Dal 12 al 26 novembre scorso si è svolto il seminario in tre incontri online, tenuto dal prof. Andrea Vento, Il ruolo del Brics+ nella transizione verso l’ordine multipolare a cura dei Giga (Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati). Il seminario ha incontrato l’interesse e la partecipazione di molti insegnanti, studenti, cittadine e cittadini e come sempre ha fornito a chi li ha potuti seguire notevoli strumenti di lettura degli avvenimenti geopolitici internazionali nella complessa fase storica che stiamo attraversando. Da tempo la nostra rivista segue con interesse i lavori di questo gruppo di docenti, che tra l’altro hanno svolto un puntuale lavoro di approfondimento sull’economia di guerra. Le slide della presentazione di Vento costituiscono una cassetta degli attrezzi fondamentale per docenti di geopolitica, relazioni internazionali, economia politica geografia e storia.
La prima lezione Dal Bric al Brics+: da aggregato geoeconomico a soggetto geopolitico ha ripercorso la storia del Brics, su cui ci eravamo soffermate in questo articolo (https://vitaminevaganti.com/?s=Brics), ricordando che a coniare questo acronimo era stato, nel 2001, l’economista inglese Jim O’Neil. Secondo il Chief Economist della Banca di investimenti Goldman Sachs il nuovo aggregato geoeconomico composto da Brasile, Russia, India e Cina avrebbe verosimilmente dominato l’economia mondiale del secolo XXI. Il suggerimento di O’Neil agli Usa era quello di inglobare questi Paesi nella governance economica e finanziaria mondiale, che fino a quel momento era stata dominata dal sistema occidentale. Questi quattro Paesi avevano caratteristiche comuni tali da consentire loro, nell’arco di alcuni decenni, di posizionarsi ai piani alti nella graduatoria delle potenze economiche mondiali: una popolazione numerosa, un vasto territorio, abbondanti risorse naturali strategiche, la condizione di economie in via di sviluppo, prospettive di forte crescita del PIL e della quota nel commercio mondiale. La relazione di geopolitica dei Giga ripercorre tutti gli incontri di questo gruppo di Paesi, mostrando la graduale trasformazione dello stesso da semplice aggregato geoeconomico in raggruppamento geopolitico caratterizzato dall’attuazione di strategie condivise. Il primo atto a evidenziare questa graduale evoluzione può farsi risalire all’astensione in sede di Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla Risoluzione 1730 sulla Libia dell’11 marzo 2011. I 4 paesi Bric si astennero su questo strumento di diritto internazionale che, con forzature interpretative da parte francese, britannica e statunitense «avrebbe a breve portato all’intervento della Nato contro le forze armate di Gheddafi e alla destrutturazione dello stato libico». Nel 2011 al gruppo originariamente chiamato Bric si unì il Sudafrica.
Fin dall’inizio il Brics rivendicarono la necessità di realizzare un nuovo equilibrio interno all’ordine economico-finanziario mondiale imposto dagli Usa a Bretton Woods nel 1944, fondato sul dollaro e sulle due istituzioni internazionali del Fondo Monetario internazionale e della Banca Mondiale.
L’analisi di Vento sottolinea le differenze iniziali e attuali tra le potenze Brics, bene illustrate da tabelle costruite su dati Onu e Banca Mondiale e ricorda che lo strumento di espansione di tali potenze risiedeva soprattutto, per quanto riguardava Russia, Cina e India, in progetti infrastrutturali nel continente asiatico. Una serie di slide molto istruttive evidenziano questi progetti, con un focus particolare sulla Belt and Road Initiative cinese. Particolarmente interessante la parte della relazione che riguarda l’Italia che, in qualità di primo e unico paese del G7, aveva aderito alla Bri nel marzo 2019 durante il primo governo Conte tramite il Memorandum of Understanding (MoU) firmato a Roma. Con questo accordo il nostro Paese sarebbe diventato uno snodo terminale strategico per i commerci con l’Europa centrorientale tramite i porti di Trieste, Vado Ligure e Ravenna dove la Cina aveva effettuato investimenti. Questo Memorandum è stato abbandonato dal Governo Meloni, nel silenzio generale, senza una spiegazione convincente al popolo italiano. Sulla sua firma la rivista Limes, a posteriori, ha espresso critiche, imputando al Presidente del Consiglio Conte una visione strettamente economicistica della realtà e, aggiungo sommessamente, l’illusione di poter decidere le nostre politiche economiche autonomamente, senza tenere conto dell’influenza degli Stati Uniti sul nostro territorio. La mossa del Governo Meloni sarebbe stata dettata, secondo la rivista di geopolitica, «dalla scelta di certificare l’allineamento al contenimento anticinese a guida americana».

La relazione, dopo aver indicato i Paesi che hanno firmato accordi di cooperazione per la Bri, si sofferma in modo accurato sui vari corridoi della Via della seta: il New Eurasian Land Bridge -Corridoio nord, che ha lo scopo di aumentare il trasporto ferroviario tra Cina ed Europa, corridoio che dopo le sanzioni imposte alla Russia dalla Ue ha costretto gli operatori economici a rinunciare alla Federazione Russa come Paese di transito nella rotta Est-Ovest, considerando rotte alternative; la Steppe Road, il corridoio Cina-Mongolia-Russia (Cmrec), il Nuovo Corridoio di mezzo o Middle Corridor (Titr), una rotta di trasporto multimodale via terra e via mare che dalla Cina attraversa l’Asia centrale, il Mar Caspio e si estende fino al Caucaso, alla Turchia e all’Europa, riducendo i tempi di transito e affrontando anche le problematiche legate alle sanzioni, evitando la Russia. Il prof. Vento si sofferma sul progetto infrastrutturale indo-iraniano e su altri accordi che coinvolgono anche altri Stati, come il North South Corridor Trasporter (Nsct)al quale successivamente si sono aggiunti altri 10 stati: Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Turchia, Kazakistan, Oman, Tagikistan, Kirghizistan, Siria, Ucraina (che probabilmente abbandonerà) e la Bulgaria come paese osservatore, l’Accordo di Ashgabat , progetti poi sfociati nell‘International North South Corridor Trasporter (Insct),« un progetto infrastrutturale multimediale, navale, ferroviario e stradale, che si estende per 7.200 km tra India, Iran, Azerbaigian, Asia Centrale, Russia ed Europa, interconnesso alla rotta ferroviaria meridionale della Via della seta cinese».


Le contromosse dell’Occidente sono state a fine 2021 il Global Gateway e l’Imec, il corridoio economico India-Medio Oriente-Europa, approvato dai rappresentanti di India, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti (EAU), Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Arabia Saudita ed Unione Europea. Quanto questo sistema sia in grado di contrastare la Via della seta si vedrà nel tempo e in esso può vedersi anche la politica indiana dei due tavoli condotta da Modi in nome della politica di sviluppo della nazione più popolosa del mondo.
La relazione prosegue con dati interessanti sul rallentamento dello sviluppo dei Paesi del G7 rispetto ai Brics, misurata nella percentuale del Plm (Prodotto lordo mondiale) di questi due raggruppamenti di Paesi. Una parte importante dell’analisi di Vento riguarda la fondazione nel 2014 della Nuova Banca per lo Sviluppo (New Development Bank Brics-Ndb Brics) e di un Fondo di riserva (Cra), prime mosse del tentativo di creare istituzioni internazionali alternative al sistema di Bretton Woods, in risposta al rifiuto dei paesi del G7 di riformare il Fmi attuando una più equa distribuzione delle quote di voto a beneficio dei paesi emergenti. Una spiegazione dettagliata del conflitto Usa Cina in seno al Fmi merita di essere letta per comprendere la posizione ostile Usa nei confronti del Paese più forte dei Brics. Lo stesso Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres ha dichiarato che è necessario «riformare un’architettura finanziaria internazionale che è obsoleta, disfunzionale e ingiusta». Un approfondimento particolare riguarda la mission strategica della Ndb, con sede a Shangai: «finanziare progetti e trovare soluzioni su misura per contribuire a costruire un futuro più inclusivo, resiliente e sostenibile per il pianeta” tramite la creazione di partnership al fine di “integrare gli sforzi delle istituzioni finanziarie multilaterali e regionali per sostenere la crescita e lo sviluppo globali». La metodologia seguita per la concessione di finanziamenti si differenzia da quello delle istituzioni internazionali a guida occidentale (Washington Consensus), in primo luogo perché, come ricorda Vento, questi vengono concessi «sia ai paesi emergenti che alle economie sviluppate, individuandone di concerto gli obiettivi, in genere infrastrutturali ma anche sociali (sanità istruzione ecc.); senza subordinarli all’imposizione di vincoli e di politiche neoliberiste, i quali fino ad oggi hanno contribuito al peggioramento delle condizioni economiche e soprattutto sociali dei paesi “beneficiari”». Un esempio di queste politiche neoliberiste sia negli anni ’90 che oggi è l’Argentina.
L’ampliamento dai Brics ai Brics+ è stato accelerato, secondo Vento, da vari fattori tra cui «l’intensificazione della politica sanzionatoria da parte degli Usa degli ultimi anni (sono circa 1/3 del totale gli Stati sotto sanzioni Usa), in particolare contro Federazione Russa, Siria, Iran, Venezuela e Cuba e la guerra dei dazi contro la Cina […] l’escalation del conflitto in Ucraina (il 24 febbraio) e il piano comunitario REPowerEu (18 maggio 2022)».
Mi piace ricordare che nell’analisi di Andrea Vento è messo bene in luce qualcosa che i nostri media, con pochissime lodevoli eccezioni da parte di media che, essendo finanziati dai lettori e dalle lettrici, sono liberi di scriverlo, si sono ben guardati dal condividere con l’opinione pubblica, facendoci preoccupare per lo stato della nostra democrazia :«le vicende legate alla crisi Ucraina del 2014, sfociate nel colpo di stato di piazza Maidan ai danni del presidente Yanukovich, la revoca dell’autonomia agli Oblast del Donbass da parte di Kiev, poi sfociata in conflitto armato, e l’annessione russa della Crimea con le conseguenti sanzioni economiche comminate a Mosca dall’Occidente, compresa la sospensione dal G8, hanno fornito elementi di riflessione e spinto ad importanti decisioni riguardanti persino l’architettura economico-finanziaria internazionale».
Il primo gennaio 2024 sono stati ammessi ai Brics+ alcuni Paesi eterogenei per consistenza demografica, livello di sviluppo, potenza economica, caratteristiche della struttura produttiva, ruolo e orientamento geopolitico: Iran, Emirati Arabi Uniti, Egitto ed Etiopia. L‘Arabia Saudita ad oggi non ha ancora provveduto a formalizzare l’ingresso ufficiale.
Come cambierà e sta già cambiando l’ordine mondiale in questa fase di transizione egemonica? Qui si conclude il report del primo incontro del seminario Giga-Unigramsci tenuto dal prof. Vento, le cui slide possono essere scaricate a questo link: https://drive.google.com/file/d/1ldLWHwUwiTpTKDQWopsYBIo9SlChxVeT/view?usp=sharing
***
Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
