La rivista JLIS.it (Italian Journal of Library, Archives and Information Science), edita da Firenze University Press, nel numero 3 del settembre 2024 si è occupata di un tema che ci sta particolarmente a cuore: Profili di donne fra carte e libri, a cura di Annantonia Martorano e Valentina Sonzini. Non potevamo dunque ignorare le preziose informazioni che ne emergono, spesso rivelatrici di figure femminili semisconosciute o magari sottovalutate, visto che gli archivi e le biblioteche sono vere e proprie miniere in cui però bisogna scavare a fondo e rintracciare il filone giusto, nascosto talvolta fra carte che fanno capo a nomi maschili. Per darne conto è necessario iniziare dalla introduzione che meglio chiarisce il percorso portato avanti, non per nulla si intitola: Le ragioni di un ciclo al femminile. «Il taglio scelto per i sette interventi proposti dalle ricercatrici e dalle studiose che hanno aderito alla seconda edizione del progetto di Terza Missione promosso dal Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze, in collaborazione con la struttura di Ateneo “Unifi Include”, l’Archivio Storico del Comune di Firenze e l’Associazione culturale lucana di Firenze, è volto a rileggere, in chiave archivistica e biblioteconomica, i fondi librari e documentali di alcune donne protagoniste del nostro Novecento. Gli incontri registrati, inoltre, hanno trovato ospitalità in una playlist creata ad hoc dal Laboratorio multimediale dell’Università di Firenze nel canale Youtube Unifi-Convegni».
Le figure delineate in questo avvincente percorso coprono un lungo arco di tempo, dal XVI secolo alla contemporaneità, e risultano attive in settori molto diversi fra loro: troveremo una santa e una bibliotecaria, una nobildonna e una letterata, ma si parlerà anche di editoria, di viticultura, di metaverso, muovendoci in varie parti della nostra penisola e oltre, facendo dunque un viaggio nel tempo e nello spazio in cui le donne sono interessanti di per sé, ma pure specchio ognuna della propria epoca.
Il primo saggio, di Gilda Nicolai (Università di Viterbo), si intitola Tracce di santità: donne beate, donne sante nelle carte degli archivi diocesani, e fa riferimento ai processi di canonizzazione di cui si trovano importanti tracce. La studiosa inizia con definire quali persone potessero, dal Medioevo in poi, diventare “sante”, partendo dai/dalle martiri, si passò poi a personaggi di alto lignaggio e grande esempio (pure viventi) come Leone Magno o Sant’Agostino, persino sovrani o regine “unti” dal Signore. La Chiesa divenne tuttavia più cauta in seguito, distinguendo fra beati e santi, e chiedendo prove concrete di miracoli compiuti. Per le sante si può parlare di una certa eterogeneità: troviamo le mistiche, le donne attive e battagliere (Santa Caterina da Siena), le semplici monache, esemplari nel vivere la regola del loro ordine. Nicolai fa il punto su quanto conservato nel Centro diocesano di documentazione a Viterbo per il periodo che va dal 1673 a oggi; le cause di canonizzazione andate a buon fine riguardano 24 uomini e 16 donne.

Di queste viene esaminato nel dettaglio il caso di Clarice (Giacinta) Marescotti, nata a Vignanello (Viterbo) nel 1585 che entrò nel monastero di San Bernardino come terziaria francescana, per non sottostare alla clausura e neppure i voti di povertà e obbedienza erano adatti a lei. Infatti per 15 anni mantenne abitudini da signora, ma una grave malattia le cambiò radicalmente la vita: da allora abbracciò la povertà, si spogliò dei suoi beni e visse altri 24 anni dedicandosi al prossimo, dopo aver fondato due istituti assistenziali: i Sacconi e gli Oblati di Maria. Morì nel 1640 e subito fu venerata dalla popolazione; il lungo e dettagliato processo di canonizzazione, qui riportato con l’opportuna documentazione, si concluse nel 1807 in maniera solenne nella Basilica vaticana.
Di tutt’altro genere il secondo saggio, di Sara Manali (Università di Palermo) che indaga sui 13 diari di viaggio di Beatrice Lanza Branciforti, una contessa siciliana vissuta fra 1825 e 1900. Una donna appartenente a una stirpe illustre, affascinata da tre cose: «L’amministrazione del patrimonio, in maniera molto convinta, competente e decisa», i viaggi da turista curiosa e moderna, la musica. A 15 anni viene fatta sposare con un ricco borghese (a cui porta una cospicua dote ma anche il titolo nobiliare): Lucio Mastrogiovanni Tasca.
Insieme conservano una ricchissima documentazione relativa ai loro beni, alle ville magnifiche che possiedono (come Villa Tasca a Palermo), ai lavori effettuati, alla contabilità, ecc., nonché all’attività politica dell’uomo, prima deputato poi senatore.

Beatrice è una persona colta, ama le letture, conosce varie lingue e nei suoi diari lascia traccia dei molteplici interessi, ma anche degli stati d’animo, dei sentimenti, delle memorie personali (Miei ricordi 1894-Diario 11). Troviamo nell’archivio i libretti delle opere che seguiva (5 scatole piene), i programmi teatrali, centinaia di lettere, biglietti da visita che occupano ben 7 album. Si passa poi ai ricordi di viaggio, che venivano attentamente preparati, tanto che si potrebbero considerare ― come osserva Manali ― delle piccole guide arricchite da descrizioni, digressioni, commenti, consigli su dove alloggiare e cosa visitare. Beatrice non partiva da sola, come è abbastanza logico immaginare, viaggiava con il marito oppure almeno con la fida cameriera Marietta, talvolta con il maestro di casa, le nutrici o i fratelli. La prima tappa era solitamente Napoli da cui si potevano raggiungere le città del centro-nord, specie Roma e Firenze, magari per visitare amicizie e parentele. Per fornire degli esempi sulle destinazioni (raggiunte con i mezzi più vari) basterà citare il diario n.3 che copre un periodo di 8 anni, in cui le mete sono veramente tante: Austria, Germania, Svizzera, Slovenia, Ungheria, Corfù, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, anche per sfuggire l’epidemia di colera del biennio 1853-54. Infiniti gli incontri interessanti, «un dedalo di nomi e di personalità», e il dettaglio di particolari eventi, come le eruzioni del Vesuvio del 1872 e i numerosissimi spettacoli di ogni genere a cui Beatrice assiste in Italia e all’estero, con relativo intreccio di belle amicizie, Wagner in primo luogo.
Il terzo saggio ci porta in Sardegna; Mariangela Repetti (Università di Cagliari) pubblica: Donne che scrivono di donne. Le carte di Mercede Mundula alla Biblioteca Universitaria di Cagliari. Questa volta il personaggio affrontato è una poeta, scrittrice e saggista cagliaritana nata da una famiglia colta e benestante nel 1890 e morta nel 1947 di cui molta documentazione pubblica e privata è stata donata nel 1997 dalle figlie Adriana e Marcella alla Biblioteca Universitaria della città.

Parte della sua vita, dopo i brillanti studi, si svolse però a Roma e qui iniziò a collaborare con riviste e quotidiani, facendosi conoscere per vari contributi sull’opera di Grazia Deledda, che personalmente le manifestò il suo gradimento e con cui nacque una amicizia duratura.

Mercede Mundula si dedicò anche alla poesia e pubblicò con successo la prima raccolta, La piccola lampada, nel 1923, che le fruttò, prima donna sarda, il premio Merello. Da quel momento fu un susseguirsi di impegni letterari: traduzioni, recensioni, saggi, monografie su Deledda e altre figure illustri, romanzi per la gioventù, un’altra raccolta di poesie (La collana di vetro), e nell’archivio si ha un ampio carteggio e uno scambio di lettere con amiche e conoscenti intellettuali come lei. Negli anni Trenta viaggiò spesso per una serie di conferenze, di solito dedicate a donne della sua terra. Dalle carte emerge un suo progetto rimasto inedito dal titolo emblematico Donne innamorate che doveva delineare alcuni profili femminili; anche una terza raccolta di versi era a buon punto, ma la guerra la costrinse con dolore a non visitare la sua isola e i suoi cari fino al 1946 e portò lei e la sorella Teresa a scrivere poesie in sardo, quasi per compensare la lontananza. Si consultarono fra loro sull’importante momento storico in cui erano chiamate al referendum, per cui manifestarono senza tentennamenti la fiducia nella repubblica. Ma la malattia si manifestò in tutta la sua spietatezza e Mercede morì a 57 anni.


Lucia Roselli (Università di Pavia) non tratta di un singolo personaggio, ma dell’attività in ambito letterario portata avanti (dal 1908 al 1970) dal Lyceum Club, un circolo femminile fiorentino ancora oggi vivace e attivo, il cui archivio è presso la sede nel palazzo Adami Lami, sul lungarno Guicciardini. Sulla fondazione ad opera dell’artista inglese Constance Smedley (1876-1941), sulle molteplici iniziative culturali, sulle personalità invitate, sulle socie e curatrici, sulle appassionate direttrici di quella fascia temporale non possiamo in questa sede approfondire, ma chi volesse può leggere il testo integralmente.
Riprendiamo il discorso con il saggio di Fiammetta Sabba (Università di Bologna) che tratteggia l’impegno assiduo di una bibliotecaria, il cui nome è tutto un programma: Guerriera Guerrieri. Il suo fascicolo personale si trova all’Archivio Centrale dello Stato a Roma. Nata a Cortona nel 1902 e lì deceduta nel 1980, fu «una indiscussa protagonista della storia culturale italiana del secolo scorso, ricordata per l’intensità del suo lavoro e per la molteplicità di iniziative e azioni che caratterizzarono la sua attività professionale di bibliotecaria e che ci permettono ancor oggi di ricordarla». A lei, fra l’altro, si devono «l’elaborazione delle norme di catalogazione, la catalogazione dei periodici e la diffusione del libro e della lettura, attività che portò avanti con una consapevolezza non solo bibliotecaria e biblioteconomica, ma anche bibliografica e culturale». Senz’altro gran parte della notorietà le deriva dall’aver salvato, in tempo di guerra, e poi recuperato e ripristinato il patrimonio bibliografico dell’intera Campania, visto che era direttrice della Biblioteca Nazionale di Napoli ma pure sovrintendente per la Campania e la Calabria, la sovrintendenza più grande d’Italia. In un “appunto” presente nell’Archivio i complimenti di Benedetto Croce: «La Dott.ssa Guerrieri è stata la provvidenza per il patrimonio delle Biblioteche di Napoli. Essa con immense fatiche e con molto coraggio le ha salvate tutte» (12-7-1944).

Il saggio tuttavia non elenca solo i (sudati) avanzamenti professionali, l’intelligenza e lungimiranza della studiosa, ma anche i lutti familiari, i frequenti spostamenti di residenza dovuti alle nuove mansioni, le invidie e gelosie di cui fu oggetto, arrivate fino alla diffamazione e alle offese, come spesso càpita alle donne brave, preparate, decise e di successo, vittime del pregiudizio maschile e del sistema di gestione degli incarichi pubblici e/o universitari. Arrivarono infine i riconoscimenti più che meritati, fra cui la medaglia d’oro del Ministero della Pubblica Istruzione (1968) e il titolo di Grande Ufficiale (1976). Nel 2003 le è stato intitolato il salone di lettura nella Biblioteca Nazionale di Napoli.
Il penultimo contributo si riferisce al presente e riguarda un tema nuovo e affascinante: La parità di genere nell’editoria e la comunicazione della vite e del vino, a cura di Alessandra Biondi Bartolini e Monica Massa, rispettivamente direttrice scientifica e direttrice editoriale della rivista Millevigne, che rappresenta un unicum al femminile in questo settore dominato e condotto dagli uomini.

Tutto parte ovviamente dalla coltivazione della vite e dal graduale inserimento delle donne, a più livelli, nei «ruoli aziendali, consortili e associativi […] non senza tuttavia che vi siano disparità tra la presenza femminile nelle diverse funzioni e notevoli differenze nella velocità della progressione delle carriere, nel trattamento contrattuale e salariale. Sono due le associazioni nate in Italia nel settore vitivinicolo per promuovere il ruolo delle donne, fare rete e creare engagement tra le professioniste: l’Associazione Nazionale Donne del Vino, nata nel 1988, e l’Associazione Donne della Vite, fondata nel 2015». Il testo riporta grafici, tabelle, dati molto significativi sul tipo di occupazione svolta dalle donne nel settore e sulle disuguaglianze salariali, ma si sofferma anche sull’immagine (giudicata un po’ romantica) delle “aziende in rosa”, quasi fossero più interessanti a livello giornalistico come fatto di costume, anziché come àmbiti in cui emerge pienamente la professionalità delle donne, dalla cura della vigna al marketing. Tendenza che ovviamente alcune giornaliste e studiose attente stanno contrastando con libri e articoli, mentre le rappresentanti del settore puntano sulla visibilità partecipando a eventi di grande risonanza come Vinitaly, a convegni enologici internazionali, a congressi di associazioni professionali. Anche la situazione nel mondo accademico non è diversa, con le ricercatrici nel campo della microbiologia enologica in aumento (17%), ma ben lontane dalla parità (uomini 35%). Se delle dieci più importanti riviste italiane dedicate ai vini le direttrici sono solo due, è importante notare, sempre a proposito di Millevigne, che qui cura il marketing e la raccolta pubblicitaria Daria Ficetti e Fiammetta Mussio cura i canali social, ma c’è tanto da fare perché le donne che scrivono di vino, degustazioni, viticultura rimangono troppo poche, come affermano le due esperte autrici del testo.
Rossana Morriello (Università di Firenze) scrive l’ultimo contributo, molto lungo e di non semplice comprensione perché relativo a un campo specifico: Donne nel Metaverso e divario di genere nei dati: un approccio culturale. Per non incorrere in fraintendimenti o errori riportiamo totalmente l’abstract: «Il metaverso è un ambiente tecnologico immersivo e interconnesso, del quale facciamo già parte. Viviamo in un ambiente “meta” rispetto alla realtà, nel quale il mondo digitale e il mondo analogico si intersecano continuamente in un flusso ininterrotto. Siamo circondati nella quotidianità da connessioni digitali e da oggetti che si connettono tra di loro, e con il mondo reale, da dove traggono dati. Nel metaverso, sia inteso in questo senso che in senso stretto, vengono riprodotte le strutture sociali e i bias di genere, con tutti gli elementi di intersezionalità, presenti nella realtà, fortemente radicati nel contesto socioculturale e rappresentate nei dati utilizzati dai modelli algoritmici. La prevalenza di uomini nei settori di studio e di lavoro delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dove i modelli algoritmici vengono sviluppati, non agevola il superamento di questi problemi. I dati alla base dell’intelligenza artificiale e del metaverso rispecchiano i bias di genere frequenti nel lavoro, nell’istruzione, nella ricerca scientifica, nel giornalismo e in gran parte dei settori. Tuttavia, il digitale, l’intelligenza artificiale, il metaverso possono offrire delle opportunità per superare il gender gap». Anche in questo caso il testo è corredato di una ricca bibliografia finale e nella sua interezza può essere letto sul pdf della rivista che raccomandiamo a chi voglia ampliare, attraverso una così vasta documentazione, le proprie conoscenze dell’immenso universo femminile.

Annantonia Martorano e Valentina Sonzini (a cura di)
Profili di donne fra carte e libri / Profiles of women among documents and books
in Italian Journal of Library, Archives and Information Science, 2024, Vol 15, No 3
pp. 3-104
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.
