Perché abbiamo perso. Il numero di settembre di Limes. Parte seconda 

Mentre sta per uscire il volume di novembre di Limes, approfondiamo la seconda parte del numero di settembre, uno dei più stimolanti dell’anno. Del resto la rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo non insegue la cronaca ma approfondisce tematiche che spesso preparano future decisioni, contribuendo a capirne le ragioni. Il ripudio della guerra è il cuore della nostra Costituzione, secondo Gustavo Zagrebelskj, costituzionalista e Presidente emerito della Corte costituzionale, ma ormai la guerra è stata sdoganata proprio in quell’Occidente che aveva fatto della libertà, della prosperità e della pace le sue tre auree promesse. La guerra è clausola inevitabile della fine dell’Occidente di Massimiliano Valerii, Direttore generale del Censis, argomenta in modo approfondito questa tesi, con una conclusione preoccupante, che chiude la prima sezione del volume. 

Grafico: una pace apparente. Fonte: elaborazione Censis su dati Ucdp (Uppsala Conflict Data Program)

Sfogliamo la seconda parte del numero 8 di Limes, La Russia da paria a star, ricordando che da settembre a oggi i rapporti tra Usa e Russia sono altalenanti. Mentre scrivo è stato votato dalla Commissione europea un nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti della superpotenza e il Presidente Trump si dovrebbe incontrare con Xi Jinping per «farsi aiutare» (sic) a far finire la guerra russo-ucraina (o russo-americana via Ucraina). Orietta Moscatelli, poco dopo l’incontro tra Putin e Trump ad Anchorage, ha scritto un saggio che richiama nel titolo un libro di Jane Austen, I nuovi russi tra ragione e sentimento. Se e quando il conflitto finirà, nulla sarà come prima del febbraio 2022. Al vertice c’è un leader saldo ma anziano che si contorna di gerontocrati. Ma chi sono i giovani nati all’inizio del nuovo millennio? E che cosa vogliono? Dai rapporti tra queste due componenti della società, lontanissime tra loro, dipenderà, secondo la docente della Scuola di Limes, la chimica della vittoria (se vittoria sarà, dal momento che a questa si oppongono con ostinazione i decisori europei, ormai considerati, diversamente dagli americani, nemici della Russia insieme agli ucraini. Tra i post putiniani e le post putiniane, caute verso la Cina, ha un ruolo fondamentale la figlia di quello che spesso i media definiscono zar (non conoscendo quanto sia cauto rispetto a molti dei suoi consiglieri): Ekaterina Tikhonova, con la sua cerchia di giovani tecnocrati e manager ambiziosi, definiti social-patrioti, desiderosi di un cambiamento che è «un mix di patriottismo, statalismo e retorica di giustizia sociale». Il quadro della Russia che emerge da questo articolo è molto diverso da quello veicolato in Occidente e raccoglie informazioni importanti anche sulla corrente nazionalista di Karaganov (intervistato in Se ci attaccate rispondiamo con l’atomica) e sul suo progetto Idea viva- Sogno della Russia, che all’individualismo occidentale contrappone la sobornost, la coesione comunitaria come tratto genetico della collettività russa. Molto interessante anche l’intervista L’Ucraina è l’ennesima ideologia di un’Europa inesistente, sempre di Moscatelli come la precedente, con Fëdor Luk’janov, uno dei più “liberi” analisti russi. Da confrontare con quella all’ucraino Miykola Bieleskov, Senior Fellow all’Istituto nazionale per gli studi strategici presso la presidenza ucraina, Kiev ha partner, non alleati, sempre realizzata dall’esperta di Russia di Limes

Nuove generazioni putiniane. Carta di Laura Canali 2025 

A volte i racconti fanno riflettere molto più di tanti saggi. Per le Storie di Limes consiglio vivamente Passaggio a Nord-Est, dell’Assistente in filosofia politica all’Università Ca’ Foscari di Venezia Elio Cirillo. Una narrazione eccentrica di un viaggio a piedi al confine con la Russia che, alla frontiera con l’Estonia segue le anse del fiume Narva, e dell’incontro dell’autore con persone russe ed estoni per capire le ragioni del loro odio reciproco. Una serie di riflessioni in cui si può riconoscere chi è abituato a pensare e a farsi domande e che denota, in questi tempi in cui chi scrive avverte dentro di sé anche una pericolosa forma di autocensura, un notevole coraggio da parte dell’autore. 

Piramide putiniana Carta di Laura Canali 2025 

Quali Ucraine dopo l’Ucraina è il titolo della terza parte di questo volume, da cui emerge un’immagine della “terra di confine” (dal termine slavo orientale) molto diversa dal «film hollywoodiano che abbiamo creato in Italia». Così scrive Paolo Brera, giornalista di Repubblica, nel suo articolo L’Ucraina vista da dentro, tutto da leggere perché, accanto alla sottolineatura doverosa delle responsabilità etiche, politiche e probabilmente giudiziarie di Vladimir Putin, descrive una serie di caratteristiche del sistema politico ucraino, tra cui una fortissima corruzione, e molti eventi, taciuti in Occidente, che sarebbe bene tutte e tutti conoscessimo. Tre interviste ad analisti ucraini fanno il punto sulla diversa percezione della guerra da parte delle élite e del popolo ucraino, mentre Mirko Mussetti in Ucraina il glorioso camposanto ricorda i molti sacrifici umani richiesti da questo conflitto sanguinoso, prolungato dalle cancellerie occidentali ostinatamente intente a disquisire di «pace giusta» mentre i soldati al fronte continuano a perdere vite. 

Narva Carta di Laura Canali 2025

Il tema delle conseguenze della narrazione, cioè della propaganda di guerra, che per funzionare ha bisogno di fomentare l’odio nelle diverse parti in conflitto, attraversa molti dei contributi di questo numero di Limes. Come contrastarne gli effetti? Vengono in aiuto le parole di Elio Cirillo sul ruolo dell’intellettuale in questa “rivoluzione mondiale in corso”: «Se questo è il momento della parabola storica europea, non ho dubbi su quale debba essere il ruolo dell’intellettuale. Ascoltare e dialogare con tutti e con tutte. Sfidare i confini, costruire ponti. Conoscere le persone, i luoghi, i contesti, le rivendicazioni. Favorire il dialogo, far conoscere le persone, connettere i popoli. Questo è il significato più autentico che può avere oggi la parola resistenza». Parole preziose a cui aggiungere quelle di Arianna Arisi nel suo saggio Pace, edito da Il Mulino, riportate in un saggio del volume di geopolitica: «Nella vita dei singoli come nella vita delle comunità e degli Stati, la parola “pace” esige un salto mentale, la capacità di uscire, per così dire, da sé e di avvicinarsi in uno spazio condiviso con l’altro, quasi mai in proporzioni uguali. In realtà, quindi, “pace” è una parola scomoda. Perché pensarla significa abbandonare il bianco e il nero, confortevoli nella loro nettezza, ed entrare nella zona grigia del possibile, dove i torti si mischiano con le ragioni in un unico impasto vischioso. Significa visitare la terra del compromesso, quel middle ground dove bisogna imparare a relativizzare. (…) Superare quelle asimmetrie mentali che, sommate alle asimmetrie proprie dei conflitti, ricacciano indietro, facendola rotolare in fondo al burrone, la possibilità che la parola “pace” si inveri e lasci il regno dell’ideale per quello del reale». 

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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