Storia di una vittima innocente e di due donne speciali

Ci sono libri belli e libri brutti, libri utili e libri superflui, storie avvincenti e storie noiose; qualche volta, nell’immensa e variegata produzione, ci si imbatte per fortuna, o per caso, in un libro “indispensabile”, una di quelle rare opere che hanno trovato una casa editrice consapevole e meritano di incontrare tanti, ma tanti lettori e lettrici. Uno di questi volumi, densi e indimenticabili, è stato scritto da Valentina Mira, nata a Roma nel 1991, laureata in Giurisprudenza, collaboratrice di vari quotidiani e già autrice di X (Fandango libri, 2021), una vicenda vera sulla violenza di genere; si intitola Dalla stessa parte mi troverai (SEM, 2024), riprendendo le belle parole della canzone di Francesco De Gregori: «Ricordati/Dovunque sei/Se mi cercherai/Sempre e per sempre/Dalla stessa parte/Mi troverai».

Valentina Mira

Una nota precisa che è «un’opera di fantasia, una storia liberamente ispirata, per esigenze narrative, a fatti di cronaca realmente accaduti», ma a dire la verità al centro c’è una questione tuttora irrisolta, uno di quei buchi neri della nostra storia recente in cui precipita un uomo che, nel giro di poche ore, diventa una vittima. Doveroso quindi riportare alla memoria il suo caso, colpevolmente dimenticato. Nel libro tuttavia hanno ruoli essenziali due donne: la vedova Rossella e la stessa scrittrice, totalmente a nudo nel riconoscere le proprie fragilità, che diventano le vere protagoniste.
Dobbiamo tornare indietro nel tempo e rifarci a quel periodo oscuro e tragico degli anni Settanta-Ottanta del XX secolo, quando in Italia la violenza politica faceva vittime, singole talvolta, ma persino stragi di cui ancora si sente il fragore, a distanza di decenni. Siamo a Roma, città nata da un fratricidio, in cui due parti inconciliabili si fronteggiano; «inizia tutto con una lupa. Con il latte e con il sangue. E così continua», secolo dopo secolo. È il 7 gennaio 1978 e davanti a una sede del Movimento sociale italiano, il partito che si richiama ai princìpi e alle idee del fascismo dato per morto, vengono uccisi a colpi di arma da fuoco due militanti; in una successiva manifestazione, nel conflitto con le forze dell’ordine, muore un altro attivista. Da allora nasce il mito delle vittime di Acca Larentia, quasi un fiore all’occhiello per la destra estrema che ogni anno si ritrova, con il braccio alzato impunemente, proprio in quel luogo segnato da una grande croce celtica a celebrare quei “martiri”. Certo l’attentato fu un atto ingiustificabile, fu un gesto vigliacco e stupido, di cui a oggi non si hanno colpevoli. Le indagini non portarono a nulla e passarono gli anni.

Mario Scrocca, ritratto

Con un salto temporale si arriva al 30 aprile 1987, quando un giovane marito e padre, infermiere e militante di sinistra, Mario Scrocca, viene arrestato in piena notte, da una specie di commando assai aggressivo, davanti agli occhi stupiti della moglie Rossella, mentre il figlioletto Tiziano dorme beato, per fortuna ignaro. L’avvocato Peppe Mattina rassicura la donna: è giovedì, il giorno dopo è festa, riprenderanno gli interrogatori lunedì, ma intanto lui farà subito domanda di scarcerazione al Tribunale della Libertà perché non sussistono motivazioni credibili. È un vecchio trucco adottato da polizia e carabinieri; si interrompe il primo interrogatorio, si fa rimanere l’accusato in cella così si spaventa un po’ e poi si ricomincia dopo la pausa di due-tre giorni. Ma di cosa sarebbe colpevole Mario, cosa c’entra con i fatti di Acca Larentia, avvenuti quando era appena maggiorenne? Proprio nulla, non sa niente di armi, non è mai stato un violento, non ha mai aggredito nessuno; fin da ragazzo manifesta ideali di sinistra, è «un pischello che lotta per cose pratiche», per cause concrete; attivo nel sindacato e sempre pronto a schierarsi contro le ingiustizie, è benvoluto e apprezzato per la sua serietà professionale, come uomo, padre amorevole, marito meraviglioso. Viene messo al sicuro, in una cella anti-suicidio, sorvegliato dall’esterno; quindi tutto bene. Verso mezzanotte e mezza dell’indomani arriva una telefonata; il carabiniere vuole parlare con un uomo della famiglia, non con Rossella: il bambino ha due anni, il fratello 18. «La scena che le si presenta è la definizione stessa di trauma. Qualcosa che non riuscirai mai né del tutto a dimenticare né del tutto a ricordare. Qualcosa dopo la quale sarai soggetta a un blackout dei ricordi, causa dissociazione. Causa dolore più profondo». Sua cognata urla, il fratello le mette la mano sulla bocca, poi Rossella non ricorda altro. Mario è morto in cella, dicono si sia suicidato. Comincia l’odissea che lasciamo a queste pagine roventi, drammatiche, senza tregua, con la scrittura nervosa di Mira che ci accompagna nel percorso a ostacoli della vedova sconvolta, eppure lucida, che vuole vedere il corpo, vuole sapere, vuole capire. Una testimonianza attendibile parlerà di ematomi e segni di catena intorno al collo, la cintura di Mario è sparita, i lacci delle scarpe prima prelevati, come prassi, poi al loro posto. Piste, depistaggi, bugie, ambigue testimonianze, lettere, incomprensioni, promesse, inchieste: tutta la sequenza di fatti che, anche in altri casi e circostanze, abbiamo imparato a conoscere. Ma qui ci interessa altro, tanto la verità rimarrà incerta e sfumata, nella ferma convinzione della famiglia che mai Mario avrebbe compiuto un atto del genere, di sua volontà.

Come abbiamo accennato all’inizio, questo testo è molto più che una cronaca di eventi, è semmai la storia di un incontro casuale fra due donne, nel giugno del 2021: Rossella ora ha sessant’anni, Valentina trenta e sta presentando in pubblico X, la sua opera d’esordio sul tema scottante dello stupro. Due donne che si parlano, che si capiscono, che avranno fiducia l’una nell’altra, che piano piano diventano amiche, una con la voglia di scrivere, l’altra decisa a raccontare. Da uno scambio durato mesi nasce il libro, da un lato la vita di Mario e Rossella, giovani e felici, prima e dopo il matrimonio, dall’altro la vita precedente di Valentina, che ha bisogno di liberarsi di un passato scomodo. E lo farà a cuore aperto, per rispetto verso Rossella ma anche per amore di verità verso noi lettrici e lettori: da ragazza ha frequentato infatti un uomo vicino all’estrema destra, ne è stata spesso soggiogata, si è annullata per lui sminuendo le proprie indubbie capacità, finché non ha trovato la forza di uscire dalla spirale distruttiva. La scrittura è la sua riparazione, e non poteva fare un gesto più generoso. Seguiamo allora l’esistenza passata e presente di Rossella, ancora bionda, bella e coraggiosa, mai arresa e mai vittima, finché nelle ultime pagine la vediamo lasciare una rosa sulla tomba del suo Mario, mentre ripensa al breve periodo trascorso insieme, troppo breve ma bellissimo, con quel ragazzo straordinario che lei, appena conosciuto, aveva già deciso di sposare. E alla radio, in auto, parte la canzone che «parla di amori unici, insostituibili, di quelli che sanno vincere spazio e tempo» e che lei accompagna con il canto: «Sempre e per sempre/Dalla stessa parte/Mi troverai».

Nota conclusiva: chi volesse approfondire i fatti storici e tutte le dinamiche intorno al “suicidio” su internet trova documenti, filmati, articoli, interviste e il video Il ragazzo che lottava per i marciapiedi (sì, Mario lottava pacificamente anche per ottenere marciapiedi decenti nelle borgate e in periferia…) di Giancarlo Castelli, Rossella Scarponi e Tiziano Scrocca, con tavole di Zerocalcare.

Rossella Scarponi, Soli soli. Morire a Regina Coeli, Modena, Sensibili alle foglie, 2019

Rossella ha pure scritto un romanzo di formazione e di denuncia ispirato alla sua storia personale intitolato, non a caso, Soli soli (così ci si sente, abbandonati dalla giustizia…), che ha per sottotitolo: “Morire a Regina Coeli”, Libreria di Sensibili alle foglie, 2019.
Alle polemiche presenti sui giornali di destra e sulla bocca di alcune personalità schierate, a proposito del tema trattato da questo libro magnifico, finalista al Premio Strega per le sue intrinseche qualità letterarie, e alle minacce rivolte all’autrice non merita dare alcuno spazio. «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa», così Virgilio al Sommo poeta a proposito degli ignavi (canto III dell’Inferno).

Valentina Mira
Dalla stessa parte mi troverai
Sem, Milano, 2024, 
pp. 256

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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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