…un passato ormai remoto che, caparbio, si rigenera lungo i Sentieri di Syme.
Da bambina prediligevo un luogo simetino, un quasi deposito naturale di sassi, sassi di fiume: grandi, piccoli, arrotondati, oblunghi, appiattiti… lisci lisci tutti. Li guardavo per ore, uno ad uno: sembrava tremassero all’urto dell’acqua che, a tratti, incespicava come a volere tardare, per paura, l’arrivo al mare. Chissà se erano mai serviti a qualcosa, a qualcuno, da dove fossero lì giunti, se, come l’acqua del fiume, provavano paura!
Alla pietraia, conobbi Syme. Mi apparve come figlia di un dio delle acque. Mi sorprese: «Sono Syme dei dodici Sentieri + uno». Così e basta. Io, invece, mi vantai: «Di tanto in tanto vengo nella valle, a Irveri, ma abito ad Adrano, vetustissima città tra l’Etna e il Simeto, regina e vedetta della valle del Simeto; ha il nome di un dio indigeno, Adranon, il Giove dei Siculi, il cui tempio — custodito da 1000 cani cirnechi — è stato visitato anche da storici (Plutarco, Diodoro Siculo) e filosofi (Eliano). Il suo culto fu portato perfino a Roma, in Campidoglio (Plinio il Vecchio, Historiae Novenales)».
L’intesa fu immediata. Intraprendente e decisa quanto me, Syme mi portò per sentieri, i suoi.
Lasciata la pietraia, ginestre d’acqua dagli odori ora intensi ora tenui segnavano un tratto pari al sentiero di canne e di junchi, teneri e chini a ogni sospiro d’aria fino al sentiero delle api nere. La sciamatura di docili creature selvatiche, dalle piccole ali, diffusi ronzìi simili ad armonie nate da canne di junco. Inconsuete per me! Improvviso il volo di una coppia di cicogne. Meraviglia!
Costeggiando il sentiero delle sorgenti specie nel punto in cui incrociava l’accidentato quanto fascinoso sentiero di grotte e caverne — alcune preistoriche — cascatelle tra spettacolare vegetazione ripale, costoni lavici, dirupi, strapiombi, aprivano panorami unici, senza pari!
Intanto, dal sentiero dei chicchi di grano, lo sguardo si perdeva tra campi segnati da antichi camminamenti, regie trazzere, ponticelli precari o imponenti come l’antico ponte dei Saraceni, mentre il sentiero delle antiche antefisse della preistorica città del Mendolito rimandava la mente al Mito!
Formichine testarossa sommavano colori ai colori di farfalle Aurora in sentieri d’incrocio che, dalla vallata, s’inerpicavano per i boschi dell’Etna, e lì si perdevano.
Incessanti sfarfallìi segnavano raggi d’azione verso il sentiero dei cani cirnechi, custodi del tempio di Adranon. Tempio che non c’è più, né tracce né pietre. Erano forse anch’esse pietre di fiume? Rimane una città, un mito tra l’Etna e il Simeto: origine della teogonia di Sicilia.
Parallelo al sentiero dei cuticchi (sassi) d’argento, il sentiero dei granchi rosa segnava tragitto tra sorgenti d’acqua limpida e saje (canali d’irrigazione). Sembravano rincorrersi quei granchi lungo traiettorie oblique, avanzando, indietreggiando o schivando i cuticchi che da grigi si tingevano d’argento ai raggi di luna che rischiaravano adesso la sera di una giornata avventurosa. Era giunto il momento di salutarci.
Rimaneva, però, il sentiero + uno. Syme non mi aveva detto alcunché… Non mi ci voleva portare? Perché? Glielo chiesi. Rispose: «È un po’ buio, non si vede bene però quel cartello laggiù vieta il transito a donne e bambine. Non possiamo andarci».
«Un divieto? Perché? E, perché alle donne, alle bambine?». Chiesi.
«Perché c’è pericolo per noi, e non siamo accompagnate da un uomo o ragazzo che sia. Da sole non possiamo. E, se mai fossimo accompagnate, dovremmo stare zitte, non potremmo parlare per tutto il percorso». Fu la risposta.
Non capii: avevamo attraversato luoghi pericolosi, superato pericoli e adesso dovevamo fermarci. Mi sembrò assurdo…
Vado ancora in quei luoghi. Non c’è più quel cartello di divieto. Incontro la me stessa del passato che — come dentro una fiaba raccontata lungo il proibito sentiero + uno, dal Simeto al limitare della valle degli Asfodeli — ritrova veritiere fantasie e proattive realtà. Basta pensare a donne e bambine ancora escluse da…
Se tanti sono i divieti, e i diritti negati radicano sfruttamento e sottomissione, sempre più forti si levano voci e azioni di complicità sociale per abbattere divieti cui ancora devono sottostare donne e bambine!
***
Articolo di Chiara Longo

Docente, saggista, poeta, scrittrice, ama camminare in novità di vita e ripone nel potere della parola la ricerca di sé e dell’Io collettivo. Nata in Sicilia, ad Adrano, dove vive, è cittadina attiva, operatrice culturale, curatrice di reading letterari, relatrice in convegni e seminari. Suoi contributi sono presenti in opere collettanee di poesia, saggistica, narrativa. Ha ricoperto cariche istituzionali.
