Ingiustizia riproduttiva

Nel numero 28 di Bibliografia vagante parliamo dell’ingiustizia riproduttiva. Cominciamo con il volume di Crowther che esplora le radici storiche delle controversie sull’aborto, la “personalità fetale”, aborto spontaneo e mortalità materna negli USA. Proseguiamo con Davis che si concentra sulle donne afroamericane della classe media e la mortalità infantile dei loro figli, a cui segue uno studio sulla decrescita della natalità legata al Programma di Ricollocazione dei nativi americani. Con Cassia Roth andiamo in Brasile, dove le politiche contro il controllo delle nascite successive all’abolizione della schiavitù, informi anche il dibattito odierno. Infine siamo in Europa, nella Francia tra il 1880 e il 1945, dove le politiche favorirono la nascita di nuove e nuovi cittadini assimilati, spingendo in vario modo la riproduzione delle persone migranti. 

Per informazioni sui criteri di scelta degli articoli/libri, vi rimandiamo alla BV 1.

Si segnala il sito web della Association of Feminist Anthropology.

Kathleen M. Crowther: Policing Pregnant Bodies: From Ancient Greece to Post-Roe America. Baltimore: Johns Hopkins University Press, 2023. Pp. 288. ISBN: 1421447630 — 978 — 1421447636.
Il 24 giugno 2022, la Corte Suprema degli Usa ribaltò la decisione Roe versus Wade, asserendo che la Costituzione non conferisce il diritto d’aborto. Questa sentenza, nel caso Dobbs v. Jackson Women’s Health, fu il culmine di mezzo secolo in cui l’attivismo pro-vita ha promosso l’idea che i feti siano persone e quindi titolari dei diritti e delle protezioni garantite dalla Costituzione. Ma è stata anche il prodotto di una storia molto lunga delle idee arcaiche sulla relazione tra le donne gravide e il loro feto. In questo volume, la storica K.M. Crowther esplora le idee mediche e filosofiche profondamente radicate che continuano a riecheggiare nella politica della salute delle donne e dell’autonomia riproduttiva, partendo dall’idea che un battito cardiaco rilevabile sia un segno di personalità morale, fino al motivo per cui i tassi di mortalità infantile e materna negli Stati Uniti sono aumentati con l’inasprirsi delle restrizioni all’aborto, il testo è un’analisi storicamente informata della politica sui diritti riproduttivi delle donne.
Di questo volume non abbiamo trovato recensioni complete OA, ma soltanto due riassunti: Janet Golden su American Historical Review, Vol. 129, n. 4/2024; Rebecca Whiteley su The British Journal for the History of Science, Vol. 57, n. 4/24. Una presentazione del volume sul sito della Cleveland Heights-University Heights Public Library.

Dàna-Ain Davis : Reproductive injustice: racism, pregnancy, and premature birth, New York, NYU Press, 2019, 272 pp., ISBN 9781479853571.
Uno studio inquietante sul ruolo che il razzismo medico gioca nella vita delle donne nere che hanno dato alla luce neonati prematuri e sottopeso.
Le donne nere hanno tassi di parti prematuri più elevati rispetto alle altre donne americane. Ciò non può essere semplicemente spiegato da fattori economici: le donne più povere non hanno risorse o accesso alle cure. Negli Stati Uniti, perfino le donne nere professioniste della classe media corrono un rischio molto più elevato di parto prematuro rispetto alle donne bianche a basso reddito. Davis esamina questo fenomeno, inserendo le differenze razziali negli esiti delle nascite in un contesto storico, rivelando che le idee sulla riproduzione e sulla razza oggi sono state influenzate dall’eredità di idee sviluppate durante l’era della schiavitù. Mentre le donne nere povere e a basso reddito sono spesso le “mascotte” delle nascite premature, questo libro si concentra sulle donne nere professioniste, che hanno le stesse probabilità di partorire prematuramente. Basandosi su un’impressionante serie di interviste con quasi cinquanta madri, padri, neonatologi, infermieri, ostetriche e sostenitori della giustizia riproduttiva, Dána-Ain Davis sostiene che gli eventi che precedono l’arrivo di un neonato in un’unità di terapia intensiva neonatale (Nicu) e le esperienze dei genitori mentre si trovano nel Nicu rivelano forme sottili ma perniciose di razzismo che confondono le dinamiche di classe percepite, che sono spesso considerate un fattore centrale della nascita prematura. (Continua sul sito dell’editore).
Indice e riassunto dei capitoli sulla piattaforma Jstor; anteprima libro e audiolibro su Amazon, una recensione OA di Khiara M. Bridges su Medical Anthropology Quarterly, Vol. 34, n. 2/2020. Diverse le presentazioni video del volume: Institute of Research on Race and Public Policy della UIC — University of Illinois-Chicago; Cleveland Heights — University Heights Public Library; BCRV – Barnard Center for Research on Women.

Mary Kopriva: Impacts of the Relocation Program on Native American Migration and Fertility, The Journal of Economic History, Vol. 84, n. 1/2024.
Questo articolo intende stimare gli effetti migratori e sulla fertilità del Programma federale di ricollocazione (Relocation Program), che ha tentato di spostare individui nativi americani nelle aree urbane con la promessa di assistenza finanziaria e formazione professionale. Ho constatato che il programma di ricollocazione ha aumentato la popolazione nativa americana nelle città target di oltre 100.000 persone, e che le donne native americane di seconda e terza generazione che vivono in città hanno un tasso di fertilità inferiore del 50% rispetto a quelle che vivono in aree con una popolazione nativa americana storicamente numerosa. Questi risultati indicano che il programma ha modificato in modo significativo la distribuzione spaziale della popolazione nativa americana. Nel corso della sua storia, il governo degli Stati Uniti ha cercato regolarmente di trasferire i nativi americani, sia con la forza che con la politica. Sebbene alcune di queste politiche siano tristemente note (l’Indian Removal Act del 1830 causò la morte di un numero compreso tra 4.000 e 8.000 Cherokee), si sa relativamente poco sulle conseguenze più ampie delle politiche di ricollocazione più recenti. In questo articolo vengono esaminati gli impatti sulla migrazione e sulla fertilità di un ampio e recente programma noto semplicemente come Programma di Ricollocazione (1952-1973. ndr).

Cassia Roth: A Miscarriage of Justice: Women’s Reproductive Lives and the Law in Early Twentieth-Century Brazil, Stanford, CA: Stanford University Press, 2020. Index. xvi, 359 pp. ISBN: 1503610470.
Il volume prende in esame la salute riproduttiva femminile in relazione alle politiche legali e mediche in Brasile, nella città di Rio de Janeiro. Dopo l’abolizione dello schiavismo nel 1888 e la nascita della repubblica nel 1889, la capacità riproduttiva delle donne — la loro capacità di concepire e crescere futuri cittadini e lavoratori — divenne fondamentale per l’espansione del nuovo stato brasiliano. Analizzando casi giudiziari, leggi, relazioni mediche e dati sanitari, l’autrice sostiene che l’approccio dello Stato alla salute delle donne all’inizio del XX secolo si concentrava sulla criminalizzazione del controllo della fertilità senza migliorare i servizi o i risultati per le donne. In definitiva, lo Stato sempre più interventista fomentava una cultura di condanna nei confronti della scarsa riproduzione femminile, che si è estesa oltre i discorsi delle élite, arrivando anche all’immaginario popolare. Tracciando il modo in cui il pensiero legale e la conoscenza medica si sono consolidati nella legge e nella pratica clinica, come ostetrici e ostetriche, funzionari e funzionarie della sanità pubblica e operatori e operatrici legali hanno affrontato il controllo della fertilità e come le donne hanno vissuto e negoziato la loro vita riproduttiva, il volume offre un nuovo modo di interpretare le storie intrecciate di genere, razza, riproduzione e Stato, e mostra come queste questioni continuino a riecheggiare nei dibattiti sui diritti riproduttivi e sulla salute delle donne in Brasile oggi.
Sul sito web dell’editore alcune recensioni al volume; anteprima su Amazon; due le recensioni OA: Paloma Czapla sul Journa of International Women’s Studies, Vol. 25, n. 4/2023; Sara Serrano Martínez nell’Utrecht University Repository. Diverse le interviste con l’autrice e le presentazioni video: Center for Latin American and Carribean Studies CLACS NYU; LLILAS Benson Latin American Studies and Collections; Observatório História e Saúde COC/FIOCRUZ.

Nimisha Barton: Reproductive Citizens: Gender, Immigration, and the State in Modern France, 1880-1945, Ithaca, Cornell University Press, 2020, 284 p., ISBN13: 9781501770203, ISBN10: 1501770209.
Nei racconti familiari sulle migrazioni di massa verso la Francia dal 1880 in poi, sappiamo ben poco delle centinaia di migliaia di donne che hanno costituito una parte fondamentale di quelle ondate migratorie. In questo volume, Barton sostiene che la loro relativa assenza nella documentazione storica allude a una svista più ampia e problematica: il ruolo del sesso e del genere nel plasmare le esperienze di migranti in Francia prima della Seconda guerra mondiale. L’avvincente storia della cittadinanza sociale di Barton dimostra come, attraverso l’applicazione sistematica delle politiche sociali, gli attori statali e sociali abbiano lavorato separatamente per raggiungere un obiettivo comune: ripopolare la Francia con famiglie di immigrati. Ricco di voci raccolte dai rapporti del censimento, dalle statistiche comunali, dai dossier di naturalizzazione, dai casi giudiziari, dagli archivi della polizia e dai registri di assistenti sociali, Reproductive Citizens mostra come la Francia abbia accolto uomini e donne nati all’estero — mobilitando la naturalizzazione, il diritto di famiglia, la politica sociale e l’assistenza sociale per garantire che procreassero, dando alla luce figlie e figli assimilati alla Francia. Immigrate/i abbracciavano spesso queste politiche perché potevano trarre vantaggio dalle pensioni, dagli assegni familiari, dai sussidi di disoccupazione e dalla nazionalità francese e, attraverso questo patto, si assicurarono anche sicurezza e stabilità in un continente tumultuoso. Barton conclude che, in cambio di generose disposizioni sociali e di rifugio nei periodi bui, le/gli immigrati si unirono alla nazione francese attraverso il matrimonio e la riproduzione, il sostentamento della famiglia e l’educazione di figlie/i, in breve, attraverso le famiglie e la creazione di nuove famiglie, il che li rese più francesi di quanto avrebbe potuto fare persino lo status di cittadinanza formale.
Indice e anteprima dei capitoli sulla piattaforma Jstor; anteprima del volume su Amazon. Due recensioni OA; Linda Guerry su Le carnet du Mouvement social, n. 280/2022; Elise Franklin su
H-France Forum, Vol. 16, n. 6, #4/2021 e una presentazione del libro sul canale HFrance2.

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Articolo di Rosalba Mengoni

Rosalba Mengoni 400x400

Laurea magistrale in Storia e Società, il suo principale argomento di studio riguarda l’interazione fra l’essere umano e il territorio. Collaboratrice tecnica all’Isem – Istituto di storia dell’Europa Mediterranea del Cnr, è nel comitato di redazione di Rime, la rivista dell’Istituto e fa parte del gruppo di lavoro sulla comunicazione. Cura la Bibliografia Mediterranea pubblicata sul sito istituzionale http://www.isem.cnr.it

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