Editoriale. Aspettiamo, senza avere paura, domani

Carissime lettrici e carissimi lettori, 
non c’è niente da fare, è come una salivazione alla Pavlov. Ogni volta che penso alle parole, al loro uso e consumo e al loro conseguenziale valore, penso a lui, o meglio, a lei e a tutto quello che ne deriva. 
Lei è Alice, quella bambina delle meraviglie che precipita “per noia” in un pozzo e segue un coniglio bianco che si affretta con un orologio nel panciotto. Lui è un pastore protestante, nonché logico matematico, lecturer e tutor di matematica al Christ Church College di Oxford. Parlo del reverendo Charles Lutwidge Dodgson, meglio e dai più conosciuto come Lewis Carroll, autore del libro Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e del conseguenziale Al di là dello specchio, un viaggio nella logica e a servizio della filosofia del linguaggio, come magistralmente insegnava il grande Tullio De Mauro, docente di questa materia a Roma, all’università La Sapienza e grande stimatore di valori pregiatissimi come il pensiero di Wittgenstein e di quel grande maestro quale è stato ed è Ferdinand de Saussure (1857-1913). Il padre dello strutturalismo linguistico e autore, tra l’altro, di quel Corso di linguistica generale pubblicato postumo. 

Parole, tante parole. Oggi sono le parole della guerra a fare da protagoniste nella cronaca quotidiana. Una serie di termini che ci circondano e ci richiamano situazioni. 
Eccole le tante parole di guerra alle quali ormai siamo abituati/e. Guerra è così espressa e rimanda, di massima, a questi termini: invasione/invasore. Armi. Guerra di terra/cielo/mare. Fuoco/cessate il fuoco. Attacchi aerei/terrestri. Vivi/vita. Morti/morte. Droni. Crollo. Difesa. Militari. Figli/figlie. Aiuti bellici. Economia di guerra. Tavolo di trattative. Resa. Tregua. Vittoria. Sconfitta. Pace giusta. Pace possibile. Ricostruzione. Nato. Mediterraneo. Come ha giustamente detto Fiorella Mannoia: «Si sta giocando troppo con queste parole. Tutto ciò — ha sottolineato la cantante — mi mette tanta paura». 
La guerra che si fa, la guerra che si prepara. In più: la guerra non si risolve sempre con una pace giusta. Spesso si riesce ad arrivare, con un faticoso tavolo di trattative, ad una pace possibile. Una guerra si sta combattendo da oltre tre anni (se non si pone come inizio il 2014) nel cuore dell’Europa, nel vecchio e forse stanco continente che non sa difendersi da ingerenze, da forzati consigli che sembrano in tutto e per tutto comandi. La Russia e l’Ucraina forse faranno la pace, ma prima devono provare una tregua, un cessate il fuoco per vedere, misurare la strada da prendere. Poi rimane l’affanno di come uscirà l’Ucraina da questa guerra, le ingerenze (prima e dopo) di oltreoceano. I tanti punti di osservazione, le reazioni delle parti. Qui (e non solo qui) si apre, ed è sotteso, lo scenario degli interessi economici che potrebbero creare motivi per ulteriori conflitti, ancora più pericolosi, subdoli e terribili. 
Poi l’altro conflitto da concludere al più presto, che ha fatto troppi morti, ha distrutto una terra, lasciando desolazione e disastro di palazzi crollati e spesso tanti e tante orfane senza punti di riferimento con pericoli di altre morti e di evacuazioni forzate, dalla propria terra. È la guerra d’Israele contro Hamas che però si è trasformata contro la popolazione di Gaza, la striscia di terra sul mare che ha acceso i “desideri osceni” del nuovo presidente Usa, desideroso di farne un “gioiello” a favore esclusivo della propria economia che non mette in conto l’umanità.  

Umanità è quella che è arrivata attraverso le immagini, proprio da Gaza. Riguarda un rito islamico della cena prima di riprendere il digiuno giornaliero del mese di Ramadan. Un momento di pace creato nel nulla disperato in mezzo allo sfacelo di una situazione bellica. Tra le macerie, lungo una strada, forse anche quella creata dalla stessa guerra, iniziata dopo la crudeltà del 7 ottobre di quasi due anni fa, vediamo snodarsi un lungo e ordinato nastro di tavoli coperti da una tovaglia rossa, simbolica di festeggiamenti, con su piatti e cibo e bevande. Tante sedie allineate aspettano le/gli ospiti di una solennità che in festa non potrebbe essere. Eppure, a Gaza, che Trump vorrebbe ricostruire per farne un luogo per vacanze di lusso, continua la guerra, nonostante la speranza di tregue che si interrompono.  
In italiano dove esiste il maschile e il femminile, dove non ci sono le raffinatezze del duale a cui i greci antichi (e altre lingue antiche come il sanscrito e il paleoslavo) erano avvezzi, guerra è un termine femminile, ma fa duetto con pace che definisce la sua femminilizzazione dall’articolo, come tutte le parole italiane che finiscono in “e”: la pace! Una pace è giusta quando tutte e due le parti partecipano indipendenti alle trattative, quando al tavolo si siedono tutti e, per quanto riguarda l’Ucraina, anche il continente europeo che invece propone il riarmo puntando su spese astronomiche che potrebbero invece essere impegnate altrove, per il beneficio di tutti e tutte e non verso il pericolo oscuro di nuovi e terribili, irrimediabili scenari bellici. 
Si prepara, dunque, un continente di guerra a contrastare un mondo che si vorrebbe di pace? 

Da troppo tempo proprio tutto il mondo parla di muri. C’era chi diceva che i muri non hanno spazi di apertura e chiudono alla comunicazione. Lo ha scritto al presidente Usa Donald Trump la presidente messicana Claudia Sheinbaum a fine febbraio con una lettera simbolica rivolta anche a Elon Musk: «Così hanno votato per costruire un muro… Bene, miei cari americani, anche se voi non capite molto di geografia, visto che per voi l’America è il vostro paese e non un continente, è importante che prima di mettere i primi mattoni sappiate cosa state lasciando fuori da questo muro. Fuori ci sono 7 miliardi di persone; ma visto che non vi suona molto questa cosa delle persone, li chiameremo consumatori. Ci sono 7 miliardi di consumatori disposti a sostituire l’iPhone con il Samsung o l’Huawei in meno di 42 ore. Inoltre possono sostituire le Levi ‘s con Zara o Massimo Dutti. 
Tranquillamente, in meno di sei mesi, possiamo smettere di comprare veicoli Ford o Chevrolet e sostituirli con una Toyota, KIA, Mazda, Honda, Hyundai, Volvo, Subaru, Renault o BMW, che tecnicamente superano di gran lunga le auto che producete. 
Questi 7 miliardi possiamo anche smettere di abbonarsi a Direct TV e non ci piacerebbe, ma possiamo smettere di guardare film di Hollywood e iniziare a guardare più produzioni latinoamericane o europee che hanno qualità, messaggi, tecniche cinematografiche e contenuti superiori. Anche se vi sembra incredibile, possiamo smettere di andare a Disney e andare al parco Xcaret a Cancún, Messico, Canada o Europa: ci sono altre destinazioni eccellenti in Sud America, Oriente ed Europa. E che ci crediate o no, anche in Messico ci sono hamburger migliori di quelli di McDonald’s e con un contenuto nutrizionale migliore. Qualcuno ha visto delle piramidi negli Stati Uniti? In Egitto, Messico, Perù, Guatemala, Sudan e altri paesi ci sono piramidi con culture incredibili. Cercate dove sono le meraviglie del mondo antico e moderno…Nessuna è negli Stati Uniti… Che peccato per Trump, beh, l’avrebbe comprata e rivenduta! Sappiamo che esiste l’Adidas e non solo la Nike e possiamo iniziare a consumare tennis messicani come i Panam. Sappiamo molto più di quanto crediate; sappiamo, per esempio, che se questi 7 miliardi di consumatori non comprano i loro prodotti, ci sarà disoccupazione e la loro economia (all’interno del muro razzista) crollerà al punto che ci pregheranno di abbattere il fatidico muro. Niente queríamos, però… Volevi un muro, avrai un muro». Finisce con un educato “cordialmente”. 

Europa era una principessa fenicia. Figlia di Agenore e principessa di Tiro (poi è diventata regina di Creta). Il mito vuole che Zeus, il più grande degli dèi dell’Olimpo, se ne fosse invaghito, preso dalla sua bellezza mentre l’ammirava su una spiaggia insieme a delle ancelle con le quali raccoglieva dei fiori. La raggiunse su un carro di buoi e diventato anche lui un toro bianchissimo la portò via. Europa non cedette alle lusinghe del dio che però, dopo averla trasformata in un’aquila, riuscì a possederla all’ombra di un salice. Ebbe dal dio tre figli: Minosse, Radamanto e Sarpedonte, tutti entrati nella mitologia greca. Oggi l’Europa, e l’Unione europea, quella nata dal pensiero positivo di Altiero Spinelli (con i paesi fondatori nel 1957) è un continente (a Roma di pomeriggio ci sarà in suo nome una grande manifestazione) che conta ben 742,3 milioni di abitanti su un territorio di 10.530.00 chilometri quadrati. L’unione europea oggi conta 27 paesi. Gli auguri di compleanno, infine, li facciamo di lunga e per una futura interessante vita, a noi della rivista Vitaminevaganti che è pronta, proprio oggi, a spegnere ben sei candeline, tutte, ci dicono di successo. Mille di queste settimane a noi e a voi che ci leggete! 

Ma auguri tanti anche a due amici lontani, a Lucio Dalla, nato il 4 marzo 1943 (ha dato il titolo a una delle sue bellissime canzoni) e alla sua e da me amatissima amica, Piera Degli Esposti, anche lei nata a Bologna, il 12 marzo 1938.  Due grandi che danno il pretesto di una nota serena in questo editoriale dimesso, se non proprio triste, di venti di guerra che soffiano da tempo. Proprio una canzone di Dalla che ci dona una speranza sul domani è la consolazione che ascolteremo insieme. 

Futura 
Chissà, chissà domani 
Su che cosa metteremo le mani 
Se si potrà contare ancora le onde del mare 
E alzare la testa 
Non esser così seria 
Rimani 

I russi, i russi, gli americani 
No lacrime, non fermarti fino a domani 
Sarà stato forse un tuono 
Non mi meraviglio 
È una notte di fuoco 
Dove sono le tue mani 
Nascerà e non avrà paura nostro figlio 

E chissà come sarà lui domani 
Su quali strade camminerà 
Cosa avrà nelle sue mani, le sue mani 
Si muoverà e potrà volare 
Nuoterà su una stella 
Come sei bella 
E se è una femmina si chiamerà 
Futura 

Il suo nome detto questa notte 
Mette già paura 
Sarà diversa bella come una stella 
Sarai tu in miniatura 
Ma non fermarti voglio ancora baciarti 
Chiudi i tuoi occhi non voltarti indietro 
Qui tutto il mondo sembra fatto di vetro 
E sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio 

Di più, muoviti più in fretta di più, benedetta 
Più su, nel silenzio tra le nuvole, più su 
Che si arriva alla luna, sì la luna 
Ma non è bella come te questa luna 

È una sottana americana 
Allora su mettendoci di fianco, più su 
Guida tu che sono stanco, più su 
In mezzo ai razzi e a un batticuore, più su 
Son sicuro che c’è il sole 
Ma che sole è un cappello di ghiaccio 
Questo sole è una catena di ferro 
Senza amore 
Amore 
Amore 
Amore 

Lento, lento, adesso batte più lento 
Ciao, come stai? 
Il tuo cuore lo sento 
I tuoi occhi così belli non li ho visti mai 
Ma adesso non voltarti 
Voglio ancora guardarti 
Non girare la testa 
Dove sono le tue mani 
Aspettiamo che ritorni la luce 
Di sentire una voce 
Aspettiamo senza avere paura, domani 
(Dalla,1979) 

Auguriamoci la pace. Buona lettura a tutte e a tutti. 

Il nuovo numero di Vitamine vaganti si apre con la protagonista di Calendaria della settimana: Dagmar Olrik. L’arte della creazione di arazzi, una delle artiste più eclettiche della storia danese. Si rimane nel campo artistico con Chi era Helga de Alvear? che racconta la storia di una delle collezioniste d’arte e galleriste più importanti d’Europa, e Lavoratrici e villeggianti alle Terme di Montecatini, sulla mostra fotografica “Donne alle Terme” tenutasi presso la Galleria del Centro Commerciale Montecatini e dedicata al ruolo femminile nello sviluppo del termalismo locale.  
Due gli articoli sul mondo scientifico: L’acqua, la risorsa più preziosa, dove si analizza l’inesorabile riduzione della quantità di acqua dolce disponibile per il nostro consumo; ed Elisa Nicoli, econarratrice, la storia di un’attivista ambientale che usa il linguaggio del cinema per trasmettere il suo messaggio. Si vola poi nel Sud-Est asiatico con Il Sud del Vietnam, alla scoperta di una regione dalla storia millenaria.  
Nel consueto approfondimento geopolitico, Musk o Trump, America al bivio. Il numero 12/24 di Limes. Parte Seconda riassume gli ultimi interventi della rinomata rivista Limes sulle possibili future politiche del presidente statunitense Trump e di come queste posizioneranno gli Stati Uniti nello scacchiere mondiale. 
In Cambiamo discorso. Come valorizzare la creatività femminile viene presentata l’intervista a Ninfa Contigiani, docente di Storia del diritto penale recentemente intervenuta nel mensile appuntamento online con l’associazione Reti Culturali, in cui parla della «creatività femminile congiunta al sapere e il mestiere dell’arte tessile» e delle sue declinazioni. Per Bibliografie Vaganti, in Economia e finanza si segnalano i lavori che trattano il ruolo delle donne in questo settore sia nel passato che nel presente.  
Vengono poi presentati e recensiti due libri: Manicomio primavera di Clara Sereni, raccolta di racconti che parlano di fragilità e disabilità; e Alma di Federica Manzon, romanzo finalista del Premio Campiello 2024, che attraverso la biografia della protagonista parla della devastante guerra che ha distrutto la Jugoslavia.  
Croce e delizia è la storia del rapporto tra la narratrice e una malattia cronica che la costringe a ripensare il suo rapporto con il mondo, mentre Riflessioni sparse sul genere noir parla di un genere narrativo molto in voga ma non privo di controversie. 
Il numero si chiude con La cucina vegana. Mousse saporita, gustosa ricetta a base di verdure.  

A tutti e a tutte auguriamo buon appetito! 

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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