Se ben scritti, i regolamenti toponomastici sono strumenti di parità

Nella giornata del 12 ottobre scorso, al XIII° Convegno di Toponomastica femminile a Francavilla Fontana ho condiviso con le persone presenti un’esperienza virtuosa, quella del Regolamento Toponomastico della Città di Torino. Per farlo mi sono avvalsa degli appunti che Loretta Junck, storica associata di Toponomastica femminile, non potendo essere presente al Convegno, mi ha fatto leggere. Premetto che, a mio parere, ogni Comune dovrebbe dotarsi di un regolamento toponomastico. Purtroppo non sempre questo avviene. Il Regolamento toponomastico della Città di Torino è stato approvato con deliberazione del Consiglio Comunale il 7 febbraio 2005. Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale il 19 aprile 2021, nella versione attuale è in vigore dall’8 maggio 2021. Ai sensi di questo atto amministrativo è la Conferenza dei Capigruppo, integrata con le modalità stabilite dal Regolamento, a svolgere anche le funzioni di Commissione Comunale per la Toponomastica. La Commissione esprime pareri vincolanti e proposte alla Giunta Comunale in merito alla denominazione di strade, aree, edifici ed altre strutture della Città. Secondo l’articolo 1 punto 3 del Regolamento «Particolare attenzione verrà posta alle intitolazioni femminili, con lo scopo di colmare il gap di genere esistente nella toponomastica cittadina. Nell’ottica di ottenere un riequilibrio di genere, in conformità con il principio di eguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 della Costituzione, a ogni gruppo di intitolazioni maschili dovrà corrispondere un gruppo di intitolazioni femminili superiore di almeno un’unità, riducendo gradualmente il divario». Si tratta di una disposizione molto importante, che mostra di conoscere e accogliere da un lato il principio di uguaglianza sostanziale sancito dall’articolo 3 comma 2 della Costituzione, dall’altro la necessità di realizzare la parità di genere che fa parte degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu. Ogni regolamento toponomastico dovrebbe accogliere questa norma, se credesse davvero nella parità che le nostre Madri Costituenti hanno inserito nella Costituzione.
Altrettanto importante è l’articolo 2, che riguarda la composizione della Commissione: «La Commissione Comunale per la Toponomastica è costituita dalla Conferenza dei/delle Capigruppo del Consiglio Comunale in riunioni appositamente convocate.
Fanno altresì parte della Commissione, a titolo consultivo […] alcuni soggetti tra cui una componente della Società italiana delle storiche;
– una componente della Società italiana delle letterate;
– una componente del Cirsde, il Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere dell’Università;
– una esperta di Toponomastica femminile […]».

Come sappiamo, non bastano buone norme per realizzare cambiamenti significativi, in nessun campo. Le diverse visioni, anche politiche, influiscono sulla decisione finale — sottolinea Loretta Junck in un’intervista per una tesi di laurea: «Si tenga presente poi che, perché una richiesta sia accolta, non è sufficiente la maggioranza semplice, ma il parere positivo dei e delle capigruppo complessivamente corrispondente ai tre quarti del Consiglio comunale […] Non è stato semplice intitolare un sedime a Nilde Iotti e a Rita Levi Montalcini, torinese e Premio Nobel. Prima che si trovasse un luogo gradito a tutti/e i/le capigruppo, l’intitolazione proposta per ricordare questa illustre concittadina — il giardino Cristoforo Colombo, vicino alla storica abitazione della famiglia, che avrebbe dovuto quindi cambiare nome — è stata prima sospesa e poi rifiutata: la proposta era parsa all’opposizione come una sottovalutazione della figura del navigatore genovese». L’intervento degli esperti e delle esperte che ha richiamato l’articolo 1 del Regolamento e le motivazioni delle intitolazioni a queste due donne importantissime per la storia italiana non deve essere bastato. È poi difficilissimo cambiare i nomi delle vie. Cosa che in passato si faceva senza difficoltà e oggi sembra diventato un tabù.
Inoltre il coinvolgimento delle e dei politici può essere deleterio. «Alcune richieste di cambiamento nelle intitolazioni sono giunte — ricorda Junck — ma il Comune non intende scontentare abitanti e imprese commerciali che dovrebbero affrontare l’iter burocratico del cambio di indirizzo e che si esprimono regolarmente contro il cambiamento di nome. Chi fa politica, lo sappiamo, si guarda bene da quelle azioni che possano costare qualche voto…».

La modifica del regolamento toponomastico in ottica di genere si deve all’Amministrazione precedente all’attuale.
«Questo ha permesso che in tre anni più di 40 luoghi cittadini siano stati dedicati a donne illustri. Ci sono le delibere, ora si tratta di passare all’ufficializzazione. Un passaggio delicato, durante il quale possono verificarsi degli intoppi (come sosteneva un noto politico, a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca) dal momento che non tutte le delibere giungono a buon fine». Junck riferisce un episodio che evidenzia una certa ostilità verso le intitolazioni ispirate all’inclusività: «Qualche anno fa, per un viale pedonale adiacente al Campus Einaudi era stato proposto il nome di Ottavio Mai, insieme alla dicitura “regista e attivista per i diritti degli omosessuali”. All’inaugurazione venne scoperta una targa in cui Mai era definito soltanto come “regista” e fu necessaria la protesta di chi aveva richiesto quella intitolazione per ottenere la dicitura completa, che a qualcuno (?) era forse parsa inopportuna. Un paio di anni fa la targa è stata vandalizzata, e anche questo la dice lunga sulle condizioni della nostra società. Un altro esempio: il Consiglio della Circoscrizione 3 aveva proposto l’intitolazione di uno spazio verde per ricordare una tragedia avvenuta nel Cpr di corso Brunelleschi, il suicidio di un giovane, Mamadou Moussa Balde, lì trattenuto. Nella seduta del 12 aprile 2022 la richiesta fu respinta per volontà delle opposizioni».
«L’attuale Regolamento per la toponomastica fa di Torino — ribadisce Junck — una città all’avanguardia per la toponomastica inclusiva, un modello per altri centri urbani e per ogni amministrazione che voglia agire per ottenere un reale riequilibrio di genere in questo campo. Occorrono però il coinvolgimento e la volontà attiva delle amministrazioni, che possono fare in modo che i risultati ottenuti siano effettivi, ma anche vanificarli, per esempio “dimenticando” di ufficializzare le targhe». Non bastano quindi regolamenti ben scritti, occorre anche che chi si alterna alla guida della città ne condivida i principi, essendo la parità di genere declinazione di uno dei 12 principi fondamentali della nostra Costituzione, forse il più importante. E se chi abbiamo eletto non si muove, occorre che lo faccia la società civile.

Dal luglio 2021 al luglio 2024, come ricorda Junck, dopo le modifiche del Regolamento per la toponomastica di Torino, in 3 anni sono state deliberate complessivamente circa 40 nuove intitolazioni femminili tra vie di nuova istituzione, piazzette, giardini, sottopassi, piste ciclabili, passeggiate, aree giochi. Dal 1995 al 2007, a Torino, non era stata deliberata una sola intitolazione femminile, come si evince da un elenco ufficiale presente in rete http://www.comune.torino.it/consiglio/servizi/intitolazioni.shtml «Le prime intitolazioni arrivano nel 2008, quando un giardino della periferia Sud viene dedicato a Camilla Ravera e nel centro di Torino viene apposta una targa alla casa dove era vissuta la grande violinista Teresina Tua».

Giardino dedicato a Camilla Ravera

Delle 40 ottenute finora, 12 sono state ufficializzate, cioè è stata posta in loco la targa nel corso della cerimonia di inaugurazione:

  • Tina Anselmi, politica (giardino);
  • Eva Mameli Calvino, botanica (giardino);
  • Lidia Menapace, pacifista e politica (via);
  • Ernestina Prola, pilota automobilistica (via);
  • Teresa Mattei, politica (via);
  • Aida Ribero, femminista e giornalista (via);
  • Maria Magnani Noia, politica, prima sindaca di Torino (giardino);
  • Virginia Angiola Borrino, pediatra (via);
  • Caterina Boratto, attrice (giardino);
  • Helen König detta Lenci, artista e imprenditrice (via);
  • Alfonsina Strada, ciclista (via);
  • Andreina Sacco Gotta, ginnasta (via).
Giardino dedicato a Maria Magnani

Secondo quanto riferisce Junck «La maggioranza delle intitolazioni deliberate attende ancora l’ufficializzazione. Tra queste alcune fanno riferimento a nomi molto conosciuti come Rita Levi-Montalcini, Nilde Iotti, Margherita Hack, Rita Montagnana, Virginia Woolf, Florence Nightingale, Felicia Bartolotta Impastato, Ilaria Alpi, Ada Rossi; altre a figure locali, naturalmente meno note ma significative per la città come Adriana Prolo (fondatrice del Museo del Cinema ora all’interno della Mole Antonelliana), o le pittrici Evangelina Gemma Alciati e Jessie Boswell, la ginecologa Gioia Montanari, la danzatrice Sara Acquarone, le poete Diodata Saluzzo Roero e Rossana Ombres, la professoressa Giuliana Tedeschi, testimone della shoà, la giornalista, esponente cattolica della Resistenza e politica Anna Rosa Gallesio Girola, la politica, nonché partigiana combattente Frida Malan, Giovanna Cattaneo sindaca di Torino nel 1992, la dottoressa Maria Velleda Farnè, prima laureata a Torino, Florentina Motoc vittima di un efferato omicidio, la ciclista Maria Milano che dovrebbe dare il suo nome a una pista ciclabile, Maria Bongioannini che fu una delle prime ingegnere torinesi e altre».

Nonostante gli ostacoli incontrati, che non sono pochi e hanno messo a dura prova le esperte della Commissione Toponomastica, così conclude speranzosa Junck, «Le amministrazioni cambiano, i regolamenti restano». Per fortuna, aggiungiamo noi.

In copertina: Torino, Lenci.

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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