Maria Björnson, scenografa e costumista

Maria Björnson è stata uno dei maggiori talenti del teatro e dell’opera del Ventesimo secolo. Progettando sia le scene che i costumi, ha attuato importanti trasformazioni nel teatro shakespeariano, nel musical e nella produzione operistica. I suoi disegni erano sontuosi e inquietanti, i suoi set, che spesso funzionavano come gabbie magnificamente popolate, furono acclamati in Gran Bretagna e non solo.

Maria Björnson

Maria Björnson è cresciuta come Maria Prodan, soprannominata Nini. Era figlia di una brillante donna rumena: Mia Prodan de Kisbunn, discendente da una famiglia nobile, e di un norvegese di nome Bjorn Björnson, nipote del Premio Nobel per la Letteratura Bjornstjeme Björnson, che non la riconobbe subito. Nacque il 16 febbraio del 1949 a Parigi dove si era trasferita la madre per studiare francese e fonetica alla Sorbona dopo il passaggio della Romania sotto l’influenza sovietica. Soltanto in età adulta, Maria seppe che era stata registrata con il cognome della famiglia paterna, quindi iniziò a utilizzarlo. Mia arrivò a Londra nel giugno del 1950, gravemente malata di tubercolosi e senza soldi, con la bambina, e andò da un parente, che la prese come domestica e abusò di lei. Trovò poi ospitalità da un altro rifugiato, Ion Ratiu, che insieme alla moglie Elisabeth accudì la piccola per due anni, mentre lei era in cura. Dopo essere guarita, Mia prese Maria di nuovo con sé. La separazione dalla madre e l’abbandono del padre che non incontrò fino a trent’anni segnarono la giovane profondamente; soffrì di insicurezze e ansie per tutta la vita. Inoltre, essere figlia illegittima in un’epoca in cui ciò era ancora motivo di emarginazione sociale e gli abusi subiti da parte di un uomo più anziano di cui lei si fidava, hanno contribuito a rendere molto difficili i suoi rapporti con gli uomini.

Come rifugiate, madre e figlia vivevano un’esistenza isolata, avevano poche amicizie e dovevano impegnarsi per procurarsi da mangiare. Si legarono tra di loro intensamente, si definivano “la coppia senza paura” che lottava contro il mondo per sopravvivere. Mia era un’intellettuale indipendente, parlava diverse lingue e non si sposò mai. Maria si sentiva in colpa, pensava di essere un peso per sua madre. Era nata con una palatoschisi che le conferiva una voce nasale, e fino all’età adulta fu affetta da balbuzie.

Sketch da bambina

La solitudine e l’isolamento in cui era vissuta da bambina l’avevano spinta a crearsi una esistenza interiore popolata da amiche e amici immaginari ed esotici che inserirà nelle sue scenografie. Già da piccola, disegnava pagine e pagine di persone dai costumi vivaci, ognuna con la propria storia. Ogni volto era diverso, ogni espressione esprimeva un’emozione specifica. Era un mondo pieno di colori, tessuti preziosi, gioielli e piume. Le prime scenografie di Maria furono gli interni di una grande casa delle bambole. Mia portò la figlia quattordicenne dall’artista Cecil Collins per avere un consiglio sulle sue capacità. Collins, che insegnava alla Central School of Art di Londra, capì subito che la ragazza aveva un talento geniale e suggerì alla madre di incoraggiarla a diventare scenografa piuttosto che pittrice. Così Maria Björnson entrò alla Central Saint Martin School of Art.

Dalla povertà totale, Björnson divenne benestante grazie al suo lavoro e alla tardiva eredità paterna, ma odiava il denaro e donava quanto più poteva. Ha elargito una consistente somma a un ente di beneficenza rumeno, ha sostenuto un orfanotrofio rumeno e ha finanziato sceneggiatori e autori rumeni; ha offerto sussidi per lo sviluppo della logopedia in Sri Lanka e per le/gli operatori sanitari in Gran Bretagna. Si è anche dedicata molto alle/agli studenti della Central School of Art, dove era professoressa onoraria, dando loro insegnamenti e consigli per la carriera. Era molto amata per il suo genio creativo, per la generosità e per il suo spiccato senso dell’umorismo. Nel 1987 Maria Björnson divenne cittadina britannica, nonostante la madre avesse desiderato che rimanessero entrambe apolidi come protesta contro la tirannia di Ceausescu in Romania, dove sperava che un giorno potessero tornare come libere cittadine rumene.

Ritratto di Maria

Maria non poté mai, né lo desiderava, liberarsi dal legame intenso che aveva con la figura materna. La donna, quando ebbe un ictus, sebbene cosciente, non fu più in grado di parlare né di scrivere e la figlia andava a trovarla spesso, le teneva la mano e le raccontava ogni evento della sua giornata. Legata in modo tanto esclusivo alla madre, ebbe difficoltà nei rapporti affettivi personali. Sette anni prima di morire iniziò una relazione con l’artista Malcolm Key, che fu suo amorevole partner fino alla fine, sebbene vivessero separati; diventò più serena, meno ansiosa e capì finalmente che poteva essere amata da qualcuno che non fosse sua madre. Quell’affetto le portò la pace e la felicità che non aveva mai conosciuto prima. Maria Björnson è morta prematuramente nella sua casa di Londra il 13 dicembre del 2002 a 53 anni.

Costumi per The Phantom Of The Opers– X

Björnson aveva iniziato la carriera al Citizens Theatre di Glasgow all’inizio degli anni Settanta con il regista Philip Prowse il cui intenso rigore si accordava con il suo. Ha messo in scena: Nella giungla delle città, Cenerentola, La vita di Galileo, Il gatto con gli stivali, Il crogiolo, Le tre sorelle, L’opera da tre soldi e Tiny Alice. Ha lavorato anche alla Scottish Opera e al Wexford Festival. Ma il suo progetto più rivoluzionario è stato La Tempesta (1982) presso la Royal Shakespeare Company. In esso la scena è dominata dallo scheletro della nave sulla quale Prospero e la figlia erano arrivati 12 anni prima. In questa versione, Prospero è coinvolto in un’angosciante lotta interiore con le sue emozioni e i suoi desideri. Il suo costume era quello di un mago rinascimentale, decorato con segni occulti, e il suo bastone finemente modellato era sormontato da una mano appuntita. Con questa opera la fantasiosa creatrice ottenne un grande successo e attirò l’attenzione del produttore Cameron Mackintosh, che le offrì di lavorare alla messa in scena di Il Fantasma dell’Opera. La genesi dello spettacolo risale ai primi anni Ottanta, quando Lloyd Webber e Mackintosh progettano la realizzazione del musical, liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Gaston Leroux. Racconta l’amore disperato di un geniale musicista dal volto sfigurato, che vive nei sotterranei dell’Opéra di Parigi, per la soprano Christine Daaé. Maria Björnson disegnò personalmente gli oltre 230 costumi e le ventidue scenografie, di cui è diventato particolarmente celebre il gigantesco lampadario che ogni sera levitava in aria durante l’ouverture e crollava sul palco al termine del primo atto. Sottolineò inoltre l’opulenza dell’Opéra di Parigi con pesanti tendaggi ondulati, cariatidi dorate e con una spettacolare discesa agli inferi attraverso un ponte inclinato che conduceva a un lago sotterraneo pieno di candele. «Abbiamo usato tende che si piegavano verso il basso e verso l’alto», ha scritto, «angoli turchi oscuri che non portano da nessuna parte e candele che spuntavano dal pavimento attraverso la nebbia». Le scenografie, che includevano oltre al lampadario che cade, una gondola che scivola sul lago sotterraneo e un’ampia scalinata, insieme ai sontuosi costumi, sono diventati parte della leggenda del teatro che pochissime/i hanno uguagliato. Dopo aver debuttato a Londra nel 1986, nel 1988 Il Fantasma dell’Opera approdò al Majestic Theatre di New York dove è stato rappresentato fino al 2023. Il musical è stato pure in tournée in tutto il mondo. Con questo lavoro formidabile la creatrice ha vinto il Tony Award per i migliori costumi e per le migliori scenografie.

Costume Coro di Streghe, 2001, Teatro la Scala

Dopo quel successo, Maria Björnson ha lavorato ad Aspects Of Love di Lloyd Webber e al revival di Follies di Sondheim (1987), con ragazze vestite come lampadari e altre con torte nuziali o arpe sul capo. Dopo una controversa edizione della Bella addormentata alla Royal Opera House nel 1994, si dedicò nuovamente alla prosa nella stagione dell’Almeida Theatre di Londra nel biennio 1998-1999, disegnando i costumi di attrici come Diana Rigg e Cate Blanchett. Inoltre, furono particolarmente apprezzate le sue scenografie di Fedra e Britannico. Nel 2000 realizzò la scenografia e disegnò i costumi per la rappresentazione del testo di Anton Čecov Il giardino dei ciliegi in scena al Royal National Theatre con Vanessa Redgrave protagonista. Quando improvvisamente morì, Maria Björnson stava lavorando a diverse opere e aveva da poco consegnato il progetto completo per la messa in scena dello spettacolo Il Piccolo Principe, diretto da Francesca Zambello, che debuttò a Houston.

Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.

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Articolo di Gabriella Milia

Ho insegnato per molti anni materie letterarie negli istituti tecnici e professionali. Mi sono sempre interessata di letteratura italiana e inglese, in particolare letteratura femminile. Da quando sono in pensione, collaboro con l’associazione di volontariato Più Culture, insegnando italiano L2 a ragazze e ragazzi stranieri in difficoltà.

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