È freddo in casa, è ancora presto e la stufa a kerosene è appena accesa. La bambina corre in bagno e si lava come i gatti, a pezzi e bocconi. Poi si veste veloce: i calzettoni di lana, la gonna scozzese a pieghe, la camicetta bianca con i bottoni a pallina, il maglioncino bello caldo fatto dalla nonna. Beve in fretta il tè ormai tiepido, mangiando qualche maria. La mamma è già pronta per andare a fare la spesa. Oltre al montgomery rosso è bene indossare guanti e sciarpa, non si sa mai. Ma niente in testa. Il ghiaino scricchiola sotto le scarpe con la para; chiuso il cancello, un’occhiata a sinistra verso la villetta fiabesca delle anziane signorine; le finestre sono ancora chiuse. Nella casa accanto, invece, le luci si intravedono dietro i vetri appannati. Mano nella mano proseguono lungo il marciapiede, su un tappeto di foglie secche. Il signor Felice è già all’opera: con la granata di saggina ripulisce una striscia davanti al suo muretto. «Buongiorno! Questa bimba è sempre più bella, con quegli occhioni neri, proprio come quelli del babbo». All’angolo la pausa è d’obbligo. La Velleda è dietro il banco, sorridente e cordiale come sempre. La mamma compra Oggi, ma la bambina è tutta presa alla ricerca della Lilla; la chiama, guarda qua e là, la vorrebbe accarezzare. Alla fine, da dietro l’altro bancone, spunta una coda lunga: la gatta si viene a strusciare per ricevere la solita dose di coccole. La bambina scruta poi fra le tante copertine colorate, scartabella, sfoglia, sposta, finché vede un giornalino adatto: ancora non sa leggere, ma sa che può nascondersi un tesoro. Eccolo! «Mamma, me lo compri? Questo non ce l’ho!». «Va bene, così oggi pomeriggio avrai da lavorare». C’è da lavorare davvero, soprattutto di pazienza e precisione: la bambolina di carta va vestita con tutto il guardaroba da ritagliare con cura; dopo si possono inventare tante storie, cambiando gli abiti e gli accessori.
Proseguendo il giro per i negozi, è inevitabile la sosta dal pizzicagnolo. Mentre la mamma fa i suoi acquisti di formaggio e zucchero avvolto nella carta azzurra, la bambina è tentata da una cosa proibita, ma bellissima: fra gli scaffali si trova un grande sacco di carta pesante pieno di farina di castagne da cui si spande un profumino invitante. Sopra si vedono palline polverose; impossibile resistere. La bambina ne prende una e se la mette in bocca. La lingua si appiccica al palato, una dolce poltiglia si scioglie lentamente, se si fa un sospiro si rischia di soffocare, ma che meraviglia! La farina di castagne è quasi più buona rubata, come tutte le cose che non si possono fare. Con la bocca ancora impastata la bambina osserva un gesto abituale ma sempre interessante: Luciano avvolge il tonno nella carta oleata e ne pizzica i lati con velocità e simmetria. La mamma ripone la spesa nella sporta di paglia.
Da una finestra aperta la radio trasmette Io, mammeta e tu…; fra poco ci sarà il Festival di Sanremo; i grandi ne parlano come di un avvenimento. Chissà quali canzoni saranno ricordate, almeno per un po’.
(Nota a margine: al Festival spopolò Volare-Nel blu dipinto di blu di Modugno-Migliacci incisa la prima volta il 1° febbraio 1958; Io, mammeta e tu… è una canzone di Modugno-Pazzaglia del 1955).
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.
