La traccia materna nel nome 

«Se si cresce in un ambiente in cui si dà importanza alla parità, questo è ciò che le stesse donne si attenderanno di trovare negli uomini di cui si circonderanno». 
Sergio Tatarano 

La parità di genere è una promessa della nostra Costituzione, che dobbiamo all’apporto fondamentale di 21 donne coraggiose, le nostre Madri costituenti. Negli anni della Repubblica questo principio ha avuto bisogno di molte leggi per essere attuato e ancora non lo è pienamente. Di questo passo ci vorranno 131 anni perché lo sia, almeno in Italia (67 in Ue). Un passaggio fondamentale sarà il riconoscimento del cognome materno, su cui il Legislatore, nonostante sollecitazioni preziose della Corte costituzionale, si è mostrato sordo, distratto e ancorato a un pensiero anacronistico e patriarcale.  
Tutte e tutti noi nasciamo dal corpo di una donna, come parte di quello che ci ha nutrite/i per nove mesi, anche a rischio della vita, un corpo che si è trasformato spesso con sofferenze fisiche durante la gravidanza e mentali dopo il parto. Eppure della traccia materna nel nostro nome e cognome, quello che ci definisce e con cui ci presentiamo quando conosciamo una persona, non si è mai visto nulla. Questo è il tema del libro Il cognome materno. Interrogativi giuridici e resistenze culturali all’applicazione di un principio democratico di Sergio Tatarano, giurista laureato in diritto costituzionale e avvocato del Foro di Brindisi, che sceglie un titolo significativo per sottolineare come la questione del cognome materno sia una tappa fondamentale della realizzazione di una democrazia veramente paritaria. 

Non è semplice scrivere pubblicazioni giuridiche che, col dono della chiarezza, possono avvicinare anche non addetti e addette ai lavori: quella di Sergio Tatarano, inserita all’interno della Collana “Diritto civile” per Kley editore, chiara lo è certamente. Vi si legge la passione per l’argomento trattato unita a un’esperienza di vita che riesce a coinvolgere su un tema strettamente legato agli articoli 3, 2, 22 e 29 della nostra Carta fondamentale. Prima che giuridica quella del cognome materno è una questione culturale e Tatarano lo sa bene: la inserisce, infatti, in un discorso più ampio di valorizzazione della presenza femminile nella società, mostrando di avere completamente assimilato la prospettiva del Gender mainstreaming, quella che «nasce da percorsi interiori di presa di coscienza, si traduce nel “doppio sguardo” sul mondo, il solo capace di cogliere nella vita pubblica e privata le tante discriminazioni di genere che si annidano nei gesti, nei linguaggi, nei pensieri delle persone» (dalla postfazione di Antonella Anselmo). 
Scrive Tatarano: «Il cognome materno nascosto è il simbolo della cancellazione femminile, il segno che si vorrebbe che le donne lasciassero su questa Terra: una semplice comparsa. Nella sua banalità, è l’ostinata opposizione ad un riconoscimento che ha un che di violento, di ideologico, di escludente, di irragionevole, di illogico ed antistorico». L’”invisibilizzazione” femminile è in stretta correlazione con la violenza sulle donne ma, mentre sulla condanna alla violenza tutte e tutti sono teoricamente d’accordo, «quando si tratta di riconoscerne le cause e prevenirne la formazione iniziano i contrasti tra chi si concentra guardando alla radice dei nostri comportamenti, dell’educazione, all’abbattimento di stereotipi e visioni gerarchizzate e chi ritiene che questa lettura sia irrilevante, illiberale, ideologica o magari che dietro determinate soluzioni si possa modificare e destabilizzare un equilibrio familiare stratificatosi negli anni».  

La struttura del saggio è originale perché parte proprio dalla relazione che esiste tra visibilità delle donne e principio costituzionale di parità. Il primo capitolo si intitola infatti Visibilità e parità e si sofferma sugli stereotipi che incasellano uomini e donne in ruoli predefiniti, quelle gabbie che li/le imprigionano «in modo speculare e specularmente doloroso e limitante […] non solo privandoli/e della loro specificità ma incasellandoli/e e favorendo il mantenimento di uno squilibrio all’interno della società che provoca impazzimento, fobie e infelicità». In tutto il libro si avverte il taglio dello studioso di diritto costituzionale, attento ai temi di un linguaggio accogliente e ampio, consapevole dell’importanza che il femminismo ha avuto e ancora ha nella spinta al cambiamento delle relazioni tra i generi, nella sfera privata e in quella pubblica. Il testo richiama, a supporto delle riflessioni dell’autore, le parole, tra le altre, di Vera Gheno, Oriana Fallaci, Paola Di Nicola Travaglini, Elena Loewenthal, Chiara Volpato, Aurora Tamigio e Kelly Armstrong, dimostrando una conoscenza approfondita del pensiero femminile in tema di parità e di linguaggio. 
Il secondo capitolo si intitola La necessità di un cambio culturale e parte dal racconto dell’esperienza personale, appassionata e a tratti commovente, della richiesta di attribuzione del cognome materno alle figlie di Tatarano che, oltre a essere giurista, è anche assessore con delega alle pari opportunità del Comune di Francavilla Fontana; anche se, occorre dirlo a testimonianza della natura patriarcale del nostro sistema giuridico e della nostra società, il cognome materno è sempre quello che alla madre è stato trasmesso dal padre. A tale proposito lo ricordano bene Paola Di Nicola Travaglini, parlando nel suo libro La Giudice di doppio cognome maschile, e Aurora Tamigio che sottolinea: «Lo sapete, vero, che il cognome delle donne è una cosa che non esiste. Portiamo sempre quello di un altro maschio». 

Mi piace riportare una parte dell’istanza per l’attribuzione del doppio cognome alla figlia Michela presentata dai coniugi Tatarano Gallù al Prefetto di Brindisi il 25 novembre 2019: «[…] Il valore altamente simbolico dell’attribuzione del cognome della madre accanto a quello paterno rappresenta un elemento di estrema rilevanza anche sul piano sociale sicché l’auspicio è che esso stimoli un cammino normativo coerente coi tempi e con l’evoluzione della giurisprudenza della Corte Europea affinché si cessi di escludere la donna dalla possibilità di vedere apprezzato in pubblico il proprio ruolo e la propria funzione. Indirizzare la minore verso una visione non patriarcale della famiglia e della società costituisce un principio nel quale gli istanti credono fortemente ed in cui si riconoscono e che entrambi intendono trasmettere a Michela». 

In tema di cognome materno o doppio cognome sono state fondamentali due sentenze costituzionali, quella del 2016 e quella del 2022. Ma persistono difficoltà, messe bene in evidenza nel quarto capitolo, sul ruolo decisivo dell’Ufficiale di stato civile. Nel terzo, più tecnico, Tatarano racconta Il cammino verso la parità esaminando le sentenze di illegittimità costituzionale e le circolari ministeriali determinanti in tema di doppio cognome, con riferimenti alle decisioni della Corte di Giustizia europea e della Corte Europea dei diritti umani, riportando alcuni passaggi fondamentali delle sentenze della Corte costituzionale, secondo cui la prassi esistente, in assenza di una legge che regoli la materia, rappresenta «il retaggio di una concezione patriarcale della famiglia». Il quinto capitolo Cambiare il cognome evidenzia limiti e difficoltà ancora esistenti in questo campo. Per il cambio di cognome oggi esistono due percorsi autonomi. «Il primo — ricorda Tatarano — riguarda l’attribuzione alla nascita: dal 2022 la regola è il doppio cognome, salva diversa scelta dei genitori di attribuzione di un cognome che potrà essere quello dell’uno o dell’altro o di entrambi. In caso di disaccordo, occorrerà rivolgersi al Tribunale che deciderà sulla base dell’effettivo interesse del minore, valutazione certamente complessa e rispetto alla quale non esiste ancora una giurisprudenza consolidata. Il secondo percorso riguarda invece la modifica del cognome dopo la nascita: è richiesta ad oggi una istanza sottoscritta da entrambi i genitori sulla quale dovrà pronunciarsi il Prefetto. In caso di disaccordo, anche qui, occorrerà adire il Tribunale perché valuti in concreto l’interesse del minore a modificare il cognome e vedremo successivamente come si sta regolando la giurisprudenza dopo la sentenza del 2022». 

Nel sesto capitolo del libro sono contenuti importanti aggiornamenti successivi alle due sentenze della Corte costituzionale, mentre il settimo è dedicato all’ordinamento spagnolo con uno sguardo a quelli di altri Paesi. 
Salvatore Morelli, meraviglioso parlamentare pugliese dell’Ottocento quasi mai ricordato nei testi scolastici, irriso e deriso da tutti quando proponeva il doppio cognome e la parità giuridica delle donne, vigente il codice Pisanelli, è pienamente valorizzato in un doveroso tributo dell’ottavo capitolo, che riporta le parole lungimiranti e vere di quel visionario, cui meritatamente è stata dedicata a Ceglie Messapica la targa che lo definisce “apostolo del femminismo…”. Il capitolo conclusivo contiene la prima proposta della storia costituzionale italiana sulla parità che porta la firma del giurista Salvatore Morelli, a cui Tatarano aggiunge, senza pretesa di esaustività, dopo un excursus sui disegni di legge presentati in Parlamento, dei suggerimenti al Legislatore in tema di doppio cognome. Del resto la Consulta con le sue sentenze ha già indicato il percorso da seguire che oggi richiede «di essere messo a sistema sotto il profilo pratico ed operativo con riguardo alla garanzia dell’effettività della tutela del diritto della madre a non essere bypassata dal padre sicché la sua traccia viene di fatto ignorata». 

Il libro si apre e si chiude con due contributi preziosi che hanno il senso di inquadrare, in primis come culturale e sociale (quello di Graziella Priulla) e poi giuridica (quello dell’avvocata Antonella Anselmo), la questione del cognome materno. 
In particolare mi preme sottolineare, nell’intervento di Anselmo, esperta dei diritti delle donne che da tempo segue la questione del cognome materno, la parte relativa alla natura del diritto al nome come diritto inviolabile della persona e parte integrante dell’identità personale e della sua proiezione nelle relazioni familiari e sociali; e le sue osservazioni sulla necessità di ribadire per legge «un criterio automatico inclusivo e non discriminatorio nell’assegnazione del doppio cognome, salva la diversa e comune volontà dei genitori, e che al tempo stesso non svaluti il momento del parto». Passaggio essenziale, dall’alto valore simbolico, secondo la giurista, perché «riconoscere il parto, con i suoi effetti giuridici, significa dare atto della relazione con la madre, senza distorsioni discriminatorie della realtà».   

Da sinistra: Sergio Tatarano, Sara Marsico, Danila Baldo.
I Convegno di Toponomastica inclusiva. Roma, 23 ottobre 2025 

Il libro è dedicato alle figlie di Sergio Tatarano, Michela Libera e Viola Libera, «perché imparino che il mondo si cambia in casa». I ringraziamenti finali sono a tutte le persone che il giurista ha incontrato lungo la sua strada e che lo hanno «aiutato a comprendere quanto sia importante praticare la parità, ogni giorno e con ogni gesto. Tra tutte, Maria Pia Ercolini».
La lettura scorrevole del libro, il suo linguaggio chiaro, il suo approccio culturale al tema e i riferimenti giuridici importanti, anche di diritto comparato, mi spingono a consigliarne la lettura, non solo alle/agli studiosi e ai/alle professioniste del diritto ma a tutti e tutte le persone che hanno figli/e. Nella mia qualità di ex docente vorrei suggerire questo testo come supporto didattico necessario agli e alle insegnanti, in particolare di storia e diritto nelle scuole secondarie di secondo grado, quando parlano di parità. «Un nome è importante. Un cognome ti collega al tuo passato e alla tua famiglia», come scrive Kelly Armstrong. E la famiglia è ordinata sulla parità morale e giuridica dei coniugi, secondo una concezione solidaristica che ne rafforza l’unità, come ha avuto cura di ricordare anche la Corte costituzionale. Purtroppo gli organi di informazione, da un lato, e un Parlamento immobile e sordo alle istanze del popolo che lo ha eletto dall’altro, non aiutano a diffondere l’esistenza di questo importante diritto ormai pienamente riconosciuto. Facciamolo noi, contrastando le resistenze culturali e le accuse infondate di “benaltrismo”, divulgando l’importanza del cognome materno in ogni sede possibile.  

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Articolo di Sara Marsico

Giornalista pubblicista, si definisce una escursionista con la “e” minuscola e una Camminatrice con la “C” maiuscola. Eterna apprendente, le piace divulgare quello che sa. Procuratrice legale per caso, docente per passione, da poco a riposo, scrive di donne, Costituzione, geopolitica e cammini.

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