Gli Eroi

È un ricordo antichissimo, che rimane però ben vivo nella mia memoria come sempre succede per le esperienze che contano nella vita.
Ho frequentato le elementari a Torino, alla Leone Fontana, negli anni ’50. Era, ed è, un severo edificio costruito all’inizio del secolo scorso nel popolare quartiere di Vanchiglia, con grandi aule destinate ad accogliere ognuna una quarantina di bambini o di bambine (le classi, a quel tempo molto numerose, non erano miste) e aveva due ingressi distinti, uno per i “maschi”e un altro per le “femmine”; le virgolette sono d’obbligo, perché questi termini avevano per me, allora, un’eco che oggi si è persa.
L’ingresso delle femmine era un portoncino modesto, nascosto sul fianco dell’edificio, mentre i maschi entravano attraverso il portone principale, nel mezzo della facciata sulla via Michele Buniva. Ma la particolarità di questo ingresso, per me, consisteva nel fatto che tutti i giorni, prima di metter piede nelle aule, loro, i maschi, passavano davanti a una lapide (ai miei occhi era un “monumento”, perché ornata con un bassorilievo in bronzo) che commemorava gli ex allievi caduti in guerra, gli “Eroi”, e ogni anno qualcuno ci metteva davanti corone di alloro bellissime con palline d’argento. Anche le aule erano dedicate ognuna a un Eroe, e il suo nome stava scritto su una bella lastra di travertino, visibile sopra la porta dell’aula.
Tutto questo chiaramente era qualcosa che riguardava solo i maschi, mica le femmine, categoria di cui disgraziatamente io facevo parte, e a cui non toccava nessun alloro, nessuna gloria, nessuna scritta nel marmo, perché le femmine entrano dalla porta di servizio e non contano niente. Nei libri le femmine dovevano sempre essere salvate dai maschi perché venivano sempre rapite e rischiavano di finire male. Tom Sawyer era un maschio, e anche Huckleberry Finn, e i maschi non piangevano, mica erano “femminucce”…
Odiavo la parola “femmina”: mi sembrava un insulto. E sognavo gli Eroi.
Da allora è passato tantissimo tempo, per fortuna ho avuto modo di riflettere sugli eroi di guerra e anche sulle guerre, oltre che sui maschi e sulle femmine, ma quell’antica esperienza non l’ho dimenticata. E sono convinta che è sulla scia di quel ricordo che sono entrata subito con convinzione nel gruppo di Toponomastica femminile, quando è nato su Facebook. Perché di solito non ce ne accorgiamo nemmeno, ma i simboli sono potenti, e potentemente scolpiscono l’immaginario.

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Articolo di Loretta Junck

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Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile, curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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