La cultura della corda. Il filo del racconto. Parte quinta

Prendendo il filo conduttore di questa serie di articoli, quali figure riusciremo a intrecciare e dove ci porterà il gioco della matassa?
Nel loro lavoro Kaaronen et al. (2024) sottolineano che, a parte il linguaggio, poche pratiche culturali hanno una diffusione così ampia come il Ripiglino. Combinando un inventario interculturale globale di figure-con-la-corda (da adesso Fclc) con una nuova metodologia basata sul codice di Gauss, adattata dalla teoria dei nodi, che consente la codifica numerica univoca delle figure, essi hanno eseguito un’analisi computazionale di un campione di 826 figure provenienti da 92 società di tutto il mondo. In tutte queste società essi hanno trovato 83 motivi ricorrenti, alcuni limitati a determinate regioni, mentre altri presentano una distribuzione globale, un risultato che fa congetturare la possibilità di antiche origini in comune per il gioco della matassa.

Diffusione di alcune figure chiave del gioco della matassa. Takapau e Na Ubwewe sono figure ampiamente diffuse in Oceania. Lepre e Cigno sono tipiche dell’Artico e Molte Stelle nel Nordovest americano. La “Scala di Giacobbe” è diffusa in tutti i popoli studiati (Kaaronen et al. 2024)

In molte culture le Fclc non erano mero passatempo, ma avevano un significato simbolico e spesso rappresentavano elementi naturali come animali, spiriti o fenomeni celesti.
Petit (2002) nota come l’analisi delle regole rituali e della performatività nella pratica delle società Inuit precristiane metta in luce la prevalenza simbolica di diverse caratteristiche strutturali che collocavano la creazione di Fclc (ajaajaa) in una relazione significativa con il sila, principio cosmologico che si riferisce all’universo, all’esterno, al tempo atmosferico.
Da Qikiqtaġruk (Kotzbue, Stretto di Bering, Alaska) fino a Kiillinnguyaq (Penisola di Kent, Nunavut), esisteva un tabù che proibiva di giocare con le Fclc, se non durante l’inverno, quando il sole scompare dall’orizzonte. Il severo divieto nasceva da una leggenda in cui il sole, vedendo un uomo giocare a Ripiglino, gli fece il solletico. Jenness (1923) riferì che il suo interprete fu visto intrecciare Fclc prima del tramonto del sole e un vecchio lo accusò di essere la causa delle recenti tempeste di neve.

Inuit che crea figure-con-la-corda, ceramica di Alan Johnson, Inuit dell’Alaska, 1970

Jenness racconta anche che una fanciulla inuit gli mostrò alcuni intrecci stando ben attenta a chiudere la porta della tenda perché nessun raggio di sole entrasse e li vedesse. Analogamente una donna accettò di far vedere alcune figure, ma fu adamantina sul fatto che avrebbero dovuto rimandare il gioco fino all’inverno.
Franz Boas (1888) riferisce che i nativi di Iglulik, invece, giocano a Ripiglino in autunno, quando il sole sta tramontando, per catturarlo nelle maglie della corda e impedirne così la scomparsa. Questa credenza mostra sia il “controllo simbolico” — le Fclc, metafora di raggi o reti, sono un modo simbolico per “catturare” o “trattenere” il sole nel cielo — sia l’uso rituale: gli adulti riproducevano queste figure non tanto come gioco, ma come rituale per prolungare la luce del giorno. Nei sistemi di conoscenza animistici che fondano insieme arte, gioco e cosmologia, Ripiglino diventa più di un semplice passatempo: è un gesto di resistenza, di narrazione, di connessione con i ritmi della Terra e del Cielo.
Presso i gruppi inuit a ovest della Baia di Hudson ai bambini maschi è proibito giocare a Ripiglino perché, se lo facessero, potrebbero impigliarsi nella corda dell’arpione una volta adulti. In questo esempio, il tabù è chiaramente un’applicazione della legge di similitudine: come le dita del bambino si impigliano nella corda durante il gioco, così si impiglierebbero nella fune dell’arpione quando, da adulti, andranno a caccia di balene.
Tra gli Inuit del Rame, giovani e anziani giocano insieme poiché in questo modo i genitori passano ai figli anche sistemi di conoscenza, storie e rituali.

Inuit Netsilingmiut presso Kugaaruk che mostrano delle FCLC. Netsilik: Fishing at the Stone Weir (parte 2) documentario di Quentin Brown (1963 – 1965). Solo i due adulti giocano, i bambini osservano e apprendono. Tutto il film è da vedere per l’uso della corda nella pesca (https://www.nfb.ca/film/fishing_at_stone_weir_pt_2/)

Secondo gli Inuit dell’Alaska c’è uno spirito definito associato alle Fclc. Si raccontano molte storie su questo spirito, che potrebbe persino diventare lo spirito protettore di uno sciamano. Si pensava che rivelasse la sua presenza con un suono particolare simile al crepitio di pelli secche e che creasse Fclc con le proprie viscere o con una corda invisibile. Nell’isola Prince of Wales, Nunavut, gli Inuit credono che l’Apertura A del Ripiglino scaccerebbe il male se fossero pronunciate le parole giuste; ma in altre parti dell’Alaska esisteva una Fclc speciale per questo scopo. Se non c’era una corda, bastava fingere di fare la figura; ma se i movimenti non venivano eseguiti, tutti gli abitanti della casa sarebbero rimasti paralizzati e sarebbero morti.

Apertura A

Un esempio del pericolo di evocare uno spirito delle Fclc è riportato da Jenness (1923): «Nel sito di Tin City (una miniera di stagno abbandonata vicino a Cape Prince of Wales) viveva un tempo un ragazzo che trascorreva tutte le sue serate a fare figure-con-la-corda. Una sera, mentre si divertiva con il suo solito passatempo, lo spirito del gioco-con-la-corda entrò nella casa, tirò fuori le proprie viscere e iniziò a fare anche lui delle figure. La madre del ragazzo strappò la corda dalle mani del figlio esclamando: ‘Ti ho detto di non baloccarti sempre con quel gioco’. Sedendosi sul pavimento di fronte allo spirito, ella fece la figura A, la disfece, la rifece, la disfece di nuovo, poi, con l’esclamazione ‘Ti ho battuto’, fece rapidamente la figura per la terza volta e la sventolò in faccia all’intruso. Lo spirito si avvicinò alla porta e la donna lo seguì, entrambi cercando di superarsi a vicenda nel manipolare la corda. Alla fine lo spirito scomparve attraverso la porta: la prontezza mentale della donna aveva salvato sia suo figlio che sé stessa».

Tuktuqdjung o Caribù. La figura, che rappresenta la vista laterale delle corna di una renna, è stata descritta da Franz Boas ed è probabilmente la prima rappresentazione di una Fclc pubblicata da un antropologo

La ricreazione di immagini evocative radicate nelle esperienze e nelle percezioni degli antenati è citata in modo particolare come uno dei principi fondamentali alla base dei valori mnemonici e cognitivi associati a tale pratica, insieme alla narrazione che spesso accompagna la realizzazione e l’animazione di questi manufatti effimeri. Sebbene non esistano canti o racconti strutturati associati a Fclc, alcuni inuit usano il Ripiglino per “visualizzare” la storia mentre la raccontano a bambine e bambini, creando un’esperienza multisensoriale.

Danzatrice esegue un kai-kai (figura-con-la-corda) al Tapati Festival, Isola di Pasqua, febbraio 2012

L’uso di canti strutturati durante la creazione di Fclc è invece usuale nell’Isola di Pasqua. I bambini/e dell’Isola di Pasqua, così come gli adulti, specialmente le donne, praticano il gioco del Ripiglino, chiamato kai-kai, aiutandosi anche con la bocca. Sono note un centinaio di figure che sono accompagnate da recitazioni o canti conosciuti come patautau. Nel 1952 Antonia Rapahango dell’Isola di Pasqua realizzò diversi kai-kai individuali per il dottor Ramón Campbell per il suo libro La herencia musical de Rapa Nui (L’eredità musicale di Rapa Nui), ma questi non le diede alcun riconoscimento, come ci informa Oreste Plath nel suo sito Cunita, che riporta le quattordici figure che si trovano nel Museo Archeologico Francisco Fonck, nella città di Viña del Mar, Cile.

Tre kai-kai di Antonia Rapahango, Museo Archeologico Francisco Fonck, nella città di Viña del Mar, Cile

Ecco un esempio di questi canti:
Kia-Kia
Kia-kia; kia-kia;
Tari rau kumara;
I te ehu.ehu
I te kapua-pua

(Rondine di mare. Rondine di mare: / porti rametti di patata dolce; / nella penombra, / con una leggera nebbia). Un esempio di Fclc e canto si può vedere in questo filmato: Kai Kai Easter Island.

Bow elogusa scioglie l’ultimo nodo della FCLC misima (nome di un’isola), villaggio di Oluvilei, isole Trobriand, (Vandendriessche 2006)

Bronislaw Malinowski (1929) documentò la pratica del gioco kaninikula (Ripiglino) nelle isole Trobriand della Papua Nuova Guinea, dove tale gioco è ancora praticato. Il gioco viene realizzato dopo aver annodato le estremità di uno spago lungo circa due metri, ottenuto intrecciando strettamente fibre estratte dalle radici del pandano. Il Pandanus Parkinson è un genere di piante della famiglia Pandanaceae che comprende oltre 600 specie distribuite nella fascia tropicale di Africa, Asia e Oceania. La creazione di Fclc utilizza principalmente le dita e talvolta i polsi, la bocca o i piedi. Una serie di movimenti, generalmente eseguiti da una sola persona, ma talvolta anche da due persone che giocano insieme, permette di realizzare una figura (piana o tridimensionale) tra le due mani.
Eric Vandendriessche nel suo eccellente saggio Ethnomathématique des jeux de ficelle trobriandais (2014) osserva che, anche se si incontrano alcuni praticanti maschi trobriandesi, la pratica del Ripiglino è soprattutto un’attività femminile, essendo praticata più spesso da donne e bambine/i. Nelle Isole Trobriand la stagione delle piogge è un periodo in cui è impossibile lavorare negli orti ed è perciò la stagione migliore per altre attività come la scultura in legno, l’intreccio di stuoie e il gioco con la corda. Egli annota, inoltre, che la creazione di Fclc è molto spesso accompagnata da un testo orale, chiamato vinavina, che la giocatrice recita o canta mentre esegue la figura o quando la mette in movimento per illustrare il racconto. I kaninikula e i vinavina collegati vengono talvolta messi in scena davanti a un pubblico: si presentano allora come uno spettacolo teatrale che spesso fa ridere gli spettatori, a causa delle connotazioni sessuali e scatologiche di molti di essi.

Tokaylasi l’adultero, immagine da Malinowski, 1929. Tokwelasi è il nome nella grafia odierna

Al di là dell’aspetto di svago, tuttavia, è fondamentale capire che la creazione di Fclc e i testi che le accompagnano, sono supporti mnemonici per ricordare alcune regole sociali, storie popolari o avvenimenti particolari. Nelle sue interazioni con le donne esperte, Vandendriessche fu particolarmente colpito dal fatto che le maestre del gioco mostrano al pubblico la figura ottenuta per pochissimo tempo, prima di “scioglierla” in modo sistematico per tornare al punto di partenza e che questo ritorno al punto di partenza sembra essere necessario affinché il gioco sia considerato completato. Le implicazioni di questo agire sono un concetto interessante su cui torneremo più avanti.

Bow elogusa mostra la FCLC totuwana kalaniya kuliyava (osso di delfino), villaggio di Oluvilei, isole Trobriand (Vandendriessche 2007)

In copertina: donna Inuit con parka e bambino nel cappuccio che gioca a Ripiglino, National Gallery, Ottawa.

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Articolo di Flavia Busatta

Laurea in Chimica. Tra le fondatrici di Lotta femminista (1971), partecipa alla Second World Conference to Combat Racism and Racial Discrimination (UN Ginevra 1983) e alla International NGO Conference for Action to Combat Racism and Racial Discrimination in the Second UN Decade, (UN Ginevra 1988). Collabora alla mostra Da Montezuma a Massimiliano. Autrice di vari saggi, edita HAKO, Antrocom J.of A.

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