Rinomata artista del mosaico, nata a Prato Carnico, in provincia di Udine, il 20 aprile 1914, Ines Morigi Berti è deceduta il 26 ottobre 2014 all’età di 100 anni, compiuti in primavera. La sua vita è stata ricordata, nelle numerose celebrazioni per il centenario, come un’ode alla bellezza e alla creatività, caratterizzata da una dedizione straordinaria all’arte antica del mosaico, che ha saputo insegnare, far amare ed esportare in tutto il mondo. Viene ricordata come una donna straordinaria, una tessitrice di storie fatte di mosaico, il cui nome risuonava come una melodia nella città di Ravenna.

Dalla provincia di Udine, infatti, Ines si era trasferita ben presto a Ravenna, dove aveva iniziato la sua formazione artistica presso l’Accademia di Belle Arti. È qui che si era sviluppata la sua passione per il mosaico sotto la guida di maestri come Gino Signorini. Il suo talento si manifestò precocemente, tanto che negli anni ’30 collaborò con artisti del calibro di Mario Sironi e Achille Funi, realizzando opere di straordinaria bellezza.

Durante gli anni ’30 e ’40, Ines collaborava con artiste e artisti di spicco, contribuendo al restauro di importanti opere musive ravennati come il battistero Neoniano e la basilica di San Vitale. In questi anni contribuì al restauro di molti altri preziosi mosaici a Ravenna, restituendo loro l’antico splendore.
La sua carriera ebbe una svolta negli anni ’50 quando partecipò alla creazione di copie di mosaici ravennati per una mostra itinerante che girò il mondo, portando così il suo lavoro a un pubblico internazionale, dall’Egitto alla Finlandia, dagli Stati Uniti al Giappone. Questa esperienza la portò a collaborare con artisti di fama mondiale come Georges Bracque, Joan Mirò, Balthus (pseudonimo di Balthasar Kłossowski de Rola) e Massimo Campigli (pseudonimo di Max Ihlenfeld).


La sua maestria nel manipolare tessere e creare composizioni intricate e suggestive attirava l’attenzione del mondo artistico e della critica d’arte di tutto il mondo. La sua fama si è estesa dunque ben oltre i confini italiani, con mostre ed esposizioni in Europa e oltre oceano. Le sue opere sono state ammirate e acclamate, oltre che per la loro bellezza, per la maestria tecnica e la profondità emotiva.

I mosaici sulle grandi colonne nella sede della Camera di commercio di Ravenna ancora oggi risplendono di colori e maestosità e l’opera è stata ricordata con orgoglio e grande apprezzamento dal presidente Natalino Gigante, durante le celebrazioni per il centenario, mentre il vicesindaco Giannantonio Mingozzi proponeva che fosse testimoniata e raccontata negli spazi restaurati di palazzo Rasponi dalla Teste. La realizzazione è stata attuata da Ines Morigi Berti nel 1956, su cartone di Antonio Rocchi, anch’esso allievo di Severini, come Libera Musiano, Giuseppe Salietti, Eda Pratella e altre/i artisti che andranno a formare il Gruppo dei mosaicisti dell’Accademia.

Ines divenne una figura di spicco nell’ambiente accademico, perché non solo eccelleva nell’arte pratica del mosaico, ma era anche una didatta apprezzata. Fu infatti una delle prime insegnanti dell’Istituto d’Arte per il Mosaico “Gino Severini”, che prendeva il nome da quello che era stato il suo maestro. La sua influenza pedagogica contribuì alla formazione di molteplici generazioni di mosaiciste e mosaicisti, trasmettendo loro la sua conoscenza e la sua passione per il mestiere, molti e molte delle quali sono diventate a loro volta artiste di rilievo. Sapeva trasmettere la sua passione e il suo sapere a chiunque avesse la fortuna di incontrarla.

Anche Sara Vasini, giovane artista ravennate, ha reso omaggio alla Maestra — che, riservata e silenziosa, aveva cambiato la sua vita con la sua saggezza e la sua grazia — con queste parole, scritte di getto la domenica mattina del 26 Ottobre 2014, in un blog dal titolo Ogni taglio sulle tue mani ha un perché: «Questa notte è venuta a mancare la cara Ines Morigi Berti. È stata la mia Maestra di Mosaico. Tessera delle mie tessere. Quando ero piccola mi accolse in casa sua. Una porta in una piccola viuzza di Ravenna, protetta. Mi ritrovai in una casa, che non era casa, ma Mondo. Non avevo mai visto la casa di un’Artista in vita mia. Mi sorprese il fatto che il salotto era uno studio. Una libreria con molti testi — ricordo in particolare un grande volume su Pontormo. Severa, silenziosa, elegantissima… Non ho mai più avuto l’onore di trovarmi al cospetto di tanta Grazia. Con capelli ordinati, di un Deserto Rosso sbiadito, non sorrideva e rigorosa tendeva alla semplicità e alla Purezza: l’Astrazione degli sguardi tesserati, Bizantini, l’avevano contaminata. Mi disse che era molto stanca, ma che le poche ore di lucidità ed energia le utilizzava per fare mosaico. Le chiesi perché trasfigurava quadri altrui invece di creare qualcosa di suo proprio. Mi rispose: “Nella vita puoi avere solo una Passione, perché ti devi dare a Lei completamente”. Ineffabile incanto. Da quel giorno, tutti i giorni della mia vita penso a questa frase. Penso a Lei, Maestra e spinta che mi ha dato forza quando non ne avevo veramente più. Mi sarebbe piaciuto incontrarla ancora, ma il caso ha voluto che no, non ci saremmo mai più riviste. Una mia serie di mosaici You just sit there wishing you still make love sono stati ideati e composti pensando a Lei. Le avrei sempre voluto chiedere una critica su quella ricerca, le avrei voluto regalare un pezzo di quella ricerca, a lei mia più grande ispirazione. Sono profondamente triste, con un cuore spezzato a metà — lo potrei rincollare con un po’ di cemento, ma manca una tesserina, la più Bella. […] Indiscussa tesserina dorata che ha illuminato la mia vita, e che lo farà sempre, fino all’ultimo dei miei giorni».
I numerosissimi eventi organizzati per i cento anni di Ines sono stati accompagnati da una pubblicazione bilingue, italiano e inglese, con testi del sindaco di Ravenna Fabrizio Matteucci e dell’assessora alla Cultura Ouidad Bakkali, insieme a tante altre testimonianze. La pubblicazione (editrice Stear, 150 immagini,156 pagine) racconta e documenta la vita dell’artista che in cento anni ha realizzato migliaia di mosaici distribuiti nei quattro continenti.
Due mostre sono state allestite in Francia: una presso la Maison de la Mosaique Contemporaine di Paray-le-Monial, Lo zodiaco; un’altra a Chartres, nella Chiesa di St Eman, I Mosaici di Ines Morigi Berti e quelli dei suoi allievi a confronto.


Nell’ambito del Festival del Mosaico del 2017, la V edizione della Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo, che ha richiamato in città opere e artiste/i di tutto il mondo, ha ospitato una mostra con i 12 mosaici di Ines Morigi Berti, che riproducono i segni zodiacali.
La sua dedizione all’arte del mosaico è stata costante per tutta la vita, dimostrando una straordinaria versatilità e creatività nel lavoro.


Anche nei suoi ultimi anni, Ines aveva continuato a lavorare con passione e impegno, mantenendo viva la sua arte e ispirando coloro che l’avevano conosciuta.
La sua scomparsa nel 2014 ha lasciato un vuoto nel mondo dell’arte, ma il suo lascito artistico e il suo impatto duraturo rimangono un punto di riferimento per le generazioni future di artiste e artisti del mosaico.
Qui il link alle traduzioni in francese, spagnolo e inglese.
***
Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, già docente di filosofia/scienze umane e consigliera di parità provinciale, tiene corsi di formazione, in particolare sui temi delle politiche di genere. Giornalista pubblicista, è vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile e caporedattrice della rivista online Vitamine vaganti.
