I libri che salvano

Il primo romanzo che ho avuto il piacere di leggere, della scrittrice Maristella Lippolis, è stato Adele né bella né brutta, poi risultato finalista al Premio Stresa 2008. In quegli anni conoscevo Maristella come Consigliera di Parità (organismo di nomina del Ministero del Lavoro), lei per la Provincia di Pescara e io per Lodi. Ci incontravamo periodicamente a Roma per la Rete nazionale delle CdP ed entrambe facevamo parte del gruppo di lavoro Comunicazione e formazione, che portò come risultato la pubblicazione della raccolta di interventi e buone pratiche I termini della parità, Isfol, 2007. Quando mi donò questo suo romanzo, non certo il primo della sua passione per la scrittura, fu per me una grande scoperta e lo amai molto. Regalandolo a mia volta a care amiche.

Adele né bella né brutta,
di Maristella Lippolis
I termini della parità

Fra le sue numerose opere, che si sono poi succedute negli anni, l’ultima, pubblicata nel 2024 dalla Casa editrice Vallecchi di Firenze: Donne che non muoiono, è dedicata «Alle donne, ai silenzi e alle parole./Ai gatti neri./Agli uomini che sanno ascoltare./A noi, cerchi mobili che si chiudono e si aprono con nuovi/anelli. Marea che sale, poi si calma ma rimane al largo e arriva/quando gira il vento. E travolge./Ai libri che salvano».
Con Maristella, non ci siamo poi mai perse del tutto di vista, per cui ora è un piacere conversare con lei, di quest’ultimo libro e farla conoscere alle lettrici e ai lettori di Vitamine vaganti.

Vorremmo conoscerti meglio, che scuole hai frequentato? E il tuo desiderio di scrivere è nato nell’adolescenza o all’università?
Sono felice anch’io, cara Danila, di esserci ritrovate entrambe in un luogo nuovo ma sempre vicino agli interessi che avevamo condiviso verso il mondo delle donne. Segno che le passioni autentiche possono cambiare luoghi per manifestarsi ma non si spengono. Venendo alla tua domanda: ho conseguito una quasi laurea in Lettere (quasi perché ho abbandonato gli studi universitari a quattro esami dalla tesi, follie di gioventù) e poi in età adulta una laurea in Giurisprudenza. Il desiderio di scrivere l’ho sempre coltivato fin da ragazzina, scrivevo poesie e vincevo premi, ma ho iniziato a metterlo davvero alla prova intorno ai cinquant’anni, dopo aver cresciuto due figlie e definito al meglio la mia professione. Non volevo che fosse un passatempo ma un autentico modo di esprimermi, di stare al mondo. Ricordo che mi ero messa alla prova in un gruppo di scrittura all’interno del Centro di cultura delle donne che avevo fondato a Pescara con alcune amiche. Ognuna di noi aveva scritto un racconto da leggere alle altre e quella di noi che leggeva il mio aveva dovuto interrompere la lettura per la troppa commozione. E lì ho capito che funzionava.

Se tu dovessi dirci quali persone incontrate o quali libri letti ti hanno maggiormente segnata nella tua crescita, a chi penseresti?
Penso immediatamente a Grazia Livi. Da lei ho imparato che si può coniugare lo scrivere di sé con la capacità di parlare un linguaggio universale, che si può dire io anche senza pronunciarlo. Da lei ho imparato l’amore e la gratitudine per le scrittrici del passato, in un tempo in cui ricordarle e studiarle non era ancora una pratica usuale. E da lei ho imparato anche ad aver fiducia nella mia scrittura: quando ci incontrammo qui perché l’avevo invitata a presentare il suo libro bellissimo, Le lettere del mio nome, le avevo consegnato un mio racconto con un po’ di imbarazzo per avere un giudizio, dicendole che volevo capire se valesse la pena dedicarmi alla scrittura. Lei mi rispose che sarebbe stata sincera e severa. Poi mi scrisse (allora iniziammo a scriverci) per dirmi che era molto buono, che la mia cifra era la scrittura delle emozioni, e che dovevo proseguire. E ho seguito il suo consiglio.

Sappiamo che hai saputo intrecciare professione, scrittura e attivismo in vari ambiti, soprattutto legati all’universo femminile: è stato facile?
Facile forse no, ma necessario, un tassello fondamentale nel puzzle della mia vita. Mi sono dedicata alla politica delle donne e insieme alle donne sono cresciuta, e tutto quello che ho scritto, romanzi e racconti, hanno sempre raccontato i loro mondi, e il mio insieme al loro. Quando studiavo per laurearmi sapevo che dopo quel traguardo avrei impiegato le mie energie creative per la scrittura, quella vera. Intanto leggevo moltissimo, come avevo sempre fatto, soprattutto le scrittrici, e imparavo da loro.

Di tutti i tuoi libri, quale consiglieresti alle giovani donne, per far amare anche a loro la scrittura e il parlare di sé per parlare del mondo?
Consiglierei la raccolta di racconti Abbi cura di te, pubblicata nel 2021 dalla casa editrice Ianieri. In ognuno c’è un po’ di me, a volte nascosta in qualche particolare, a volte invento ma le emozioni che si depositano sulla pagina sono le mie, anche quando racconto una storia ambientata in un lontano passato. Per scoprire come immaginare il futuro guardando il presente in cui viviamo suggerisco il penultimo romanzo La notte dei bambini (Vallecchi editore). È un romanzo a cui ho lavorato molto, in cui si condensano non solo le angosce di un presente che somiglia sempre più a una distopia ma anche le vie di fuga e le possibilità di costruire un futuro diverso, sempre attraverso le donne.

Abbi cura di te, di Maristella Lippolis
La notte dei bambini, di Maristella Lippolis

Concentrandoci ora sul tuo ultimo romanzo, ci racconti come è nato e quali risvolti o tematiche ti preme far venire alla luce?
Questo romanzo è nato dalla rabbia, quella che proviamo tutte a ogni notizia di un nuovo femminicidio, uno ogni tre giorni, ma anche da un senso di impotenza e di frustrazione per doverci trovare ancora qui dopo tanti anni di lotte a piangere donne che vengono uccise da un uomo che non accetta la loro libertà di esistere. Ho impiegato due anni a scriverlo, partendo da una certezza: volevo inventare un diverso finale, perché «Se non puoi fare qualcosa puoi però immaginarla e scriverla, e diventerà reale, nel mondo dei fatti che potrebbero accadere» come scrivevo nel mio quaderno di appunti. Così sono arrivate le mie donne che non muoiono, perché sono donne che si ribellano al destino deciso per loro da un uomo che le vorrebbe morte, che si mettono in salvo da sole o grazie all’intervento di altre, a volte aiutate dal caso, o da un gatto nero. Ho messo in scena dodici donne, una casa che si ribella dopo aver “taciuto” per tanto tempo, una gatta nera, una libreria, un gruppo di lettura che legge e discute di libri che raccontano salvezze. Le tematiche che si possono rintracciare sono davvero tante, forse quello che mi preme rimanga è che mettersi in salvo da sole non è facile: bisogna parlare, confidarsi, chiedere aiuto, rivolgersi a un Centro antiviolenza per consigliarsi su come è meglio muoversi. Valutare i passi giusti da fare. I Centri antiviolenza dispongono di case rifugio a indirizzo segreto, possono intervenire per le questioni economiche. Occorre cogliere in tempo i segnali della violenza, non sottovalutare nemmeno uno schiaffo. Non avere compassione, perché lui non ne avrà. Non aspettare che sia troppo tardi.

Dopo quest’ultima fatica, di che cosa in particolare ti stai occupando? Hai già un altro libro nel cassetto?
Mi sento ancora immersa dentro questa storia, con le sue personagge e le loro vite, anche perché vado ancora molto in giro a raccontarle, e ogni volta è un’emozione coinvolgente. Il cassetto per ora è vuoto, ma forse si riempirà. Accade sempre che una storia arrivi senza essere cercata, che una personaggia faccia capolino, ma è ancora presto per parlarne.

Donne che non muoiono
di Maristella Lippolis

Pensando a Maristella e alla sua forte ed esplosiva personalità, mi sorge spontaneo un sorriso e voglia di abbracciarla: grazie per queste parole, in attesa della prossima occasione per condividere ancora insieme importanti esperienze.

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Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.

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