«Caro diario, ieri è stato un giorno che non dimenticherò mai: il Nobel per l’Economia 2019 è stato assegnato proprio a me Esther Duflo… E la mia felicità è alle stelle. […] Lo dico a tutti ma soprattutto lo chiedo alle donne di provare a cambiare il mondo, come ho fatto io e come ancora sto facendo, perché anche se tentare, prevedere un Nobel è un puro esercizio, mi piace sperare e questo può fare la differenza nel mondo. Voglio dire che questo è solo un inizio per me».
È l’11 dicembre del 2019. Il giorno prima l’economista francese Esther Duflo è stata insignita, insieme al marito Abhijit Banerjee e al collega statunitense Michael R. Kremer, del Premio Nobel per l’economia. L’onorificenza le è stata conferita per l’approccio sperimentale, fatto di studi “randomizzati controllati”, finalizzato alla lotta contro la povertà globale.
A scrivere quelle righe di euforia ed esortazione è Maia Bartalesi, studente dell’Istituto comprensivo statale “Il Principe” della Scuola secondaria di primo grado “Ippolito Nievo”. La pagina da lei scritta è parte di un diario verosimile più ampio in cui si riportano per iscritto gli stati d’animo e le emozioni della ricercatrice, ora incarnata in questa giovane donna.
Come Maia, tutti/e le partecipanti al progetto Donne da Nobel, realizzato dalle classi 2C e 2E dell’Istituto fiorentino nell’ambito delle sezioni A dell’XI edizione del concorso Sulle vie della parità, si sono cimentate nella scrittura di memoriali in prima persona di donne straordinarie «che si sono distinte per i loro studi e le importantissime scoperte in svariati campi, vincendo l’ambito premio», attribuito, nella maggior parte dei casi, a uomini.

Oltre a Eshter Duflo, gli/le alunne hanno dato voce alle intime confessioni di altre sette figure femminili: Rita Levi Montalcini, Gertrude Elion e Christiane Nusslein, premi Nobel per la Medicina rispettivamente nel 1986, nel 1988 e nel 1995; Marie Curie, insignita del premio Nobel per la Chimica nel 1911; Selma Lagerlof, premio Nobel per la Letteratura nel 1909; Madre Teresa di Calcutta, vincitrice del premio Nobel per la pace nel 1979, a cui seguì, nel 1992, Rigoberta Menchu.
Gli otto diari sono il frutto di un intenso lavoro di ricerca bibliografica da cui le classi hanno dovuto estrapolare le informazioni necessarie a documentare almeno tre dei seguenti aspetti: un’esperienza vissuta nell’infanzia e/o giovanile; il giorno di un incontro speciale, di una scoperta o del conferimento del Nobel; un evento triste della loro vita o un ricordo felice, come quello del matrimonio o della fase dell’innamoramento, e/o gli ostacoli che le figure femminili soggetti di indagine hanno incontrato nel corso della loro carriera, anche in relazione al mondo prettamente maschile nel quale sono inserite.
«Caro diario, nessuno mi prende sul serio. Tutti si domandano come mai voglia diventare una chimica, quando nessun’ altra donna lo è… Ma è una vera assurdità! Sarebbe come chiedere al sole come mai la mattina sorga e la sera tramonti. […] Non è stato facile per me, così in giovane età, veder consumare da un aggressivo cancro prima il mio amato nonno e, in un batter di ciglia, anche mia madre. […] Che sia stata cattiva con me la vita? O forse voleva in qualche modo prepararmi a quello che sarebbe divenuto il mio futuro?
[…] Quando poi, successivamente, anche il mio futuro marito si è tristemente ammalato per poi, di lì a poco, morire, ho preso la mia decisione. Non c’erano medicinali? Bene, li avrei inventati io!».
In questa pagina del diario di Gertrude Elion, tristezza, rammarico e determinazione si fondono insieme nella fantasia realistica della giovane autrice.
«Oggi è il giorno più importate della mia vita, sarò la prima donna a ricevere un premio Nobel per una materia scientifica, finalmente ho messo a frutto le mie conoscenze e i miei studi sulla radioattività perché sono convinta che nella vita nulla va temuto, ma solamente compreso, ora è il tempo di comprendere di più, così possiamo temere di meno». Così Elettra Callegari, alunna della classe 2E, dà voce a una Marie Curie che immagina, verosimilmente, entusiasta e gioiosa poche ore prima di ricevere il Premio Nobel per la chimica.
Un lavoro così intimo e personale, manifestazione della grande capacità di empatia di chi lo ha prodotto, è stato riconosciuto, a ragion veduta, come meritevole del primo premio per le sezioni A-Interpretazioni del concorso indetto da Toponomastica femminile.
L’iter laboratoriale si è concluso con «la realizzazione di sagome cartonate, prodotte dalle/dagli studenti con materiali da riciclo e con la proposta di intitolazione di una delle aule dell’Istituto “Il Principe” a tutte le donne vincitrici di Nobel per l’alto valore didattico e formativo dei loro studi, per la tenacia e il sacrificio con cui si sono fatte strada vincendo i pregiudizi e gli stereotipi di genere».
La Scuola secondaria di primo grado “Ippolito Nievo” si è distinta ulteriormente, primeggiando anche nella sezione B-Percorsi, con il progetto Donne in capo al mondo realizzato dagli/dalle alunne delle classi 3C e 3E.

Il lavoro è dedicato a otto esploratrici che «si sono distinte per il coraggio e la determinazione nell’affrontare viaggi lunghi e pericolosi alla scoperta di luoghi lontani in mezzo all’ostilità e ai pregiudizi delle famiglie, degli uomini, delle altre donne e in generale della loro società». Tutte le figure femminili soggetto di indagine sono vissute tra l’Ottocento e il Novecento, fatta eccezione per Maria Sibylla Merian, entomologa e pittrice tedesca del Seicento nota per aver documentato il ciclo di vita degli insetti. Nel 1699, insieme alla figlia Dorothea, Maria Sybilla arriva in Suriname dove, con l’aiuto degli abitanti del luogo (in particolare degli indios e degli schiavi africani), riuscirà a esplorare foreste particolarmente insidiose ma ricche di esemplari di piante, insetti, uccelli e serpenti, materiale importante per le sue ricerche.
Le altre donne protagoniste del progetto sono: Freya Stark, famosa per le sue esplorazioni in Medio Oriente; Isabella Lucy Bird, nota per aver percorso a cavallo circa 800 miglia delle Montagne Rocciose dell’America del Nord; Isabelle Eberhardt, grande esploratrice del Nordafrica; Mary Kingsley Annie, la regina d’Africa; Smith Peck, la donna delle Ande; Leonie D’Aunet che partecipò alla spedizione scientifica nello Spitzbergen (isola della Norvegia) e Alexandra David Neel, esploratrice, fotografa, orientalista e antropologa che dal 1914 al 1916 visse in eremitaggio in una caverna nel Sikkim (stato indiano tra le montagne dell’Himalaya).
I diari verosimili prodotti dalle/dagli studenti sono volti a documentare ognuno dei loro viaggi secondo tre direttrici: «quella letteraria attraverso la scrittura di pagine di diario […] in prima persona; quella geografica documentando le caratteristiche climatiche, della flora e della fauna del luogo esplorato; quella artistica che ha previsto l’elaborazione di disegni a tecnica mista come se fossero schizzi originali realizzati dalle viaggiatrici».
I sedici taccuini elaborati dagli/dalle alunne sono riassunti in un video in cui le immagini scorrono accompagnate dalla voce degli/delle autrici che leggono le pagine di diario da loro scritte.


Al termine del lavoro, la Scuola “Ippolito Nievo”, in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità del Comune di San Casciano, ha proposto l’intitolazione di «un’aula dell’Istituto a tutte le donne esploratrici per l’alto valore didattico e formativo dei viaggi di esplorazione che esse hanno documentato, perché ogni viaggio è apprendimento e scoperta come un percorso di studio a scuola».
A compimento del percorso lavorativo realizzato dalle classi terze delle sezioni E e C dell’Istituto, il 4 aprile 2024, presso la stessa struttura scolastica, è stato possibile assistere a una performance itinerante, curata dalla regista Tiziana Giuliani: seguendo un percorso su mappa i visitatori e le visitatrici sono andate alla scoperta di otto aule dedicate alle altrettante donne del progetto Donne in capo al mondo.
I progetti presentati sono stati premiati «per l’eccellente modalità organica, originale e coinvolgente in cui è stato strutturato, presentato e documentato il lavoro. In entrambi i percorsi si apprezza in particolar modo la scrittura di un diario verosimile per raccontare la storia delle donne […]. La scrittura in prima persona attiva il processo di immedesimazione e le donne così interiorizzate diventano un modello di riferimento identitario per le ragazze e i ragazzi ampliando i loro orizzonti di realizzazione, in piena rispondenza agli obiettivi del concorso».
I diari prodotti dagli/dalle scolare sono uno strumento importante per ridare voce e spronare gli uomini e le donne del domani: mettendo per iscritto fragilità, dolori e vissuti emozionali di queste figure femminili, i/le ragazze le riportano a una dimensione umana e comune, seppur nella loro eccezionalità, che permette loro di ridurne l’idealizzazione e di considerarle come simili a sé. Così cresce l’ambizione e in loro si radica la convinzione di poter essere, in futuro, donne e uomini da Nobel o esploratori/esploratrici in capo al mondo.
Articolo di Sveva Fattori

Diplomata al liceo linguistico sperimentale, dopo aver vissuto mesi in Spagna, ha proseguito gli studi laureandosi in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza con una tesi dal titolo La violenza contro le donne come lesione dei diritti umani. Attualmente frequenta, presso la stessa Università, il corso di laurea magistrale Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione.
