Intelligenza e montagne russe

Ho scoperto Samuele grazie a un Master universitario. C’è una compagna di corso, alle lezioni di Pavia, dai modi gentili e dal carattere mite, che di tanto in tanto accenna ai suoi figli, come facciamo praticamente tutte, del resto. Mamme, insegnanti, libere professioniste, studenti, psicologhe… dalla Lombardia alla Toscana, dalle montagne della Valtellina al mare fiabesco della Sardegna, il panorama umano delle iscritte a questo corso è un interessante spaccato del mondo femminile del nostro Paese. Perché siamo quasi unicamente donne, al Master sul talento e la plus-dotazione, tutte tranne il povero Emanuele, che ci sopporta con pazienza, forse aiutato dal suo bagaglio di intelligenza superiore alla media, o dalla sua immensa sensibilità, che traduce in musica per i suoi alunni e alunne. Noi altre ci arrabattiamo tra momenti di disperazione e sprazzi di convivialità divertita, mentre passiamo dalle neuroscienze alle pratiche pedagogiche con una destrezza e una disinvoltura che nemmeno un funambolo di fama mondiale.
Ebbene, in questo turbinio di situazioni tragicomiche, succede che un giorno qualcuna gira sull’immancabile gruppo di WhatsApp una applicazione formidabile, che nessuna/o di noi conosce e che catalizza immediatamente l’attenzione dell’intera compagnia. Chi è la mente brillante che ha pensato di inventarsi una cosa del genere? Chiediamo in un coro unanime. Manu ci risponde quasi timidamente, in punta di piedi come fa sempre: l’autore è suo figlio. Ottimo, lo voglio conoscere. Lo devo conoscere uno così.
E allora eccomi qui, davanti allo schermo del pc, ad attendere questo ragazzo di neppure vent’anni, che spero vorrà spiegarmi qualcosa di sé e della sua applicazione per iPhone, capace di tradurre la messaggistica tra cellulari con la comunicazione aumentativa alternativa. Sì, proprio quella a immagini e parole. Faccio notare che io, di mestiere, sono insegnante di sostegno. Con la disabilità e la comunicazione aumentativa ho una certa confidenza. Ma mai, dico mai, mi sarebbe venuto in mente di abbattere le barriere di utilizzo degli sms sul telefonino. Che diamine, se uno/a non sa scrivere o leggere, se fa fatica con il codice alfanumerico, prende il suo iPhone (eh sì, purtroppo a oggi l’App di Samuele è solo per iPhone) e semplicemente si fa una chiacchierata con l’interlocutrice o l’interlocutore di turno. Ma se la voce non ce l’ha, o se fatica ad articolare le parole? E se anche ce l’ha ma preferisce messaggiare, come tutti noi? Eh già, inclusione significa rimuovere gli ostacoli che impediscono il libero accesso a tutte le modalità di comunicazione che la tecnologia mette a disposizione. E che cavolo, il cellulare deve essere uno strumento il più possibile democratico, universale, accessibile a tutte e a tutti nel modo prescelto!
Bravo, Samuele, che ci hai pensato. Ecco, ecco, il nostro eroe si sta connettendo… È in uno strano posto, sembra un imboscato di guerra, in un angolo appartato del Politecnico di Milano, dove attualmente studia. A diciannove anni ha già la voce da baritono, profonda eppure fresca, piena di vitalità. Ci presentiamo, gli spiego che mi interessa sia la sua vita che la sua App. Vorrei capire come si vive da plus-dotati, se stare al mondo con un cervello iperperformante è esaltante come penso, entusiasmante come l’immaginario comune rappresenta.
Mi smonta subito: elementari fatte come un razzo; alla scuola media studio quasi inesistente, risultati eccellenti. In prima. Poi iniziano i motteggi, gli sfottò dei compagni che gli danno del secchione, che lo tagliano fuori. E allora lui chiude tutti i canali con la didattica, non ascolta più in classe, non tocca libro, i voti scivolano dal 10 al 7 scarso, che poi risulta essere la sua valutazione di uscita all’esame di fine percorso. Che gliene frega, in fondo: almeno così sta nel gruppo. Si chiama adolescenza, bisogno di appartenenza, ci siamo passate/i tutti.
Arrivano gli anni del Liceo, affrontati ad alti e bassi, tra fiammate e noia, tra prof che illuminano la mente e altri/e che godono nel pungolare al limite del sadismo il classico alunno “brillante, ma che non si impegna”, oppure percepito semplicemente come mediocre. Al pari di molti ragazzi/e con le sue caratteristiche, Samuele risponde alle provocazioni dei/delle docenti con la frustrazione e il distacco affettivo: la scuola diventa una pena obbligatoria, una guerra di nervi. Sogna di studiare negli Stati Uniti, viaggia, prova a collezionare crediti e corsi paralleli al Liceo. La fuga diventa il suo chiodo fisso. Ma lui ha una mamma attenta (durante il nostro colloquio ne parla con un amore delicato e tenero, pieno di una ammirazione che trapela da ogni sua espressione), una che capisce che il suo cuore inquieto ha bisogno di risposte e gli propone di provare qualche test. In Piemonte, dapprima, poi al Lab Talento di Pavia: se si deve capire qualcosa, meglio andare da chi è più brava/o in Italia.
Arriva così la certificazione, in quinta superiore, tardissimo, forse appena in tempo per salvare il diploma: alto potenziale, non ci sono dubbi. Ma intanto è accaduto qualcosa. Due anni prima, il nostro liceale poco convinto, lo studente sulle spine che ha la passione per la fisica, si iscrive a un corso di approfondimento pomeridiano, proposto dal suo Istituto. Alla prima lezione, viene informato che la scuola ha sbagliato a pubblicare la circolare per le iscrizioni: nessun corso di fisica, quest’anno, al suo posto si impara programmazione. Ma la vita è piena di stranezze, coincidenze, sorprese. Quella che sembra una grandissima fregatura, si trasforma in una occasione straordinaria per scoprire una nuova passione: la tecnologia e il suo potenziale. Samuele segue tre lezioni a scuola, poi prende il volo e si iscrive a un corso online promosso dall’università di Harvard, naturalmente in inglese. Se lo beve a colazione, come succede a un cervello come il suo, quando è mosso dall’entusiasmo e dall’amore per la conoscenza. Nasce da qui la sua competenza nella costruzione di applicazioni, che lo porta, a neppure diciassette anni, a inventare e promuovere la sua SymChat. Un’idea fantastica, frutto, ancora una volta, di una grande curiosità, di una sensibilità profonda e di una chiacchierata con la mamma, che fa l’insegnante di sostegno.
Lo chiama al telefono la ministra Locatelli, pubblicano qualche articolo, lo invitano a convegni. Perché un sms sembra semplicissimo da usare, ma non lo è affatto per chi ha difficoltà a utilizzare i canali comunicativi più comuni, per chi fatica con la letto-scrittura, per esempio. Bene, grazie a Samuele oggi chiunque (o quasi) può usare la messaggistica tra dispositivi mobili senza doversi sentire incapace o limitato. L’invenzione ha successo, in tanti gli scrivono, consigliano miglioramenti, pongono domande. E lui ricomincia a lavorarci, fino alla seconda e ultima versione, ormai molto performante, lasciandosi alle spalle il viaggio in America, il bisogno di cercare un altrove più stimolante, forse di scappare da una vita ad alti e bassi.
Magari, con un po’ di fortuna, per una volta non assisteremo alla fuga di un super cervello all’estero, speriamo. Se solo li sapessimo vedere, i talenti nelle nostre classi, vedere e valorizzare! Sarebbe ora che ci dessimo una svegliata tutte/i, noi cattedratici da strapazzo: abbiamo l’evidenza sotto il naso, certe volte, e non ci accorgiamo di niente, mettiamo gli alunni e le alunne insieme nel calderone e avanti con la nostra didattica uguale per tutti/e, vecchia di cent’anni! Quanti Samuele abbiamo scoraggiato nel tempo? Quanti e quante ce ne sono nelle nostre aule di scuola?
Oggi il nostro programmatore è iscritto alla facoltà di ingegneria aerospaziale. Non convintissimo, in realtà, ma mi chiedo se possa, una persona così piena di interessi e curiosità, sentirsi convinta di intraprendere un percorso lineare e limitato a un campo specifico… La domanda rimane sul piatto, dato che una risposta io non ce l’ho. Quel che so è che gli occhi di questo ragazzo sono capaci di guardare lontanissimo. Eppure è stato bello poterli fissare nei miei, anche se attraverso uno schermo, per qualche ora.
Durante il nostro incontro, sono stata travolta da una ventata di pura energia. È stata una vera esperienza conoscerlo, perché Samuele è uno che sa guardare per davvero. Il mondo, il futuro, ma anche le persone. Il mondo lo fotografa con scatti che hanno un’intensità persino conturbante (potete vedere le sue fotografie, suo ennesimo interesse, su http://www.unsplash.com/samuvigano. Fidatevi: meritano decisamente). Il futuro è ancora poco definito forse, ma aperto davanti a lui, latore di mille possibilità. Le persone, invece, le guarda con quel profondo senso di giustizia, tipico di molti alti potenziali, che gli ha fatto inventare una cosa straordinaria. Forse è questo il vero dono di Samuele: sapere che l’intelligenza ha valore solo quando viene usata per rendere il mondo un poco migliore. Altrimenti diventa un’arma e la vita prende le forme di una guerra, il cui obiettivo è vincere, primeggiare.
Purtroppo nel mio lavoro ho conosciuto anche qualche collega che viveva la relazione in classe in questo modo. Imbarazzante. Avvilente. Io ne so più di te, quindi ti anniento, ti costringo all’angolo. Si può essere felici così? Io credo di no. Samuele invece, con ogni evidenza, vuole essere felice e io credo che sia sulla strada giusta. Il bello è che una fettina della sua felicità passa, oggi, attraverso un’idea geniale rivolta ai più fragili. Ecco, mi correggo. Sono certa che sia sulla strada giusta. Potete scoprire la sua App di messaggistica con comunicazione aumentativa al sito www.symchat.org.

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Articolo di Chiara Baldini

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Classe 1978. Laureata in filosofia, specializzata in psicopedagogia, insegnante di sostegno. Consulente filosofica, da venti anni mi occupo di educazione.

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