Donna in gabbia, metafora dell’inaccessibilità

Sabato 12 ottobre è stata celebrata la ventesima Giornata del contemporaneo di Amaci (Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), con ingresso gratuito, presso Palazzo de’ Rossi a Pistoia, sede delle Collezioni del Novecento, dedicata quest’anno al tema dell’accessibilità, nella sua accezione più vasta. Il Museo presenta una interessante scelta di lavori (pitture e sculture) dei più importanti artisti e artiste pistoiesi, o attivi in città, dai primi del XX secolo, a testimonianza di un’area ricca di talenti, di idee, di proposte, come abbiamo avuto modo di vedere anche nella recente mostra sulla Pop art (Vv n.272), in continuo dialogo con i movimenti nazionali e internazionali più vivaci e innovativi. L’allestimento accoglie opere dalla Collezione di Fondazione Caript e dalla Raccolta del Novecento pistoiese di Intesa Sanpaolo. Un comodato è stato attivato con il locale Liceo Artistico Statale Policarpo Petrocchi per l’opera Scioperanti (1913) di Andrea Lippi. Tra gli altri artisti esposti: Galileo Chini, Mario Nannini, Pietro Bugiani, Marino Marini, Fernando Melani, Gualtiero Nativi, Mario Nigro, Roberto Barni, Umberto Buscioni, Adolfo Natalini, Gianni Ruffi, Federico Gori. Delle artiste, tutt’e tre nate e vissute a Pistoia, ammiriamo un bellissimo Autoritratto di Egle Marini (1901-83), Natura morta con la rivista Formes di Eloisa Pacini Michelucci (1903-74), l’originale Copricapo di Zoè Gruni (1982), attiva in vari campi multimediali.

Autoritratto, Egle Marini, olio su compensato, collezione Fondazione Caript
Natura morta con la rivista Formes, Eloisa Pacini Michelucci, olio su tavola, collezione Fondazione Caript
Copricapo I, 2004, Zoè Gruni. Collezione Fondazione Caript, ph: Ela Bialkowska, OKNO Studio

Per chi non conosce l’edificio o non è pratico di Pistoia, va segnalato che si tratta di un bel palazzo nel centro storico, a due passi dalla magnifica Piazza del Duomo, ed è la sede della Fondazione Caript, oggi visitabile e fruibile fino alla panoramica terrazza Grandonio; in una elegante sala accoglie prestigiosi spettacoli di musica da camera organizzati dalla Fondazione Teatri di Pistoia.
Ma veniamo a Donna in gabbia, immagine guida di questa Giornata del contemporaneo. Ne è autore Tomaso Binga, pseudonimo della poeta e performer Bianca Pucciarelli Menna, salernitana nata nel 1931, femminista e attivista per i diritti delle donne. La foto proposta si riferisce a una performance del 1974 in cui l’artista aveva il capo racchiuso in una gabbia per uccellini, per cui doveva farsi imboccare da mani maschili, simbolo di dipendenza, di subalternità, di libertà negata ma anche di riflessione sui mezzi di potere e di controllo, in apparenza forme di tutela e protezione da parte dell’uomo. La gabbia diviene dunque una metafora dell’inaccessibilità: da dentro non si esce, da fuori non si entra, proprio il contrario del diritto di ognuno/a di noi all’accessibilità, alla comunicazione, all’espressività; la gabbia è privazione della libertà non di un canarino in questo caso, ma di una donna che tutte ci rappresenta; la gabbia tuttavia è lo strumento utilizzato per far riflettere e per condurci alla consapevolezza e all’emancipazione.
Nelle sale del Museo viene pure ospitato il progetto “In Visita”, esposizione temporanea di opere del XX e XXI secolo in dialogo con la collezione permanente. Ci fa molto piacere dare la notizia che, dallo scorso 22 settembre fino al 23 febbraio 2025, vi è in mostra, per la prima volta in città, un’opera di Maria Lai: Senza titolo (Geografia), 1982-1988; in prestito da Intesa Sanpaolo, faceva parte della raccolta d’arte del Credito Industriale Sardo, come documento della vasta produzione contemporanea di artiste e artisti attivi in Sardegna.

Opera di Maria Lai in visita a Pistoia

Della geniale creatività di Maria Lai più volte ci siamo occupate su Vitamine vaganti (n.228, n.233) perché parlarne vuol dire parlare di un “monumento”, di una piccola grande donna dotata di una fantasia illimitata, una “fata operosa” che la critica senza eccezioni ritiene la più importante artista sarda del XX secolo. Era nata nel 1919 a Ulassai, in provincia di Nuoro, ed è morta lì vicino, a Cardedu, nel 2013, dopo aver vissuto una lunga esistenza ricca di soddisfazioni, ma anche di dolori personali e ostacoli professionali. Studiò in modo piuttosto irregolare, finché a Roma frequentò il Liceo artistico e a Venezia l’Accademia, rimanendovi fino alla fine della guerra. Rientrata in Sardegna ebbe difficoltà ad affermarsi essendo uno spirito libero, una creatrice non allineata, una persona non catalogabile. Di nuovo a Roma ebbe il sostegno dello scrittore sardo Giuseppe Dessì che le divenne amico. Dall’arte in forma poetica degli anni Sessanta passò alla cosiddetta Arte povera con gli affascinanti “libri cuciti” e promosse eventi e istallazioni legate alle tradizioni della sua terra, utilizzando ricami, telai, fili, carta, simboli. Si arriva dunque a un giorno speciale e una data simbolica: l’8 settembre 1981, quando realizzò un’impresa eccezionale. Dopo lunghe discussioni, riuscì a coinvolgere quasi per intero la popolazione del suo paese natale in quella che è stata ritenuta la prima creazione al mondo di “arte relazionale” intitolata Legarsi alla montagna. Un progetto meraviglioso, incredibile che richiese giorni e giorni di preparazione; furono infatti utilizzati 27 km di stoffa celeste per legare fra di loro le persone presenti e alcuni pani augurali della tradizione sarda (su pani pintau) per veicolare un messaggio di vita, di pace, di amore, arrivando infine al monte Gedili.
Da allora Maria Lai fu sempre più nota e cominciò a partecipare a mostre ed eventi in tutto il mondo, compresa la Biennale di Venezia; arrivò la Laurea honoris causa nel 2004; fece amicizia e attuò iniziative con Costantino Nivola, Bruno Munari, Dario Fo, lo stilista Antonio Marras, la cantante Marisa Sannia e la gallerista Angela Galletti Migliavacca. Nel 2008 dette vita a un originale evento: Essere è tessere ad Aggius, in provincia di Sassari, che divenne una bellissima festa collettiva di cui rimangono a testimonianza alcuni telai stilizzati con fili metallici, applicati sui muri del paese.

Aggius, Telaio I, Maria Lai. Foto di Laura Candiani

Negli ultimi anni, sempre attiva e vivace, ha portato a compimento un sogno: nella rimessa della ex stazione ferroviaria di Ulassai ha fatto nascere il Museo d’arte contemporanea che contiene 140 suoi lavori e rimane la più ampia e varia testimonianza del suo personalissimo percorso artistico.
La presenza provvisoria di un’opera di Maria Lai a Pistoia è un’opportunità da non perdere, con le sue tante sollecitazioni e i richiami a svariate forme d’arte, un dialogo affascinante con la bella collezione del Museo, all’insegna dell’accessibilità e della comunicazione di cui l’artista è stata instancabile messaggera.

In copertina: Donna in gabbia, 1975-2024, Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli Menna) per la Ventesima Giornata del contemporaneo.

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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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