Natacha Rambova, fascino, creatività ed eclettismo

A dispetto del nome d’arte che la porterebbe sulle rive del Baltico o della Moscova, era una americana, meno poeticamente chiamata Winifred Kimball Shaughnessy, nata nello Utah a Salt Lake City il 19 gennaio 1897. Segni particolari: bellissima. Certo però dotata di inventiva e di abilità nel farsi conoscere praticamente in ogni ambito dello spettacolo: fu infatti ballerina, attrice, scenografa, costumista, sceneggiatrice, ma pure designer e collezionista, persino esperta egittologa. Ulteriore fama le venne dal matrimonio: fu per un breve periodo, dal 1922 al 1925, la moglie del divo per eccellenza dei “ruggenti Anni Venti”, Rodolfo Valentino, con cui formò una coppia di fascino senza pari.

La piccola Winifred veniva da una famiglia di fede cristiana, appartenente alla Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, sorta negli Usa nel 1830, mai riconosciuta a livello ufficiale, e più nota come Chiesa dei Mormoni. Alla nascita ebbe i cognomi dei genitori, ma in seguito la madre divorziò a causa della passione del marito per l’alcol e il gioco. Si trasferirono allora a San Francisco e la ragazza fu adottata dal quarto marito della madre, un ricco industriale; divenne Winifred Hudnut. Dalla Gran Bretagna, dove era stata mandata per studiare, riuscì a raggiungere la Russia, il Paese dei suoi sogni, dal momento che voleva a tutti i costi diventare una danzatrice, specie dopo aver ammirato a Parigi una esibizione della diva del ballo Anna Pavlova. Entrò a far parte del Balletto Imperiale Russo, ma scoppiò la rivoluzione proprio mentre era in tournée in America. Dovette quindi fermarsi in patria e dedicarsi alla scenografia e alla creazione di costumi, lavorando per importanti registi cinematografici, anche se il suo nome quasi mai agli inizi veniva menzionato.

Natacha Rambova e Theodore Kosloff nei costumi aztechi disegnati da Rambova per L’ultima dei Montezuma (1917)

Nel 1917 cominciò disegnando i costumi per il film L’ultima dei Montezuma di cui fu anche interprete; seguirono nel 1920 Perché cambiate moglie? e Something to Think About, tutti del celebre Cecil B. DeMille, con cui lavorò pure l’anno successivo al remake di Forbidden Fruit. Nel 1920 si occupò delle scene nella produzione di Billions, opera del regista Ray Smalwood. In quel periodo si era innamorata di un affascinante ballerino e attore russo naturalizzato americano, Theodore Kosloff, ma fu una storia breve e tormentata; di lì a poco iniziò una fruttuosa collaborazione con l’attrice Alla Nazimova (1879-1945), proveniente dalla Crimea. Era una donna influente a Hollywood, bella e intelligente, che seppe cogliere al volo il contributo dell’amica nell’accrescere la propria fama. Per lei Natacha creò i costumi e le scene per il film La signora delle camelie (titolo originale Camille)(1921) ispirandosi all’espressionismo tedesco; in quel cast era anche Rodolfo Valentino e probabilmente fu la prova migliore di Nazimova. Due anni dopo fu la volta di Salomè, un omaggio dichiarato a Oscar Wilde, diretto dal marito di Nazimova, Charles Bryant, e ancora Natacha mostrò il suo talento. Grazie a queste amicizie e alla frequentazione del set, avvenne l’innamoramento con l’attore italiano. Il matrimonio arrivò dopo poco, il 14 marzo 1922, ma lo sposo fu arrestato con l’accusa di bigamia visto che il suo divorzio non era ancora stato registrato. Furono costretti a una forzata separazione per un anno, e si poterono sposare ufficialmente il 14 marzo 1923.

Intanto la carriera di Natacha proseguiva con nuove collaborazioni per i film A Doll’s House, Il giovane Rajah, Monsieur Beaucaire (una commedia con Valentino nel ruolo di un aristocratico che finge di essere un barbiere). Una svolta professionale avvenne quando passò a sceneggiare e produrre una pellicola lei stessa: il film muto What Price Beauty?, debutto della famosa attrice Myrna Loy, nel 1925. Nello stesso anno lavorò alla sceneggiatura di Cobra in cui ebbe il ruolo minore di una ballerina, mentre Valentino era il protagonista, un conte italiano al centro di una tragica vicenda ambientata a New York.

Rodolfo Valentino filma sua moglie
L’attore Rodolfo Valentino balla con la moglie Natacha Rambova ca. 1923

Dopo le nozze Natacha espresse tutto il suo carattere e impose al marito scelte di carriera audaci, portandolo alla rottura con la Paramount, colpevole secondo lei di affidargli ruoli banali e ripetitivi e di non saperlo valorizzare in pieno. Ma, in base al contratto, Valentino non poteva neppure accettare film con altre produzioni, pertanto tornò alla passata professione di ballerino, in coppia con la bellissima e volitiva consorte. I loro spettacoli ebbero successi travolgenti, folle di ammiratrici attendevano i due fuori dai teatri, era una sorta di delirio collettivo, che faceva assai comodo alla ditta sponsor, la Mineraleva, appartenente al patrigno di Natacha. Vista la situazione, la Paramount dovette cedere e accettare la supervisione della moglie nei film interpretati dalla star. Tuttavia poco tempo dopo la Paramount fu soppiantata dalla United Artists dove il ruolo di Natacha non venne più tollerato. In breve si giunse al divorzio causato dai dissapori professionali, ma anche da una diversa visione della vita e del lavoro femminile; in questo Valentino era piuttosto tradizionale e avrebbe voluto dei figli e una donna meno intraprendente e presa dal proprio successo. Come è risaputo Rodolfo Valentino morì a soli 31 anni il 23 agosto 1926 a causa di una peritonite e di un’ulcera gastrica non curata. Il suo ultimo film Il figlio dello sceicco uscì postumo e lo consegnò alla leggenda.
Dell’ex compagno Natacha continuò a occuparsi anche in seguito, infatti inserì i suoi ricordi in un volume edito nel 1928, intitolato All That Glitters: A Play in Three Acts, in cui tratteggiava molte figure del panorama artistico americano.

James Abbe Photo, Natacha Rambova, costumista, anni 1920

Successivamente si trasferì in Europa e nel 1934 ebbe un secondo matrimonio, con il conte Alvaro de Urzaiz, nobiluomo spagnolo con cui visse una esperienza drammatica, rischiando la fucilazione durante la Guerra civile a causa della fede franchista di lui. Seguì un nuovo divorzio, mentre nasceva in lei una vera passione per l’occultismo e per gli studi storici e artistici, alimentati da una serie di viaggi in Egitto, a partire dal 1946. Divenne una esperta collezionista, archeologa ed egittologa. Morì a Pasadena, vicino a Los Angeles, il 5 giugno 1966 per l’aggravarsi della malattia autoimmune che aveva da tempo, la sclerodermia. Lasciò incompiuto un manoscritto di un migliaio di pagine che non è stato pubblicato, in parte dedicato alle sue ricerche sulla piramide di Unas, che magari ci avrebbe potuto riservare chissà quante sorprese.

La sua figura è stata inserita nel film biografico La leggenda di Valentino (1975), con Franco Nero, e nel successivo Valentino (1977), diretto da Ken Russell e interpretato da Rudolf Nureyev. Nel 2015 Natacha Rambova è tornata alla ribalta grazie alla serie televisiva American Horror Story, con l’interpretazione dell’attrice Alexandra Anna Daddario, a fianco di Winn Wittrock nel ruolo di Valentino.

Qui il link alle traduzioni in francese e spagnolo.

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Articolo di Laura Candiani

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Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).

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