Di recente arrivata a Milano per partecipare al Premio Letterario Adei Wizo Adelina Della Pergola, Tamar Weiss-Gabbay, autrice israeliana originaria di Gerusalemme, ha aperto la rassegna Aspettando Book city Milano anche a Lodi ed è stata intervistata sul suo romanzo La meteorologa dalla giornalista Carlotta Morgana, accompagnata dall’ottima traduttrice Raffaella Scardi. L’8 maggio, dunque, è stato il primo di tre incontri, Tre scrittrici per tre scritture, di cui gli altri si terranno il 23 e il 29 maggio.


La Meteorologa è di fatto uno spaccato su quella che è la condizione umana ai giorni nostri. La natura — piante, animali, terra, pioggia — e l’essere umano fanno parte di un unico mondo, ma spesso sono in contraddizione, come se fossero quasi antagonisti, quando invece devono essere un tutt’uno. Esistono mille problematiche che ben conosciamo: dal dissesto ambientale al riscaldamento climatico, allo squilibrio del rapporto con gli animali.
Il romanzo — in realtà tre racconti collegati tra loro, ma che potrebbero anche avere vita propria — presenta diversi personaggi, di cui i principali sono la giovane meteorologa e il padre, un professore. Entrambi si ritrovano a dover fare i conti con l’ambiente che diventa “ostile”, perché il posto dove si svolge il racconto è metafisico, distopico, non sappiamo bene dov’è, sappiamo solo che è vicino a un deserto. Sappiamo anche che la popolazione aspetta delle inondazioni che dovranno avvenire, ma non si sa bene quando. Inoltre, si racconta che ci sono in giro degli animali, dei cani selvatici che vivono nei dintorni e che potrebbero essere pericolosi, ma che in realtà poi difficilmente si palesano, e anche quando accade, non sono mai violenti fino alla fine. Anche il cane della protagonista, che è sempre stato domestico, a un certo punto sceglie di vivere con il branco dei cani selvatici. Perché? Non perché di colpo il cane sia impazzito, ma perché riconosce qual è la sua vera natura. Allora la giovane donna, che deve dirigere la stazione meteorologica, è molto dibattuta perché da una parte vorrebbe dire alla città che va tutto bene, dire ciò che le persone vogliono semplicemente sentire e non quella che è la realtà, ma dall’altra sente che ha il dovere morale ed etico di dire come stanno le cose».
Un brano del libro è stato letto prima in italiano e, successivamente, dall’autrice in ebraico.
«Vide la via principale della cittadina terminare nel vuoto, nella rupe sopra il canyon. Che poi, ammise in quel momento a sé stessa, non era la prima volta che dava delle previsioni basate sulle richieste del pubblico. Aveva cominciato quell’estate, quando aveva sentito le aspettative pugnalarle la schiena, ma nella maggior parte dei casi si trattava di modifiche minori, insignificanti. Almeno fino all’autunno. Voleva recare giustizia e consolazione, perché quel nuovo ululato era ingiusto. Si erano impegnati così tanto, avevano costruito la conduttura del cemento, si erano occupati delle gazzelle, dell’uva, dei cani, dei bambini, l’uno dell’altro, ci avevano messo tanta dedizione, e ora arrivava quell’ululato funebre e lamentoso, come se fossero stati con le mani in mano».
Così inizia la conversazione fra la giornalista e l’autrice, con infine alcuni interventi dal pubblico presente.

l’autrice Tamar Weiss-Gabbay. Foto di Marianna Milano
Chi è questa donna: una sciamana, una Cassandra inascoltata, è una che prevede però non riesce a dire quello che sarà veramente? E qual è il suo compito?
È una persona che prima ha fatto parte di questa società e dopo se n’è allontanata. E ora che torna, la guarda in un altro modo perché lei è diventata un altro mondo. E adesso che non fa più parte di questa società è molto sola. La meteorologa in qualche modo media tra l’umano e la natura, ma si rende conto che le persone che l’ascolteranno come meteorologa hanno delle aspettative da lei. Vogliono qualche informazione che sia consona a quello che loro desiderano.
Penso che la meteorologia abbia qualcosa a che fare con il nostro profondo bisogno di sapere cosa accadrà in futuro. È molto difficile accettare le cattive notizie quando non possiamo avere nessuna influenza su di esse.
La protagonista soffre di questa sua posizione, vive la sua fragilità, il suo fallimento. L’aspettativa delle persone è talmente grande e difficile per lei da accettare, che subisce con fatica le reazioni che hanno. Non riesce a sostenerla. Posso a questo proposito raccontarvi qualcosa di personale. Spesso scrivo un racconto, una storia e non so bene perché, mi tengo solo occupata. Però quando ho finito questo racconto mi sono accorta che mi sono identificata. E vivo una posizione oggi molto spesso simile alla sua, sono in una società con le cui posizioni io non mi identifico e di cui pure faccio ancora parte, mi sento obbligata a restare nella relazione con le persone con cui ho a che fare, non posso uscirne. Per questa ragione io continuo a scrivere, a differenza della meteorologa.
Parlaci della solitudine e della necessità che ci sia bisogno di creare un legame, una storia, per relazionarsi all’ambiente. La meteorologa come interagisce con gli altri personaggi, fra cui il padre?
Il padre è pieno di buone intenzioni e agisce essenzialmente per far sopravvivere la sua cittadina. Considera la meteorologa come parte del sistema che dovrebbe aiutare questa città, con il compito di aiutare con gli sciacalli, con i cani e il clima, come se fosse il suo lungo braccio. Questa è una situazione in cui noi esseri umani spesso ci troviamo quando vogliamo dirigere dall’alto, controllare tutto quello che ci sta intorno, il sistema che chiamiamo la natura e anche altri esseri umani. A un certo punto arriva una giovane ragazza, la figlia, per aprire una nuova pagina della sua vita, che cerca di trovare il suo posto in questa società. Lei vuole essere integrata nella società e contemporaneamente ha un legame diretto con la natura. Aiuta una gazzella ferita e instaura un rapporto con un cane di cui occuparsi. È lacerata tra i due leader carismatici della cittadina. Trova un suo modo per avere una relazione con tutti quanti, un modo però contorto, perché tutto il sistema lo è. Come noi esseri umani, che non abbiamo una soluzione semplice, univoca, quale può essere un’energia verde piuttosto che un riciclo: il cambio deve essere consapevolezza, coscienza.
La natura dobbiamo vederla sempre come un’antagonista? Come uscire da questa situazione? La meteorologa è il personaggio tragico della vicenda, è la parabola di quello che è la solitudine, è l’antagonismo con la natura in eccesso. Il resto della città come può affrontare il futuro? Ne esce? Oppure no?
Nel racconto non troviamo una spiegazione di come la città ne esce. Quello che conta non è come finisce ma quello che voleva raccontarci.
La mia protagonista riesce a creare delle relazioni più complesse nell’ambiente naturale. Io vivo in una grande città, rumorosa, al terzo piano in un appartamento vicino a una via rumorosa. Nell’ultimo anno ho deciso di partecipare a un corso di orienteering, per tornare nella natura. Ogni mese andiamo in un posto diverso e impariamo a riconoscere le tracce, una volta delle gazzelle, una volta degli istrici, una volta di esseri umani. Ho imparato che la cosa più importante è tenere gli occhi aperti, così ci si accorge che intorno a noi accadono cose storiche.
Come scrittrice non mi occupo di cercare soluzioni, mi occupo di raccontare le storie. E quello che voglio fare è aprire i miei occhi e anche invitare tutti gli altri e le altre ad aprire gli occhi, le orecchie, tutti i sensi per accorgersi che non siamo sole o soli.
Quali sono le tue influenze letterarie? Un romanzo che citi è Il vecchio e il mare di Hemingway. Scrivi tre racconti che poi diventano uno. Perché hai scelto questa forma di romanzo breve?
Ho iniziato un racconto breve sulla meteorologa e poi ho capito che volevo dire qualcosa di più, anche di altri personaggi. Mi sono resa conto a posteriori che questa struttura tripartita in qualche modo rappresenta tre solitudini.
Il primo racconto vede un confronto con Il vecchio e il mare, ci sono estratti nell’ultima parte, perché io come donna, scrittrice, giovane, femminista, volevo guardare le cose da una prospettiva diversa rispetto alla sua. All’inizio della mia carriera, volevo in qualche modo mettere la mia storia di fronte alla sua, e soprattutto la mia giovane protagonista di fronte al suo protagonista. Per chi non conosce il libro, c’è una parte del romanzo in cui la giovane protagonista salva una gazzella mentre ascolta la storia del Vecchio che caccia il pesce.
La persona anziana, il professore, la meteorologa e la ragazza che vive con le sue fragilità, le sue sofferenze, ci fa vedere che è lei, giovanissima, un’adolescente, che aiuta la gazzella. E forse è proprio su quello che bisogna contare, sulle giovani generazioni, per tutto, sia per creare un tessuto di convivenza e di speranza, di dialogo a tutti i livelli, in Israele, ma anche qui, in Europa, in India, in America, dove succedono cose terribili, come nel resto del mondo. Io sono una scrittrice, racconto storie, non posso dare soluzioni, nessuno ce le ha, però la speranza per vivere la dobbiamo trovare. Occorre agganciarsi alla ragazza che aiuta la gazzella a partorire per trovare speranza.
Vedere che apparteniamo a qualcosa di più grande ci può dare sia un senso di partecipazione a qualcosa, sia una consolazione, una rassicurazione. Quando vado a osservare la natura, a seguire le tracce, mi sento che sono parte di un tessuto o di molte forme di vita.

Una curiosità, abbiamo sentito parlare del rapporto della meteorologa con il padre, ma in qualche ambito si indaga, è importante anche il rapporto con la madre?
Un’ottima domanda. Ora sto lavorando su una serie televisiva e lì approfondisco anche il rapporto con la madre, mentre nei racconti manca. La madre appartiene a una generazione diversa, quando la sua voce difficilmente si poteva sentire.
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Articolo di Syuzanna Bozoyan

Traduttrice freelance con una laurea in lingue straniere conseguita a Erevan. Attualmente sta completando la laurea magistrale in linguistica presso l’Università di Pavia, portando con sé la passione per le lingue e una competenza nel campo della traduzione.
