Da qualche tempo ci si chiede: chi era Maria Giudice?

Nata a Codevilla, in provincia di Pavia, il 27 aprile 1880, in una famiglia di agricoltori agiati, nonno garibaldino, fin dall’infanzia recepisce dal papà Ernesto la passione e la moralità dell’azione politica come chiave di accesso al mondo, e dalla mamma Ernesta l’amore per la lettura e la scrittura.
A sedici anni entra alla Regia scuola normale di Pavia (odierno Istituto Sociopsicopedagogico Cairoli) dove si diplomerà maestra. In questa fine Ottocento, molte ragazze, figlie di artigiani e agricoltori, scelgono l’insegnamento elementare per accedere a un posto di lavoro; è la prima ondata delle “Maestre” che occupano quasi il cento per cento dell’insegnamento elementare. Non è una vita facile, pagate da sindaci e parroci a chiamata diretta e senza contratto pubblico, spesso si ritrovano sole, a grande distanza da casa, e pure guardate male per questa libertà.
S’è appena diplomata, Maria, quando inizia la sua vita militante spinta dal desiderio di dedicarsi alla difesa dei più deboli, un impegno civile che coltiverà con la stessa immutata passione per tutta la vita.

Ho avuto modo di approfondire la storia della sua vita leggendo anche gli atti del convegno: Domina Doctrix Pioniere della cultura e del sociale nell’Università di Pavia, organizzato a Pavia nel 2010 dalla Fildis, associazione storica, fondata nel 1922, composta da donne tutte laureate in diversi settori del sapere, promotrici tra l’altro di campagne di sensibilizzazione per far conoscere grandi donne che hanno caratterizzato la storia del nostro tempo. 
Maria Giudice, una delle figure più significative del “socialismo umanitario” del primo Novecento, è certamente una di loro: fu la prima donna a capo della Camera del Lavoro di Torino, direttrice di giornali, dirigente del partito socialista.
Celebratissima ai suoi tempi, e poi via via dimenticata, o conosciuta solo come la madre della scrittrice Goliarda Sapienza, basta invece seguire il tracciato della sua vita per capire il segno importante della sua presenza nella storia della prima metà del Novecento. Maestra, sindacalista, pacifista, giornalista, una delle colonne della stampa socialista, è stata fondatrice e articolista, con personalità del calibro di Anna Kuliscioff, Angelika Balabanoff, Maria Gioia, di riviste femminili militanti in difesa dei diritti delle donne quali La difesa delle lavoratrici, Su Compagne.
Pacifista, a lei si devono le manifestazioni contro la guerra che Maria intreccia con la difesa dei diritti del lavoro.

Maria Giudice in carcere con Umberto Terracini

Incarcerata nell’agosto del 1917 con l’accusa di aver fomentato una sommossa popolare — nei fatti, sono gli scioperi delle operaie tessili della Valsesia per gli aumenti salariali e la ridefinizione dell’orario di lavoro, le otto ore — viene rimessa in libertà nel marzo del 1919 grazie a un’amnistia generale. È a questo punto della sua attività militante che il partito socialista la invia in Sicilia come “propagandista”, ruolo che in questi anni significa attività di organizzazione: dirigenza e controllo, per esempio delle litigiose correnti socialiste siciliane, soprattutto a Catania.
Nella città etnea Maria arriva nel 1920, proveniente da Palermo dove è stata in prima fila nelle lotte per la terra del movimento contadino e gli scioperi degli operai dei cantieri navali, che hanno visto cadere per mano della mafia i capi, Giuseppe Alongi e Giovanni Orcel.
A Catania, dove tiene comizi infuocati, sempre presente là dove si consumano proteste per i diritti del lavoro, conosce l’avvocato Giuseppe Sapienza che sarà il padre della sua ultima figlia: Goliarda Sapienza, apprezzata scrittrice di successo, autrice de L’Arte della Gioia.

Goliarda Sapienza

Teorica della libera unione, Maria non si sposerà mai. Darà alla luce nove tra figli e figlie, una scelta, nell’Italia del primo Novecento, considerata scandalosa anche nel partito.
A partire dal 1922 la sua attività politica sarà strettamente controllata dagli squadristi fascisti, e dopo l’avvento della dittatura la polizia la confinerà in casa, in quanto “madre”. Maria non si lascerà intimorire, continuerà a scrivere sul giornale L’unione, murando i suoi articoli nelle pareti di casa per sottrarli al fuoco cui il fascismo li ha destinati.
Lascerà Catania nel 1941, seguendo a Roma Goliarda che ha vinto una borsa di studio presso l’Accademia di Arte drammatica di Roma, e dal 1943 al 1953, anno della sua morte, vivrà nella capitale sotto stretta sorveglianza del Ministero degli Interni.

Maria Giudice, di Maria Rosa Cutrufelli

Proprio per contribuire a riportare alla luce la ricchezza della personalità di Maria Giudice e il suo instancabile impegno civile, e per colmare lo scarso risalto che la storiografia ha dato a Maria Giudice rintracciando anche nel presente i segni della sua azione politica, il Collettivo donne (in)visibili ha dato vita a un progetto articolato, proposto e coordinato da Nella Condorelli, incentrato sui venti anni di Maria in Sicilia.
Stimolate dal bel libro di Maria Rosa Cutrufelli: Maria Giudice, che abbiamo presentato nel 2022 presso la Casa internazionale delle donne (Roma) in collaborazione con la Casa stessa, il 9 maggio 2023, abbiamo organizzato a Catania il convegno di studi: Maria Giudice. Il suo tempo, la sua storia, Aula magna del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, con il patrocinio dello stesso ateneo catanese e della Cgil Sicilia-Cgil Catania.

La città e le sue ombre, a cura di Nella Condorelli 

Al convegno è seguito il volume collettaneo La città e le sue ombre. Maria Giudice in Sicilia, curato da Nella Condorelli e pubblicato a giugno del 2024 da Algra Editore, ed è in itinere il progetto di un prodotto audiovisivo, un documentario, che concluderà il ciclo dedicato a Maria Giudice, raccontata con il linguaggio letterario, convegnistico e audiovisivo.
Intanto, il libro La città e le sue ombre. Maria Giudice in Sicilia, che contiene i contributi delle relatrici e dei relatori del convegno riscritti in forma di “romanzo storico” strettamente basato su fonti storiche, è al centro di un tour di presentazioni, che dopo Catania (Camera del lavoro e Libreria Catania libri), Palermo (Istituto Gramsci siciliano), Roma (Federazione nazionale stampa italiana, Casa internazionale delle donne), toccherà altre numerose località siciliane e nazionali che videro la presenza e l’azione politica di Maria Giudice.

In copertina: Maria Giudice.

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Articolo di Gabriella Anselmi

Docente di matematica e formatrice in Italia e all’estero, presso Istituti Superiori e Università, da sempre attiva nell’associazionismo, e già presidente nazionale FILDIS, è componente del Direttivo della Rete per la Parità, del CNDI, di Toponomastica femminile, della GWI (Graduate Women International) e dell’UWE (University Women of Europe).

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