La riflessione sul presente delle donne e le disuguaglianze che ancora oggi le caratterizzano sollevano questioni profonde e urgenti, che ci spingono a guardare al futuro con una consapevolezza critica. Nonostante i progressi, infatti, la parità di genere è ancora lontana, come dimostrano gli obiettivi dell’Agenda 2030 e la persistente disparità nel mondo del lavoro, nelle retribuzioni, nell’autostima e nella partecipazione alla vita pubblica. La fragilità del sistema democratico paritario è evidente, e l’inclusione femminile sembra essere ancora un processo in corso, ricco di ostacoli e difficoltà.
Il lavoro retribuito, la discriminazione salariale (divario retributivo di genere) e la prevalenza del part-time, che spesso è considerato un “contratto delle donne”, sono aspetti che continuano a rendere il percorso verso la parità complessa e incerto. Ma a questi squilibri si aggiunge anche una forma più silenziosa di disuguaglianza: l’oblio delle donne nella memoria collettiva. Le donne delle generazioni passate hanno lasciato segni indelebili nella storia, ma spesso questi segni sono invisibili o cancellati, sia a livello simbolico che toponomastico.
La toponomastica, che riguarda i nomi delle strade e dei luoghi pubblici, diventa un potente strumento di memoria storica. Questi nomi sono testimonianze di vite, azioni e pensieri che meritano di essere ricordati. Tuttavia, quando i nomi delle donne vengono omessi o sostituiti, si perde una parte essenziale della nostra storia, una parte che racconta non solo il passato, ma anche il nostro presente. L’odonomastica, che collega la memoria collettiva al quotidiano, è un’occasione per riflettere su chi ha scritto la storia e su chi è stato invisibile, e su come la cittadinanza possa diventare protagonista di questa riscrittura.

In questo contesto, recuperare la memoria delle donne non è solo un atto di giustizia, ma un passo fondamentale verso una società più inclusiva, che riconosce e celebra il contributo delle donne alla costruzione del nostro mondo. Il progetto “I luoghi delle Donne: un viaggio nel Salento al femminile” nasce come percorso proposto dalla Commissione Pari opportunità della Provincia di Lecce, condiviso dall’omonima Istituzione, libero da intenti celebrativi, indirizzato ai Comuni e alle frazioni più decentrate del territorio salentino, alle Commissioni Pari opportunità, agli Istituti scolastici. La consegna di un protocollo d’intesa tra Comuni, Istituti scolastici e associazioni civiche è stato il passo fondamentale per creare una rete solidale e condivisa di collaborazione; si registrano le adesioni di oltre cinquanta comuni, venti Commissioni Cpo e circa quindici Istituti scolastici. Questo tipo di sinergia permette di mettere in atto modelli virtuosi che non solo riducono il divario di genere, ma si allineano con l’Agenda 2030 che aiuta a radicare ulteriormente l’iniziativa in obiettivi globali e condivisi. Il fatto di puntare sulla sensibilizzazione e sull’educazione fin dalla scuola potrebbe avere un impatto generazionale, insegnando alle nuove leve l’importanza della parità di genere. Un progetto che intende accelerare i processi di cambiamento attraverso un lavoro di squadra che coinvolge istituzioni, mondo scolastico, e indirettamente le comunità di riferimento, capace di agire a 360 gradi per far sì che la parità di genere diventi la condizione e non solo l’obiettivo per lo sviluppo sostenibile e democratico delle nostre città salentine, perché assumano un volto femminile, plurale e inclusivo. Il progetto si propone di creare una “mappa” reale e interattiva per dare vita a un “Museo diffuso della memoria femminile”. Il ‘Museo’ che non ha staticità, ha il potenziale di arricchire e trasformare il territorio, mettendo in luce storie femminili che spesso non trovano spazio nei racconti ufficiali. La provincia di Lecce, con la sua ricca tradizione culturale e storica, diventa il contesto ideale per raccogliere le testimonianze di donne che hanno contribuito in vari modi alla costruzione della comunità e della cultura locale.
Un museo diffuso che rende il pubblico partecipe della storia attraverso attività, eventi e interazioni; passeggiate tematiche nei luoghi dove le donne hanno vissuto e lavorato, workshop di approfondimento o anche racconti digitali accessibili tramite QR-code, come avevamo accennato prima, per coinvolgere i visitatori in modo interattivo.
Il Salento ha sicuramente visto un gran numero di donne protagoniste in vari ambiti, dalla politica alla cultura, dall’attivismo sociale all’arte, ma molto spesso il loro contributo è stato oscurato o non riconosciuto adeguatamente. Per avviare un progetto di questo tipo e portare alla luce storie di donne, si fa ricorso a diverse fasi e approcci; ricerca storica delle fonti: scritte (archivi storici, documenti pubblici e privati, lettere, diari, riviste locali o nazionali), che possono raccontare la partecipazione delle donne alla vita sociale, politica e culturale; orali: interviste alle generazioni più anziane per raccogliere storie dirette di donne che hanno vissuto eventi significativi, come le guerre, le migrazioni, il cambiamento sociale ed economico. Le storie raccontate oralmente sono spesso quelle che sfuggono ai documenti ufficiali. Le fonti fotografiche possono raccontare storie di donne in contesti lavorativi, familiari, di comunità, e sociali che hanno avuto un impatto duraturo ma non sempre riconosciuto. Il progetto combina la valorizzazione storica con tematiche sociali importanti, come l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile.
L’obiettivo di riequilibrare il presente partendo dalla valorizzazione delle presenze femminili è un passo fondamentale per un cambiamento culturale. La mappa interattiva si può rivelare un veicolo potente per riscoprire le figure femminili che hanno avuto un impatto significativo nella storia e nella vita quotidiana delle comunità, ma che spesso non ricevono la giusta visibilità. Gli itinerari turistico-culturali, poi, sono un altro strumento interessante per rendere accessibile il patrimonio femminile, dando la possibilità di esplorare e valorizzare luoghi che portano con sé storie e ricordi spesso trascurati. La creazione di un Museo diffuso della Memoria femminile che abbraccia sia le realtà urbane che quelle rurali, deve diventare uno spazio dinamico, dove il patrimonio culturale in continua implementazione, non è confinato in un singolo edificio, ma si diffonde nei vari luoghi che compongono la città o il territorio, permettendo ai visitatori di vivere la storia da una prospettiva di donne. L’idea è quella di “liberare” le strade e dare nuove identità al tessuto urbano attraverso la cultura di genere. Aggiungere QR-code nei luoghi legati al vissuto femminile permette alle persone di accedere a contenuti digitali, come storie, testimonianze, video o approfondimenti, in modo immediato e interattivo. Questo tipo di approccio non solo aiuta a valorizzare il patrimonio femminile, ma crea anche un legame diretto tra il presente e il passato, permettendo a chi cammina per la città di scoprire non solo figure individuali di donne, ma anche schiere di lavoratrici che hanno segnato l’economia di un paese. Penso alle tabacchine, alle ricamatrici, alle ‘donne del mare’ (che hanno accompagnato il lavoro degli uomini nel ‘rammendo delle reti per la pesca), alle anonime compagne dei cavatori di pietra dell’area geografica di Cursi. L’utilizzo dei QR-code potrebbe anche portare un’esperienza personalizzata, dove ogni individuo può esplorare il percorso a modo suo, scoprendo nuove storie o aspetti legati alla vita delle donne che hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la città. Questo potrebbe incoraggiare anche una riflessione più profonda sull’importanza di rendere visibili e riconoscibili le esperienze femminili. Il coinvolgimento di comunità, associazioni e istituzioni dà sicuramente una dimensione profonda e condivisa al progetto. Si tratta di scoprire insieme alle comunità, donne — forti, coraggiose, tenaci — cuore pulsante di questa narrazione. Portare alla luce le loro storie significa anche mostrare esempi di resilienza e di lotta per la libertà e l’autonomia, che non solo arricchiscono il patrimonio culturale, ma offrono anche modelli di riferimento alle generazioni future. Questo viaggio attraverso la memoria femminile potrebbe davvero ispirare e sensibilizzare, facendo crescere una maggiore consapevolezza delle conquiste passate e delle sfide ancora da affrontare.
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Articolo di Giovanna Bino

Ispettrice presso la Soprintendenza archivistica e bibliografica della Puglia – MIC, è specializzata in Storia della Puglia. Svolge attività di tutela, ispezione, valorizzazione del patrimonio culturale pugliese. In tale ambito, vanta una notevole produzione di saggi sulle tematiche inerenti Cultural Heritage e storia di genere. È Consigliera della Commissione Pari opportunità della Provincia di Lecce.
