Tra ghiacci e geopolitica: chi difende l’Artico?

Qualche tempo fa per l’Istituto di Scienze polari del Cnr, nel quale lavoro, ho fatto da guida a una mostra intitolata Artico. A bambini e bambine delle scuole elementari chiedevo cosa gli veniva in mente se dicevo “Polo Nord”. Molti rispondevano: Babbo Natale! Oppure: i pinguini. I/le più informate aggiungevano renne, orsi bianchi, foche e, qualche appassionata/o di animali, aggiungeva volpi artiche e civette delle nevi. Spesso avevo il mio bel da fare a convincere le/i pargoli che i pinguini al Polo Nord non vanno neanche in vacanza, e che, in ogni caso, se incontrassero gli orsi polari forse non diventerebbero mai migliori amici. Rimanevano incantate/i nello scoprire che il ghiaccio del Polo Nord è ghiaccio marino e se si scioglie non c’è terra, ma solo mare. Ma non è così per il Circolo Polare.

Le regioni artiche sono quelle comprese tra il Circolo Polare, che inizia a una latitudine (distanza in gradi dall’Equatore) di 66° e 33’ N e il Polo Nord. Il mare artico ghiacciato è circondato da terre emerse abitate da popolazioni indigene da migliaia di anni. Le prime evidenze di insediamenti umani nella regione risalgono a circa 30.000 anni fa. Da qui provenivano gli uomini e le donne, che attraverso lo stretto di Bering, durante la fine dell’ultima era glaciale, si stabilirono in Nord America. Le popolazioni autoctone dell’Artico, come gli Inuit e i Yupik, hanno sviluppato una profonda connessione con l’ambiente estremo in cui vivono, adattandosi alle condizioni climatiche e creando culture uniche.

Passaggio a Nord-Est. Fonte USGS

Le terre artiche sono ricche di risorse e, quando si parla di risorse, si parla anche di potere, di confini e, inevitabilmente, di conflitti.
L’Artico non è una distesa bianca e desolata. Sotto al ghiaccio si nascondono risorse minerarie ed energetiche che fanno gola a molti. Sciogliendosi, il ghiaccio sul mare lascia lo spazio per nuove rotte commerciali più vantaggiose. La Cina sta abbandonando il progetto della nuova Via della Seta, che prevedeva la sistemazione di porti e hub fra la Cina, l’Oceano Indiano e il Mediterraneo, a favore del Passaggio a Nord-Est, che offre opportunità di commercio e trasporto più veloci tra l’Occidente e l’Estremo Oriente. Non è solo una questione diplomatica, il traffico navale è destinato ad aumentare e con esso l’inquinamento.

Amplificazione artica. Fonte NASA

I ghiacci dell’Artico si stanno sciogliendo a un ritmo allarmante. Per un fenomeno chiamato amplificazione artica, o polare, la temperatura superficiale in queste zone sta aumentando più rapidamente che nel resto del pianeta. Negli ultimi 60 anni, si è registrato un riscaldamento di 3-4 volte superiore alla media globale, che si aggira intorno a 1°C. Questo fenomeno è dovuto a varie cause, la più importante delle quali è l’albedo, la radiazione solare incidente, che viene riflessa in tutte le direzioni da una superficie e che influenza le temperature: più la superficie è chiara, più radiazione riflette, meno si scalda. È il motivo per cui sulla neve ci si scotta più facilmente che al mare e quando fa caldo non conviene indossare vestiti neri. La neve e il ghiaccio si sciolgono, rimane esposto al sole il mare, scuro, l’albedo diminuisce e aumenta la temperatura, secondo un processo che è chiamato di feedback, o retroazione positiva. Che di positivo ha poco o nulla. L’aumento delle temperature sta avendo un impatto enorme su un ecosistema estremamente delicato, e provoca cambiamenti visibili e misurabili. Uno degli effetti più rilevanti è la riduzione del ghiaccio marino: negli ultimi 45 anni, la sua estensione nel mese di settembre è diminuita di oltre il 40%.

Divya Nawale. Fonte BITS Pilani

Una nuova generazione di donne si sta muovendo per proteggere queste terre e, di conseguenza, il nostro pianeta. Sono le Arctic Angels, un gruppo di giovani attiviste provenienti da tutto il mondo, unite da una missione comune: tentare di fermare lo scioglimento dei ghiacci artici.
Divya Nawale, una 33enne di Hyderabad, in India, è una di loro. Nonostante sia cresciuta in una città tropicale, senza mai aver visto la neve, Divya, che a differenza dei pinguini può muoversi tra i poli, è diventata una fervente difensora delle terre polari, dopo aver visitato l’Antartide più di 10 anni fa. «Per me che ero cresciuta nelle zone tropicali dell’India, era un’altra parte del pianeta che non riuscivo nemmeno a immaginare», racconta.
Iluuna Sørensen, 19 anni, di Nuuk, in Groenlandia, invece è testimone diretta degli effetti dell’innalzamento delle temperature: «Vedere questi cambiamenti agire così rapidamente è allarmante, mostra quanto in fretta dobbiamo agire».

Arctic Angels. Fonte Global Choices

Le Arctic Angels, che ironicamente condividono il nome con un gruppo di militari statunitensi di stanza in Alaska, non si occupano solo dello scioglimento dei ghiacci e dell’innalzamento del livello del mare, ma lottano anche contro le trivellazioni petrolifere e l’estrazione mineraria, perché, come dice una delle attiviste, «ciò che accade nell’Artico non rimane nell’Artico» e Divya aggiunge: «Il Polo Nord non ha bisogno di Babbo Natale, della sua officina e dei suoi elfi per essere magico — la regione crea meraviglia da sola; i suoi ghiacciai scintillanti e i suoi ecosistemi straordinari sono abitati da creature che non esistono da nessun’altra parte». Di fronte a questa situazione critica, le Arctic Angels si stanno battendo su più fronti. Il loro obiettivo è “fermare la crisi del ghiaccio” attraverso azioni concrete, come la sensibilizzazione, la ricerca e il coinvolgimento delle comunità locali.

Ma non ci sono solo le ragazze degli Arctic Angels.
Women of the Arctic (WoA) ad esempio è un’associazione no-profit nata in Finlandia che si occupa di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle questioni di genere nell’Artico. Le donne sono spesso escluse dai processi decisionali, ma sono le prime a subire le conseguenze dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento delle risorse e sono pronte a difendere il proprio territorio e la propria cultura. Alcune delle sfide chiave per cui si battono riguardano il legame tra le industrie estrattive e la violenza di genere, l’elevato tasso di suicidi tra gli uomini del Nord, l’emigrazione femminile e le barriere all’inclusione delle donne nella ricerca artica.

Consiglio Artico in riunione. Fonte Arctic Council

Il Consiglio artico (Arctic Council) è un forum internazionale, nato nel 1996, che discute dei problemi dei governi artici e della popolazione indigena. Le Women of the arctic council sono politiche, scienziate, esperte ambientali che si battono per un futuro sostenibile e per il rispetto delle comunità locali.
La direzione del Consiglio viene assunta, a rotazione, dai Paesi che ne fanno parte, attualmente è della Norvegia, ma fino al 2023 è stata della Russia, e nonostante il conflitto in atto, questo è uno dei luoghi in cui la diplomazia scientifica può continuare ad agire.
Durante la presidenza dell’Islanda (2019-2021), l’uguaglianza di genere è stata inclusa tra le questioni prioritarie del suo programma di presidenza del Consiglio artico. Nella presentazione del programma, Malgorzata (Gosia) Smieszek, UiT Arctic University of Norway, Co-leader di Women of the Arctic ha affermato che: «Il tema più ovvio e di gran lunga più studiato nell’Artico è il cambiamento climatico, ma è sorprendente constatare come pochi studi si impegnino ad adottare una prospettiva di genere. Il genere è quasi invisibile negli studi sul cambiamento climatico».

Il WiPS (Women in Polar Science), invece, è una rete fondata nel 2014 con l’obiettivo di connettere e supportare le donne che lavorano nella ricerca antartica e artica. Inizialmente una piccola rete di base si è evoluta fino a riunire quasi 10.000 persone, attraverso diverse piattaforme di social media, provenienti da tutti i continenti e a tutti i livelli di carriera. La missione principale del WiPS è quella di ispirare altre donne a intraprendere lavori connessi con l’ambiente polare, condividendo storie, esperienze e offrendo supporto professionale. Questo gruppo si impegna anche a riconoscere e dare voce alle donne e agli uomini che hanno lavorato per sostenere la rappresentanza femminile e il loro contributo nel campo della scienza polare.

Emma Cameron Paleoclimatologa. ritratta davanti al suo campo sulla Ellesmere Island, Canada. Fonte Women in Polar Science
Stephanie Ramsaroop. Gestione ambientale e salvaguardia dei mammiferi marini. Fonte Women in Polar Science

A differenza dell’Antartide, il Polo Nord non è protetto da alcun trattato, o accordo internazionale, che ne regoli lo sfruttamento o gli interessi privati, è vulnerabile alle mire geopolitiche di vari Paesi, è quindi indispensabile che le persone si muovano per avere un peso nelle decisioni politiche. Le donne sono già in prima linea.

In copertina: Emma, Sophia e Zanaghee. Fonte Arctic Angels.

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Articolo di Sabina Di Franco

Geologa, lavora nell’Istituto di Scienze Polari del CNR, dove si occupa di organizzazione della conoscenza, strumenti per la terminologia ambientale e supporto alla ricerca in Antartide. Da giovane voleva fare la cartografa e disegnare il mondo, poi è andata in un altro modo. Per passione fa parte del Circolo di cultura e scrittura autobiografica “Clara Sereni”, a Garbatella.

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