Nel numero 24 di Bibliografia vagante parliamo di economia e finanza, partendo con un volume sull’impulso dato dalle donne all’economia delle grandi città portuali nelle colonie nordamericane nel XVIII secolo. Seguono le traduzioni dei riassunti di tre articoli open access; il primo è dedicato alla letteratura relativa alla presenza femminile nella finanza, fiorita in seguito agli studi degli ultimi anni, mentre il secondo riguarda le mercanti basche nel tardo Medioevo e le condizioni in cui operavano. Nel terzo articolo ci troviamo nella piena attualità dell’economia dei servizi delle app e di come questa favorisca lo sfruttamento delle donne razzializzate; la scelta dell’immagine non vuole sdrammatizzare, ma è dovuta all’impossibilità di reperirne una in cui l’azienda non sia riconoscibile. Concludiamo tornando nel XVIII secolo, questa volta con un volume sulle donne che agirono nell’economia delle città europee.
Per informazioni sui criteri di scelta degli articoli/libri, vi rimandiamo alla BV 1.
Si segnala la rivista Women’s History Review, che pubblica articoli e punti di vista sulla storia delle donne, promuove la conoscenza e il dibattito femminista sulle donne e/o sulle relazioni di genere in varie discipline. Pubblica sulla piattaforma Taylor & Francis, e alcuni articoli sono open access.

Sara T. Damiano: To Her Credit: Women, Finance, and the Law in Eighteenth-Century New England Cities, John Hopkins University Press, 2021, Pp. 312, ISBN: 9781421440552.
Il volume è stato vincitore del Berkshire Women Historians Book Prize 2021.
Nelle città coloniali di Boston e Newport i rapporti di credito personali erano una pietra angolare delle reti economiche. Nel corso del XVIII secolo il ritmo degli scambi di mercato subì un’accelerazione e i casi di debito riempirono gli archivi dei tribunali della contea, istituzioni che divennero sempre più centrali nel far rispettare le obbligazioni finanziarie. Nella stessa epoca la navigazione e il servizio militare allontanavano da casa gli uomini, che spesso non facevano ritorno. L’assenza dei capifamiglia in un momento di transizione economica obbligò gli abitanti del New England a valutare una questione pressante: chi avrebbe potuto stabilire e gestire le relazioni finanziarie? In questo volume Sara T. Damiano scopre la centralità delle donne nei mondi interconnessi di finanza e legge del XVIII secolo. Concentrandosi sulla vita quotidiana di Boston, Massachusetts, e Newport, Rhode Island — due dei maggiori porti d’affari del periodo — Damiano sostiene che il lavoro qualificato delle donne delle colonie ha sostenuto attivamente la crescita dei porti atlantici e dei loro sistemi legali. Grazie all’estrazione di numerosi documenti, l’autrice rivela che donne, nubili o sposate di tutte le classi sociali, costruirono nuovi percorsi attraverso le complessità di credito e debito, stabilizzando le reti di credito in un contesto di crisi demografica ed economica. Le donne hanno mobilitato competenze e strategie sofisticate come mutuatarie, prestatrici, parti in causa e testimoni. Mettendo in luce la malleabilità, spesso misconosciuta, delle prime gerarchie sociali americane, il libro mostra come l’indebitamento abbia accentuato la vulnerabilità delle donne, mentre il ruolo di creditrici, clienti o testimoni ha permesso loro di esercitare un potere significativo sugli uomini. Tuttavia, verso la fine del XVIII secolo, la differenziazione di classe cominciò a caratterizzare la finanza e il diritto come ambiti prettamente maschili, oscurando l’apporto delle donne alle stesse istituzioni che avevano contribuito a creare.
Un’anteprima del libro si trova sul sito dell’editore. Una recensione OA di Daniel P. Graham si può leggere su European Journal of American Studies, Vol. 3/2022; un’intervista con l’autrice si trova sul blog: Texas State History.

Joussouf Merouani, Faustine Perrin: Gender and the long-run development process. A survey of the literature, European Review of Economic History, Vol. 26, n. 4/2022.
Perché alcuni paesi mostrano un’elevata uguaglianza di genere mentre altri ne mostrano una bassa? In che misura l’uguaglianza di genere favorisce la crescita economica e lo sviluppo? L’ultimo decennio ha visto un boom e una crescente letteratura sul ruolo svolto dalle donne e dal genere nello sviluppo economico a lungo termine. La crescente consapevolezza dell’economia e della storia economica ha contribuito a migliorare la nostra comprensione del ruolo cruciale svolto dalle donne nel processo di sviluppo economico. In questo articolo viene esaminata la letteratura sull’argomento e si apre la discussione sulle sfide attuali e sulle prospettive per la ricerca futura.

Janire Castrillo Casado: Mujeres, negocio y mercaduría a finales de la Edad Media: algunos apuntes sobre el País Vasco, Edad Media. Revista de Historia, Vol. 22/2021.
Partendo dall’analisi del caso basco, questo articolo fornisce un ritratto delle donne mercanti nel tardo Medioevo. Viene analizzato il quadro delle loro azioni legali e vengono valutati alcuni dei contratti da loro firmati e le procedure giudiziarie che ne sono derivate. Si getta così nuova luce sulle tipologie di donne che commerciavano, sulle aree in cui avviavano le loro attività e sulle circostanze in cui operavano. Si tratta di donne di ogni stato civile, appartenenti a famiglie di mercanti, impegnate soprattutto nel commercio del ferro e in quello marittimo. Viene delineata una serie di fattori che hanno condizionato la loro imprenditorialità, sia in senso restrittivo — quali la mentalità del periodo e le limitazioni giuridiche, sia in senso favorevole — la loro ricchezza personale, la fiducia riposta in loro dai loro parenti maschi o le loro capacità personali.

Gabriela González Ortuño: Economía colaborativa, colonialidad de datos y mujeres racializadas, Comparative Cultural Studies: European and Latin American Perspectives, Vol. 7, n. 14/2022.
Questo articolo cerca di mostrare il modo in cui l’impiego delle tecnologie di mediazione nell’economia collaborativa sostiene e approfondisce lo sfruttamento lavorativo delle donne razzializzate.
Queste mediazioni sviluppate da aziende, soprattutto del Nord del mondo, promuovono l’estrattivismo dei dati e si posizionano come strumenti di sfruttamento Nord-Sud nello stesso senso di altre forme che possono essere riconosciute come parte delle strutture della colonialità come la precarizzazione del lavoro, l’aumento dell’orario di lavoro e la cancellazione del tempo libero e della circolazione dei regali che colpisce soprattutto le donne.

Deborah Simonton, Anne Montenach (a cura): Female Agency in the Urban Economy Gender in European Towns, 1640-1830, Routledge 2013, pp. 272, ISBN 9781138952461.
Questo volume tratta dell’agire femminile nelle città europee del XVIII secolo, e colloca inequivocabilmente l’attività e le decisioni femminili in un mondo urbano fatto di istituzioni, leggi, regolamenti, costumi e ideologie. Le politiche di genere hanno complicato e plasmato le esperienze quotidiane delle donne lavoratrici. Le regole e le usanze cittadine, così come i regolamenti della polizia e delle corporazioni, influenzavano la partecipazione femminile all’economia urbana: nella maggior parte dei casi, il potere delle donne formalmente riconosciuto e legalmente accettato — componente essenziale dell’agire femminile — era molto limitato. […] Come il libro dimostra, “esclusione” è un termine troppo forte per descrivere la realtà e il pragmatismo della vita quotidiana delle donne. Spesso le normative corporative e aziendali miravano più a collocarle e a regolamentarne le attività, piuttosto che a impedire loro di operare nell’economia urbana. Allo stesso modo, le strutture aziendali sotto stress hanno trovato strategie flessibili per incorporare le donne che, attraverso la loro iniziativa e le loro attività, esercitavano pressione sui sistemi. Le donne erano in grado di trarre vantaggio dalle contraddizioni tra norme morali e sociali non scritte e regolamentazioni economiche, e dalla tolleranza o complicità delle autorità urbane verso pratiche illecite. Consapevoli dei propri diritti e privilegi, esse potevano difendersi e sfruttare i sistemi legali, con le loro lacune e contraddizioni, per ottenere potere e indipendenza economica.
Anteprima e indice sul sito dell’editore. Due recensioni OA: Julia Skinner su Cultural History, Vol. 3, n. 2/2014 e Klas Nyberg su 1700-tal: Nordic Journal for Eighteenth-Century Studies, Vol. 12/2015.
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Articolo di Rosalba Mengoni

Laurea magistrale in Storia e Società, il suo principale argomento di studio riguarda l’interazione fra l’essere umano e il territorio. Collaboratrice tecnica all’Isem – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del Cnr, è nel comitato di redazione di Rime, la rivista dell’Istituto e fa parte del gruppo di lavoro sulla comunicazione. Cura la Bibliografia Mediterranea pubblicata sul sito istituzionale http://www.isem.cnr.it
