In questi ultimi tempi c’è stato un vero e proprio boom di presenza dell’Intelligenza artificiale nella nostra quotidianità.
Da anni mi affascina il tema, soprattutto per il ruolo che hanno le donne in questo campo e per il suo impatto sulla condizione femminile.
Illuminante per me fu quanto ascoltai — durante il convegno internazionale organizzato nel 2018 dalla Fildis — una delle associate alla Rete per la Parità, l’ingegnera biomedica Giulia Baccarin, riferire della sua tesi di laurea in algoritmi predittivi su una maglietta anticaduta per le persone anziane al Politecnico di Milano. Raccontò che aveva realizzato la ricerca con la partecipazione dei suoi colleghi, tutti uomini, e che era risultata efficace solo per gli anziani maschi.
Uno dei problemi è che i sistemi che si basano sull’Ia “assorbono” i nostri pregiudizi e stereotipi, dei quali quasi sempre siamo inconsapevoli.
In uno scenario più ampio, c’è chi la teme per il rischio che l’Intelligenza artificiale generativa acquisti un’autonomia tale da sfuggire al controllo umano, come avviene nel poema sinfonico L’apprendista stregone, composto nel 1897 dal francese Paul Dukas: la trasposizione in musica dell’omonima ballata di Wolfgang Goethe, che è conosciuta anche perché inserita nel film Fantasia di Walt Disney.
È un rischio ma meno incombente di quello, più grave e attuale, che deriva dai progetti dei tecnocrati padroni della Silicon Valley, ricchi e potenti uomini, consapevoli che l’intelligenza artificiale non è più una tecnologia emergente sperimentale, ma un’infrastruttura già operativa, capace di incidere contemporaneamente su economia, lavoro, ricerca scientifica, informazione e produzione culturale.
Il Time ha definito Persona dell’anno l’Intelligenza artificiale, rappresentata nella foto di copertina, dove sono messe insieme alcune delle persone che hanno guidato lo sviluppo e l’uso dell’Ia, e sono intenzionate e destinate a gestirla escludendo possibili concorrenti. Si tratta di Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, Demis Hassabis, cofondatore e responsabile di DeepMind, Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, Lisa Su, amministratrice delegata di Amd (Advanced Micro Devices), Dario Amodei, cofondatore e amministratore delegato di Anthropic, Fei-Fei Li, scienziata e docente universitaria, Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Meta ed Elon Musk, imprenditore tecnologico e fondatore di x AI. Sono quasi tutti potenti tecnocrati che hanno lo scopo di arricchirsi ancora di più e sognano di diventare padroni assoluti in una società in cui le diseguaglianze aumentino e i diritti diminuiscano, a partire da quelli delle donne.
Anche se non vanno sottovalutati i rischi di un uso scorretto e fuorviante dell’Ia, credo che lo sviluppo del progresso tecnologico, che negli ultimi quarant’anni ha modificato radicalmente le nostre vite, possa aiutare a vivere meglio e che sia possibile mantenere noi collettivamente il timone. Una delle condizioni è però che l’Intelligenza artificiale sia utilizzata per raggiungere la parità e non per distruggerla. Sarà determinante se questo veloce e importante cambiamento vedrà come protagoniste e fruitrici le donne alla pari con gli uomini. Ci sono, ma non hanno abbastanza ruolo e potere.
Le donne devono essere coinvolte nella progettazione, nella realizzazione e nell’utilizzo successivo dell’Intelligenza artificiale, è necessario incentivare le ragazze nelle discipline Stem, occorre anche impegnarsi per la valorizzazione delle esperte che già ci sono ma sono poco coinvolte. Inoltre, occorre continuare a monitorare l’impatto dell’Ia sulla parità di genere: il supporto di associazioni come la Rete per la Parità-Aps e altre associate, come la Ficlu, la Fildis e Toponomastica femminile, può svolgere un importante ruolo attivo. Determinante anche il dialogo con le nuove generazioni che avviene in occasione degli incontri nelle scuole e nelle università.
L’Ia può essere un’alleata. Recentemente, durante il convegno della Rete per la Parità Riforma organica del cognome: quando arriverà? che si è svolto l’8 novembre scorso, a Roma, ha suscitato interesse e curiosità l’intervista in diretta a Chatgpt realizzata da Francesca Dragotto, professoressa associata di linguistica e sociolinguistica presso l’Università di Roma Tor Vergata, insieme col professor Gaetano Affuso.
Il convegno ha avuto lo scopo di denunciare la mancata approvazione della Legge organica di riforma del cognome, necessaria per assicurare la conoscenza e la piena operatività della sentenza della Corte costituzionale n. 131 del 2022 che ha smantellato l’attribuzione del solo cognome paterno. E l’intervista a Chatgpt costituisce un tentativo appena avviato di instaurare un dialogo aperto tra diritti, linguaggio e tecnologia, utilizzando il chatbot di Gemini addestrato sul doppio cognome.
Nel settore della Sanità da anni si denuncia che i farmaci sono sperimentati solo su persone di sesso maschile. Nel 2021 organizzammo come Gruppo di lavoro del Goal 5, nell’ambito del Festival ASviS dello Sviluppo sostenibile l’evento Donne, la Medicina delle differenze, salute e servizi socio-sanitari integrati nel territorio per far conoscere le tematiche di genere in campo sanitario a livello istituzionale, politico e sociale.
L’Ia generativa può essere un valido supporto per strutturare un sistema di cura calato sulla singola persona e con un approccio multidisciplinare, a vantaggio della qualità di vita anche quando si deve affrontare una grave patologia.
In questo scenario, l’Intelligenza artificiale rappresenta uno strumento che offre un’opportunità per colmare il divario tra i sessi. È bene avviare un processo culturale e adottare misure come moduli formativi per donne e uomini in materia di Ia. Per evitare che si formi, invece, un ulteriore divario, deve essere garantita la diversità nei gruppi di ricerca dedicati all’Ia, al fine di creare algoritmi non condizionati da stereotipi dal punto di vista del genere, prevenendo nuove forme di discriminazione.
Si deve promuovere l’integrazione della prospettiva di genere nella ricerca scientifica, identificando le sfide per la parità legate ai nuovi sistemi basati sull’Ia. L’Unione Europea lo sta facendo quando nei programmi di finanziamento alla ricerca, come Horizon, richiede di considerare gli impatti legati alla parità di genere.
Nella foto di Time ci sono due donne, Lisa Su e Fei-Fei Li. Allora lancio una proposta che potrebbe apparire farneticante: partiamo da loro per fare in modo che l’Intelligenza artificiale sia utilizzata per raggiungere la parità e non per distruggerla. L’Intelligenza artificiale può e deve essere utilizzata per far raggiungere la parità; soltanto così potremo costruire un futuro dove ogni voce, ogni talento, non sia semplicemente inclusa, ma ascoltata davvero.
L’innovazione più autentica nasce dove la diversità è riconosciuta come valore.
Sono sfide complesse e impegnative. C’è bisogno di conoscere il fenomeno per reagire alle minacce incombenti e di attivarsi insieme per contrastarle.
Attiviamoci insieme perché sia gestita in maniera consapevole!
Sfogliamo, ora, gli articoli di questa settimana.
«Per liberare le donne bisogna liberarne le possibilità attraverso politiche che diano loro tanto potere quanto dato sin dal passato agli uomini» è quanto si legge in Diritto allo sviluppo e uguaglianza. Non sono donne vs. uomini, articolo che analizza quanto le politiche per l’uguaglianza siano necessarie per dare un’accelerazione alla crescita economica della popolazione femminile e colmare un vantaggio secolare della popolazione maschile.
Ancora politica con Il ritorno dell’estrema destra in Cile che analizza la vittoria di José Antonio Kast alle elezioni presidenziali cilene del 2025 come risultato di una società storicamente divisa e fortemente polarizzata.
Proseguiamo, poi, con Tutti contro tutti. Il numero di novembre di Limes. Parte seconda che dedica grande attenzione alla Cina come potenza militare, al suo rapporto con la Russia dopo la guerra in Ucraina e la sua posizione decisiva nello spazio, nell’Artico e nei rapporti con l’Africa.
Il potere delle molestie di strada, la forza della solidarietà è il racconto dell’autrice che ha avuto modo di “ascoltare” vittime di molestie di strada immedesimandosi nella loro voglia di reagire, negli effetti negativi sul loro benessere, nella difficoltà per le giovani di comprendere la violenza subita.
Donna e arte è il filo conduttore che unisce gli articoli che seguono:
Sonia Terk Delaunay, tra le protagoniste del Novecento europeo, la cui opera si estende oltre i confini tradizionali, trasformando la quotidianità in espressione artistica, è la donna di Calendaria; Vittoria Morelli, una delle pittrici della Secessione romana, è «artista poliedricamente vivace, si cimentò in varie tecniche, come il cesello, il ricamo e lo sbalzo, e affrontò anche i campi dell’illustrazione per l’infanzia e il mondo della moda, realtà artistiche ritenute più consone al “temperamento femminile” che costituirono, però, fonti di reddito più sicure». Infine, Natura viva. Il corpo politico di una modella d’arte. Parte terza affronta il paradosso della figura della modella d’arte: fondamentale nella creazione figurativa, ma spesso invisibile o non citata nelle didascalie e nei cataloghi.
La memoria fragile della fotografia femminile è l’analisi del saggio “Tra ombre e luce. Donne e fotografia del Novecento” di Monica Di Barbora che ricostruisce la storia spesso frammentata della fotografia femminile del XX secolo mostrando come l’esclusione delle fotografe dalla narrazione ufficiale sia il risultato di un sistema culturale che ha a lungo svalutato lo sguardo femminile; Put Your Soul on Your Hand and Walk è la recensione del documentario diretto da Sepideh Farsi, regista iraniana dissidente rifugiata a Parigi, costruito attraverso una serie di videochiamate whatsapp con Fatma Hassona, fotografa e fotogiornalista di Gaza.
Per Juvenilia, Mani, l’ultimo racconto finalista della XII edizione del Concorso di Toponomastica femminile “Sulle vie della parità”.
Firenze. Di padre in figlio – La violenza delle donne nella storia è l’ultimo dei tre laboratori realizzati per il progetto di Toponomastica femminile “Voci di parità” e indaga le radici storiche e culturali della violenza di genere attraverso un percorso teatrale che attraversa i secoli, ponendo interrogativi sulle origini della subordinazione femminile e sui momenti di emancipazione.
Con Fai e Natura al Centro. Passeggiata nel Bosco di San Francesco. Parte seconda, ancora un’occasione per conoscere i nostri territori, questa volta un «ambiente millenario caratterizzato dalla fusione tra storia, natura e spiritualità».
Scopriamo ancora nuovi luoghi con Strade bianche. Autunno nelle Marche che descrive la regione sottolineando le diversità paesaggistiche e dialettali che la caratterizzano e proponendo anche itinerari alternativi, «tutti posti colorati, arroccati, che in questi giorni d’autunno richiamano anche i nostri ragazzi e le nostre ragazze che abitano le città dai ritmi e prezzi impossibili e che appena possono si rifugiano in questi luoghi del cuore che, come tutte le cose belle, le devi andare a cercare e per apprezzarle ne devi sentire inevitabilmente la mancanza».
La cucina vegana. Pasta con crema di cavolfiori, porri e curcuma è la ricetta della settimana con cui concludiamo la nostra rassegna.
Buone letture “vitaminiche” a tutte e tutti!
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Articolo di Rosanna Oliva de Conciliis

Cavaliere di Gran Croce. Nel 2010, dopo le celebrazioni dei cinquant’anni della sentenza n. 33/1960 della Corte costituzionale, provocata da un suo ricorso, che ha aperto alle donne le principali carriere pubbliche, ha fondato la Rete per la Parità – APS, di cui è Presidente onoraria, per arrivare all’uguaglianza formale e sostanziale tra donne e uomini. È autrice di varie pubblicazioni sui diritti civili e sull’ambiente.
