Mia Martini, Emanuela Loi e Samia Yusuf Omar… Cosa hanno in comune queste donne?
Un cavo multipolare ne aggroviglia e ne abbraccia le esistenze: è nero come l’invidia, sporco come la mafia e madido come le vesti nel mare; è un destino avverso che le accomuna e le intreccia. Ma è solo la parte esterna, il contorno nefasto della vita che ancora scorre dentro, nei fili conduttori che vibrano d’energia ogni volta che risuona una canzone, quando una commemorazione riaccende il ricordo e delle vite umane si salvano dal buio dell’abisso del mare.
A queste vite trascendenti, di cui permane l’impeto vitale, è dedicato il progetto “Ritratti di donna” per la toponomastica femminile realizzato dagli/dalle studenti della classe 3C dell’Istituto Comprensivo Margherita Hack di Cernusco sul Naviglio (MI).
Prodotto conclusivo di un percorso iniziato nel gennaio del 2024, a partire dal coinvolgimento dell’Istituto a un tavolo sulla toponomastica femminile da parte dell’amministrazione comunale, il lavoro, frutto di una cooperazione creativa e inclusiva, è stato ritenuto meritevole del primo premio per la sezione B1 e B2-Percorsi della XII edizione del concorso Sulle vie della parità, la cui premiazione si è tenuta l’11 aprile presso l’Aula Volpi della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Roma Tre.

Il progetto è stato particolarmente apprezzato per «il grado di autonomia con la quale gli alunni e le alunne hanno lavorato, in un clima […] dove, grazie alla qualità della relazione che si è creata, ognuna/o di loro ha messo in campo, con grande senso di responsabilità, le proprie competenze. Laddove l’apprendimento non è solo cognitivo, ma anche affettivo ed esperienziale, attraverso l’uso di molteplici linguaggi, emerge la creatività di questi giovani individui che realizzano un originale progetto di cittadinanza attiva».
Partendo dalla ricerca storica e dall’analisi di vari contesti, gli/le studenti sono andati alla scoperta di tracce di donne che hanno contribuito significativamente allo sviluppo della comunità internazionale. Tra tutte, l’attenzione è ricaduta su Mia Martini, Emanuela Loi e Samia Yusuf Omar, tre figure femminili che, in virtù del loro vissuto personale, hanno consentito di avviare un processo di sensibilizzazione e consapevolezza su temi quali la violenza sulle donne e la parità di genere, l’uguaglianza e la giustizia, i flussi migratori e le discriminazioni multiple, il ruolo dell’arte e del lavoro come strumento di emancipazione.
Per ciascuna di loro, la classe ha realizzato un poster con un Qr code attraverso cui poter visionare il video prodotto mediante la tecnologia IPad e Green Screen. Il materiale video e a stampa, esposto in occasione della mostra Ritratti di Donna, presentata alla cittadinanza in Piazza Unità d’Italia a Cernusco sul Naviglio, sarà poi ricollocato nei luoghi d’intitolazione prescelti.





«Sono stata anch’io bambina, di mio padre innamorata, per lui sbaglio sempre e sono la sua figlia sgangherata. Ho provato a conquistarlo e non ci sono mai riuscita, e ho lottato per cambiarlo; ci vorrebbe un’altra vita…».
Il filmato ha inizio, la voce di Mia Martini irrompe e le orecchie si drizzano in ascolto, mentre la pelle si fa d’oca. La scenografia è una cucina; la protagonista un’alunna che maneggia delle scarpe rosse. Le foto di Mia inframezzano scene di vita, di dolore e violenze che si consumano tra le mura domestiche. Fuori da lì, le sue compagne, le donne, l’accolgono di fronte al muro della verità: «Solo un uomo piccolo usa la violenza su una donna per sentirsi grande».
«Ma perché gli uomini che nascono sono figli delle donne, ma non sono come noi?
Amore, gli uomini che cambiano sono quasi un ideale che non c’è, sono quelli innamorati come te». La canzone è finita ma il corpo e l’anima vibrano ancora. Ed è questo il lascito della grande Mia Martini: un’emozione senza fine che attraversa il tempo e lo spazio, eterna come lei.


Combattente di Fiorella Mannoia è il perfetto sottofondo musicale. Mentre le foto di Emanuela Loi scorrono e la sua storia viene documentata attraverso la rappresentazione amatoriale degli alunni e delle alunne, le parole della canzone ci accompagnano in un viaggio fatto di coraggio e dovere. «È una regola che vale in tutto l’universo: chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso; e anche se la paura fa tremare, non ho mai smesso di lottare», sembra che a parlare sia lei, la giovane agente della scorta del magistrato Borsellino che, insieme a lui e ai suoi colleghi Cosina, Catalano, Traina e Li Muli, venne uccisa dalla mafia il 19 luglio del 1992, cadendo vittima della strage di Via D’Amelio.
Certo Emanuela ogni tanto avrà tremato; qualche volta avrà avuto paura ma mai ha lasciato che questo le impedisse di svolgere il suo mestiere. Emanuela ha lottato per noi, affinché potessimo vivere in un mondo libero dalla mafia; ha combattuto per la giustizia; per lei ha sacrificato la sua vita.


Nel video Samia Yusuf Omar. Una velocissima somala il canto si unisce al parlato, amalgamandosi insieme in un connubio di sofferenza e responsabilità. Attraverso le voci dei/delle studenti ripercorriamo la sua breve vita: «Samia nasce il 25 marzo 1992 a Mogadiscio (Somalia) e muore nel Mar Mediterraneo il 2 aprile del 2012». Nata in una famiglia di umili condizioni, fin da bambina manifesta la sua passione e la sua attitudine per la corsa. Dopo aver vinto tutte le gare dilettantistiche del suo Paese, inizia la carriera da professionista con il sostegno del Comitato Olimpico somalo.
Nel 2008 Samia partecipa ai giochi olimpici di Pechino nella gara dei duecento metri piani, segnando il record personale di trentadue secondi. Due anni più tardi, dopo aver partecipato ai campionati africani di Nairobi, si trasferisce in Etiopia, alla ricerca di un allenatore che la possa preparare per i giochi olimpici di Londra del 2012. Ma Samia non ci arriverà mai.
Nel 2011 inizia la traversata per raggiungere l’Europa: dopo aver attraversato il deserto del Sudan raggiunge la Libia. Morirà al largo di Lampedusa, nel tentativo di raggiungere le coste italiane.

«A volte basta quello che c’è: la vita davanti a sé», canta in sottofondo Laura Pausini. Ed è proprio questa brama di vita (che dovrebbe essere un diritto di nascita e non di conquista) ad aver spinto Samia, e come lei altre migliaia di persone, a intraprendere il viaggio che pensava l’avrebbe condotta alla salvezza.
La canzone continua «Non lo so io che destino è il tuo, ma se vuoi, se mi vuoi, sono qui. Nessuno ti vede, io sì». Samia, scusa noi, i colpevoli, che il tuo destino lo potevano immaginare, ma che non eravamo lì ad aspettarti; noi che ti abbiamo visto troppo tardi e che ancora facciamo fatica a guardare.
In questo atto di assunzione di responsabilità c’è forse un altro elemento d’unione tra la tua storia e quella di Mia Martini ed Emanuela Loi. Anche a loro, d’altronde, dobbiamo delle scuse.
Mia, scusa per averti lasciata sola, per averti calunniata o per aver accettato che lo facessero; per averti abbandonata e delusa.
Emanuela, scusaci per non esserti state/i vicini, per avervi lasciato sola a combattere la più infame delle battaglie: quella contro la mafia. Scusa per il silenzio e l’omertà che ti hanno uccisa, che vi hanno uccisi.
Dedicare dei luoghi, delle vie o delle piazze alla memoria di queste donne non è solo un modo per restituire il riconoscimento che è stato loro negato; bisogna farlo per fare i conti con la nostra coscienza nazionale: quegli spazi diventeranno i tribunali morali in cui saremo costretti/e a fare i conti con le nostre colpe e con i nostri fallimenti… da qui inizieremo la nostra espiazione.
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Articolo di Sveva Fattori

Diplomata al liceo linguistico sperimentale, dopo aver vissuto mesi in Spagna, ha proseguito gli studi laureandosi in Lettere moderne presso l’Università degli studi di Roma La Sapienza con una tesi dal titolo La violenza contro le donne come lesione dei diritti umani. Attualmente frequenta, presso la stessa Università, il corso di laurea magistrale Gender studies, culture e politiche per i media e la comunicazione.
