Quando mi accingevo a scrivere questo editoriale, tante erano le sollecitazioni e tanti i temi di attualità che si affollavano nella mia mente: avrei parlato volentieri del Nobel per la pace assegnato all’attivista venezuelana María Corina Machado, la «dama de hierro», mi incuriosiva la prima donna eletta Arcivescova di Canterbury, massima carica per la fede anglicana, ero rimasta colpita dalla decisione danese di eliminare per sempre il servizio postale, dopo quattro secoli di onorato servizio, riflettevo sullo spudorato dominio del denaro con cui si pretende di comprare tutto, anche il corpo della donna, mi congratulavo con la scelta giapponese di una premier per la prima volta nella storia del Paese, come ogni essere umano minimamente sensibile ero felice per il progetto di pace sul suolo martoriato di Gaza (a quando in Ucraina?). Tuttavia, attratta da uno spiraglio di speranza e di fiducia nel futuro, in tempi tanto bui, dominati da violenza e intolleranza, ho scelto altro: vorrei tessere un elogio della gentilezza, di cui credo si abbia un grande bisogno. Anche questo è comunque un argomento di attualità visto che il 24 e 25 ottobre, a Milano, si svolge il Festival della gentilezza, organizzato dal Corriere della Sera, con la fondazione Amplifon e il patrocinio del Comune. Partecipano illustri personaggi della nostra cultura a cominciare da una donna illuminata che sempre colpisce nel segno: Dacia Maraini, che ha appena dato alle stampe il suo nuovo libro Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la scrittura (Rizzoli). Intervengono Mario Calabresi, Gherardo Colombo, Rosella Postorino, don Antonio Mazzi, Walter Veltroni e tante altre voci che porteranno contributi interessanti, coordinate dalla giornalista Manuela Croci.
Sono molte le sfaccettature su cui si può riflettere e dibattere: l’arte, lo sport, la scrittura, la musica, il cinema possono essere gentili?, ci si domanda; la poesia di Vivian Lamarque è gentile?, viaggiare fa di noi persone più gentili?, a scuola è possibile insegnare e apprendere con gentilezza? Sarà piacevole anche scherzare un po’: le cittadine e i cittadini di Milano sono gentili? e su questo dilemma si affronteranno Lina Sotis e Michela Proietti; chissà a quali conclusioni arriveranno. Personalmente sono vagamente dubbiosa perché, nel pensiero comune, chiunque viva in una grande città è sempre piuttosto nevrotico, frettoloso, impaziente, super impegnato, preso dal lavoro, ma certo sono sciocchi stereotipi.
Se mi trovassi a Milano, parteciperei volentieri alla seconda giornata quando uno degli argomenti sarà: Piccoli, grandi gesti quotidiani, visto che di questi possiamo avere concreta esperienza nella nostra vita di ogni giorno. Vorrei condividerne alcuni che ricordo. Gentile è la signora che, nel turbinare della neve a Madrid, si ferma per chiedere se ti deve dare una mano per farti orientare. Gentile è quell’ispettore scolastico che, inaspettatamente, ti fa il baciamano agli esami di maturità. Gentili sono le due infermiere che, prima e dopo un esame poco gradevole, ti sorridono e ti rassicurano. Gentile è quell’amica che ti viene a trovare in ospedale, anche se ti tratterrai per due soli giorni. Gentile è tua figlia quando, grata, apprezza il cibo gustoso che le prepari da portare al lavoro.
Gentilezza è un fiore donato, uno sguardo, un gesto, una condivisione, un sorriso che nasce spontaneo, senza secondi fini, una parola di incoraggiamento quando ne hai bisogno, ancor più bella se non l’avevi prevista e non ci contavi. «Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende», dice Francesca nel V canto dell’Inferno, «Amore e’l cor gentil sono una cosa», «quando un poco sorride […] sì è novo miracolo e gentile», «Tanto gentile e tanto onesta pare/la donna mia», «Al cor gentil rempaira sempre amore» (Guinizelli). Dante e gli stilnovisti ne hanno fatto un topos letterario e un elemento cardine della loro visione dell’amore, da cui molte relazioni complicate e infelici ancora oggi dovrebbero prendere ispirazione e modello. Ma quando Leopardi, nel suo capolavoro assoluto La ginestra, parla di «social catena» e scrive: «Nobil natura è quella/che […] tutti fra sé confederati estima/gli uomini, e tutti abbraccia/con vero amor, porgendo/valida e pronta ed aspettando aita/negli alterni perigli e nelle angosce/della guerra comune» probabilmente si tocca il vertice della fratellanza, della comprensione umana, della solidarietà che non sono altro che gentilezza spinta all’estremo, unita a tolleranza e pazienza, virtù troppo spesso neglette, sia nel nostro piccolo vissuto sia ai grandi livelli politici e sociali. Eppure ci costa così poco sorridere alla madre africana, col neonato sulla schiena, che vuole guadagnare qualche soldo con i suoi braccialetti, e poi mettere mano al portafogli perché l’aiuto sia concreto; costa poco non umiliare la cameriera impacciata che versa il vino sulla tovaglia; costa poco rassicurare la bambina che per sbaglio ti ha colpito con una piccola palla e si scusa tutta avvilita; costa poco incoraggiare la tua classe preoccupata per le prossime prove e per gli esami; costa poco fermarsi a scambiare qualche parola con la cassiera al supermercato, anche se hai fretta; costa poco salutare quando entri o esci da un negozio, da un bar, da una sala d’aspetto, invece di tenere lo sguardo basso, magari rivolto al cellulare che è diventato il prolungamento della tua mano. Non va tuttavia dimenticata una sfera più alta e ampia, laddove per gentilezza si intenda rispetto delle istituzioni, della democrazia, di chi la pensa diversamente, di chi lavora a qualsiasi livello, ancor più da parte di chiunque è al vertice e si interroga sulle condizioni delle maestranze subordinate; gentile è chi cura, ama, preserva la natura in ogni sua forma e chi, avendo in mano le leve dell’economia, non ne abusa, ma anzi si mette a servizio della comunità.
La gentilezza è rivoluzionaria, è una forma di resistenza, vuol dire ascoltare anziché interrompere, comprendere anziché giudicare; come amava ripetere il regista Mattia Torre: «la gentilezza è l’ultimo atto politico che ci è rimasto», perché significa che crediamo ancora che con il prossimo si possa dialogare e sull’odio debba sempre prevalere la ragione.
Con la mente ancora piena delle tante suggestioni ascoltate al I Convegno Internazionale di Toponomastica inclusiva (il XIV nazionale di Toponomastica femminile) presentiamo gli articoli della settimana, partendo dalla donna di Calendaria 2025, Marie-Anne “Marik” Vos-Lundh. Un talento precoce e una vita consacrata al teatro e al cinema. Restiamo nel campo dell’arte con una pittrice lettone della Secessione romana, Edita Broglio, per continuare, nella sezione Juvenilia, con L’amore, l’arte, la lotta, uno dei racconti finalisti della XII edizione del Concorso di Toponomastica femminile “Sulle vie della parità”, nella sezione Narrazioni. Dalle arti minori alla musica, incontriamo Celia Cruz, la Reina de la Salsa.
Scopriamo poi le nuove puntate di alcune delle “Serie” di Vitamine vaganti, dedicate ai lavori delle donne in varie parti del mondo: La cultura della corda. Il filo del racconto. Parte quinta, Dal corredo all’atelier. Il mestiere delle sarte in Puglia, Antichi lavori femminili. Parte terza.
Di un tipo di attività o funzione speciale, prettamente femminile ancora oggi, che ha contribuito «al progresso materiale e spirituale della società» italiana racconta Vita da maestra, per il Laboratorio di scrittura creativa “Flash-back”. Maestra era anche Maria Giudice, una pasionaria socialista, tra le molte donne che «si sottrassero al ruolo di mogli e di madri, custodi del focolare domestico, e si lanciarono nel mondo della politica», come scrive l’autrice della recensione del libro di Maria Rosa Cutrufelli sulla vita della madre di Goliarda Sapienza. Un’eccezione nella sua epoca è stata anche Emma Strada, ingegnera, che leggerete nella serie “Scienziate”. Del Gender Gap politico si occupa Gender gap e quote rosa. La politica alla prova dell’uguaglianza, nella Rubrica “Tesi vaganti”.
Torniamo al tema a noi caro, la visibilità delle donne nelle vie delle città, con Nel doppio nome di Tolosa.
Allarghiamo lo sguardo al mondo con Perché abbiamo perso. Il numero di settembre di Limes. Parte Prima, che riflette sul conflitto russo-ucraino e sulle distorsioni e i pericoli di una narrazione che è propaganda di guerra. Chiudiamo con una ricetta dal mondo, per la rubrica “La cucina vegana”: Melitzanosalata, augurando a tutte e tutti buone letture vitaminiche.
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Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, pubblicista, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate a Pistoia e alla Valdinievole. Ha curato il volume Le Nobel per la letteratura (2025).
