Da bambina ero affascinata dai racconti di mia zia Luisa sulla famiglia paterna. Appresi che nonna Anna era di origini spagnole e nonno Carmine proveniva da una famiglia nobile decaduta. Ingredienti, questi, più che sufficienti per immaginare storie avventurose in cui chi era protagonista, nonna e nonno, superava una serie di difficoltà e ingiustizie coronate da un lieto fine. Le vicende della famiglia materna narrate da mia madre solleticavano di meno la mia fantasia. Nonna Luigia a vent’anni aveva sposato nonno Luigi, vedovo con tre figli, e a poco più di quaranta anni era rimasta vedova con la famiglia aumentata dall’arrivo di sette nascite, quattro maschi e tre femmine.
Una famiglia così numerosa e il lavoro nei campi erano ingredienti di storie di sacrifici e rinunce che non riuscivo a comprendere e che misi in un angolo della memoria.
All’età di otto anni conobbi nonna Luigia che venne a trovarci a Roma. Ricordo che mia sorella Eleonora e io ci avvicinammo a lei con timidezza. I suoi occhi scuri erano penetranti ma pian piano sul suo volto apparve un sorriso, ci abbracciò e dalla tasca del suo abito tirò fuori due banconote per noi.
Due anni dopo mamma ci disse che nonna Luigia era volata in cielo e che da lassù continuava a volerci bene. Con il tempo la narrazione della vita di nonna Luigia si arricchì di particolari dai quali emergevano la sua forza e il suo coraggio. Mamma ci raccontò molto degli anni successivi alla morte di suo padre, che perse all’età di tre anni. Nonna Luigia si trovò a dover gestire da sola l’organizzazione del lavoro dei campi, a governare gli umori dei suoi figli, a pensare al futuro delle sue figlie, in particolare quello di mia madre, che era la più giovane.
Per non creare disaccordi in famiglia, ancora in vita, aveva anche pensato a ripartire la terra tra figlie e figli, affinché ciascuno di loro avesse un piccolo capitale. Mia madre utilizzò la sua parte di eredità per contribuire all’acquisto della casa.
Mamma diceva che la nonna avrebbe preferito tutte figlie femmine, perché avrebbe avuto più soddisfazioni che preoccupazioni e che se avesse vissuto qualche anno in più avrebbe avuto la gioia di vedere le sue nipoti diplomate e qualcuna anche laureata e io, a nonna Luigia, avrei chiesto quale fosse il segreto della sua forza o molto più semplicemente l’avrei stretta in un abbraccio senza fine per trasmetterle tutto l’affetto e l’ammirazione che provo per lei e per la sua vita, per me, straordinarie.
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Articolo di Anna Pascuzzo

Ho svolto la maggior parte della mia vita lavorativa in un ente previdenziale. Sono laureata in Lettere moderne, indirizzo storico e in Psicologia dello sviluppo, dell’educazione e del benessere. Nell’ultimo quinquennio il mio interesse per le tematiche di genere è stato ed è costante e continuo e costituisce un significativo filtro di lettura della quotidianità.
