Il combinato disposto degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana indica in modo inequivocabile la via per realizzare una società inclusiva, che rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale nei confronti delle persone in difficoltà e consenta «il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutte e tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». L’articolo 34 completa questo disegno affermando che «la scuola è aperta a tutti». Le norme nazionali internazionali e sovranazionali che riguardano le persone minori straniere vanno nella stessa direzione, come più volte la giurisprudenza costituzionale ed europea ha ricordato.
A rammentarcelo, con un’esposizione chiara e brillante, è stata la giovane giurista Francesca Biondi Del Monte, docente di diritto costituzionale alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nella giornata del terzo incontro del Corso di formazione Migranti. Storie di vita, esercizi di relazione, organizzato dalla Società italiana delle storiche. Leggere i titoli dei libri che Biondi Del Monte ha scritto, insieme a Simone Frega, scalda il cuore: Per l’uguaglianza sostanziale tra i banchi di scuola. Immigrazione, inclusione e contrasto alla dispersione scolastica (Franco Angeli, 2023), all’interno di una Collana sulle migrazioni, Contrastare la dispersione scolastica. Analisi multidisciplinare per la soluzione di un fenomeno complesso (Franco Angeli, 2024), insieme a quello di due sociologhe e un’antropologa, da lei suggerito, Minori stranieri non accompagnati a scuola. Se l’improbabile diventa possibile, 2024. Libri che escono dalla visione securitaria e ansiogena del problema migratorio costruita ad arte dai media e veicolata dalle forze politiche, che mostrano quotidianamente di ignorare il disegno costituzionale che, attraverso il voto delle elettrici e degli elettori, sarebbero chiamate ad attuare e diffondere. Continuo a pensare che, come più volte ha ricordato Gustavo Zagrebelskj, dovrebbe esistere una pedagogia della democrazia, che invece purtroppo non c’è. Uno dei primi insegnamenti da impartire alle giovani generazioni dovrebbe essere la spiegazione, fin dalla scuola primaria, del vero significato degli articoli 2 e 3 e 34 della Costituzione. Purtroppo, come si sa, non solo la Costituzione è scarsamente conosciuta ma è anche spesso spiegata male e in maniera limitata e, a quasi 80 anni dalla sua approvazione, il lavoro di diffusione del suo potente messaggio di cambiamento è affidato a poche persone appassionate. Tra queste c’è senza dubbio Francesca Biondi Del Monte, che ha focalizzato la sua ricerca sulle migrazioni, sui sistemi di Welfare e sulla tutela dei diritti fondamentali, soprattutto dei/delle minori.
La relazione ha riguardato una ricerca “dedicata” della Scuola superiore Sant’Anna sull’uguaglianza sostanziale tra i banchi di scuola, dal titolo evocativo, Dream, Dati, ricerche e analisi sulle migrazioni. Lo scopo della ricerca era studiare l’integrazione a scuola dei minori e delle minori straniere, attraverso dati e interviste, individuandone gli ostacoli all’effettività e suggerendo come poterli superare.
Proprio perché la scuola è un laboratorio di sperimentazione di percorsi inclusivi, in premessa la docente ha sottolineato l’importanza della lingua italiana e delle lingue d’origine nei percorsi scolastici dei/delle minori straniere e delle loro famiglie, ribadendo che oggi le classi sono uno specchio della società multiculturale, delle sue dinamiche e della rilevanza assunta delle vecchie e dalle nuove e diverse minoranze. Valorizzare anche le lingue d’origine delle minoranze potrebbe rappresentare un’occasione di arricchimento nella scuola, nella prospettiva di un processo bidirezionale dell’inclusione. Dopo aver approfondito la differenza adottata in sociologia tra integrazione e inclusione, con un cenno all‘Universal design for Education, la giurista della Scuola Sant’Anna si è soffermata sulle specificità che riguardano le persone minori straniere: può trattarsi di neoarrivate/i, persone con un diverso background migratorio, persone giunte in Italia a 16-17 anni che ignorano la lingua italiana e che a volte sono anche analfabete rispetto alla lingua del Paese di provenienza, minori non accompagnati/e o in accoglienza. Queste specificità richiederebbero, per essere efficaci, una personalizzazione dell’intervento di inclusione a scuola, perfettamente in linea con le previsioni costituzionali.
Secondo i dati del Rapporto 2024 del Ministero dell’Istruzione nell’anno scolastico 2022/23 i bambini e le bambine con cittadinanza non italiana nelle scuole nazionali sono stati 914.860, con un incremento del 4,9% sul totale, e rappresentano l’11,2% della popolazione studentesca. Purtroppo tra i 17 e i 18 anni l’abbandono scolastico ha toccato il punto più alto, soprattutto tra i maschi. Gli e le studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole provengono da circa 200 Paesi diversi, con una forte presenza rumena, albanese, ucraina e marocchina. Le persone minori sono le più a rischio di povertà educativa e di esclusione sociale. Per povertà educativa si intende «la privazione della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente aspirazioni, capacità, talenti».
Il quadro costituzionale è formato, come detto sopra, dagli articoli 34, 2 e 3. La scuola non solo non può escludere nessuno ma, grazie al combinato disposto degli articoli 2 e 3, impegna la Repubblica ad assicurare la mobilità sociale delle persone che si trovano in situazioni di partenza svantaggiate nonché il superamento degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Solo così potranno dare il loro apporto costruttivo alla comunità di cui fanno parte. A proposito di queste previsioni costituzionali si è parlato spesso di “ascensore sociale”, che purtroppo da molti decenni pare essersi fermato.
Nella sua presentazione la docente ha condiviso le fonti nazionali, internazionali ed europee sul diritto all’istruzione delle persone minori migranti, soffermandosi in particolare sul Piano d’azione 2021-2027 dell’Ue. In questo documento si ribadisce il ruolo potenziale delle scuole nell’integrazione per i/le minori e le loro famiglie. A tal fine i programmi degli istituti scolastici dovranno essere attrezzati per accogliere bambini e bambine culturalmente e linguisticamente diversificati/e, gli e le insegnanti dovranno essere dotati/e delle competenze e delle risorse necessarie per insegnare in classi multiculturali e multilingue e per sostenere i bambini e le bambine provenienti dai diversi contesti migratori durante tutta la loro formazione. Non saranno sufficienti corsi di alfabetizzazione linguistica all’arrivo, ma ne dovranno essere organizzati per tutta la formazione, a livello intermedio e avanzato. Biondi Del Monte ha ricordato che, in base al Testo unico in materia di immigrazione (d.lgs. n. 286/1998), le persone minori straniere presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione «indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini e le cittadine italiane e che la loro iscrizione a ogni tipologia di scuola non deve essere subordinata alla regolarità della presenza dei propri genitori». Esse sono soggette all’obbligo scolastico e all’applicazione nei loro confronti di tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione, accesso ai servizi educativi, partecipazione alla vita della comunità scolastica. Hanno diritto al pari dei cittadini e delle cittadine al completamento degli studi e al conseguimento del titolo finale, anche se ciò dovesse avvenire dopo il compimento della maggiore età. L’iscrizione nelle scuole italiane delle persone migranti può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno. La legge n.107 del 2015 ha valorizzato l’inclusione anche delle persone minori straniere prevedendo per loro dei Bes (Piani riguardanti Bisogni educativi speciali) dedicati.
Un approfondimento particolarmente interessante è stato quello sull’Osservatorio nazionale per l’integrazione, che ha funzioni consultive e propositive sulle politiche scolastiche dell’integrazione interculturale e sulla loro attuazione, con particolare riferimento al monitoraggio del processo di integrazione scolastica. Le tematiche approfondite dall’Osservatorio sono l’insegnamento dell’italiano come Lingua seconda e il plurilinguismo (quest’ultimo importantissimo anche nell’ottica di uno scambio peer to peer nelle scuole tra discenti), la formazione del personale scolastico e per l’istruzione delle persone adulte, la cittadinanza e le nuove generazioni italiane, la revisione dei curricula in prospettiva interculturale, le scuole nelle periferie. Non si può insegnare la lingua 2 senza una particolare formazione e specializzazione. A tale proposito è stata istituita nel 2016, soprattutto per i e le docenti dei Cpia (Centri per l’istruzione degli adulti) una nuova classe di concorso, la A-23, per il potenziamento della lingua italiana per discenti di lingua straniera, che dovrebbe prevedersi anche per l’insegnamento della L2 nelle scuole.
Un punto di criticità evidenziato riguarda l’inserimento della o del minore straniero nelle classi, che dovrebbe avvenire in base all’età anagrafica, salva diversa decisione del Collegio dei docenti. Il numero di alunne/i stranieri da inserire in ciascuna classe non può superare il 30%, secondo una circolare del Ministero dell’Istruzione di natura orientativa. Di fatto questo limite può essere superato rischiando di creare forme di segregazione, soprattutto in territori ad alta concentrazione di persone immigrate. L’idea di classi separate, cara ad alcune forze politiche, per fortuna non si è mai tradotta in una legge e la Corte costituzionale si è sempre pronunciata in senso contrario. Purtroppo alcune classi separate, in determinati contesti, sono state istituite di fatto, soprattutto con riguardo alle minoranze rom, sinti e caminanti.
La docente nella sua relazione ha messo in luce alcuni problemi che si sono presentati relativamente alla non discriminazione delle persone straniere nell’accesso alle prestazioni scolastiche, evidenziando il non rispetto del principio di uguaglianza sostanziale nella pratica e suggerendo i modi per contrastarlo.
Una parte molto interessante della relazione ha riguardato le persone minori straniere non accompagnate. Si tratta di minorenni non aventi la cittadinanza italiana o dell’Ue, che si trovano per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che sono altrimenti sottoposte alla giurisdizione italiana e prive di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altre persone adulte per loro legalmente responsabili come ad esempio i tutori. Queste persone, normalmente destinate a Centri appositamente dedicati, secondo la legge Zampa del 2017 «sono molto spesso esposte a rischi di abuso e hanno sofferto forme estreme di violenza e sfruttamento (guerre, conflitti violenti, tratta di esseri umani, abusi di tipo fisico, psicologico e sessuale) e necessitano di particolare attenzione e di percorsi dedicati, non solo di istruzione ma anche di formazione». I/le minori che si trovano in Centri di accoglienza insieme ai/alle richiedenti asilo devono comunque essere accolti/e nelle scuole del territorio e su questo punto ci sono difficoltà. Esistono linee guida molto importanti riguardo al diritto allo studio per i/le minori che si trovino fuori della famiglia d’origine e tutte insistono sulla necessità di adottare provvedimenti e progetti specifici nell’esclusivo interesse del minore.
Al temine di questo incontro una parola continuava a risuonare dentro di me: solitudine. Solitudine delle famiglie migranti di diversa etnia e provenienza, solitudine delle persone minori, soprattutto quelle non accompagnate e in accoglienza, solitudine delle e dei tutori di fronte agli ostacoli burocratici che incontrano quotidianamente, solitudine dei e delle Dirigenti scolastiche nel contrastare le reazioni prevedibili delle famiglie italiane, che in questo campo mostrano spesso di ignorare i principi della Costituzione italiana, ma soprattutto solitudine delle e degli insegnanti che, nel compito titanico dell’inclusione e dell’integrazione interculturale, non trovano l’adeguato supporto formativo e di risorse impegnate. E mi sono venuti in mente i titoli di due libri: La solitudine del maratoneta di Alan Sillitoe, da applicare proprio ai/alle docenti verso cui lo Stato si dimostra ingrato e che mi piace pensare impegnate/i in una maratona che dura tutta il loro percorso professionale e anche oltre; e La solitudine del riformista di Federico Caffè in cui il grande economista, scomparso all’improvviso senza più dare notizia di sé, raccontava come fosse difficile realizzare a piccoli passi le riforme previste dalla legge e rammentava le parole di Keynes sul potere delle idee, che mi piace richiamare come viatico per tutte le persone coinvolte in questo impegnativo progetto di realizzazione di una società inclusiva per tutte e tutti in ogni luogo: «Sono sicuro che il potere degli interessi costituiti è assai esagerato in confronto con la progressiva estensione delle idee. Non però immediatamente. (…) Ma presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male». (J.M. Keynes The General Theory of Employment, Interest, and Money Macmillan, London 1936; trad. it. Occupazione, interesse e moneta. Teoria generale, Utet). Sta a tutte e tutti noi diffondere le idee alla base del principio di uguaglianza sostanziale, ancora troppo poco compreso nella nostra società.
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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.
