VIOLENZA ECONOMICA. CONOSCERE PER PROTEGGERSI

In Biblioteca Laudense, Sala Granata, a Lodi, si sono tenuti, a cavallo fra settembre-ottobre 2024, due incontri di formazione dal titolo “Conoscere per proteggersi: donne e cultura finanziaria”. Il corso, organizzato dal Collegio Notarile di Milano e Banca d’Italia, è itinerante in diverse città e ha l’obiettivo di presentare gli elementi basilari di quella cultura giuridico-economica che spesso manca alle donne, anche a quelle che hanno studiato ma sono state indirizzate prevalentemente a lavori nella scuola o nei servizi, in modo tale che potessero riservare tempo anche alla famiglia.
Così ora ci si accorge che ciò che prende giustamente il nome di violenza economica è un fenomeno molto diffuso, che colpisce prevalentemente il genere femminile, diffuso a tutti i livelli socio-economici e che spesso sfocia in altre forme di violenza, da quella psicologica a quella fisica.

Gli argomenti fondamentali che sono stati illustrati nelle due giornate spaziano da ciò che riguarda la famiglia rispetto ai beni, alla convivenza, agli acquisti, all’importanza di saper pianificare un budget di entrate e uscite, con la presentazione dei principali strumenti bancari per la gestione del denaro. Per gli approfondimenti su questi temi sono stati consigliati i siti: https://notariato.it/it/trova-guide/;
https://economiapertutti.bancaditalia.it/
Il corso è proseguito poi con ciò che riguarda il fare impresa, come accedere al credito, quali sono i rischi delle diverse forme di finanziamento, che possono portare a un indebitamento senza vie di ritorno.
Un caso molto esplicito di violenza economica, che è stato riportato come esempio, e che è molto attuale, è quello del piccolo imprenditore con la ditta individuale, che facilmente chiede alla moglie di andare a curare la contabilità due volte alla settimana, oppure le fatture due volte al mese piuttosto che, peggio ancora, di pulire i bagni… l’officina… una volta alla settimana ecc. Ecco questa è proprio una classica situazione in cui le ore occupate dalla moglie, dalla compagna, sono a tutti i livelli un vero e proprio “lavoro” che porta però beneficio solamente alla ditta individuale, e quindi al marito! Questa è una circostanza che assolutamente si può considerare “violenza economica”, perché andrebbe senz’altro retribuita! Ci sono poi tutti i vari casi di ditte in cui molto spesso viene inserita la madre o la moglie, solamente perché occorre un altro socio per fare, per esempio, la società in accomandita semplice; o casi del genere dove c’è bisogno appunto di due soci. Vengono subdolamente trascinate dentro queste poverette, che non sanno neanche che cosa stanno firmando e a quali oneri saranno tenute. Importante è ripetere che occorre fare molta attenzione a qualsiasi cosa ci viene proposto di firmare, leggete tutto molto dettagliatamente, chiedere chiarimenti a esperte/i prima di accettare qualsiasi tipo di offerta per entrare in società con il marito o con il figlio!
Non dimentichiamo poi la raccomandazione alle cautele nella scelta del regime economico in fase di unione civile: è bene valutare con attenzione se scegliere il regime di separazione o di comunione dei beni, per bilanciare in modo equo le disponibilità famigliari tra i due coniugi ed evitare che uno dei due possa trarre un vantaggio economico.
A questo punto poniamo alcune domande a due delle relatrici protagoniste di questo corso di formazione, per conoscerne le origini, comprenderne l’importanza e soprattutto scoprire le prospettive future di una possibile prosecuzione.

Iniziamo con la notaia Stefania Pertoldi di Lodi.
L’iniziativa, partita dal Consiglio nazionale del Notariato e accolta anche a Lodi, per quali aspetti è stata considerata rilevante e come è stata sviluppata?
Il tema della violenza di genere è di grande attualità; il Notariato è attento alle istanze sociali e, pertanto, abbiamo voluto dedicare particolare attenzione a una forma di violenza subdola, ma purtroppo molto diffusa, quale quella economica. Abbiamo, quindi, cercato di fornire delle linee guida e, altresì, vogliamo ricordare a cittadine e cittadini la funzione svolta da chi è notaia/o di presidio della legalità e di tutela della cittadinanza, anche in un’ottica di deflazione della litigiosità in sede civile e di prevenzione dei reati in sede penale, sicché chi ha dubbi o, comunque, chi vuole consapevolmente assumere decisioni che non hanno mai conseguenze solo puramente economiche, può rivolgersi con fiducia agli studi notarili.

Per la sua esperienza professionale, quali degli aspetti presentati è maggiormente presente e indicatore di una possibile violenza economica?
La violenza economica si manifesta soprattutto nell’assunzione di decisioni senza adeguata conoscenza delle loro conseguenze; spesso le persone firmano documenti addirittura senza leggerli. Ciò può accadere, per esempio, quando si tratta di intestarsi o meno beni immobili o nell’ambito delle società o aziende a base familiare e la decisione viene assunta in famiglia, senza consultarsi con un/una professionista per approfondire le conseguenze.

Chiediamo ora alla dirigente di Banca d’Italia Alessandra Mori:
Come è nata e che significato assume la collaborazione tra Banca d’Italia e Consiglio Notarile?
Il progetto congiunto Banca d’Italia e Consiglio nazionale del Notariato si intitola “Conoscere per proteggersi” e nasce nel 2021 con un accordo quadro siglato per collaborare nel campo dell’educazione giuridico-finanziaria a favore delle donne con basso livello di cultura finanziaria o in condizione di fragilità economica.
Dopo una prima fase di lancio e sensibilizzazione rivolta a Centri antiviolenza (Cav), Istituzioni, Magistratura o Aziende socio-sanitarie, si è passati alla “fase 2”, un percorso di formazione per le responsabili e le operatrici a diretto contatto con le donne in difficoltà, che fornisce loro gli strumenti giuridici e finanziari adatti a prevenire ogni forma di violenza economica.
L’educazione finanziaria, infatti, è utile per tutte e tutti, ma è ancora più importante per le donne, perché può sostenerle in un percorso di crescita della loro consapevolezza e autostima e aiutarle a riconoscere i primi segnali di abusi.

È dimostrato, nella sua esperienza, che sono ancora oggi le donne a essere i soggetti fragili nei rapporti familiari? Il trend è positivo o stagnante?
Le donne sono, dal punto di vista economico, i soggetti fragili nella relazione familiare: le donne sanno meno di finanza e si sottostimano, delegando volentieri le questioni di soldi ai mariti e ai compagni fino a perdere per questa via il controllo dei propri soldi.
Alla bassa alfabetizzazione finanziaria delle donne contribuisce la poca partecipazione al mercato del lavoro: in Italia quasi una donna su due non lavora fuori casa e, quando lavora, spesso ha una retribuzione più bassa degli uomini. Questi due fenomeni, bassa occupazione e retribuzioni inferiori, ci portano a parlare di dipendenza economica, che espone al rischio di non avere tutela in caso di eventi imprevisti, di subire truffe o frodi, fino a quello di cadere vittima di vera e propria violenza economica.
Ci sono piccoli segnali di incoraggiamento, come l’aumento negli anni della partecipazione femminile al mondo del lavoro, o del numero delle donne con alta istruzione. Ma sono fenomeni lenti e la strada è ancora lunga.
Gli incontri sono stati sia teorici, sia con casi concreti portati ad esempio. Alcune nostre associate, commentando poi il corso, hanno rilevato come determinati argomenti impattano fortemente nelle scelte di vita delle donne che li ignorano, o meglio, delle non-scelte, perché se non si conosce non si può agire di conseguenza e compiere delle scelte opportune.

Da sinistra: la dirigente Alessandra Mori, la notaia Stefania Pertoldi, il notaio Piercarlo Mattea

Ecco alcune situazioni concrete di violenza economica, da diffondere perché tante altre donne possano non cadere in errori dalle conseguenze terribili.
Alcuni segnali di allarme.
Caso 1:
«Non serve che lavori, cara… ci penso io a portare i soldi a casa».
Mai rinunciare al proprio lavoro e alla propria indipendenza economica!
Caso 2:
«Firma qui, tranquilla, ho parlato io con la banca».
Mai firmare se non si è compreso!
Caso 3:
«Dovresti darmi lo scontrino e il resto della spesa di oggi».
Mai accettare un controllo ingiustificato e che penalizza la propria autonomia e responsabilità.
Ringraziamo per il tempo che ci è stato dedicato nelle risposte e per l’organizzazione di momenti di conoscenza su materie non così diffuse, non presenti nella maggior parte delle scuole di base e fondamentali per decidere della propria vita.

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.

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