Racconti brevissimi di Daniela Piegai. La straniera 

L’undicesimo dei racconti che Daniela Piegai dona a Vitamine vaganti, scritto nel luglio 2023.

— Qual è il problema? — mi domanda il medico dei pazzi. Ma il problema sono io, e non so come dirglielo, perché dovrei cominciare da quando ero bambina e nessuno giocava con me. O da quando, adolescente, mi circondarono in venti e… No, non mi violentarono: ero troppo piccola e magra per sembrare una donna. Si limitarono a sbeffeggiarmi e a darmi spinte e calci, perché venivo da un luogo lontano e non parlavo come loro. E tornai a casa piena di lividi, e mia madre ne aggiunse del suo, perché era convinta che in ogni caso fosse colpa mia. O forse dovrei raccontare la mia disperata fame di sapere, mentre gli altri andavano a scuola, e io non potevo. Una fame mai saziata, nemmeno quando mi accucciavo sotto i finestroni della scuola per cogliere brandelli di spiegazioni, senza poter fare tutte le domande che mi si affollavano dietro gli occhi, premevano contro i denti nel tentativo di essere formulate. Ogni pezzettino di sapere di cui mi impadronivo trascinava dietro di sé miriadi di interrogativi che mi lasciavano insoddisfatta a rimuginare e a cercare autonomamente risposte, che a loro volta suscitavano altre domande. 
E dovrei raccontare a questo placido dottore la disperazione, quando mi spuntarono finalmente i seni, e lo straniero che veniva da più lontano di me lasciò nella mia pancia un figlio, che appena nato mi fu portato via. Avevo diciannove anni, e adesso ne ho ventuno e mio figlio ha due anni chissà dove, e io sono rinchiusa qui dentro da quando è nato. Certo, sono sbroccata, ho urlato e battuto i pugni e picchiato chi mi veniva a tiro, e le infermiere hanno chiamato aiuto. 
Anche io gridavo aiuto mentre mi portavano via il bambino, ma chi arrivava dava aiuto solo alle infermiere. Mi hanno immobilizzato e portato qui. Pioveva. Il rumore dell’acqua si confondeva col rumore che avevo nel cervello dopo che mi ebbero bucato con due punture… Già, i meccanismi del mio corpo non sono tutti interni come nelle altre persone. Le ghiandole sono interne: secernono ormoni, saliva, lacrime, sudore, e a seconda della quantità e delle reciproche interazioni, il corpo reagisce. Ma per me ci sono anche le punture, che dall’esterno scorrono lungo le vene insieme agli altri componenti, e provocano altre reazioni. 
Sono una marionetta dai molti burattinai, forse per questo sono così scoordinata. 
E piove: al di là delle sbarre, dai vetri, si vedono nuvole che rotolano, gonfie e violacee. E il cielo nero è percorso dai fulmini. — Il temporale le agita sempre. — Dice tranquillo il dottore dei pazzi, parlando al telefono con non so chi. Ma non è il temporale, è il rumore dell’acqua. Questo ticchettio continuo ha un’eco nella mia testa. E parla di disperazione. 
E poi, non so come, improvvisamente diventa un linguaggio: è il pianeta che mi parla. La sua disperazione parla con la mia in un alfabeto puntiforme. Gridiamo aiuto insieme, mentre arriva l’infermiera con la puntura.

In copertina: opera di Daniela Piegai (particolare). 

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Articolo di Laura Coci

Fino a metà della vita è stata filologa e studiosa del romanzo del Seicento veneziano. Negli anni della lunga guerra balcanica, ha promosso azioni di sostegno alla società civile e di accoglienza di rifugiati e minori. Dopo aver insegnato letteratura italiana e storia nei licei, è ora presidente dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

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