Capita spesso di parlare di Germania con amici e amiche e ci si accorge di come la geopolitica e le relazioni internazionali siano un argomento poco frequentato dalle persone non esperte in materia o poco informate. Esiste ancora il mito della Germania locomotiva d’Europa, della Germania efficiente, produttiva e affidabile a cui fare riferimento per apprendere come migliorare. Eppure è dal 2022, forse anche prima, che i dati economici della Germania non rispecchiano più questa narrazione. E la principale esponente dell’Ue insieme alla Francia, da due anni in recessione, non è nemmeno tanto evoluta dal punto di vista tecnologico e ha perso la partita dell’elettrico nel settore automobilistico, che in Germania è antico e superato. Mi piace ricordare la copertina di 11 anni fa di una rivista di economia politica “non allineata”, “Valori”, allora diretta dal prof. Andrea Di Stefano, su cui mi sono formata nei miei tanti anni di insegnamento, che fin da allora definiva “strutturale” la crisi della Germania.
Le recenti elezioni politiche hanno risentito sicuramente di questa situazione e dell’insipienza e scarsa autorevolezza del Governo guidato da Olaf Scholze con l’appoggio di Verdi e Liberali.
Cominciamo però dalla notizia positiva: l’affluenza al voto che, nell’era della postdemocrazia, del tecnofeudalesimo finanziario e del capitalismo della sorveglianza, è un bellissimo risultato. È andato ai seggi l’82,5% degli aventi diritto, segnale di una grande volontà di partecipazione del popolo germanico, la più grande affluenza dall’Unificazione o Riunificazione, che forse sarebbe meglio chiamare “annessione” della Ddr alla Repubblica federale tedesca, annessione che ha mantenuto diversità notevoli tra le “due Germanie”, come ha più volte messo in luce anche il volume di Limes La Germania senza qualità recensito qui.

Le persone più ottimiste imputano questo record alla volontà di contrastare l’ascesa del partito guidato da Alice Weidel, Afd. Eppure recenti e autorevoli indagini affermano che sia stato proprio questo partito a pescare nell’area dell’astensionismo: tra 1.900mila e 2 milioni di voti. La realtà spesso non è come la desideriamo e il nostro punto di vista sul mondo a volte ci inganna, soprattutto se continuiamo a ignorare che proprio una serie di leggi elettorali, irrispettose della volontà popolare è una delle ragioni dell’astensionismo italiano, composto da persone che non si sentirebbero rappresentate neppure se votassero.
In secondo luogo i partiti del cosiddetto Governo “semaforo” (Spd, Verdi e Liberali), come spesso accade a chi guida un Paese in declino, hanno perso voti scontando gli effetti della situazione economica e industriale tedesca, con una caduta della produzione e la contrazione del Pil. Come mette bene in evidenza l’articolo di Andrea Vento dei Giga, «Tramite il comunicato ufficiale n. 049 del 7 febbraio 2025 la Destasis, l’Istituto nazionale di statistica della Germania, ha reso noto che la crisi industriale tedesca, in base ai dati preliminari, è continuata anche a dicembre scorso, sia su base congiunturale del -2,4%, ma soprattutto nella dinamica tendenziale del -3,1% riportando la produzione complessiva addirittura a livello del maggio 2020, in pieno lockdown pandemico». La stessa Confindustria tedesca ha emesso a fine gennaio una previsione economica poco confortante per il 2025, «indicando un ulteriore prolungamento della recessione, seppur di lieve entità, nella misura del -0,1%» (Andrea Vento). A mettere il carico da 11 su questa difficile situazione sono stati anche il sostegno politico, militare ed economico all’Ucraina, i quindici pacchetti di sanzioni alla Russia (il sedicesimo, appena approvato dall’Ue, in piena trattativa per il cessate il fuoco, proprio non si giustifica), il piano di riarmo da 100 miliardi, diligentemente fatto approvare da Scholz all’inizio della guerra e la rinuncia alle forniture energetiche a basso prezzo dalla Russia. Ancora più incomprensibile per l’opinione pubblica tedesca e mondiale il silenzio totale del Governo semaforo sulla distruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2, chiaramente imputabile a un commando ucraino/norvegese con il placet degli Usa, come ha ricordato Elena Basile sul Fatto Quotidiano del 26 febbraio scorso.
La Spd ha fatto un tonfo raggiungendo la percentuale di voti più bassa dal 1990.
Di questa perdita di consenso, che ha penalizzato soprattutto i liberali della Fdp, esclusi dal Bundestag per non avere superato la soglia di sbarramento del 5%, ha beneficiato l’opposizione e soprattutto l’estrema destra di Afd, definita “antisistema”, che ha al suo interno gruppi razzisti e neonazisti e che sostiene posizioni anti-Ue e anti-Nato, oltre che anti-immigrazione. Afd è oggi il secondo partito in Germania, con cui peraltro nessuna forza politica ha dichiarato di volersi alleare. I voti ad Afd, che ha raddoppiato i consensi (dal 10,4% del 2021 al 20,8%), si sono concentrati soprattutto nell’ex Ddr e tra le persone giovani. Il partito di Alice Weidel risulta essere il secondo più votato da questa categoria di persone.
La questione dell’immigrazione, legata a quella della sicurezza, ha monopolizzato la campagna elettorale e ha spostato consensi tra i partiti politici. I numerosi attentati avvenuti in Germania hanno avuto l’effetto di spaventare l’opinione pubblica e di creare il capo espiatorio della persona migrante, soprattutto se proveniente dal mondo islamico.
I Verdi (Grune) hanno perso voti anche perché, da forza anticapitalista, ambientalista e pacifista, si sono trasformati in bellicisti e atlantisti fedeli alle posizioni di Biden. Secondo alcuni potrebbero definirsi come i più vicini ai liberal dem americani.
L’alleanza Cdu-Csu, moderata e recentemente spostatasi a destra con il candidato Cancelliere Friedrich Merz, da sempre su posizioni opposte a quelle di Angela Merkel, ha ottenuto un buon risultato raggiungendo, con l’aumento del 4,38% dei voti, il 28,52% e qualificandosi come vincitrice di queste elezioni. Sono lontani i tempi in cui la “convitata di pietra” di queste elezioni, Angela Merkel, facendo entrare in Germania tutti i migranti provenienti dalla Siria, circa un milione, dichiarava: «Abbiamo fatto così tanto. Possiamo farcela». Merz ha potuto pronunciare queste parole in campagna elettorale e vincere: «Ci troviamo di fronte alle rovine di una politica di asilo e immigrazione mal concepita, durata 10 anni in Germania». Si riferiva sia alla campagna a favore dell’ingresso in Germania dei migranti siriani, sia al milione di ucraini entrati nel territorio tedesco tre anni fa.

Una sorpresa è stata il raddoppio, rispetto alle previsioni dei sondaggi, dei voti della Linke, la sinistra, che alle ultime europee era scesa al 2,7 %. Si temeva che non potesse superare la soglia di sbarramento richiesta per l’ingresso in Parlamento, soprattutto dopo la scissione guidata da Sahra Wagenknecht, fuoriuscita dal partito per fondare Bsw, che ha ottenuto alle ultime elezioni il 4,97% dei voti, restando esclusa dal Bundestag. Forse Sahra Wagenknecht presenterà ricorso. Il suo partito è stato definito rosso-bruno perché, mirando a sottrarre alla destra estrema i voti delle persone scontente che non si collocano a destra, ha condiviso con Afd le politiche antimmigrazione – votando insieme a Afd e Cdu una mozione che inasprisce le regole migratorie, i controlli alle frontiere, le deportazioni e i respingimenti – astenendosi poi sulla legge. Bsw ha preso anche alcune posizioni populiste in tema di ambiente, vaccini e politica estera filorussa o comunque aperta al dialogo con Putin. E si è schierata apertamente contro la guerra.

Le ultime scelte di Bsw hanno rafforzato la Linke, da sempre a favore dei diritti delle persone migranti: Linke, partito della sinistra radicale, è stato a capo delle moltissime mobilitazioni antifasciste e anti Afd dell’ultimo mese, e ha potuto contare su un’organizzazione più capillare e una migliore logistica di quella di Bsw. La sua leader pluritatuata Heidi Reichinnek, che sul braccio ha un ritratto di Rosa Luxemburg, ha costruito una campagna elettorale prevalentemente sui social – Tik Tok in particolare – campagna che ha pagato e ha attratto la maggior parte dei voti giovanili. Per conquistare sia l’elettorato più anziano che la base storica di militanti ha inoltre candidato tre dei più noti politici della vecchia guardia, Gregor Gysi, Bodo Ramelow e Dietmar Bartsch, chiamati Mission Silberlocke cioè “missione capelli d’argento” o brizzolati. La Linke ha condotto una campagna elettorale molto vicina ai problemi veri delle persone, volantinando nei quartieri, sostenendole su problemi come il caro-affitti e altre difficoltà quotidiane, quasi come un patronato. Nell’ultimo periodo prima delle elezioni ha ottenuto circa 30mila nuovi iscritti e iscritte.

Secondo il Post c’è stata anche una questione di genere nella rimonta della Linke: «la Sinistra radicale è stata votata soprattutto dalle donne: è andata meglio tra le elettrici che tra gli elettori, come gli altri partiti progressisti ma in misura ancora maggiore. Come era avvenuto nel 2021, l’elettorato maschile ha votato in prevalenza partiti conservatori (la Cdu-Csu) e l’estrema destra, mentre in quello femminile i partiti progressisti hanno ottenuto percentuali più alte. Afd ha comunque raddoppiato i suoi consensi tra le elettrici rispetto alla tornata precedente».
Tre sono state le donne leader di questa campagna elettorale, anche se solo due siederanno in Parlamento: Alice Weidel di Afd, l’unica candidata Cancelliera, Heidi Reichinnek di Die Linke e Sahra Wagenknecht di Bsw.
Con l’esclusione dei liberali e del partito di Sahra Wagenknecht sarà possibile una Grosse Koalition tra Cdu-Csu e Spd, tenendo fuori i Verdi e naturalmente Afd, contro cui Merz ha dichiarato di voler mantenere un cordone sanitario. Un governo a due avrà sicuramente maggiore stabilità. Purtroppo però questo sarà un Parlamento guerrafondaio e armato, dove un partito come quello di Sahra Wagenknecht all’opposizione sarebbe servito. Inoltre, dopo le dichiarazioni di Trump, la spesa militare tedesca ed europea dovrà essere innalzata e questo sottrarrà risorse agli investimenti, notoriamente volano della ripresa dalla recessione. Merz, da buon neoliberista, difficilmente proporrà una riforma costituzionale che tolga il freno al debito pubblico, ma potrebbe farlo dichiarando lo stato d’emergenza. In questo caso, però, avrebbe bisogno dei voti della Afd, notoriamente favorevole a questa mossa e incline a una ripresa dei rapporti con la Russia di Putin.
Certo un “merito” va dato a Trump: l’accelerazione data alla politica sta contagiando anche la lentissima Germania di Merkel, che ci metteva da due a sei mesi per formare un Governo. Pare che Merz nelle sue dichiarazioni di due giorni fa abbia chiesto strategicamente al governo attuale, ancora in carica per 30 giorni, e non a quello che presiederà, di votare a maggioranza quel freno al debito che non voleva toccare. Senza quindi aver bisogno di Afd. Sembra inoltre che in altre dichiarazioni l’ex Presidente del Consiglio di sorveglianza del fondo BlackRock Germany dal 2016 al 2020 e Cancelliere designato di Germania abbia intuito che la Difesa potrebbe rappresentare una prospettiva d’investimento, sviluppo e controbilanciamento rispetto all’automotive, col risultato di spingere per una politica di riarmo, ora che il ruolo della Nato sembrerebbe finito. Perché la Germania è andata a destra (un elettore su 5 ha votato la destra estrema)? Forse perché le sue semplificazioni hanno convinto un elettorato spaventato dall’inflazione (foriera di terribili ricordi per il popolo tedesco) e dalla crisi molto più di quelle della sinistra socialdemocratica. La Germania deve tornare a ricoprire il suo ruolo in Unione Europea, ha detto Merz. Sarà capace di farlo con questo governo? E con queste politiche? Lo farà grazie allo shock che le sta imprimendo Trump, quando non è stata capace di farlo soprattutto in questi ultimi 3 anni? Sarà capace di tornare ai valori che l’hanno costituita, in particolare a sostenere la pace e la democrazia? O si allineerà al riarmo generale, vendendo le proprie armi ai Paesi Ue più bellicosi come la Polonia e abbandonando lo Stato sociale per sempre? Ma soprattutto: come può un Paese, diviso in due come quello che ci consegnano le elezioni tedesche, unire un “Europa” «sottomessa e senza bussola» (Alberto Negri, il manifesto, 26 febbraio 2025) che non sa pensare ad altro che a una Banca del riarmo?
Teniamoci stretta la nota più positiva di queste elezioni, che è l’affluenza alta alle urne, da cui prendere esempio in un’Italia che all’economia tedesca è legata a doppio filo. Non dimentichiamocene, ma speriamo nel contempo di cambiare anche la nostra legge elettorale.
Per farsi un’idea e saperne di più:
Andrea Vento, Elezioni politiche in Germania: pesante sconfitta delle forze del governo” semaforo”, in Giga Gruppo Insegnanti Geografia Autorganizzati il 26 febbraio 2025.
Ispi Daily Focus, Germania, The day after, 24 febbraio 2025
https://www.youtube.com/live/qKyFFIV3z8U?si=du1lFSYfrkV5zvho
Elezioni in Germania 2025, risultati e commenti. Un commento a caldo sulle elezioni federali in Germania da Radio Mir
Alexanderplatz, podcast di Alessandro Ricci e Mauro Magiolaro. Episodi 1, 2, 3, 4
Andrea Vento, Economia di guerra. Parte XVI. La crisi industriale della Germania, in Marx 21, .it
Donatella Di Cesare, Guerra e effetto domino: le cause del voto all’Afd, Il Fatto quotidiano, 25 febbraio 2025
Elena Basile, Germania, Il partito unico della guerra senza limiti, Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2025
Alberto Negri, Un’Europa sottomessa e senza bussola, il manifesto, 26 febbraio 2025
La Germania senza qualità, il volume n.6/24 di Limes.
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
