La mostra «Maya mi volli chiamare». Una scrittrice poliedrica, protagonista nella Pistoia del ‘900 ha di recente offerto l’opportunità di conoscere e celebrare la scrittrice e giornalista pistoiese Iva Perugi Gonfiantini, membro attivo della vita culturale di un buon tratto del XX secolo. L’esposizione di documenti, testi, autografi, oggetti personali, curata da Grazia Villani e Lorenzo Cristofani, si è tenuta presso la sala Gatteschi nella Biblioteca comunale Forteguerriana di Pistoia, dal 13 febbraio al 16 maggio.

Si è trattato di una edizione ampliata della mostra che si intitolò Io, Maya ed ebbe luogo nella sede della Pro Loco nella località di Calamecca, piccola frazione del comune di San Marcello Piteglio, sulle pendici dell’Appennino, nell’estate di due anni fa, grazie a materiali della famiglia Gonfiantini-Caribotti e della Biblioteca Forteguerriana.
Nell’antico borgo, oggi quasi spopolato ma un tempo fiorente, la famiglia aveva una residenza estiva, denominata “Maya”, a cui la scrittrice e i suoi cari sono sempre stati molto legati.
Iva Perugi era nata il 26 ottobre 1884 dal padre Giuseppe e dalla madre Niccolina; Gonfiantini è il cognome che acquisisce sposando Adelfo. Laureata in Lettere, svolse la professione di insegnante, per diventare poi direttrice didattica dell’asilo Regina Margherita e membro onorario dell’Accademia Filologica Italiana. Della sua adesione, inizialmente piuttosto ingenua ed entusiasta, al Partito fascista è meglio tacere, anche se all’epoca, lo sappiamo bene, l’iscrizione per i dipendenti statali era obbligatoria, pena il licenziamento. Interessa semmai sapere che si adoperò parecchio per la costruzione di un nuovo ospedale cittadino e per il bene del quartiere in cui viveva. Nel 1937 fu fra i notabili che celebrarono il sesto centenario della morte del poeta amico di Dante Cino da Pistoia. Le sue ultime pubblicazioni furono, nel 1958, una raccolta poetica e, nel 1964, un’opera di ispirazione religiosa: Nel mattino della vita. Morì il 23 febbraio 1967.

L’esposizione pistoiese, che ha reso giustizia a una personalità di spicco oggi di fatto dimenticata, si articolava in quattro sezioni e i rispettivi tavoli ospitavano il materiale originale; in un angolo faceva mostra di sé lo scrittoio con la macchina da scrivere d’epoca su cui tante pagine furono composte.

La prima sezione, Maya scrittrice e fonti di ispirazione, presentava molte foto di Iva Perugi in varie fasi della sua vita, il necrologio redatto dal prof. Giancarlo Savino, medaglie ed encomi, recensioni, il diploma rilasciato dall’Università di Grenoble.

Di grande interesse erano i volumi di scrittori e pensatori da lei apprezzati come Tagore, Schopenhauer, poeti giapponesi. Qui trovavano posto le sue opere, fra cui un libro rivolto al pubblico infantile: Ballotte... bruciate mondine!, storia di un piccolo boscaiolo che va in città a vendere i prodotti che la natura gli offre.

Il titolo del romanzo in questa area della Toscana viene facilmente compreso: si tratta dei modi con cui si possono cuocere e gustare le castagne, cibo povero e popolare per eccellenza sulle montagne pistoiesi; le ballotte (o i ballotti) sono lessate, le bruciate (o frugiate o caldarroste) arrostite su una padella forata, le mondine sono le castagne giovani, lessate prive della buccia esterna.
Si sa che Maya assunse questo nome d’arte, d’origine orientale, nel 1918, per la raccolta poetica intitolata semplicemente Versi, poi lo adottò anche per i romanzi, spesso inseriti nella collana “Biblioteca delle signorine” che fa comprendere quali erano le sue destinatarie; ecco allora Volontà di donna, La sete estinta, Gli umiliati, La resurrezione, testi di impegno sociale le cui protagoniste sono donne alle prese con le difficoltà quotidiane e con i cambiamenti in atto nella realtà italiana.

Si era tuttavia già fatta conoscere nel 1917 scrivendo sul Bullettino Storico Pistoiese un saggio sulla figura di padre Angelico, vissuto nella prima metà dell’Ottocento. L’anno dopo si occupò di un altro illustre pistoiese, Bartolomeo Capecchi, e nel 1922 di Giovanni Pascoli.
La seconda sezione, Collaborazioni giornalistiche e corrispondenza epistolare, si riferiva all’attività giornalistica di Maya che collaborò lungamente con riviste all’epoca assai diffuse presso il pubblico femminile; fra queste si segnalano Cordelia e Penelope.

Il fatto che fra i libri a lei cari ci siano alcuni romanzi di Grazia Deledda, taluno con dedica autografa, lettere, biglietti e cartoline anche di Ada Negri, dà l’idea del suo inserimento nell’universo culturale del tempo e del legame con le intellettuali a lei contemporanee, le più in vista, le più apprezzate, l’una futura premio Nobel, l’altra futura accademica d’Italia.

La sezione terza, Maya e Pistoia, si rifaceva allo stretto rapporto con la città. A questo proposito va segnalato che la prima guida artistica di Pistoia, tanto ricca di edifici storici, di monumenti, di splendidi angoli perfettamente preservati, realizzata da una donna fu opera proprio di Maya e qui ne potevamo apprezzare la copertina.

Ciò dimostra sia la vastità degli interessi culturali di Iva Perugi sia l’amore per il luogo dove viveva, risiedendo in via di Porta San Marco, nel palazzo Caluri. Fu molto impegnata anche nella didattica e nella pedagogia, vista la sua professione, tanto che fu scelta per curare nel 1929 una mostra che l’amministrazione di Pistoia organizzò per celebrare la sua elevazione a capoluogo di provincia, avvenuta con due decreti, nel 1927 e nel 1928. Si tratta di quaderni e disegni realizzati dalle scolaresche delle elementari locali, sotto la guida delle insegnanti, per valorizzare canti legati al folklore, tradizioni, usanze, leggende, stornelli, filastrocche, località particolarmente significative. Questo bellissimo materiale fa parte oggi di un apposito fondo nella Biblioteca Forteguerriana dal titolo La scuola in mostra, fonte documentaria preziosa per rifarsi al clima dell’epoca, consistente in ben 363 pezzi tutti scansionati, per un totale di 13.000 immagini.
L’ultima sezione si riferiva alla botanica. La scrittrice doveva avere una particolare predilezione per questo ambito e lo dimostrano sia molti libri sull’argomento che le appartenevano sia grandi pannelli illustrati con piante di vario genere, dei veri erbari a colori. Per lo più notiamo un’attenzione spiccata verso le piante officinali, le piante aromatiche, le tecniche relative all’erboristeria applicata; quindi non si tratta di giardinaggio alla maniera romantica, ma di vero e proprio studio sugli effetti benefici delle piante sulla salute umana, quelle piante che si dilettava a raccogliere a Calamecca.
Come piace a noi toponomaste, quando una donna viene valorizzata per il suo operato, non possiamo restare indifferenti e siamo sempre liete che si accenda su di essa una nuova luce, come la mostra su Maya da noi visitata ha egregiamente fatto.
In copertina: Ritratto di Maya (coll. Giovanni Tronci)
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.
