura italiana e storia nei licei, è ora presidente dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

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